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Posidonia oceanica

Una preziosissima pianta marina endemica del Mar Mediterraneo

Le praterie di Posidonia oceanica costituiscono uno degli ecosistemi più ricchi e produttivi del nostro mare: come delle vere e proprie foreste producono ossigeno, forniscono cibo e rifugio per numerose specie e proteggono le coste dall’erosione. Fortemente minacciata da numerosi fattori, la Posidonia ha un ruolo fondamentale per la salute del Mar Mediterraneo e dell’ambiente costiero. Ad esempio, tutti noi abbiamo probabilmente presente quegli accumuli di foglie marroni raccolti dalle mareggiate invernali sulle coste italiane: questi ammassi spesso ci provocano fastidio per il cattivo odore o semplicemente perché occupano gran parte della spiaggia e speriamo che vengano rimossi con l’inizio della stagione estiva. In realtà, questi accumuli vegetali sono utilissimi e le foglie appartengono alla più importante pianta del Mediterraneo e ad un vero e proprio ecosistema marino.

Pianta o alga?

Prima di tutto, quando si parla di Posidonia oceanica bisogna specificare che si tratta di una pianta e non di un’alga, e più precisamente di una fanerogama.

Le fanerogame sono le piante dotate di radici, fusto e foglie e la cui riproduzione avviene attraverso l’impiego di granuli pollinici; il mezzo di dispersione è rappresentato inoltre dal seme. La Posidonia è inoltre un angiosperma, ossia una pianta la cui riproduzione avviene tramite lo sviluppo di fiori e frutti.

La Posidonia oceanica è una fanerogama marina endemica del Mediterraneo, ossia la cui presenza è esclusiva nel nostro bacino.

Ma perché la Posidonia viene considerata di così vitale importanza per la salute del nostro mare? Per capire la sua importanza a livello ecologico bisogna comprendere alcuni aspetti della sua biologia e della sua distribuzione.

Morfologia generale e riproduzione

Posidonia oceanica si insedia comunemente su fondali sabbiosi, da 1 m a circa 30-35 m di profondità, spingendosi anche oltre i 40 m in acque particolarmente limpide. Colonizzando vaste zone di fondo marino, essa forma delle vere e proprie praterie.

Il fusto della Posidonia viene chiamato rizoma ed ha la caratteristica di crescere sia in senso orizzontale (rizoma plagiotropo) che verticale (rizoma ortotropo); in questo modo si crea un fitto intreccio di radici, rizomi e sedimento intrappolato: questa tipica formazione viene chiamata matte (termine francese).

Le foglie, verdi e allungate fino a un metro e mezzo, sono nastriformi e crescono dai rizomi verticali alla sommità della matte. Ogni foglia è costituita da due parti, la base e il lembo; quest’ultimo costituisce la parte fotosintetizzante. Il limite tra le due zone è chiamato ligula e corrisponde a una linea concava dove, nel periodo autunnale, la foglia si stacca.

Rappresentazione schematica di matte di Posidonia oceanica
Rappresentazione schematica di matte di Posidonia oceanica (di Esculapio, Wikipedia; GNU FDL)

La riproduzione della Posidonia avviene principalmente per via asessuale, attraverso la stolonizzazione, ossia attraverso la moltiplicazione dei rizomi a un ritmo di pochi centimetri all’anno. La riproduzione sessuale, invece, avviene grazie alla formazione di infiorescenze costituite da fiori ermafroditi (cioè in cui sono presenti sia gli organi maschili sia gli organi femminili) e che compaiono nei mesi di settembre-ottobre. Dai fiori si formano, nei mesi di marzo-aprile, le così dette olive di mare, ossia i frutti che, galleggiando, verranno trasportati dalla corrente, fino a che la rottura del pericarpo determinerà la fuoriuscita del seme.

Ecologia di Posidonia oceanica

Le praterie di Posidonia oceanica sono considerate una biocenosi complessa e ricca di biodiversità: basti pensare che, solo le foglie, costituiscono substrato per diverse specie epifite: Electra posidoniae, ad esempio, è un briozoo coloniale che costruisce i propri zooeci sulla lamina fogliare.

Le praterie costituiscono inoltre un’importante zona di nursery e di rifugio per un gran numero di pesci, molluschi e crostacei. Come tutte le altre piante, attraverso la fotosintesi, Posidonia oceanica produce tra l’altro ossigeno ed è fonte di nutrimento per numerosi animali erbivori, come ad esempio il riccio Paracentrotus lividus ed il pesce Sarpa salpa.

Anche le foglie morte divengono fonte di cibo per diversi animali detritivori come il cetriolo di mare Holoturia tubulosa ed il riccio di prateria Sphaerechinus granularis.

Lo sviluppo delle matte, con il loro intricato apparato radicale, contribuisce a stabilizzare il fondale marino. Inoltre, crescendo verticalmente fino alla superficie dell’acqua, le praterie formano delle vere e proprie barriere, i récif barrière, che aiutano a ridurre l’intensità del moto ondoso sulle coste, impedendone l’erosione.

Leggi anche: Foreste di mangrovie.

Colonie del briozoo Electra posidoniae su una foglia di Posidonia oceanica. (di Tigerente, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)

Banquettes di Posidonia oceanica

Le foglie morte di Posidonia oceanica possono essere trasportate dal moto ondoso e depositarsi sulle spiagge a formare degli accumuli, i quali possono superare addirittura il metro di spessore.

Questi depositi vegetali sono chiamati banquettes e svolgono un’azione protettiva dei litorali nei confronti dell’erosione e, come la loro controparte sommersa e vivente, costituiscono un habitat ideale per molti organismi sia animali che vegetali, molti dei quali endemici del bacino del Mediterraneo.

Gli invertebrati che primariamente popolano questo inusuale e spesso disprezzato ecosistema sono gli artropodi, perlopiù crostacei detritivori come anfipodi ed isopodi; sono comunque molto abbondanti anche gli insetti (primariamente stadi larvali di ditteri, ma anche coleotteri e dermatteri), spesso voraci predatori che banchettano sulla ricca fauna associata.

Insomma, non una discarica o un problema paesaggistico, ma un sempre più raro ambiente da proteggere, un termometro vegetale che ci permette di inquadrare adeguatamente anche lo stato di salute delle nostre coste. Ma spesso, gli enormi interessi economici legati al turismo portano a far apparire una spiaggia artificialmente pulita come un ambiente più sano e apprezzabile rispetto un litorale naturalmente ricco di foglie spiaggiate di Posidonia.

Una gestione complicata approfonditamente trattata nel testo Formazione e gestione delle banquettes di Posidonia oceanica sugli arenili, che si propone il compito di far capire quanto questi “rifiuti” siano in realtà di fondamentale e molteplice importanza per i nostri ambienti costieri[2].

D’altronde, facendo un confronto con un ambiente terrestre a noi più comune, ritenete sia più affascinante e sano un bosco autunnale interamente ripulito, in cui rimane visibile solo la brulla terra nuda, o un ambiente in cui la naturale lettiera di foglie ne tinteggia il substrato?
Parafrasando De Andrè, dai diamanti non nasce niente, dalle banquettes nascono i macroinvertebrati.

Conservazione

Negli ultimi decenni le praterie di Posidonia oceanica del Mediterraneo hanno subito una forte regressione: si stima che, dal 1980 a oggi, si sia persa ogni 30 minuti un’area ricoperta di fanerogame marine equivalente a un campo di calcio; in altre parole, nel tempo di una partita di calcio, tre campi di fanerogame marine scompaiono[1]!

I principali fattori di causa sono l’inquinamento e la diminuzione della trasparenza dell’acqua, la pesca a strascico, gli ancoraggi, il sovrappascolo, la competizione con specie alloctone, la costruzione di dighe o barriere artificiali che modificano l’equilibro idrodinamico.

Le praterie di Posidonia oceanica sono un habitat protetto ai sensi della Direttiva Habitat (92/43/CEE).

Conclusione

Che schifo questa spiaggia, è ricoperta di alghe morte!. Una frase ricorrente, spesso esclamata quando ci si imbatte in spiagge sabbiose parzialmente coperte da foglie secche di Posidonia oceanica. Un’affermazione, tuttavia, che cela due grossolani errori di concetto: il primo riguarda la dicitura alghe, in quanto, come abbiamo visto, si tratta di foglie morte e spiaggiate di una pianta. Ma l’esclamazione cela anche un secondo errore, forse ancora più grave: questi accumuli vegetali, infatti, non costituiscono un rifiuto! Anzi, le alghe marine e gli altri residui vegetali rappresentano una componente naturale dell’ecosistema marino e si dimostrano elementi molto rilevanti per l’assegnazione delle mitiche Bandiere Blu.

La Posidonia forma inoltre estese praterie sommerse che costituiscono degli ecosistemi infralitorali a sé stanti e che ospitano un’infinità di taxa; queste praterie fungono soprattutto da fondamentali aree di riparo e di nursery sia per vertebrati che per invertebrati. Insomma, dei preziosi hotspot di biodiversità dall’enorme valore ecosistemico, paesaggistico ed economico.

Leggi anche: Servizi ecosistemici

Articolo redatto da Lauria Grippa (corpo principale) e Andrea Bonifazi (paragrafi “Banquettes di Posidonia oceanica” e “Conclusioni”).

Referenze

  1. Dennison, W. C., & Duarte, C. M. (2009). Global loss of coastal habitats rates, causes and consequences. Fundación BBVA;
  2. ISPRA (2010). Formazione e gestione delle banquettes di Posidonia oceanica sugli arenili. Manuali e linee guida, 55;
  3. ISPRA (2014). Conservazione e gestione della naturalità negli ecosistemi marini-costieri. Il trapianto delle praterie di Posidonia oceanica. Manuali e linee guida, 106;
  4. Mazzella, L., et al. (1986). Le praterie sommerse del Mediterraneo. Stazione Zoologica, Napoli, Pubblicazione a cura del laboratorio di Ecologia del Benthos;
  5. Tunesi, L. (2014). La prateria di Posidonia oceanica: habitat emblematico per la protezione e la conservazione dell’ambiente marino mediterraneo. Workshop ISPRA.

Immagine di copertina di Yoruno, Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

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