Animali

Pipistrelli: il loro ruolo nell’impollinazione

Quando si parla di impollinazione, la prima immagine che sorge alla mente è quella di un’ape o un bombo intenti a tuffarsi fra gli stami carichi di polline. Non si può dire che sia un caso: la famiglia cui appartengono, gli Imenotteri, comprende alcuni dei più importanti impollinatori del pianeta. I più fantasiosi, poi, potrebbero pensare ai colibrì, che adoperano becchi sottili e lunghe lingue per nutrirsi del nettare di svariate corolle.

Difficilmente a qualcuno verrebbe in mente… un pipistrello. La verità però è che questi animali, appartenenti all’ordine dei Chirotteri, svolgono un ruolo cruciale nell’impollinazione. Le specie vegetali con le quali interagiscono sono per lo più distribuite in aree tropicali, dal Nuovo Mondo all’Asia passando per il continente africano.

Procederemo a scoprirne l’importante compito!

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Quali fiori sono impollinati dai pipistrelli?

Alla base di ogni forma di interazione nel mondo naturale ci sono graduali processi coevolutivi: proprio per questo il principale impollinatore di una pianta è, con un buon margine di successo, intuibile semplicemente osservandola. Una farfalla, per esempio, ha bisogno di un certo spazio per atterrare sul fiore, quindi preferirà corolle che forniscano una base d’appoggio ampia e piatta. Le mosche si avvicineranno a fiori dall’odore pungente, anche sgradevole. I colibrì preferiscono calici lunghi, carichi di nettare, dai petali vistosi. Le api, invece, sono meno attratte dai fiori rossi, poiché non sono in grado di percepire questo colore.[1]

Le piante che si affidano ai pipistrelli per la dispersione del polline attuano una cosiddetta impollinazione chirotterogama. I loro fiori si schiudono di notte, quando gli animali sono più attivi. Presentano corolle bianche o verdastre ben individuabili al buio e forti odori, spesso stantii. Altra peculiarità è il sovrasviluppo degli organi maschili, ovvero gli stami; per questo motivo vengono definiti oversexed flowers – letteralmente, “fiori ipersessuali”. Ciòcomporta anche una produzione di polline di gran lunga superiore a quella di una comune pianta con fiori.[2-3]

Si è indagato a lungo sul motivo di un tale investimento energetico. All’inizio, infatti, si riteneva che i pipistrelli non fossero impollinatori efficienti e che rischiassero di perdere gran parte del polline nello spostamento da una pianta all’altra. Tuttavia, questa ipotesi è stata smentita da uno studio su piante impollinate sia da pipistrelli che da colibrì. Le osservazioni hanno dimostrato che in verità i pipistrelli sono molto più efficienti dei colibrì nel non sprecare il polline, probabilmente per la migliore adesione che esso possiede sulle loro pellicce. Per le piante dunque si tratta di un enorme guadagno in termini riproduttivi.[4]

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I pipistrelli nettariferi della Malesia

In Malesia esistono almeno una trentina di specie di piante chirotterogame, appartenenti a generi come Musa, Oroxylum, Sonneratia e Durio. Le principali specie di pipistrelli nettariferi invece sono Macroglossus minimus, Macroglossus sobrinus e Eonycteris spelaea. I primi due vivono solitari o in piccoli gruppi, mentre il terzo è solito trovarsi in stormi numerosi.[5]

Le loro modalità di approvvigionamento si basano sul cosiddetto trapline foraging, che consiste nella visita sequenziale a intervalli più o meno regolari di una certa fonte di cibo. Se in molti casi tale comportamento risulta ancora di difficile comprensione, per i pipistrelli la ragione sta proprio nel co-adattamento con le piante che gli forniscono il cibo: esso, infatti, andrebbe a favorire il fenomeno dell’outcrossing. [5]

L’outcrossing viene anche definito outbreeding, allogamia o xenogamia e avviene ogni qualvolta che un gamete viene trasferito da un individuo a un altro che possiede un corredo genetico diverso. Il risultato, a livello della popolazione di una data specie, è un aumento della variabilità genetica, con relativi vantaggi in termini evolutivi.[6-8]

La ragione per cui il pipistrello ritorna più volte sullo stesso fiore sta nella modalità d’apertura della corolla, che gli permette di raggiungere solo in parte il nettare accumulato nel fondo della stessa. Ciò contribuisce all’instaurazione di comportamenti territoriali nei pipistrelli. La modesta quantità di risorse porta a episodi conflittuali, scontri e foraggiamenti di gruppo su una stessa pianta che, aumentando il numero medio di scambi di polline, non fanno altro che favorire l’outcrossing.[5]

I fiori impollinati da pipistrelli: alcune eccezioni

Per quanto sia vero che in natura si riscontrino paradigmi, la famosa “eccezione che conferma la regola” è sempre dietro l’angolo. Se la maggior parte dei fiori chirotterogami possiede le caratteristiche di cui sopra, ne esistono alcuni che deviano dallo standard. Numerosi autori parlano in questo caso di sindrome chirotterofila per indicare, in maniera generica, una pianta che mostra alcune delle caratteristiche che suggeriscono l’impollinazione chirotterogama.[3]

Il passion flower

Un esempio è il fiore della passione (Passiflora mucronata), una pianta rampicante erbacea diffusa nel sud-est del Brasile. Essa produce fiori bianchi, dalle grandi antere, capaci di produrre molto polline e posizionati al di fuori del fogliame, dunque facilmente accessibili ai pipistrelli. P. mucronata accoglie però in visita anche numerosi altri animali sia notturni – come falene e vespe – che diurni – tra cui api, farfalle e colibrì. La corolla presenta due diverse “modalità d’apertura”, una diurna e una notturna, con differenti accessibilità.[9] Va notato come al calare della notte il fiore non solo si apra maggiormente, ma intensifichi anche la produzione di nettare in vista dei nuovi visitatori. Il chirottero più ricorrente è Glossophaga soricina.[9]

Glossophaga soricina (Ryan Somma), Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0

La parkia

Un’altra eccezione al paradigma è Parkia clappertoniana, pianta arborea diffusa nelle savane di Guinea e Sudan, in Africa occidentale. È molto utilizzata dalle popolazioni locali, che ne mangiano frutti e semi e ne sfruttano la corteccia per ottenere infusi coi quali trattare il pellame e colorare muri di abitazioni e oggetti di terracotta. Per questo motivo è uno dei pochi alberi sopravvissuti alla diffusione delle coltivazioni intensive che hanno contribuito a spazzare via gran parte della flora locale.[10]

La parkia viene impollinata da due specie differenti di pipistrelli. Poco dopo l’alba arriva Epomophorus gambianus, la cui visita dura in genere per breve tempo. A notte inoltrata lascia spazio a Nanonycteris veldkampii. Ciò che sorprende è che l’infiorescenza della Parkia è totalmente diversa da quella di altre piante chirotterogame: essa si sviluppa attorno a un oblungo peduncolo che si estroflette al di fuori del foliage e comprende tanti piccoli fiori addossati in una struttura sferica, producenti una quantità modesta di polline. I pipistrelli raccolgono quest’ultimo con il corpo e con le ali che usano per bilanciarsi sulla inusuale infiorescenza.[10]

L’insospettabile legame tra pipistrelli e tequila

Un’altra pianta impollinata dai pipistrelli è Agave tequilana, nota anche con il nome di agave azul o agave blu. La notorietà è suggerita già dal nome: il suo succo, fermentato e distillato, è l’ingrediente base della tequila.[11-12]

Negli ultimi tempi l’aumento della domanda globale di questa bevanda ha spinto molti agricoltori a passare a sistemi di coltivazione intensiva, basati sull’utilizzo della riproduzione asessuata delle piante. Si generano così cloni degli esemplari di partenza che evitano di allocare zuccheri nella produzione di nettare per i fiori. Le gravi conseguenze sono la riduzione della variabilità genetica, che rende la specie estremamente suscettibile ad attacchi di parassiti e fattori esogeni quali i cambiamenti climatici, e la scomparsa della fonte di sostentamento dei pipistrelli nettarivori.[11]

Campo di agave a Jalisco, Messico (Tomascastelazo),
Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

L’accresciuta sensibilizzazione a riguardo ha portato alla nascita di svariati progetti che forniscono incentivi, sia economici che non, ai produttori disposti a far fiorire le proprie piante. I risultati sono stati fino ad ora positivi. La tequila ottenuta in questo modo rientra all’interno di un programma d’azione denominato, per l’appunto, bat-friendly.[11]

Referenze

  1. Meeuse, B. J. D. (2025). Pollination. Encyclopedia Britannica;
  2. Youngsteadt, E. (2010). Why Are Bat Flowers Oversexed?. Science;
  3. Fleming, H. T., Geiselman, C., Kress, W. J. (2009). The evolution of bat pollination: a phylogenetic perspective. Annals of botany, 194(6):1017-1043;
  4. Muchhala, N., Thomson, J. D., Eckert, C. G., McPeek, M. A. (2010). Fur versus Feathers: Pollen Delivery by Bats and Hummingbirds and Consequences for Pollen Production. The American Naturalist, 175(6);
  5. Gould, E. (1978). Foraging Behavior of Malaysian Nectar-Feeding Bats. Biotropica, 10(3):184-193;
  6. Jesson, L. (2017). Reproductive Strategies. Encyclopedia of Applied Plant Sciences, 2:321-326;
  7. Simpson, M. G. (2010). Plant Reproductive Biology. Plant Systematics, 573-584;
  8. Franklin-Tong, V. E. e Franklin, F. C. H. (2003). The different mechanisms of gametophytic self-incompatibility. Philos. Trans. R. Soc. Lond. B. Biol. Sci., 358(1434):1025-1032;
  9. Sazima, M. e Sazima, I. (1978). Bat Pollination of the Passion Flower, Passiflora mucronata, in Southeastern Brazil. Biotropica, 10(2):100-109;
  10. Baker, H. G. e Harris, B. J. (1957). The Pollination of Parkia by Bats and Its Attendant Evolutionary Problems. Evolution, 11(4):449-460;
  11. Zapata-Morán, I., López-Feldman, A., Bejarano, H. (2024). Tequila, bats and agave farmers: towards an understanding of the right incentives to protect genetic diversity. Environ. Res. Com., 6(1);
  12. Cedeño, M. (1995). Tequila production. Crit. Rev. Biotechnol., 15(1):1-11.

Immagine di copertina di Andrew Mercer (via Wikimedia Commons) CC BY-SA 4.0

Mi chiamo Denise, ho 22 anni e attualmente frequento il corso di Laurea Magistrale in Biologia e Tecnologie Cellulari presso La Sapienza. Ho deciso di avvicinarmi al mondo della divulgazione scientifica per unire le mie due più grandi passioni: la scienza e la scrittura.

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