Biochimica

Via dei pentoso fosfati

La via tradizionale con cui il nostro organismo utilizza il glucosio è quella caratterizzata da glicolisi, ciclo di Krebs e fosforilazione ossidativa con formazione di ATP e acqua al termine di quest’ultima. Alle nostre cellule però non serve solo ATP ed energia utilizzabile per i metabolismi sia anabolici che catabolici, ma ovviamente anche substrati da utilizzare nei suddetti. Con la via dei pentoso fosfati il nostro organismo ossida il glucosio-6-fosfato, formatosi nella seconda reazione della glicolisi, a ribosio-5-fosfato da destinare in particolare, ma non solo, alla sintesi e alla riparazione del DNA. Vediamo come è strutturata.

Fase ossidativa

  1. La prima reazione è caratterizzata dall’ossidazione del glucosio in 6-fosfoglucono-δ-lattone, estere ciclico. Infatti il gruppo ossidrilico del carbonio 1 viene ossidato a gruppo carbonilico. L’enzima catalizzante è la glucosio-6-fosfato deidrogenasi che riduce un NADP+ a NADPH + H+  così da ossidare, come detto il C1.
  2. Nella seconda reazione il lattone viene aperto tramite lattonasi che idrolizza la molecola formando 6-fosfogluconato.
  3. La terza reazione è molto complessa: infatti vede la decarbossilazione del carbonio 1 con rilascio di CO2, l’ossidazione del carbonio 3 a gruppo carbonilico, con riduzione di un NADP+ analogamente a quanto accaduto nella prima reazione, e formazione quindi di un composto chetonico a 5 atomi di carbonio chiamato D-ribulosio-5-fosfato. L’enzima che si occupa di tutto ciò è chiamato 6-fosfogluconato deidrogenasi.
  4. Nell’ultima reazione si ha la conversione di tale molecola chetonica in aldeidica, tramite la fosfopentosio isomerasi, con formazione di un D-ribosio-5-fosfato.

Fase non ossidativa

Questa fase consiste nella conversione del ribosio-5-fosfato appena ottenuto in glucosio-6-fosfato, nel caso in cui ce ne fosse bisogno.

Prima di tutto il ribosio viene epimerizzato a xilulosio-5-fosfato, caratterizzato dallo spostamento del gruppo ossidrilico sul C3 da “destra” a “sinistra”. A questo punto entra in gioco la transchetolasi: esso trasferisce i carboni 1 e 2 dello xilulosio su un aldosio accettore, direttamente sul carbonio 1 che vede il gruppo carbonilico ridotto ad ossidrilico, così da formare sedoeptulosio-7-fosfato. I restanti tre carboni dello xilulosio vengono ora rilasciati come gliceraldeide-3-fosfato.

Il secondo enzima è invece la transaldolasi: esso trasferisce un frammento a tre carboni dal sedoeptulosio alla gliceraldeide-3-fosfato prima formatasi formando fruttosio-6-fosfato e rilasciando un frammento a 4 carboni corrispondente all’eritrosio-4-fosfato.

A questo punto il fruttosio viene isomerizzato a glucosio-6-fosfato dalla fosfoesoso isomerasi e l’eritrosio può reagire con lo xilosio tramite la transchetolasi per ottenere un altro fruttosio-6-fosfato, e conseguentemente glucosio-6-fosfato. Viene inoltre rilasciata gliceraldeide 3P che con reazioni comuni alla gluconeogenesi diviene anch’esso glucosio.

Il controllo di tale meccanismo è affidato alle concentrazioni di NADP+: esso attiva allostericamente la glucosio-6-fosfato deidrogenasi. Quando le sue concentrazioni sono elevate è favorita la via dei pentoso fosfati, tramite attivazione dell’enzima; quando sono basse è favorita la glicolisi.

Fonte: David L. Nelson, Michael M. Cox – I principi di biochimica di Lehninger

Sono un assegnista di ricerca presso l'Università degli studi dell'Aquila. Al momento mi occupo dei meccanismi molecolari alla base della chemoresistenza. Credo che nell'era delle fast-news una chiara comunicazione scientifica sia fondamentale. Con Biopills mi metto in gioco per provare a fornire una chiave di lettura alle informazioni scientifiche, in primis a me stesso.

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