Via libera alle specie alloctone nei fiumi italiani

È polemica per la modifica al regolamento sulle specie alloctone

Il 20 settembre 2019 entrerà in vigore il nuovo regolamento relativo alla conservazione di habitat naturali e seminaturali. In particolare è stata approvata la modifica dell’articolo n.12 del DPR n. 357/97. Questa decisione permette di richiedere l’immissione di specie alloctone nei fiumi italiani. Le domande non potranno essere presentate da privati, ma solo dalle Regioni e dalle Provincie autonome di Trento e Bolzano.

La decisione ha spaccato la popolazione tra chi vede una grossa insidia per i delicati ecosistemi, come il WWF e la comunità scientifica tutta, e chi invece ha accolto con favore questa nuova possibilità, in particolare la FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee). L’immissione delle nuove specie sarà subordinata a motivate ragioni di interesse pubblico, nonché esigenze ambientali, economiche, sociali e culturali. In ogni caso vige l’assoluto divieto di introdurre specie che possano in qualche modo arrecare danno all’habitat naturale e alla flora e fauna selvatiche locali.

Cosa si intende per specie alloctona?

Una specie alloctona, definita anche specie aliena, è una qualsiasi specie vivente che colonizza un territorio diverso dal suo habitat originario. Il termine alloctono proviene proprio dal greco allos che letteralmente significa estraneoche appartiene ad altri.

La diffusione di una specie alloctona è praticamente sempre legata all’azione dell’uomo. Secondo la Convenzione sulla diversità biologica adottata nel 1992 le cause possono essere divise in sei categorie:

  • rilascio volontario di selvaggina e piante
  • fuga da giardini, impianti di itticoltura o giardini zoologici
  • contaminazioni da trasporti involontari
  • trasporto di “clandestini” nel trasporto di merci o in acqua di zavorra
  • corridoi artificiali (infrastrutture come ad es. strade e canali)
  • migrazione spontanea

Nel corso della storia ci sono numerosi esempi di specie alloctone. Il caso dello scoiattolo grigio americano è di notevole interesse: immesso dapprima in pochi individui nei boschi dell’area di Stupinigi (TO) e poi introdotto con altre due popolazioni a Genova Nervi e a Trecate (NO), si è riprodotto in breve tempo andando a minacciare oggi l’autoctono scoiattolo rosso. Non è comunque sempre vero che l’immissione di specie autoctone vada a destabilizzare l’ecosistema di un territorio.

I rischi dell’immissione di nuove specie

Una specie alloctona può essere più o meno adatta al nuovo areale. Potrebbe quindi mantenere bassi livelli di popolazione se non addirittura estinguersi. In molti casi però riesce a sopravvivere e in taluni a moltiplicarsi notevolmente e per lunghi periodi di tempo.

Generalmente l’adattamento di una specie aliena ad un nuovo habitat ne altera l’equilibrio. Questo avviene quando entra in competizione con le specie autoctone oppure instaura qualche altra interazione con esse, come la predazione, in modo da minacciarle fino a far rischiar loro l’estinzione. In quato caso una specie alloctona merita l’appellativo di specie invasiva. Tutto questo è amplificato dal fatto che la nuova specie non avrà predatori o parassiti che ne intaccano lo sviluppo.

La salvaguardia degli ecosistemi è un tema molto dibattuto oggi. Come per l’esempio dello scoiattolo grigio americano, sono evidenti gli enormi rischi a cui si va incontro. Immettere nuove specie in un determinato habitat minaccia le biodiversità e ha effetti negativi sulla conservazione di flora e fauna locali. È stato inoltre dimostrato come la rimozione delle specie alloctone abbia effetti benefici su quelle autoctone. Infine, una domanda sorge spontanea: quali dovrebbero essere i “motivi di interesse pubblico” tali da giustificare le introduzioni?

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