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Praterie di fanerogame marine: riforestazione e ripopolamento

La riforestazione delle praterie di fanerogame marine promette ottimi risultati contro la perdità di biodiversità e di servizi ecosistemici

Alla parola “foresta”, alla maggior parte delle persone verrà sicuramente in mente l’immagine di vaste aree ricoperte da grandi alberi ad alto fusto. Ma se vi dicessi che delle “foreste” si possono trovare anche sul fondale marino? Queste foreste vengono chiamate praterie di fanerogame marine, un esempio delle quali sono le praterie di Posidonia oceanica presenti nel Mar Mediterraneo.

Le praterie di fanerogame marine, con tutta la biodiversità che ospitano, sono un ecosistema sempre più minacciato da fattori antropici e la riforestazione di questo delicato habitat può portare a un rapido recupero della biodiversità costiera e di altri servizi ecosistemici che altrimenti andrebbero persi.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Gothenburg (Svezia) ha portato avanti un progetto di riforestazione di una prateria di fanerogame marine e ha osservato una rapidissima colonizzazione dell’habitat. Infatti, già dalla seconda estate, la biodiversità presente all’interno dell’habitat ripristinato era paragonabile a una prateria di vecchia data [1]. Lo studio è pubblicato sulla rivista internazionale Restoration Ecology.

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Importanza ecologica delle praterie di fanerogame marine

Perché è così importante ripristinare questo ecosistema? Le praterie di fanerogame marine sono un ecosistema di fondamentale importanza che fornisce risorse biologiche e numerosi servizi ecosistemici. I benefici che apportano dipendono dalla specie che compone la prateria ma, in generale, tutte le fanerogame marine promuovono la diversità biologica e la biodiversità fornendo un habitat per un gran numero di organismi che si rifugiano tra le foglie delle piante per trovare rifugio dai predatori oppure le sfruttano come zone di nursery (di riproduzione e deposizione delle uova) e di ricerca di cibo. Le fanerogame marine, come tutte le altre piante, svolgendo la fotosintesi, prelevano la CO2 dall’ambiente circostante e la convertono in carbonio organico (C6H12O6) e ossigeno (O2) contribuendo alla produzione di biomassa.

Le fanerogame marine sono dei “depuratori naturali”, infatti trattengono le particelle sospese rendendo l’acqua più limpida e migliorando la qualità delle acque costiere. Infine, le fanerogame marine proteggono le coste. Grazie alle loro radici che si ancorano al suolo, creano una fitta rete che stabilizza il fondale marino, riduce il moto ondoso e, quindi, riduce l’erosione costiera. [2]

Praterie di Zostera marina

Zostera marina Linnaeus, 1753 è una fanerogama marina appartenente alla famiglia delle Zosteraceae. È una specie cosmopolita nell’emisfero boreale (distribuzione boreale), diffusa ma non molto frequente in Mediterraneo e mar Nero. Le popolazioni del Nord Europa hanno subito un grosso declino nel 1930 a causa dell’insorgenza di una malattia causata dal patogeno Labyrinthula zosterae [3,4,5] e a partire dalla seconda metà del XX secolo, le pressioni antropiche ne hanno determinato un ulteriore perdita [6,7].

Queste praterie sono di fondamentale importanza per la biodiversità. Infatti, queste piante fungono da habitat e costituiscono delle zone di nursery per molti organismi acquatici, come merluzzi, granchi e gamberi.

Riforestazione delle praterie di fanerogame e ripopolamento

Nel 2015 sono avvenuti i primi interventi di riforestazione vicino l’isola di Gåsö, lungo le coste occidentali della Svezia. Con questo primo intervento, i ricercatori hanno verificato – e confermato – l’idoneità del sito a subire processi di riforestazione. Così, nell’estate del 2019, sono iniziati i veri e propri interventi di reimpianto di esemplari di Zostera marina. La ricolonizzazione dell’habitat si è rivelata estremamente rapida: già dopo 3 mesi era ritornato nelle foreste trapiantate fino al 75% degli invertebrati. Ancora più sorprendente il fatto che a distanza di poco più di un anno, nell’autunno 2020 (Figura 1), nonostante le piante trapiantate non avessero raggiunto le dimensioni di quelle di una prateria ben formata, la biodiversità dell’epifauna – rappresentata da quelle specie che abitano il fondale marino – era estremamente simile tra le due praterie.

Figura 1 Zostera marina nell’autunno 2020, 15 mesi dopo il trapianto di esemplari (Foto di Eduardo Infantes)

Le osservazioni riportate dai ricercatori dell’Università di Gothenburg ci dicono che l’estensione e l’età delle prateria di fanerogame marine non influenzano la biodiversità che è presente al loro interno. Tuttavia, lo studio è ristretto all’osservazione di piccoli invertebrati e i ricercatori affermano che sarebbero necessari ulteriori campionamenti con diverse tecniche per verificare la presenza di altre specie. Senza replicare questo studio in una varietà di condizioni ambientali, inoltre, questi risultati potrebbero non essere confermati. In ogni caso, la riforestazione delle praterie di fanerogame marine si rivela essere un metodo efficace per migliorare rapidamente la biodiversità costiera e con il tempo porterà alla rifornitura di tutti quei servizi ecosistemici andati oramai persi.

Referenze

  1. Gagnon K., Bocoum E.-H., Chen C.Y., Baden S.P., Moksnes P.-O. and Infantes E. (2023). Rapid faunal colonization and recovery of biodiversity and functional diversity following eelgrass restoration. Restoration Ecology (31).
  2. Terrados J. and Borum J. (2004). “Why are seagrasses important?-Goods and services provided by seagrass meadows.” European seagrasses: an introduction to monitoring and management: 8-10.
  3. Den Hartog C. (1987). “Wasting disease” and other dynamic phenomena in Zostera beds. Aquatic Botany (27): 3– 14.
  4. Short F.T., Ibelings B.W., Den Hartog C. (1988). Comparison of a current eelgrass disease to the wasting disease in the 1930 s. Aquatic Botany (30): 295– 304.
  5. Muehlstein L.K. (1989). Perspectives on the wasting disease of eelgrass Zostera marina. Diseases of Aquatic Organisms (7): 211– 221.
  6. Dunic J.C., Brown C.J., Connolly R.M., Turschwell M.P., Côté I.M. (2021). Long-term declines and recovery of meadow area across the world’s seagrass bioregions. Global Change Biology (27): 4096– 4109.
  7. Turschwell M.P., Connolly R.M., Dunic J.C., Sievers M., Buelow C.A., Pearson R.M., Tulloch V. J. D., Côté I. M., Unsworth R. K. F., Collier C. J., and Brown C.J. (2021). Anthropogenic pressures and life history predict trajectories of seagrass meadow extent at a global scale. Proceedings of the National Academy of Sciences (118).
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