Tra i protagonisti spesso trascurati dei nostri mari, la seppia europea (Sepia officinalis) merita un posto d’onore. Dietro il suo aspetto schivo si cela un organismo straordinario: maestro del mimetismo, dotato di un’intelligenza inaspettata e protagonista di strategie adattative sorprendenti.
La seppia: caratteristiche, distribuzione e habitat
Diffusa nell’Atlantico orientale e in tutto il bacino del Mediterraneo , questa specie vive in un intervallo di temperatura compreso tra 15 e 24 °C e tollera salinità tra 23 e 33‰ [1,2], dimostrando una notevole flessibilità ecologica. I maschi possono raggiungere i 45 cm di lunghezza del mantello, mentre le femmine raramente superano i 29 cm; il record massimo riportato è di 60 cm. Durante la stagione riproduttiva, le seppie esibiscono spettacolari strisce trasversali tipo “zebra” sul dorso del mantello. I giovani si distinguono dalle specie affini per il colore della pelle (tendente al marrone), per la morfologia delle ventose e per la forma dell’osso di seppia [2]. Dal punto di vista ecologico, Sepia officinalis e specie simili si inseriscono rapidamente nelle reti trofiche costiere poco profonde, dove predano crostacei, molluschi e piccoli pesci [3].
Un corpo efficiente
Le seppie sono dotate di tre cuori: uno sistemico e due branchiali, che lavorano in sinergia per assicurare un’efficiente circolazione del sangue. Nella parte anteriore del mantello si trova la cavità palleale, dove sono racchiusi gran parte degli organi. Questa cavità è collegata al sifone, una struttura essenziale per la respirazione ma anche per la locomozione a getto, che permette fughe rapide e precise. All’interno del mantello è presente l’iconico “osso di seppia”, una conchiglia interna leggera e porosa che funge da sistema di galleggiamento. Riempita di gas e liquido, le consente di regolare la profondità a cui nuotare. Questa architettura anatomica è sostenuta da un sistema nervoso tra i più sofisticati del regno animale non vertebrato [4].
L’arte del camuffamento
Le seppie sono maestre della trasformazione visiva. Possono modificare il colore e la texture della pelle in una frazione di secondo, grazie a uno strato di cellule pigmentate chiamate cromatofori, organizzati su più livelli: gialli in superficie, rossi al centro e violacei più in profondità. Questi pigmenti, appartenenti al gruppo degli ommochromi, cambiano colore anche in risposta a stimoli chimici rendendo il controllo ancora più raffinato [5]. Ogni cromatoforo è circondato da muscoli controllati direttamente dal sistema nervoso centrale, in particolare dai lobi cromatofori del cervello. La loro attivazione permette alla seppia di generare pattern visivi estremamente complessi, usati non solo per mimetizzarsi, ma anche per comunicare, sedurre, o scoraggiare predatori attraverso segnali che mirano a intimidirli o spaventarli (segnali deimatici). Ogni porzione della pelle può essere controllata in modo indipendente, rendendo ogni seppia una tela vivente in continua trasformazione [6].
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Un’intelligenza sorprendente
A rendere davvero speciale Sepia officinalis è il suo cervello: tra i più complessi negli invertebrati. È strutturato in oltre 30 aree funzionali, ciascuna specializzata in attività come l’elaborazione visiva, la memoria, il coordinamento motorio e il controllo dei cromatofori. Molte di queste funzioni si sviluppano già in fase embrionale [7,8]. Le seppie mostrano capacità cognitive complesse: apprendimento, memoria a lungo termine, risoluzione di problemi, e perfino indizi di memoria episodica, cioè la capacità di ricordare eventi nel contesto di tempo e spazio. Tutto questo senza una corteccia cerebrale come nei vertebrati, ma con gangli e lobi neuronali evoluti in modo indipendente: un esempio emblematico di evoluzione convergente, dove soluzioni simili emergono in linee evolutive distinte [9].
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La seppia come modello per la scienza (e non solo)
Oltre a essere affascinanti da osservare, le seppie rappresentano un modello di studio privilegiato per le neuroscienze, l’etologia e la biologia dello sviluppo. Sepia officinalis ci insegna che l’intelligenza può emergere anche in forme radicalmente diverse dalla nostra. Il suo cervello, i suoi comportamenti e la sua plasticità adattativa mettono in discussione la visione antropocentrica della mente e aprono nuove prospettive sulla diversità dell’intelligenza animale. In particolare, il complesso del lobo verticale svolge un ruolo simile a quello dell’ippocampo dei vertebrati, essendo coinvolto nei processi di apprendimento e memoria [10].
Un aspetto affascinante riguarda la comunicazione visiva. Studi hanno dimostrato che le femmine di S. officinalis utilizzano un pattern corporeo inedito, chiamato “Splotch”, caratterizzato da macchie bianche sul mantello, utilizzato nella comunicazione tra femmine. Questo dimostra che le seppie sono in grado di distinguere individui dello stesso sesso attraverso soli segnali visivi [11].
Oltre al mimetismo e alla comunicazione, le seppie sono capaci di impiegare strategie di orientamento spaziale multiple. In compiti sperimentali di apprendimento in labirinto, hanno dimostrato di saper modulare il proprio comportamento in base agli stimoli disponibili, alternando strategie motorie ripetitive a strategie basate sul riconoscimento di indizi visivi, analogamente a quanto osservato nei vertebrati [12]. Questo le rende modelli unici nello studio evolutivo della cognizione.
Conclusione
In un mollusco dall’aspetto innocuo e schivo si concentrano caratteristiche straordinarie: uno dei sistemi nervosi più complessi tra gli invertebrati, notevoli capacità cognitive e strategie ecologiche che le permettono di adattarsi a diversi ambienti. La seppia europea, in particolare, è anche un modello fondamentale di studio: mette in discussione l’idea che l’intelligenza sia prerogativa esclusiva dei vertebrati e apre nuove prospettive su come questa possa essere compresa ed apprezzata in molteplici forme nel regno animale.
Referenze
- Domingues, P. M., Kingston, T., Sykes, A., & Andrade, J. P. (2001). Growth of young cuttlefish, Sepia officinalis (Linnaeus 1758) at the upper end of the biological distribution temperature range. Aquaculture Research, 32, 923–930.
- Palmegiano, G. B., & D’Apote, M. P. (1983). Combined effects of temperature and salinity on cuttlefish (Sepia officinalis L.) hatching. Aquaculture, 35, 259–264.
- Guerra, Á. (2006). Ecology of Sepia officinalis. Vie et Milieu / Life & Environment, 56(2), 97–107.
- Anadón, R. (2019). Functional Histology: The Tissues of Common Coleoid Cephalopods. In Handbook of Pathogens and Diseases in Cephalopods (pp. 39–85). Springer.
- Van den Branden, C., & Decleir, W. (1976). A study of the chromatophore pigments in the skin of the cephalopod Sepia officinalis L. Biologisch Jaarboek Dodonaea, 44, 345–352.
- Loi, P., Saunders, R., Young, D., & Tublitz, N. (1996). Peptidergic regulation of chromatophore function in the European cuttlefish Sepia officinalis. Journal of Experimental Biology, 199(5), 1177–1187.
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- Shigeno, S., Andrews, P. L. R., Ponte, G., & Fiorito, G. (2018). Cephalopod brains: An overview of current knowledge to facilitate comparison with vertebrates. Frontiers in Physiology, 9, 952
- Dickel, L., Darmaillacq, A. S., Poirier, R., Agin, V., & Chichery, R. (2013). Learning, memory, and brain plasticity in cuttlefish. In Handbook of Behavioral Neuroscience (Vol. 22, pp. 441–450). Elsevier.
- Palmer, M. E., Calvé, M. R., & Adamo, S. A. (2006). Response of female cuttlefish Sepia officinalis (Cephalopoda) to mirrors and conspecifics: Evidence for signaling in female cuttlefish. Animal Cognition, 9(2), 151–155.
- Alves, C., Chichery, R., Boal, J. G., & Dickel, L. (2007). Orientation in the cuttlefish Sepia officinalis: Response versus place learning. Animal Cognition, 10(1), 29–36.
Immagine di copertina di Hans Hillewaert (Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0)





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