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Curiosità sui vegetali che mangiamo: frutta, verdura e non solo

Come sono fatte alcune piante di vegetali che mangiamo

Sappiamo che le carote nei nostri piatti sono radici e le albicocche sono frutti. Ma di quali piante mangiamo il fiore? O il bocciolo, o addirittura la corteccia? Da dove viene il wasabi? E come sono fatte le piante di arachidi, di ananas, di senape? Ecco una lista, con foto e curiosità, di alcune piante dalle quali derivano alimenti che troviamo sulle nostre tavole, tra frutta, verdura… e non solo.

Frutta

A rigor di botanica, il frutto è una parte della pianta che si sviluppa a partire dall’ovario e serve a proteggere i semi, a nutrirli e a favorirne la diffusione. Tecnicamente, quindi, sono frutti i cetrioli, la parte esterna dei chicchi di mais, i baccelli dei legumi, i pomodori e altri vegetali che hanno funzioni diverse nella nostra dieta. Dal punto di vista nutrizionale, invece, della frutta viene catalogata come verdura! Se parliamo di frutta, infatti, ci riferiamo solo a vegetali polposi, ricchi di acqua, vitamine, sali minerali e tendenzialmente dolci. In questa categoria includiamo persino cibi che tecnicamente non sono frutti, come le mele, le fragole e le more[1].

Ed ecco perché i biologi botanici e i biologi nutrizionisti si odiano. Maledetti biologi, distruggeranno la biologia. Ma andiamo avanti.

Ananas

Tra gli ospiti più sorprendenti della lista c’è l’ananas (Ananas comosus), nativo delle Americhe ma diffuso dai portoghesi verso Africa e India nel corso del Cinquecento, e oggi coltivata in praticamente tutte le aree tropicali. Pianta perenne della famiglia delle Bromeliacee, presenta 30-40 foglie grasse rigide che compongono una rosetta posta su uno spesso fusto carnoso.

A sinistra: Piantagione di ananas. Ogni piantagione include circa 7mila piante di ananas. Foto di Forest and Kim Starr, condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED. A destra: Ananas che cresce. Foto di agnestrekker (via iNaturalist), di dominio pubblico.

Nelle varietà commerciali, circa 18 mesi dopo la semina, sul gambo (lungo circa 12 centimetri) si forma un’infiorescenza di fiori violetti. Dopo la fecondazione, questi si fondono tra loro e con le foglie. Si forma così il frutto dell’ananas che, derivando da un’infiorescenza, è considerato un frutto aggregato. Dopo cinque o sei mesi di maturazione arriva a pesare uno o due chili (a seconda della varietà), dando alle coltivazioni un aspetto… inaspettato[1].

Leggi anche: L’ananas non brucia i grassi, ma ha altre proprietà

Avocado

Lo conosciamo soprattutto per la salsa guacamole e abbinato al salmone, ma in alcune parti del mondo è un dessert. L’avocado, celebre per la sua consistenza burrosa e per l’elevata quantità di grassi insaturi (circa il 25% della massa totale), è il frutto (tecnicamente una bacca) dell’albero dell’avocado (Persea americana,  della famiglia delle Lauracee come l’alloro e la canfora). Originario del Messico, oggi viene coltivato anche nelle zone tropicali di altri Paesi e ne esistono oltre mille cultivar (varietà), più o meno resistenti al freddo e piuttosto diverse tra loro.

In alcune varietà, l’albero è più alto, in altre più esteso in larghezza; la foglia può essere tra i dieci e i trenta centimetri di lunghezza; il frutto può avere le dimensioni di un uovo o raggiungere il chilogrammo di peso, con buccia più o meno spessa e di colore verde oppure viola.

Un’altra curiosità: i piccoli fiori, verdini, crescono in infiorescenze e sono dicogami, cioè sono ermafroditi (ovvero di entrambi i sessi) ma in momenti diversi della giornata si aprono con funzione diversa, in modo che non ci sia rischio di autoimpollinazione. Ce ne sono due tipi: quelli del tipo A si aprono come funzionalmente femmine al mattino, per chiudersi a mezzogiorno e riaprirsi come funzionalmente maschi nel pomeriggio del giorno successivo. Quelli del tipo B, invece, si aprono come femmine al pomeriggio e si chiudono la sera per riaprire come maschi la mattina dopo[1].

Leggi anche: Avocado: proprietà e ruolo nella dieta

Frutta avocado
Frutti di avocado. Foto di Cayobo, condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED.

Datteri

Di chi guadagna molto in un affare si dice che “riprende datteri per fichi”, tanto sono pregiati questi dolci frutti. Freschi o essiccati, i datteri sono ricchi di zuccheri e da millenni costituiscono un’importante fonte di nutrimento ed energia in zone desertiche e non irrigabili. Proveniente dall’attuale Iraq, la palma da dattero, Phoenix dactylifera, oggi è coltivata soprattutto in Medio Oriente, ma anche in Nord Africa, Messico, India e altri Paesi, e ha molti usi. Oltre al frutto, da quest’albero si ricavano mobili, casse, cesti, corde, carburanti, mangimi, sciroppi, aceto, alcolici e altre bevande.

La palma da dattero (della famiglia delle palme, le Arecacee) può raggiungere i 23 metri e ha una corona di foglie pennate lunghe circa 5 metri. Ogni ramo può produrre fino a mille datteri, per un totale di otto chilogrammi di peso!

Il dattero è una drupa, un frutto carnoso, di solito oblungo ma molto variabile per dimensione, forma, colore, qualità e consistenza, a seconda della varietà e delle condizioni di coltura. Si conservano molto a lungo e spesso li vediamo essiccati. Attenzione: in questo caso, oltre a proteine, vitamine e minerali, contengono zuccheri semplici per oltre il 50% del peso[1]!

Frutta datteri
La palma da dattero (a sinistra) e i suoi frutti (a destra). Foto rispettivamente di Ashley Basil (condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED) e Martin Kleikamp (via iNaturalist, condivisa secondo la licenza CC BY 4.0 DEED).

Litchi

Com’è fatto veramente il protagonista dello sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo? Il litchi o ciliegio della Cina (Litchi chinensis) è un albero sempreverde (famiglia delle Sapindacee) dalle fitte foglie verde acceso, da millenni molto importante nel Sud-Est dell’Asia e introdotto nel resto del mondo solo intorno al Novecento. Dai piccoli fiori, che si sviluppano vicini a tanti altri (coprendo anche trenta centimetri di ramo), nasce il frutto simile alla ciliegia: di più o meno 25 millimetri di diametro, sono ovali o sferici e di un rosso acceso. Ma sotto la buccia c’è un arillo, una parte che avvolge il seme, di colore bianco e carnoso.

Attenzione: il litchi (soprattutto se immaturo) e il suo seme scuro contengono alcune tossine, come l’ipoglicina A, che inibiscono la sintesi di glucosio, per cui in dosi elevate possono provocare ipoglicemia[1].

Albero di litchi. Foto di B.navez, condivisa secondo la licenza CC BY-SA 3.0 DEED.

Papaia

Un altro frutto che cresce in maniera un po’ strana è quello della papaia: Carica papaya, una pianta che ricorda una palma, alta fino a 8 metri e con una corona di foglie lunghe fino a 60 centimetri. Considerata un albero per il suo aspetto, in realtà non ha un tronco legnoso. La sua origine è incerta: forse si tratta di un ibrido fra altre specie del genere Carica. In ogni caso, oggi è coltivata nelle aree tropicali del mondo e il suo frutto è protagonista di colazioni, torte, succhi e sorbetti in vari Paesi.

Anche se, in genere, ha “alberi maschi” e “alberi femmine”, alcune piante sono ermafrodite. I fiori maschili sono lunghi 2,5 millimetri e crescono a grappoli su steli lunghi 90 centimetri. Quelli femminili sono più grandi e stanno su steli molto corti, a volte nelle ascelle fogliari. Ed ecco perché possiamo osservare i frutti, crescere lungo lo stelo della pianta, con la loro polpa rosa, gialla o arancione e il loro peso che può raggiungere gli 11 chilogrammi[1]!

Leggi anche: Papaia: proprietà, usi e benefici

Frutti di papaya sul loro albero. Foto di Blaxtar essentials, condivisa secondo la licenza Pixabay.

Ortaggi

Asparagi

Coltiviamo gli asparagi (Asparagus officinalis) da oltre 2mila anni, e oggi vengono cresciuti in almeno 60 Paesi nel mondo per farne risotti e altri piatti, oppure per essere impiegati in ambito medicale. Questi vegetali infatti, come tutte le verdure, contengono sostanze benefiche come fibre, vitamine e polifenoli, che aiutano a prevenire alcuni disturbi e quindi non devono mancare in un’alimentazione varia ed equilibrata. Asparagi bianchi, verdi e di altri colori differiscono di poco nelle quantità di queste sostanze[2].

Ma come sono fatti gli asparagi? Si tratta di un’erba perenne. Infatti, ogni asparago spunta direttamente dal terreno. Vedere per credere!

A sinistra: Coltivazione di asparagi. Foto di hochdahler, di dominio pubblico. A destra: Asparago che cresce in un campo. Foto di Thibault Lefort, di dominio pubblico.

Carciofi

Il carciofo, nome scientifico Cynara scolymus (o Cynara cardunculus scolymus), è una pianta perenne della famiglia delle Asteracee, parente del cardo (Cynara cardunculus). Nativi del Mediterraneo centrale e del Nord Africa, prediligono terreni ricchi e climi miti. Sono caratterizzati da una rosa di foglie grigiastre e spesso spinose che possono raggiungere il metro di lunghezza e che scompaiono ogni anno con la formazione dei fiori. Ogni pianta produce steli robusti di fiori ramificati con tre o cinque grandi germogli di fiori.

Anche se anticamente venivano apprezzate le sue foglie giovani, oggi del carciofo mangiamo soprattutto i boccioli! La pratica sembra risalire all’Italia, intorno al Quattrocento. Ricchi di potassio, vitamina C e fibre, sono di stagione tra marzo e giugno. Se i boccioli non vengono prelevati, si aprono in fiori composti di colore violaceo[3].

Com'è fatta la pianta di carciofo?
Carciofi in fiore. Foto di Dominic Alves, condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED.

Cavoletti di Bruxelles

Tra gli ortaggi meno amati a causa del loro sapore, i cavolini o cavoletti di Bruxelles (Brassica oleracea L., cultivar gemmifera) risultano amari quando vengono cotti troppo a lungo. Ma se ben stagionati e cotti correttamente possono anche avere un sapore più dolce, permettendoci di trarne vitamine e fibre (soprattutto quando sono di stagione, in Italia tra novembre e marzo). Sono originarie del Nord Europa, e il loro nome deriva dal fatto che si credeva fossero stati coltivati in modo estensivo per la prima volta proprio a Bruxelles, in Belgio, nel Sedicesimo secolo.

Questi vegetali sono delle Crucifere, o Brassicacee, come broccoli, cavolfiori e kale. In effetti, le foglie sono di forma simile, larghe e color verde scuro. Rispetto ai loro parenti prossimi presentano però una particolarità: i cavoletti di Bruxelles che mettiamo nel nostro piatto crescono direttamente sul fusto della pianta! Si tratta infatti di germogli ascellari[4, 5]!

A sinistra: Coltivazione di cavoletti di Bruxelles. Foto di The Fun Chronicles, di dominio pubblico. A destra: Cavoletti di Bruxelles. Foto dello U.S. Department of Agriculture, di dominio pubblico.

Cereali

I cereali sono piante erbacee della famiglia delle Poaceae di cui mangiamo i semi, ricchi di carboidrati complessi, fondamentali per darci energia. I più comuni sono grano (Triticum species), mais (Zea mays), riso (Oryza sativa), segale (Secale cereale), avena (Avena sativa) e orzo (Hordeum vulgare)[cereal], e le loro coltivazioni a volte si trovano proprio accanto alle strade, per cui è possibile che le abbiamo incontrate[6]. Per esempio, per chi vive in Pianura Padana, le piante di riso non saranno una novità. Ma per chi si chiede: “Com’è fatta la pianta del riso?”, eccola:

com'è fatta la pianta del riso?
Una pianta di riso. Foto di Toshiyuki IMAI, condivisa secondo la licenza CC BY-SA 2.0 DEED.

Leggi anche: Le proprietà del riso

Piante aromatiche e spezie

Le spezie e le piante aromatiche oggi sono molto importanti soprattutto per l’alimentazione (oltre che per realizzare tanti prodotti profumati), ma non si sa bene quando abbiamo iniziato ad aggiungerle ai cibi, anche se ci giungono testimonianze da diversi luoghi ed epoche, a partire forse dai semi di sesamo e dall’aglio. Invece, in passato sono state usate moltissimo per diversi rituali, per “purificare” le abitazioni, come afrodisiaci e come terapia di diversi mali. Lo testimoniano antichi erbari sumeri, assiri, cinesi, egiziani, greci e romani; Plinio il Vecchio (I secolo era volgare) ne raccontò la capacità di guarire praticamente tutte le malattie allora conosciute.

Oggi abbiamo ridotto le aspettative su questi vegetali, anche se se ne riconoscono alcuni benefici (fosse anche solo per limitare l’uso di sale). Ma da dove le prendiamo? Spezie e piante aromatiche possono derivare dalle foglie, dalle radici, dai semi, ma anche dai bulbi, dai boccioli, dagli stimmi, e persino dalla corteccia delle piante. Ne è un esempio l’ingrediente immancabile delle torte di mele: la cannella[7].

Cannella

La cannella, Cinnamomum verum, è un albero sempreverde della famiglia delle Lauracee, insieme ad avocado e alloro. Nativa dello Sri Lanka, della costa Malabar dell’India e del Myanmar (o Birmania), in passato era preziosissima: usata per riti religiosi dall’Egitto all’Europa medievale, era la spezia più proficua per la Compagnia delle Indie Orientali. Oggi è coltivata anche in altre parti dell’Asia e in Sud America ed è impiegata in tante ricette dolci (e salate) e in alcune bevande e farmaci. Lo stecco di cannella deriva dalla parte interna della corteccia dell’albero essiccata, e può derivare anche da altre specie dello stesso genere, come la cannella vietnamita (C. loureiroi) e quella indonesiana (C. burmannii)[7].

Da dove viene la cannella
Corteccia di una pianta di cannella. Foto di Linda De Volder, condivisa secondo la licenza CC BY-NC-ND 2.0 DEED.

Capperi

Forse a volte hai visto la pianta di cappero, ma non l’hai riconosciuta. Capparis spinosa, il cappero comune, è infatti tipico delle zone mediterranee (famiglia: Capparacee). Un arbusto alto fino a un metro, ha foglie lunghe circa quattro centimetri e in estate produce fiori con quattro petali bianchi e notevoli stami bianchi o rosa. Il cappero che aggiungiamo ai nostri piatti è proprio il bocciolo di questi fiori! Talvolta mangiamo anche il frutto, chiamato cucuncio, ma è molto meno noto e diffuso[8].

Un arbusto di capperi (a sinistra) e i suoi fiori e gemme da vicino (a destra). Foto di Andrew Deacon, di dominio pubblico (via iNaturalist).

Cumino

Ingrediente fondamentale del curry e altre ricette dal sapore forte, il cumino (Cuminum cyminum) è una pianta erbacea annuale originaria del Mediterraneo, che appartiene alla stessa famiglia (quella delle Appiacee) del prezzemolo. Nonostante le apparenze, questa spezia lunga circa 6 millimetri e di forma oblunga non è un seme, ma uno schizocarpo, cioè un frutto secco che arrivato a maturità si suddivide in più elementi (detti acheni). Può capitare di vederne i fiori, che sono piccoli, bianchi o rosa.

Talvolta si parla anche di cumino nero: la specie è Nigella sativa, e si tratta di un’altra erba eurasiatica, che appartiene alla famiglia delle Ranunculacee[7].

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Una pianta di cumino che sta fiorendo. Foto di Vahe Martirosyan, condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED.

Noce moscata

Myristica fragrans è un albero tropicale sempreverde (famiglia Myristicaceae) originario delle Isole Molucche (in Indonesia), anche note come “isole delle spezie” perché vi nascevano queste e altre piante aromatiche, come i chiodi di garofano (Syzygium aromaticum). Alto fino a venti metri, per circa sessant’anni produce frutti carnosi (drupe) molto simili alle albicocche che, una volta maturi, si aprono in due, esponendo un arillo (un involucro) color rosso acceso, il macis, che circonda un unico seme. È proprio questo seme, marrone brillante, la noce moscata.

La polpa del frutto è commestribile già quando è fresca. Il macis e il seme, invece, devono essere essiccati. Dopo circa otto settimane, il seme viene spaccato per estrarre la parte interna, l’ovale grigio-marrone dal sapore pungente che in cucina grattugiamo per insaporire dolci, bevande e qualche piatto salato. Anche il macis, anche noto come mace o “fiore della noce moscata”, ha un sapore simile e viene utilizzato come spezia in diverse ricette dolci e salate[9].

Com'è fatta la pianta di noce moscata?
Pianta di noce moscata con i frutti aperti. Foto di , condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED.

Pepe

Il pepe nero (Piper nigrum) è una pianta rampicante perenne che può raggiungere i dieci metri d’altezza grazie alle sue radici aeree (che cioè crescono fuori dal terreno e lungo il fusto, con una funzione di sostegno). Originaria della costa del Malabar dell’India, oggi è coltivata nelle aree tropicali ed è comunissima, il membro più famoso della famiglia delle Piperacee. Probabilmente fu una delle prime spezie utilizzate a scopo medico e alimentare, ma anche come moneta e merce di scambio.

Una pianta di pepe può produrre i suoi piccoli frutti carnosi (drupe), che noi essicchiamo per insaporire i nostri piatti, anche per quarant’anni. Il loro sapore piccante deriva soprattutto dalla piperina, ma anche da altre sostanze dai nomi carini come la piperidina, la cavicina e la piperettina.

A maturità diventano gialli-rossicci, ed è proprio in questa fase che vanno colti e bolliti per essere preparati. Dopo un’ora divengono neri, e vengono poi lasciati a seccare al sole per tre o quattro giorni. Il pepe verde si ottiene raccogliendo il frutto quando è meno maturo, mentre il pepe bianco si ottiene rimuovendo la parte esterna del frutto (l’esocarpo), motivo per cui ha un sapore meno pungente. L’operazione richiede molta acqua e diversi giorni. Il pepe rosa, invece, deriva da specie differenti[7].

Sulle piante di pepe si vedono i grani di pepe crescere lungo i fusti. Foto di Anne and David, di dominio pubblico.

Senape

Non solo una salsa: senape è il nome comune di alcune piante erbacee della famiglia delle Brassicacee (sì, sono piante del cavolo). I tipi principali sono la senape bianca (Sinapis alba), di origine mediterranea, e la senape indiana (Brassica juncea), originaria dell’Himalaya. In effetti, Indiani e Sumeri la usavano già 5mila anni fa. Oggi è coltivata soprattutto in aree temperate, come in Ungheria e Gran Bretagna. Ricaviamo le salse dai piccoli semi di queste due piante (che talvolta vengono utilizzati interi o in polvere).

I semi della senape bianca sono giallini e quelli della senape indiana di un giallo più scuro, ma per il resto sono molto simili: di circa 2,5 millimetri di diametro, assumono il loro sapore piccante solo quando vengono rotti e mescolati con acqua, perché si ha una reazione chimica tra alcune sostanze contenute nei semi, dei glucosidi e l’enzima mirosina[7].

Fiori di senape. Foto di Marina Shemesh (via publicdomainpictures.net), di dominio pubblico.

Wasabi

È Eutrema japonicum (anche Wasabia japonica) la pianta da cui proviene il fidato compagno del sushi, il wasabi. Originario del Giappone, del Sud Corea e dell’isola russa Sachalin, il ravanello giapponese o wasabi è una pianta perenne della famiglia delle Brassicacee (o Crucifere), la stessa dei cavoli. Raggiunge i 60 centimetri d’altezza e produce fiorellini bianchi e piccoli frutti secchi che si aprono spontaneamente quando sono maturi (in gergo scientifico silique). Ma a interessarci sono i loro rizomi, ovvero fusti modificati che crescono nel terreno e dai quali possono nascere radici e altre piante. Con un diametro fino a circa 3 centimetri, sono i rizomi del wasabi la fonte della pasta piccante e pungente usata accanto al sushi.

Ma c’è una brutta notizia: il wasabi sulle nostre tavole è un surrogato dell’originale. Infatti, il ravanello giapponese cresce lentamente e con difficoltà anche nelle sue condizioni ideali, per cui viene cresciuto solo in alcune zone del Giappone e con specifici metodi che garantiscono rese e qualità diverse. Perdipiù, la crisi climatica ne minaccia la sopravvivenza. Così costa moltissimo, e nei ristoranti giapponesi all’estero in genere il “wasabi” che ci viene servito deriva invece dal rafano (Armoracia rusticana)[10].

A sinistra: Una pianta di wasabi. Foto di Aomorikuma, condivisa secondo la licenza CC BY-SA 3.0. A destra: Rizomi di wasabi freschi in vendita presso Daio wasabi Plantation, in Giappone. Foto di 663highland, condivisa secondo la licenza CC BY-SA 3.0 DEED.

Zenzero

Non può mancare sul tavolo al ristorante giapponese o nella ginger ale, ma anche in tisane, salse e persino alcuni rimedi della medicina tradizionale. Lo zenzeroZingiber officinale, è conosciuto da millenni, importato dal Sud-Est dell’Asia nella regione mediterranea già nel primo secolo (era volgare). È una pianta erbacea perenne che può crescere fino a un metro d’altezza, con foglie lunghe tra i 15 e i 30 centimetri.

La spezia proviene dai rizomi della pianta: grandi fusti sotterranei di forma irregolare che a volte vediamo al mercato. Meno noti sono i bellissimi fiori del vegetale, di colori accesi, come quelli di altre specie del genere Zingiber[11].

A sinistra: Rizomi di zenzero. Foto dello U.S. Department of Agriculture, di dominio pubblico. A destra: Fiore di zenzero. Foto di Marcin Konsek, condivisa secondo la licenza CC BY-SA 4.0

Legumi

I legumi sono piante che appartengono alla famiglia delle Fabacee o, appunto, Leguminose. I più noti sono fagioli, piselli, soia e lenticchie, ma questi vegetali includono anche le arachidi e persino i trifogli[12]! In questo articolo li abbiamo messi insieme alla frutta secca, seguendo criteri nutrizionali.

Ceci

Falafel, hummus, chana masala: i ceci sono una pianta molto importante in ricette tipiche di Paesi del Nord Africa, dell’India, del Medio Oriente o di Centro e Sud America e rappresentano un’ottima fonte di fosforo, ferro e acido folico. Si tratta dei semi della pianta annuale Cicer arietinum. Cespugliosa e con piccole foglie composte, raggiunge i 60 centimetri d’altezza e produce piccoli fiori bianchi, rosa o rossicci. I semi, giallo-marroni o verde scuro, si trovano singoli o a coppie all’interno dei bacelli e possono avere varie dimensioni a seconda della varietà di cece[13].

Pianta di cece con i suoi baccelli. Foto di USDA NRCS Montana, di dominio pubblico.

Lenticchie

La lenticchia, Lens culinaris, è una piccola pianta annuale ed è tra le più antiche coltivate dall’umanità. In alcuni Paesi africani e del Medio Oriente le lenticchie essiccate sono considerate i migliori alimenti da portare con sé nei lunghi viaggi, complici anche le loro proprietà nutrizionali, poiché sono un’ottima fonte di fibre, proteine, vitamina B1, vitamina B3, ferro e fosforo.

Ci sono molte varietà di lenticchia. Tra i 15 e i 45 centimetri d’altezza, differiscono per pelosità, dimensione e colore delle foglie, dei fiori e dei semi. Sono proprio queste le lenticchie che mangiamo a Capodanno e nelle zuppe, più o meno piatte e bianche, rosse, marroni, gialle, arancioni, verdi, marrone scuro, o persino con macchioline[13].

Piante di lenticchie con i loro baccelli, in cui i semi di lenticchia si trovano a due a due. Foto di USDA NRCS Montana, di dominio pubblico.

Lupini

I lupini includono circa 300 specie (genere Lupinus) di piante erbacee che possono superare il metro d’altezza o dal fusto legnoso che possono raggiungere i 2 metri. Sono presenti soprattutto in Nord America, ma alcune crescono nell’area mediterranea, come alcune specie italiane. Il nome lupino deriva dal latinolupinus“, “lupo“, in quanto si credeva che fossero “voraci” e sottraessero nutrimento alla terra. Una convinzione errata, dal momento che i lupini, come le altre leguminose, aiutano a fissare l’azoto nel terreno e in effetti vengono piantati anche per arricchire la terra tra una coltivazione e l’altra, pratica definita sovescio[14].

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Oltre che per il sovescio e per trarne i semi lisci e larghi fino a 11 centimetri, che mangiamo per esempio salati, i lupini sono usati anche a scopo di foraggio e soprattutto ornamentale, per via dei magnifici colori dei loro fiori.

A sinistra: Lupini in fiore. Foto di Bernard Spragg NZ, di dominio pubblico. Al centro: Pianta di lupino. Foto di S0MEBODY 3LSE, condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED. A destra: Semi di lupino pronti per essere raccolti. Foto di Alan Levine, di dominio pubblico.

Frutta a guscio

Quando si parla di frutta a guscio, o frutta secca, ci si riferisce ai semi di alcuni alberi (con due eccezioni!). Ricchi soprattutto di grassi “buoni”, per cui vanno mangiati con parsimonia, la frutta a guscio è anche un’ottima fonte di proteine, fibre, vitamine e sali minerali. Alcuni di questi semi, come quelli del nocciolo (Corylus avellana), sono noci vere e proprie, o noci botaniche, in quanto sono dure e non si aprono. Altri, come quelli del pistacchio (Pistacia vera), si trovano dentro a un frutto carnoso (drupa) e hanno un guscio che contiene il seme che mangiamo. Ancora diversi sono i pinoli, che si trovano nelle pigne (che sono pseudofrutti), le mandorle, che sono frutti, e le arachidi, che sono legumi e… leggere per sapere[15]!

A sinistra: piante di pistacchio (foto di Panoramio, condivisa secondo la licenza CC BY 3.0 DEED). A destra: boccioli di pistacchi (foto di Rien van Broekhoven, condivisa secondo la licenza CC BY-SA 4.0 DEED, via Pl@ntNet).

Acagiù (anacardo)

L’anacardio, Anacardium occidentale, è un albero nativo dell’America del Sud che cresce in aree tropicali. Appartiene alla famiglia delle Anacardiacee, insieme a circa 860 altre specie, tra cui l’albero di pistacchio e Toxicodendron radicans, l’edera velenosa (“poison ivy“, risuona qualcosa?).

Questa pianta inganna. Infatti, a maturità possiamo osservare che dai suoi rami penzola una specie di pera di colore rosso o giallo da cui spunta una protuberanza marroncina a forma di rene. Può quindi sembrare che il frutto sia quello colorato, ma in realtà si tratta di un peduncolo, uno stelo che sostiene il vero frutto e lo nutre. Il frutto, che peraltro cresce prima del peduncolo, è la piccola struttura sottostante: si chiama noce di acagiù e contiene il seme biancastro che conosciamo come acagiù o anacardo[16].

A sinistra, un ramo di anacardo con foglie, fiori e frutti (foto di Michael MK Khor); a destra, un pomo di acagiù che mostra un frutto pronto a essere colto (foto di Rich Young). Entrambe le immagini sono condivise con licenza CC BY 2.0 DEED.

Arachidi

Originaria del Sud America, oggi è diffusa nelle aree tropicali e temperate del mondo: le sue coltivazioni coprono quasi 170mila chilometri quadrati, ovvero più della superficie della Tunisia. Arachis hypogaea L., la pianta delle arachidi, è tra i legumi più coltivati al mondo e tra i tre principali semi da olio. Ha anche un altro primato: con l’1% delle persone che sviluppano un’allergia nei suoi confronti, la nocciolina americana è tra i nove alimenti che danno più allergie, insieme ad altra frutta a guscio e alla soia. Per chi può mangiarle senza problemi, però, sono un alimento nutriente e ricco di energie (infatti è meglio assumerne in quantità moderate)[12]. Non a caso trasformano Pippo in Super Pippo!

Ma com’è fatta la pianta delle arachidi? Alta fino a circa trenta centimetri, ha foglioline di forma ovale ed emette fiorellini gialli. Una volta fecondati, questi si conficcano nel terreno, dove daranno vita a un baccello sotterraneo. È proprio questo la famosa nocciolina americana, contenente la sua coppia di semi[17]!

A sinistra: Un campo di arachidi. Foto di Alabama Extension, di dominio pubblico. A destra: Arachidi. Foto di Alabama Extension, di dominio pubblico.

Noce

Il noce bianco, noce da frutto o noce comune è un albero originario dell’Asia centro-occidentale che può superare i venti metri d’altezza. Il nome scientifico, Juglans regia, dà il nome anche alla famiglia a cui appartiene, quella delle Juglandacee, dato che ne è il membro più famoso. Infatti, ne facciamo largo uso: ne ricaviamo legno, il liquore nocino, olio, tannini (usati per conciare le pelli o come coloranti) e, naturalmente, ne mangiamo il seme, il gheriglio, tra i frutti a guscio meno calorici e più amati[18, 19].

Ironicamente, la noce non è una noce. Dal punto di vista botanico, le noci vere e proprie non si aprono, mentre, come ben sappiamo, per mangiare il gheriglio dobbiamo spaccare un guscio. Ma l’aspetto più strano è che, nonostante questa resistente “corazza”, il seme del noce si trova dentro un frutto verde e carnoso di 4-6 centimetri di diametro. A maturità, questo si annerisce e libera il seme[20].

Un albero di noce (a sinistra, foto di Olive Titus) e foglie di noce che nascondono il frutto (foto di Da Quentin Groom, da iNaturalist). Entrambe le foto sono di dominio pubblico.
Il seme del noce all’interno del frutto. Foto di Jonson22, di dominio pubblico.

Altre piante di alimenti che mangiamo

Barbabietola da zucchero

È la protagonista indiscussa di tutte le interrogazioni di geografia: la barbabietola da zuccheroBeta vulgaris per gli scienziati. Non sorprende, quindi, scoprire che si tratta della bietola più coltivata al mondo, con una produzione che supera i 260 milioni di tonnellate. In effetti, viene utilizzata per trarne lo zucchero, ma anche per ricavarne pigmenti come le betacianine (rosso-violette) e alcuni composti bioattivi (per esempio carotenoidi, nitrati, flavonoidi e vitamine). Inoltre, vengono usati nella produzione di cibi come puree, conserve e succhi.

La barbabietola da zucchero è una pianta erbacea della famiglia delle Amarantacee. Ne esistono di diverse varietà: molte sono biennali, ma alcune sono perenni; possono essere di vari colori, dal giallo al rosso; in genere raggiungono i 120 centimetri d’altezza e hanno foglie che possono raggiungere dai 5 ai 20 centimetri di lunghezza. A interessarci è, però, la loro radice, in genere di forma sferica o cilindrica: è da questa che ricaviamo lo zucchero che le dà il nome[21].

A sinistra: Una pianta di barbabietola da zucchero, in cui s’intravede la radice ricca di zuccheri. Foto di 哈爸, di dominio pubblico (via iNaturalist). A destra: Radici di barbabietole da zucchero. Foto di Dag Terje Filip Endresen, condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED.

Leggi anche: Zucchero di canna: produzione e proprietà

Cacao

L’umanità consuma i frutti dell’albero di cacao (Theobroma cacao, dal greco “cibo degli dei”) da almeno 1500 anni, in forma di bevanda, alimento o medicina. Originario del Sud America, e in particolare delle foreste pluviali dei bacini amazzonici e del fiume Orinoco, oggi è coltivato anche nelle aree tropicali dell’Asia e nell’Africa dell’ovest[22, 23].

La pianta di cacao è alta tra 6 e 12 metri, ha foglie lunghe fino a 30 centimetri e fiori che vanno dal bianco al rosso a seconda della varietà. Ma a interessarci maggiormente sono i frutti, baccelli che possono essere di vario colore (dal giallo al rosso al viola) e raggiungere i 35 centimetri. Infatti, il cacao viene ricavato dai suoi grassi semi. Ogni pianta ne produce fino a 4200 ogni anno[23].

A costituire la percentuale di cacao sulle confezioni di cioccolata è la pasta di cacao, che viene ricavata dai semi seccati, tostati e fermentati. Il cacao in polvere viene ricavato rimuovendo parte del burro di cacao da questa pasta[22].

Per saperne di più: Cacao: proprietà e benefici

Albero di cacao (a sinistra) e frutti di cacao (a destra). Foto rispettivamente di shankar s. (condivisa via Flickr secondo la licenza CC BY 2.0 DEED) e di NRCS Pacific Islands Area (opera di pubblico dominio).
Semi di cacao nel loro baccello. Foto di Mary-Lynn, condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED.

Caffè

Per alcuni è immancabile per svegliare al mattino (o al pomeriggio, o dopo cena…). Amiamo il caffè soprattutto per il suo contenuto di caffeina, che in genere aiuta ad avere più energia e a concentrarsi, ma può essere benefico anche perché contiene sostanze utili come la vitamina B2, il magnesio e polifenoli (soprattutto se lo beviamo senza zucchero).

Leggi anche: Bere caffè fa bene?

I chicchi di caffè sono i semi di una drupa, un frutto carnoso di alcune piante del genere Coffea (che possono essere arbusti o alberi). Questi frutti, tondi e di un rosso acceso, ricordano molto le ciliegie, e in effetti in inglese vengono chiamati anche “ciliegie del caffè” (“coffee cherry“). Le principali specie da cui traiamo i nostri caffè sono due:

  • Coffea arabica, originaria dell’Etiopia e che produce un caffè molto saporito e molto amato. Richiede, però, condizioni specifiche per crescere (ombra, umidità e temperature abbastanza costanti);
  • Coffea robusta, meno popolare ma più economica, perché più resistente alle malattie e alle condizioni atmosferiche.

I loro semi sono verdi, e il caffè si ricava tostandoli ad alte temperature, così che rilascino il loro aroma; dopodiché, vengono raffreddati, macinati e fermentati. Il grado di tostatura e quello di macinatura cambiano il sapore e il formato del caffè. Invece, per realizzare il caffè decaffeinato si sottopongono i chicchi cotti a dei solventi come l’acetato di etile o il diossido di carbonio, che legano la caffeina e la “portano con sé” quando evaporano[24].

Leggi anche: Perché le piante di caffè producono caffeina?

A sinistra: Una piantagione di caffè. Foto di sarangib, di dominio pubblico. A destra: Bacche di caffè. Foto di dominio pubblico.

Lino

Il lino è una pianta erbacea, chiamata Linum usitatissimum, membro della famiglia delle Linacee. È tra le prime piante mai coltivate dall’umanità: la coltiviamo, a partire dal bacino mediterraneo, da oltre 9mila anni. Mangiamo i suoi semi o ne traiamo l’olio di lino (che costituisce circa il 36% del seme), che sui nostri piatti a crudo è un’ottima fonte di acidi grassi omega-3 (grassi “buoni”) e di polifenoli chiamati lignani. L’olio di lino viene sfruttato anche per la produzione di vernici, saponi, stucchi e altri prodotti industriali.

Diverse sono le specie di lino coltivate per la fibra, sfruttati per produrre tessuti e, per la loro resistenza, anche nell’industria automobilistica e in edilizia[12, 25]. Ma com’è fatta la pianta di lino da cui si ricavano i semi? Ecco i suoi bellissimi fiori color pastello.

Fiori di lino. Foto di Paul van de Velde, condivisa secondo la licenza CC BY 2.0 DEED.

Sesamo

La pianta di sesamo (Sesamum indicum) è una pianta erbacea che cresce soprattutto in maniera spontanea in alcuni Paesi tropicali. Ne usiamo soprattutto i piccoli semi: sia interi, per esempio sui prodotti di panetteria, sia schiacciati, per ricavarne olio, che costituisce circa il 47% del peso del seme, o il tahini. Questa saporita pasta rappresenta un ingrediente dell’hummus[12].

Fiore di sesamo (Sesamum indicum subsp. malabaricum). Foto di Dinesh Valke, condivisa secondo la licenza CC BY-SA 2.0. DEED.

E con questa pianta chiudiamo sesamo l’articolo!

Attenzione: questa pagina non costituisce il parere del medico o del nutrizionista. Per avere consigli ottimali e specifici per la propria salute, chiedere a uno specialista.

(Pssst, se cercavi la spirulina, cercavi nel posto sbagliato: non è una pianta, ma un’alga!)

Referenze

  1. Britannica, 2024. Fruit e pagine correlate.
  2. Qingbin Guo, Nifei Wang N., et al., 2020. The bioactive compounds and biological functions of Asparagus officinalis L. – A review. Journal of Functional Foods 65, 103727, ISSN 1756-4646. Doi: 10.1016/j.jff.2019.103727.
  3. Britannica, 2024. Artichoke.
  4. Harvard School of Public Health. Brussels sprouts.
  5. Humanitas. Cavoletti di Bruxelles.
  6. Britannica, 2024. Cereal.
  7. Britannica, 2024. Spice and herb e pagine correlate.
  8. Royal Horticultural Society. Capparis spinosa.
  9. Britannica, 2024. Nutmeg.
  10. Britannica, 2024. Wasabi.
  11. Britannica, 2024. Ginger.
  12. Charles S. Schasteen C. S., 2024. Oilseeds, Legumes and Derived Products. Smithers G. W., Encyclopedia of Food Safety (Second Edition), Academic Press, pp. 33-45, ISBN 9780128225202, Doi: 10.1016/B978-0-12-822521-9.00159-3.
  13. Britannica, 2024. Legume e pagine correlate.
  14. Treccani. Lupino.
  15. Britannica, 2024. Nut e pagine correlate.
  16. Treccani. Anacardio.
  17. Orto da coltivare. Come si coltivano le arachidi.
  18. Harvard Medical School, 2024. Quick-start guide to nuts and seeds. Harvard Health Publishing.
  19. Treccani, 2006. Noce. Enciclopedia dei ragazzi.
  20. Britannica, 2024. English walnut.
  21. Gisandro Reis Carvalho G. R., et al., 2023. 17 – Drying of roots and tubers. Seid Mahdi Jafari, Narjes Malekjani. Drying Technology in Food Processing, Woodhead Publishing pp. 587-628. ISBN: 9780128198957. Doi: 10.1016/B978-0-12-819895-7.00018-3.
  22. Katz D.L., Doughty K., & Ali A., 2011. Cocoa and chocolate in human health and disease. Antioxid Redox Signal 15;15(10):2779-811. Doi: 10.1089/ars.2010.3697.
  23. Britannica, 2024. Cacao.
  24. Harvard T. H. Chan School of Public Health, 2020. Coffee.
  25. Khan I., Khan M.A., et al., 2020. Micropropagation and Production of Health Promoting Lignans in Linum usitatissimum. Plants (Basel) 9(6):728. Doi: 10.3390/plants9060728.

 

Lista ispirata a: Il Post, 2019. Come sono fatte le piante di ciò che mangiamo? e BuzzFeed, 2016. 21 Fruits And Veggies You Didn’t Know Grew Like That.

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