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Vitamina B12: funzioni, carenza e dieta

La vitamina B12, o cobalamina, favorisce il funzionamento del sistema nervoso, la maturazione dei globuli rossi e la funzione del sistema immunitario

La vitamina B12, o cobalamina, è una molecola coinvolta nel metabolismo degli aminoacidi, degli acidi nucleici e degli acidi grassi. È una vitamina essenziale, cruciale per la sintesi del DNA, per la divisione cellulare e per il mantenimento dell’integrità della mielina, la guaina di lipidi che protegge le cellule nervose.

Fa parte delle vitamine idrosolubili, quelle che dobbiamo necessariamente assumere con la dieta perché non possono accumularsi nell’organismo. Chi adotta un regime dietetico vegetariano o vegano deve prestarci particolare attenzione, poiché è presente in alimenti di origine animale. Le conseguenze legate alla carenza di vitamina B12 possono essere diverse e più o meno gravi[1].

Curiosità: il termine vitamina significa ammina della vita.
Fu coniato nel 1912 da Casimir Funk, un chimico polacco, per indicare sostanze che, pur essendo presenti in quantità minime, sono indispensabili per il mantenimento delle attività vitali.

Metabolismo della vitamina B12

Alla base della reattività della vitamina B12 vi è la presenza del cobalto (da qui il nome di cobalamina). Questo metallo è un elemento molto raro nelle molecole organiche e si trova posizionato al centro di un anello tetrapirrolico, legato a quattro atomi di azoto. In biochimica, i metalli agiscono come cofattori enzimatici: molecole in grado di associarsi agli enzimi in maniera stabile o transiente in modo da agevolare l’attività catalitica.

vitamina b12
Struttura della vitamina B12. Immagine di dominio pubblico.

Nel corpo umano ci sono presenti due forme attive di vitamina B12: la adenosil-cobalamina, più presente come riserva nel fegato, e la metil-cobalamina.

Il cobalto si trova nell’idrossi-cobalamina in uno stato di ossidazione +3; questa forma inattiva ne riduce di molto la tossicità. Per passare alla forma attiva, il cobalto viene ridotto, da una flavoproteina reduttasi, prima a +2 e poi a +1. In questo modo, il cobalto può legare ATP e formare la 5-deossi-adenosil-cobalamina. Proprio in quest’ultima forma, la vitamina B12 può partecipare sia alla conversione del metilmalonil-CoA (coenzima A) in succinil-CoA, sia alla sintesi di 2-deossi-ribonucleotidi. Inoltre, le reazioni che coinvolgono la 5-deossi-adenosil-cobalamina sono fondamentali nel metabolismo degli acidi grassi.

Nella forma di metil-cobalamina, invece, interviene nella conversione dell’omocisteina in metionina[1].

Funzioni biologiche della Vitamina B12

I processi appena descritti e le successive reazioni metaboliche sono coinvolti nella sintesi di neurotrasmettitori, fosfolipidi, DNA e RNA. Quindi, alla luce di queste informazioni, si deduce quanto sia un elemento cruciale per l’intero metabolismo umano.

Assorbimento da parte dell’organismo

La vitamina B12 alimentare si trova in associazione con le proteine ​​presenti negli alimenti e viene rilasciata in seguito all’esposizione al basso pH del lume gastrico per facilitare l’assorbimento nell’intestino tenue.

In seguito a una scissione proteolitica nel duodeno, è disponibile per legare il fattore intrinseco (IF), una seconda proteina trasportatrice, sintetizzata dalle cellule parietali della mucosa gastrica. Queste ultime sono deputate anche alla produzione di succhi gastrici, utili per l’intero processo digestivo. L’IF è necessario per l’assorbimento della vitamina B12 nell’ileo terminale[2].

La digestione dei nutrienti è completata a livello dell’intestino tenue. La superficie interna di questo tratto del tubo digerente ha una struttura particolare: presenta i villi, delle estroflessioni atte ad aumentare la superficie di contatto per ottimizzare il processo di assorbimento. Ogni villo è ricoperto da cellule aventi una membrana con delle protrusioni che prendono il nome di microvilli (comunemente indicato come orletto a spazzola)[3].
Attraversando l’orletto a spazzola, la vitamina B12 si dissocia dall’IF ed entra nella circolazione dove si lega alla transcobalamina II o all’aptocorrina. La transcobalamina II e l’aptocorrina sono responsabili del rilascio della cobalamina rispettivamente ai tessuti periferici e al fegato[2].

percorso vitamina b12
Immagine realizzata da Ginevra Borgia per BioPills

Carenza di vitamina B12

La carenza di vitamina B12 è un grave problema di salute che può comportare effetti ematologici e neurologici, tra cui: anemia megaloblastica, inibizione della divisione cellulare e disturbi a carico del cervello. Si possono presentare manifestazioni più lievi come affaticamento e parestesie (alterata sensibilità sensoriale), ma anche più gravi come pancitopenia (riduzione di globuli rossi, bianchi e piastrine) e degenerazione del midollo spinale[2].

La sua mancanza può essere dovuta a problemi su più livelli. Alcuni esempi sono:

  • basso apporto di vitamina b12, dovuto per esempio da un’alimentazione vegetariana;
  • difetti genetici che comportano una deficienza di transcobalamina II;
  • malattie autoimmuni come l’anemia perniciosa, dove si ha distruzione delle cellule parietali, presenti nello stomaco, con conseguente compromissione per la produzione di IF.

Il problema della dieta

I casi in cui è stata segnalata una preoccupante carenza di vitamina B12 in vegani e vegetariani rispetto alla popolazione generale sono, in realtà, rari. Intuitivamente, si presume che la carenza vada ad aumentare con il prolungarsi di questi stili dietetici e comunque sono richiesti anni prima che si verifichi uno stato di carenza significativo. Vegetariani e vegani dovrebbero, pertanto, valutare regolarmente lo stato della vitamina B12 per consentire un intervento rapido in caso si verifichi una carenza.

Il problema potrebbe estendersi anche ai neonati, se la madre adotta una dieta vegetariana o vegana. Normalmente, infatti, il feto ottiene le riserve di vitamina B12 dalla placenta. Il rischio che un bambino allattato al seno diventi carente di vitamina B12 dipende da tre fattori:

  • lo stato vitaminico della madre durante la gravidanza;
  • le riserve di vitamina del bambino alla nascita;
  • lo stato vitaminico della madre quando allatta[4].

Il solo modo per evitare eventi spiacevoli è fare uso di alimenti arricchiti e integratori per la vitamina B12. Gli integratori non presentano prodotti di origine animale e sono adatti per essere inclusi in queste diete. Per chiarire ogni dubbio, il consiglio è sempre quello di leggere la composizione sulla confezione prima dell’acquisto. E, soprattutto, evitare cambiamenti drastici nella dieta, facendo rimozioni graduali e bilanciate nel caso si voglia adottare un’alimentazione priva di elementi di origine animale. Quando si è indecisi sul da farsi o si nota una compromissione della propria salute è fondamentale rivolgersi a un esperto in nutrizione[1].

Leggi anche:Quando bisogna utilizzare gli integratori?

Leggi anche: Nutrizione personalizzata

Referenze

  1. Istituto Superiore di Sanità, 2022. Vitamina B12 e folati.
  2. Shipton M.J., & Thachil J., 2015. Vitamin B12 deficiency – A 21st century perspective. Clin Med (Lond) 15(2):145-50. Doi: 10.7861/clinmedicine.15-2-145.
  3. MSD Manuals, 2022. Intestino tenue.
  4. Zeuschner C.L., Hokin B.D. et al., 2013. Vitamin B12 and Vegetarian Diets. Med J 199, S27–S32. Doi: 10.5694/mja11.11509.
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