Zoologia

Miriapodi

I miriapodi rappresentano un subphylum di artropodi la cui metameria risulta molto più conservata (almeno esternamente) che non nei gruppi affini; non a caso, il corpo degli adulti può essere suddiviso in due sole regioni, capo e tronco, quest’ultimo recante in particolare un paio di zampe per ogni metamero. I miriapodi contano un numero di specie descritte maggiore di 10 000. Il nome Miriapoda deriva dal greco myríoi, “innumerevoli”, e podós “piede”.

Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Protostomia
(clade) Ecdysozoa
Phylum Arthropoda
Subphylum Miriapoda
Classi
– Chilopoda (scolopendre, scutigere…)
– Diplopoda (millepiedi)
– Pauropoda
– Symphila

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Anatomia e fisiologia dei Miriapodi

Il capo dei miriapodi è generalmente provvisto di un paio di antenne articolate e di appendici per la manipolazione dell’alimento: all’unico paio di mandibole (ventrali) si accostano in particolare due paia di mascelle (latero-ventrali), che in diplopodi e pauropodi si fondono a dare una struttura unica chiamata gnatochilario. Il tronco risulta segmentato esternamente e porta una serie di coppie di zampe laterali in numero variabile a seconda dei gruppi, dalle 14 dei sinfili fino alle 13-350 dei diplopodi!

Lo sviluppo dei miriapodi può essere diretto (i giovani individui hanno già la forma di adulti in miniatura) nel caso in cui il numero di segmenti del tronco resti costante per tutta la vita, oppure indiretto se nell’adulto si contano più segmenti rispetto alla forma larvale.

I chilopodi 

Sono predatori diffusi nelle lettiere umide dei boschi, nelle rive dei mari e delle acque interne fino alle grotte e ai deserti; possiedono inoltre un paio di forcipule velinegere derivanti dal primo paio di appendici ambulacrali modificate. La morfologia del tronco è molto variabile all’interno del gruppo, con certe specie dotate di pochi segmenti e di zampe lunghe e sottili (scutigere, tipici abitanti degli ambienti antropizzati) fino ad altre dal corpo notevolmente allungato provvisto di corte e tozze appendici laterali (geofilomorfi e scolopendre).

Alcune specie di chilopodi risultano pericolose anche per l’uomo, con morsi che possono provocare una necrosi diffusa della parte interessata e forti dolori persistenti anche per giorni; il veleno non è comunque mai così potente da provocare la morte, se non in individui particolarmente sensibili. Scolopendra cingulata rappresenta uno degli artropodi più velenosi della regione mediterranea.

Fig. 1 – Esemplare di “Scolopendra cingulata”. Un carattere distintivo della specie sono le antenne del capo che, così come l’ultimo paio di appendici, sono di colore rosso; ventralmente sporgono le due grandi forcipule.

I diplopodi 

Sono rappresentati dai comuni millepiedi, animali fitofagi totalmente innocui per l’uomo; se minacciati, essi assumono una tipica forma appallottolata a spirale e alcuni sono persino in grado di produrre un liquido urticante che viene spruzzato contro l’eventuale predatore. Essi sono caratterizzati dall’avere due paia di zampe per segmento, a partire dal quarto anteriore; tale morfologia deriva dalla fusione nello stadio embrionale di metameri adiacenti; gli ultimi segmenti posteriori sono invece sprovvisti di appendici, essendo apparsi durante l’ultima muta effettuata.

Fig. 2 – Esemplare di diplopode. Sono ben evidenti i segmenti più distali provvisti ognuno di due paia di zampe.

Pauropodi e sinfili

Sono due piccoli gruppi di miriapodi i cui individui non superano mai il centimetro di lunghezza; la maggior parte di essi sono organismi spazzini o predatori dei terreni umidi.

 

Fonti

  • Mitchell et al., 2012, Zoologia, Zanichelli
  • De Bernardi et al., 2016, Zoologia – Sistematica, Idelson-Gnocchi

Immagine di copertina di Andrea De Giovanni.

Sono un giovane biologo evoluzionista con un dottorato in genomica comparata nel corso "Tecnologie innovative e uso sostenibile della pesca e delle risorse biologiche del Mar Mediterraneo". Il mio principale interesse di ricerca è la zoologia e la genomica comparata, soprattutto di invertebrati. Al momento sono un ricercatore postdoc all'Università di Leicester, nel Regno Unito. La natura non smette mai di stupirmi, dai meccanismi più nascosti che permettono ad una cellula di vivere e riprodursi, fino alle grandi interazioni ecosistemiche che si sviluppano tra le comunità di organismi. Da quando al liceo ho iniziato i primi studi di biologia c'è però sempre stata una domanda che ha mosso il mio interesse più delle altre: come può l'evoluzione aver dato origine a tutta la diversità genetica, di specie e di ambienti che oggi osserviamo sul nostro pianeta? Non potevo allora che farne la mia occupazione principale. - Enjoy BioPills -

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