Vombato: curiosità sul marsupiale australiano

La famiglia dei Vombatidi comprende, oggigiorno, soltanto tre specie: il Vombato comune (Vombatus ursinus), il Vombato dal naso peloso meridionale (Lasiorhinus latifrons) e il Vombato dal naso peloso settentrionale (Lasiorhinus krefftii). Questi marsupiali di origine australiana misurano in media 1 m di lunghezza e pesano tra i 20 e i 35 kg. La loro testa è posizionata su un collo breve e forte. Il corpo è tozzo e termina con una coda molto corta. Le potenti spalle e l’ampia pelvi riflettono le abitudini fossorie del vombato, aiutato in queste operazioni anche dai suoi denti frontali e dai potenti artigli. Una caratteristica peculiare di questi animali è avere il marsupio rivolto verso il basso: in questo modo la madre, scavando, non corre il rischio di gettare terra sul proprio piccolo.

Il marsupio porta soltanto due capezzoli interni e la sua apertura è controllata da un potente muscolo sfintere. I vombati sono erbivori e la loro dieta è costituita soprattutto da graminacee, carici, erbe e corteccia. Quando le condizioni ambientali sono avverse e non rendono disponibile il loro cibo preferito, possono nutrirsi anche di funghi. 

La tana del vombato comune

John McIlroy, ricercatore del CSIRO nella divisione di Ecologia e Fauna selvatica, ha classificato le tane di questa specie in tre gruppi, in base alla loro lunghezza: piccole (1–1,5 metri); medie (1,5-5 metri) e grandi (più di cinque metri). Una tana di grandi dimensioni ha un sostanzioso cumulo di terra al suo ingresso. Questo terreno viene accumulato durante lo scavo e in seguito a numerosi restauri ed ampliamenti. Una tana di medie dimensioni ha un cumulo piccolo ma ancora evidente, mentre i cumuli delle tane più piccole sono poco apprezzabili. Se una tana è stata occupata di recente, essa presenta dei segni, visibili sopra o vicino al cumulo di terra. Questi segni includono tracce e feci, ma anche segni di graffi fatti con i forti artigli del vombato.

Una tana di grandi dimensioni può biforcarsi in due o più tunnel i quali, a loro volta, possono collegarsi con altri, sia dalla stessa tana che da tane adiacenti, formando una rete di tunnel e ingressi comunicanti. Una stessa tana può essere utilizzata da più di un vombato comune, anche se di solito in momenti diversi. A volte la occupano contemporaneamente, quando un vombato entra in una tana che è già occupata da un altro individuo. Di solito l’intruso è tollerato, anche se può capitare che venga cacciato fuori.

 Altri occupanti delle tane

Altre specie animali possono vivere nelle tane dei vombati. Per esempio, i conigli scavano i loro tunnel laterali, più piccoli, tra le tane di medie e grandi dimensioni dei vombati. Anche dingo e volpi possono occupare la casa dei vombati anche se, in genere, non sono ben accetti. Altri animali segnalati nelle tane del vombato comune includono l’echidna, l’opossum e i gatti. Quando vengono attaccati da un predatore, principalmente diavoli della Tasmania e dingo, i vombati si rifugiano nella galleria più vicina e utilizzano la parte posteriore del corpo per bloccare l’accesso agli inseguitori. Essi possono consentire all’intruso di forzare la testa sul proprio dorso per poi schiacciargliela contro il tetto del tunnel utilizzando le robuste zampe.

 La giornata tipo del vombato

In genere, il vombato trascorre circa due terzi della sua vita nelle tane. Di prima mattina, di solito prima dell’alba, si avvicina all’ingresso della tana dove intende trascorrere la giornata. Prima di entrarvi, strofina il fianco contro la corteccia di un albero, si gratta o scuote vigorosamente la sua pelliccia, se questa è bagnata. All’interno, il vombato sceglie una camera dove riposarsi, solitamente una posta in profondità. Nel suo rifugio si gratta spesso per rimuovere polvere o particelle di sporco dalla pelle. Può essere attaccato infatti da diversi ectoparassiti, come zecche, insetti succhiatori di sangue e pulci, che vivono all’interno delle gallerie.

Di solito, un vombato emerge dalla sua tana dopo il tramonto e inizia a pascolare, intensamente, per diverse ore. Poco dopo aver lasciato le vicinanze della tana, il vombato inizia a depositare il primo dei tanti cumuli di escrementi. Nel vombato comune, dove e come questi vengono depositati, dipende dall’età dell’individuo. Un animale maturo di solito sceglie un sito rialzato, come una roccia, una pietra o il bordo sollevato della strada.

 I problemi che deve affrontare un vombato

Gli artigli rotti durante le operazioni di scavo e i tagli sui cuscinetti con pietre appuntite e spine, sono probabilmente i traumi più comuni in cui incorrono questi animali. Inoltre, il vombato è molto suscettibile alle infezioni batteriche. I pericoli ambientali più dannosi per un vombato sono: le inondazioni, in quanto possono riempire i cunicoli delle tane oppure portare a crolli della struttura sotterranea; la siccità, che colpisce sovente il continente australiano e gli incendi che devastano migliaia di ettari di habitat. Senza dubbio il vombato ha maggiori possibilità di sopravvivere ad un incendio rispetto alla maggior parte degli altri animali della foresta, grazie alle sue tane.

Attualmente, la principale causa del declino demografico dei vombati è rappresentata dalle attività antropiche. Gli effetti negativi predominanti sono la distruzione dell’habitat, la competizione con il bestiame domestico e la predazione da parte del dingo. Il vombato dal naso peloso settentrionale (Lasiorhinus krefftii) è la specie maggiormente a rischio, tanto è vero che l’IUCN l’ha classificata come specie «in pericolo critico». L’unica popolazione esistente conta circa 240 esemplari, e si trova in un’area di appena 3 km² all’interno del Parco Nazionale di Epping Forest, nel Queensland.

Sebbene le tre specie siano protette dalla legge su tutto il territorio australiano, ad eccezione dello stato della Virginia, i permessi per abbatterli sono ancora rilasciati ai proprietari terrieri che possono dimostrare che le gallerie o l’alimentazione di questi animali incidono negativamente sui ricavi economici.

 Alcune curiosità sui vombati

  • È l’unico mammifero a produrre feci dalla forma cubica. Questo è il risultato di un adattamento evolutivo che fa in modo che non rotolino via, ma rimangano a segnare il territorio.
  • Contrariamente alla maggior parte degli animali erbivori, lo stomaco del vombato è molto piccolo. La sua struttura esterna è semplice, ma internamente una porzione della mucosa forma una ghiandola specializzata chiamata ghiandola cardiogastrica.
  • La nascita del piccolo avviene dopo un periodo di gestazione molto breve, circa 22 giorni. Dopo la sua nascita, il giovane individuo si dirige verso il marsupio, dove, allattato dalla madre, cresce e si sviluppa per circa otto mesi.
  • Hanno un metabolismo estremamente lento e per completare la digestione impiegano circa 14 giorni; un adattamento utile per sopravvivere nelle regioni aride.
  • Sebbene abbia la reputazione di essere un animale lento, questo in realtà è vero solo quando il vombato si nutre. Quando avverte il pericolo può coprire il terreno molto rapidamente raggiungendo anche i 40 km/h.

Bibliografia

  • Macdonald, D., – The Encyclopedia of Mammals, New York, Facts on File, 1984
  • Triggs, B., and CSIRO – Wombats (2nd ed). CSIRO Publishing, Collingwood, Vic, 2009
  • Humble, G., – The uncommon wombat, www.abc.net.au, 2006
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