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La chimica delle tinte per capelli

Quanti tipi ne esistono e come funzionano le tinte per i capelli? C’è differenza fra tinte “chimiche” e tinte “naturali”?

Metodo per nascondere i capelli bianchi o modo per esprimere la propria personalità, le tinte per capelli possono essere molte e varie. Da quelle con un effetto più “naturale” fino a quelle più nuove con colori accesi o addirittura fluorescenti.

A prescindere dal loro colore e dal motivo che ci spinge a usarle, però, la chimica che si nasconde dietro questo particolare cosmetico è più o meno sempre la stessa. Dipende, infatti, principalmente dall’interazione dei pigmenti colorati con il capello. Questi pigmenti, infatti, possono penetrare all’interno della sua struttura o depositarsi, invece, sulla cuticola, la parte più esterna del capello che ha una conformazione a scaglie.

E questo dipende da un fattore temporale: quanto tempo deve durare il colore sulla mia chioma?

Tipi di tinte

Le tinte per capelli sono classificate principalmente in base alla loro durata, che segnala anche differenti meccanismi nella loro chimica.

Sono sostanzialmente di tre tipi:

  • Tinte temporanee: molecole coloranti ad alto peso molecolare che si appoggiano sulla cuticola del capello e sono, pertanto, di facile rimozione in 1-2 lavaggi.
  • Tinte semipermanenti: durano più a lungo, tipicamente dai 4 agli 8 lavaggi, perché i pigmenti colorati vegono addizionati con piccole quantità di acqua ossigenata. Questo permette al pigmento di ancorarsi più strettamente alla cuticola, sempre senza penetrare nel capello.
  • Tinte permanenti: permettono, prima, una decolorazione del capello e, successivamente, la deposizione del nuovo pigmento al suo interno, attraverso una reazione chimica in situ.

Come funzionano le tinte permanenti

Per poter depositare il colorante all’interno del capello è necessario aprire la cuticola. Per far questo ci vuole una base forte, come l’ammoniaca. Molte tinte che portano come claim “senza ammoniaca” utilizzano altri tipi di ammine, che hanno la stessa funzione dell’ammoniaca, cioè alzare il pH in modo da aprire le cuticole.

Un altro componente essenziale delle tinte permanenti è l’acqua ossigenata che ha il ruolo di ossidare i pigmenti di melatonina e, quindi, di scolorire i capelli. Tuttavia, l’acqua ossigenata interviene anche nella reazione di ossidazione del reagente precursore del colorante. Infatti, questa ossidazione funge da attivazione per queste molecole. Con l’aggiunta di un’altra molecola detta copulante, danno inizio a una reazione di polimerazione che come risultato ha il colorante finale.

Le molecole di colorante così polimerizzate, essendo più grosse delle molecole di monomero iniziale, rimangono “intrappolate” nel capello e non vengono perse con i lavaggi successivi.

Il responsabile della chiusura della cuticola è di solito un condizionante, come un balsamo o una maschera.

Questa reazione di polimerizzazione, con apertura delle cuticole, avviene generalmente in situ e richiede un certo tempo, il cosiddetto tempo di posa indicato sulle confezioni.

E le tinte naturali?

Fra le tinture cosiddette naturali sicuramente le più utilizzate sono l’hennè e l’indaco. L’hennè in particolare è diffusissimo e deriva da una tradizione particolarmente antica e ancora presente in molte aree del Nord Africa e dell’India.

La molecola responsabile del colore rosso dell’hennè (derivante dalla pianta Lawsonia Inermis) è il lawsone.

struttura lawsone
struttura del lawsone

Le tinture a base di hennè si comportano pressappoco come le tinture “chimiche” e hanno bisogno, quindi, di una sostanza basica che apra le cuticole e una sostanza acida che le richiuda, mentre la molecola colorante reagisce legandosi con la melatonina del capello. Questa diversa reazione fa sì che l’effetto tintorio dell’hennè sia diverso da persona a persona. Inoltre, richiede molto tempo per arrivare a compimento, motivo per cui il colore continua a cambiare anche per 24-48 ore dopo l’applicazione.

Una caratteristica della pasta di hennè che viene usata come tinta è la necessità che il pigmento venga rilasciato. Il lawsone, che è il principale pigmento rosso di questa pianta, per la sua struttura chimica chinonica necessita di ambiente leggermente acido (pH circa 4) per essere estratto, motivo per cui vengono spesso addizionate sostanze acide alla preparazione delle paste di hennè o alle polveri che devono essere poi preparate prima dell’applicazione.
Altri coloranti naturali, come l’indaco, hanno invece bisogno di un pH alcalino affinchè si possa liberare il pigmento colorante.

Da notare, infine, che il lawsone ha negli anni destato qualche preoccupazione in termini di sicurezza, ed è stato tenuto sotto controllo dal comitato per la sicurezza cosmetica della Commissione Europea che nel 2021 ha limitato al 6% la percentuale massima che può essere contenuta nelle polveri vendute all’interno dell’Unione.

Bibliografia

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