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Aggressività animale nella ricerca etologica

L’aggressività animale è un tema che ha incuriosito l’uomo fin dai suoi albori. La violenza, generata dall’aggressività, la si ritrova in diverse situazione del mondo naturale, dai comportamenti sociali al rapporto preda-predatore, e persino nella cura della prole. Ne è un esempio la chioccia, che se è resa sorda, attacca qualsiasi cosa gli passi accanto compresi i suoi pulcini, perché vengono visti come dei potenziali intrusi. L’aggressività in questa forma si traduce come una forma di protezione estremizzata, che vede la chioccia come una protettrice, i pulcini come un qualcosa da proteggere e tutto il resto come potenziali predatori.

Questo atteggiamento aggressivo è spinto da fattori interi legati alla sfera stressogena, che viene però modulato da diversi fattori ambientali . Pensiamo ad una bellissima gazzella di Thomson (Eudorcas thomsonii) nella savana. La gazzella vede un leone che vorrebbe prenderla. La gazzella, visto che è in natura e dispone di un ampio spazio decide di fuggire e tentare la sorte. La situazione è diversa se consideriamo un cane randagio che fugge dall’uomo. Se questo cane è messo all’angolo e non ha una possibile via di fuga, abbassa le orecchie e inizia a ringhiare. Queste due diverse (anche se non così tanto) situazioni possono essere descritte attraverso il meccanismo di combatti o fuggi (W. Cannon, 1932), o fight or flight.

Questa reazione, gestita da sistemi biologici a cascata che coinvolgono in sistema nervoso simpatico e parasimpatico, è modulata da fattori cognitivi ed ambientali. Nei nostri esempi, entrambi gli animali volevano fuggire dalla situazione, ma mentre la gazzella ne aveva la possibilità, il cane era costretto a rimanere fermo e la pressione motivazionale interna ha generato il comportamento aggressivo guidato dalla paura (visibile anche dalle orecchie abbassate).

aggressione tra gatti
Fig.1: meccanismo di combatti o fuggi tra gatti

Che vantaggio otterrebbe uno di questi animali ad annientare l’altro? Nessuno di loro interferisce negli interessi vitali dell’altro!

K. Lorenz“L’aggressività

Modello psico-idraulico di Lorenz sull’aggressività animale

Secondo il premio nobel Konrad Lorenz l’aggressività animale era guida da un modello motivazionale, cioè bisognerebbe considerare il peso che diverse sfere emotive hanno su una possibile risposta aggressiva istintiva.

Fig2. Modello psicoidraulico di Lorenz

Nella Fig.2 possiamo osservare che c’è un peso (P) che corrisponde agli stimoli esterni. Il serbatoio (S) è il recipiente degli impulsi interni, che viene riempito dal rubinetto o “sistema nervoso” (R). La pressione all’interno del serbatoi genera una pressione degli impulsi, contrastata da una valvola a molla (V e M), una sorta di blocco degli istinti. Maggiore è il peso e più il blocco si allenta, e sempre più fluido fuoriesce. Nel modello, il liquido che fuoriesce raggiunge un dosatore Vg, che corrisponde a diversi gradi di azione.

Lorenz definisce l’aggressività come una forza dispersiva e asociale, che si radica da un vero e proprio istinto innato verso l’aggressività. Secondo lui, esisterebbero due tipi di comportamenti aggressivi, quelli intraspecifici e quelli interspecifici. Solo quelli intraspecifici dovrebbero essere considerati come aggressivi veri e propri, perché sarebbero legati al “far del male”, un’azione slegata dalla semplice sopravvivenza.

La visione più ecologica dell’aggressività

Negli anni lo studio dell’aggressività “vera”, cioè le azioni che consideriamo violente, che hanno lo scopo di causare dolore o di essere un deterrente, rivolge lo sguardo ad un approccio più ecologico.  Il comportamento aggressivo viene visto come un azione plastica, guidato dalla presenza/assenza di risorse. Secondo Wilson (1979), la flessibilità dell’aggressività dipende direttamente dalla conquista delle risorse naturali, che genera forti forme di competizione. Le risorse possono essere partner sessuali, cibo, acqua, e tane.

Una competizione si forma quando gli obbiettivi di due o più individui sono incompatibili, oppure quando non possono avere la stessa risorsa. Esistono due tipi principali di competizione:

  • Scramble Competition: le risorse sono ampiamente disperse e non è possibile monopolizzarle. In questa situazione si genera competizione, ma i comportamenti aggressivi come aggressioni dirette sono più rari o meno frequenti;
  • Contest Competition: le risorse sono concentrate in luoghi specifici e facilmente monopolizzabili. In questo caso, gli animali più forti o con maggior esperienza possono controllarle attraverso l’inganno e la coercizione fisica. Le gerarchie di dominanza si sviluppano proprio in questo contesto.

Se consideriamo il rapporto tra costi e benefici di una possibile aggressione, di particolare interesse è la “The Imbalance of Power Hypothesis“, o ipotesi dello squilibrio di potere, studiata negli scimpanzé (Pan troglodytes). I principi di questa ipotesi si basano sulle coalizioni che avvengono all’interno di un gruppo, e aumentano lo status di dominanza e il potere. In questo caso l’uccisione da parte gruppo (coalitionary killing) di altri gruppi meno numerosi, avrebbe un costo relativamente basso!

Leggi anche: Passare al contrattacco: il mobbing in etologia

Conclusione

Abbiamo visto che l’aggressività animale è un argomento molto vasto che abbraccia molti contesti: psicologici, comportamentali, sociali e cognitivi. La mancanza di risorse e la loro monopolizzazione generano delle pressioni individuali che guidano una risposta aggressiva. Al tempo stesso, nelle specie sociali non esiste solo la fuga e l’aggressione, ma anche la tolleranza. La tolleranza indica che l’individuo è cosciente delle possibili ripercussioni di un’azione aggressiva, e quindi cerca di mitigare, attraverso determinati comportamenti di riappacificazione e di subordinazione, l’eccitazione (arousal) causata dalla situazione.

Referenze

  1. Briffa M. “Territoriality and Aggression”, 2010. Nature Education Knowledge 3(10):81
  2. Manning A, Dawkins M. “Il comportamento animale”, 2003. Book-Bollati Boringhieri.
  3. Lorenz K. “On aggression”, 1963. Book.
  4. Wrangham R. W.”Evolution of Coalitionary Killing”, 1999. Yearbook of physical Anthropology 42:1–30
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