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Vertigini: cause, sintomi e trattamento

Il termine “vertigine” deriva dal latino vertigo -gĭnis che significa «capogiro» ed è una sensazione erronea di movimento del proprio corpo rispetto allo spazio (vertigine soggettiva) o di rotazione dell’ambiente circostante (vertigine oggettiva). Più che uno stato patologico, le vertigini possono essere considerate un sintomo che compare nelle disfunzioni del sistema vestibolare ed in altre patologie e sono note fin dall’antichità. 

Nelle opere di Ippocrate, la vertigine è menzionata più volte in riferimento alle ferite del capo o alla senescenza. Teofrasto di Efeso (371-287 aC), nel suo libro “Sulla Vertigine”, sostiene che l’origine  di questo sintomo sia legata a vapori o umori che producono all’interno del cervello una sorta di vortice. Il primo a collegare la sintomatologia vertiginosa ad una patologia dell’orecchio interno fu Prosper Ménièr, un medico francese, che nel 1861 si occupò del caso di una giovane donna che soffriva di vertigini.

Occorre distinguere tra vertigine, caratterizzata da una sgradevole sensazione di spostamento, e pseudovertigine (dizziness). Quest’ultimo è un disturbo aspecifico la cui comparsa non è collegata alla lesione di una precisa struttura anatomica, è caratterizzato da senso di sbandamento o instabilità durante la marcia, sensazione di testa vuota e sintomi pre-lipotimici (che precedono lo svenimento). È un’alterazione fugace, non rotatoria dell’equilibrio, ha frequentemente, ma non esclusivamente, un’origine psicogena. Le vertigini hanno un’incidenza di circa il 5-10% nella popolazione generale e raggiunge il 40% nei soggetti con più di 40 anni. Esse rappresentano il motivo più frequente, insieme alla lombalgia e alle cefalee, di accesso presso gli studi di medicina di base.

Classificazione delle vertigini

Le vertigini, oltre che distinguersi in soggettive e oggettive, vengono classificate anche in centrali e periferiche in base alla loro origine.

Le vertigini periferiche

Le vertigini periferiche sono legate a malattie del labirinto, hanno carattere rotatorio, insorgenza improvvisa, possono essere associate a nausea, vomito e tachicardia oltre che a disturbi uditivi (acufeni, ipoacusia), ma non sono mai associate a sintomi o segni neurologici.

Il labirinto è collocato anatomicamente all’interno dell’orecchio ed è costituito da tre canali semicircolari e da una struttura a forma di chiocciola. Possiede recettori per l’accelerazione lineare e angolare e fa parte del sistema vestibolare che ha un ruolo centrale nel mantenimento dell’equilibrio e nell’orientamento spazio-temporale.

Le funzioni del sistema vestibolare sono le seguenti:

  • raccogliere informazioni sulla posizione e sul movimento della testa e del corpo nello spazio;
  • trasmettere queste informazioni al sistema nervoso centrale che le elabora;
  • inviare i comandi motori ai muscoli scheletrici ed ai muscoli oculari.

È costituito da:

  • cinque recettori periferici collocati a livello del labirinto di ciascun lato (orecchio destro e orecchio sinistro);
  • nuclei vestibolari che ricevono i messaggi provenienti dai recettori periferici e che hanno numerose connessioni con il sistema nervoso centrale. Questi ricevono afferenze dal midollo spinale, dalla formazione reticolare pontina, dai nuclei vestibolari controlaterali e segnali inibitori dal cervelletto;
  • vie efferenti che partono dai nuclei vestibolari, raggiungono la corteccia, il cervelletto e i muscoli oculomotori e antigravitazionali.

I segnali vestibolari, dopo essere stati elaborati, possono comporre:

  • l’arco riflesso vestibolo-oculomotore per il quale un movimento rotatorio del capo determina un movimento uguale ma in direzione opposta dei bulbi oculari. La principale funzione di questo riflesso è quella di stabilizzare il campo visivo per meglio controllare l’ambiente; quando ciò non avviene correttamente la visione durante i movimenti della testa diviene confusa;
  • l’arco riflesso vestibolo spinale: il fascio vestibolo-spinale laterale ha un’azione eccitatoria sui motoneuroni dei muscoli estensori omolaterali del tronco e degli arti. Il fascio vestibolo-spinale mediale ha, invece, un’azione inibitoria ed eccitatoria sui muscoli estensori del collo bilateralmente. Il compito di questo riflesso è quello di rendere possibile il mantenimento della stazione eretta e il controllo postulare anche durante il movimento;
  • la via vestibolo-corticale permette la sensazione di orientamento spaziale;
  • le vie vestibolo cerebellari e quelle cerebello-vestibolari consentono la coordinazione dei movimenti e dell’equilibrio.

La finalità del sistema dell’equilibrio è quella di ottenere sia una statica che una dinamica ottimale con il minor dispendio energetico. Quando il labirinto di un lato diventa per patologia asimmetrico rispetto all’altro o tutti e due sono ipofunzionanti si hanno conseguenze sul riflesso vestibolo-oculomotore e su quello vestibolo-spinale.

tavola anatomica
Figura 1: vie per l’arco  riflesso vestibolo-oculomote e vestibolo spinale Tavole anatomiche (anatomia e fisiologia dell’apparato vestibolare dott.G. Attanasio)

Cause delle vertigini periferiche

Le cause periferiche di vertigini sono:

  • infiammazioni, causate da virus o batteri, del labirinto o del nervo vestibolare;
  • indurimento della membrana timpanica causata da infezioni ricorrenti o dall’età;
  • infezioni dell’orecchio causate dal virus Herpes zoster;
  • un’infezione cronica cistica (colesteatoma) dell’orecchio medio e/o della mastoide;
  • la presenza di otoliti liberi nei canali semicircolari.

Gli otoliti sono piccoli agglomerati di ossalato e carbonato di calcio inglobati in una matrice gelatinosa e posizionati in una precisa zona del labirinto chiamata macula. Hanno il compito di stimolare le cellule ciliate sensoriali dell’orecchio quando il capo cambia posizione; a seguito di traumi o infezioni possono distaccarsi e finire nei canali semicircolari del labirinto stimolandoli in maniera erronea. L’idrope linfatico, cioè la presenza di linfa nei canali semicircolari, causa la Malattia di Ménièr caratterizzata da episodi ricorrenti di vertigine, sensazione di pienezza auricolare e deficit uditivo.

Le vertigini centrali

Sono caratterizzate da senso di instabilità, insorgenza subdola, ridotta intensità, sono persistenti o sub-continue, non presentano vomito, raramente si associano disturbi uditivi ma sono presenti segni e sintomi neurologici.

Cause delle vertigini centrali

Le cause centrali di vertigini sono:

  • tumori dell’angolo ponto-cerebellare;
  • eventi cerebrovascolari (attacchi ischemici transitori, insufficienza vertebra basilare);
  • emicrania;
  • sclerosi multipla (in questa patologia possono comparire disturbi dell’equilibrio, comprese le vertigini, tali sintomi non si manifestano obbligatoriamente poiché la loro insorgenza dipende dalla regione anatomica compromessa dalla sclerosi)

Le classificazioni annoverano, oltre le vertigini centrali e quelle periferiche, un ulteriore gruppo di sindromi vertiginose caratterizzate da squilibrio neurogeno, disturbi psichiatrici, cause iatrogene (cioè conseguenti alla somministrazione di farmaci) e disturbi cardiogeni. Questo tipo di vertigini può manifestarsi nella cervico-artrosi o nel colpo di frusta cervicale, nelle tossicosi da farmaci o alcool, in alcune patologie cardiache e nelle sindromi ansiose. Lo stress e le tensioni psicologiche possono causare la comparsa di vertigini accompagnate dalla paura di perdere i sensi.

Queste sono riconoscibili perché si presentano in situazioni in cui si prova ansia o paura, non sono legate a cause fisiologiche e si manifestano più come senso di instabilità che vere e proprie vertigini. Va, inoltre, considerato che i soggetti che sperimentano la vertigine, qualunque sia la sua causa, possono provare ansia legata alla sgradevole sensazione che questo sintomo genera. La letteratura dimostra come dopo una neurite vestibolare (infiammazione del nervo), i pazienti sviluppino uno stato di ansia tre volte superiore rispetto al gruppo di controllo.

Diagnosi delle vertigini

La diagnosi delle vertigini non è semplice poiché queste possono essere legate a diverse condizioni patologiche. Per comprendere l’origine e la gravità di questo sintomo, per prima cosa il medico deve raccogliere scrupolosamente la storia clinica del soggetto (anamnesi). A tal proposito, sono stati elaborati dei brevi questionari che permettono di analizzare le caratteristiche della vertigine e dei sintomi associati. Dopo l’anamnesi è necessario condurre un esame obiettivo che rappresenta il primo passo verso l’individuazione della condizione che scatena gli episodi vertiginosi e che consiste nell’ispezione delle orecchie e in alcune prove per il nistagmo.

Il nistagmo è un movimento orizzontale, verticale o rotatorio, ritmico e involontario dei bulbi oculari che si succede in maniera rapida (definito anche “a scosse”) ed è composto da una deviazione lenta e da un ritorno rapido rispetto alla posizione normale. Può essere indotto, con tecniche di stimolazione in qualsiasi soggetto per scopi diagnostici, o può insorgere spontaneamente come fenomeno patologico a seguito di lesioni labirintiche e vestibolari, a imperfetta coordinazione o affaticamento dei muscoli estrinseci dell’occhio, a deficit visivo, o a lesioni delle vie centrali dell’oculomozione.

In corso di vertigine periferica, il nistagmo è tipicamente orizzontale mentre nella vertigine centrale è più frequentemente verticale. Nel 75% dei casi, la clinica e l’esame obiettivo sono sufficienti per formulare una corretta diagnosi. Nei restanti casi è necessario ricorrere all’utilizzo di esami strumentali come i test audiometrici, la videonistagmografia, l’elettronistagmografia, le prove termiche per l’orecchio, l’esame posturografico e gli esami di diagnostica per immagini come la TAC e la risonanza magnetica. Inoltre, può essere necessaria la visita cardiologica oltre alla valutazione dell’efficienza vascolare.

Il trattamento delle vertigini

La terapia delle vertigini può essere rivolta a curare la patologia di cui le vertigini sono un sintomo. Può essere un trattamento che agisca solo sul sintomo o una terapia riabilitativa che compensi un danno permanente attraverso lo sviluppo di funzioni vicarianti (si induce il compenso della funzione dell’equilibrio avvalendosi di tecniche di adattamento, di sostituzione recettoriale e in alcuni casi di tecniche di abitudine che hanno lo scopo di migliorare il controllo della postura e attenuare il sintomo).

Nel trattamento sintomatico si utilizzano farmaci che hanno un’azione depressiva sul sistema nervoso centrale, antiemetici e antistaminici, attivatori del microcircolo e diuretici osmotici in caso di forme idropiche. La betaistina viene frequentemente utilizzata nelle vertigini periferiche, è un vasodilatatore con scarse controindicazioni e modesti effetti collaterali, ha struttura farmacologica e proprietà simili a quelle dell’istamina (aumenta il flusso ematico a livello cocleare e vestibolare e riduce la trasmissione nei nuclei vestibolari).

Nelle forme vertiginose legate alla presenza di otoliti risultano efficaci particolari manovre effettuate dal medico, come quella di Semont che è la più utilizzata, che permettono di riportare gli otoliti nella sede fisiologica. Tra le tecniche riabilitative vi è la ginnastica vestibolare che consiste in semplici esercizi (ad esempio il movimento del capo condotto fissando un punto)  in grado di stimolare le funzioni vestibolari periferiche.

Conclusioni

Molte persone hanno sperimentato la sgradevole sensazione che provocano le vertigini. Questo sintomo è molto fastidioso ed espone, soprattutto gli anziani, al rischio di cadute. Tuttavia, scompare in maniera rapida molto frequentemente. Quando questo non accade è normale rivolgersi al medico nella speranza che si trovi al più presto la causa e la cura. Sperimentare la sensazione che il proprio corpo si muova nell’ambiente, anche stando fermi, o che la testa fluttui intorno al corpo produce effetti psichici che possono andare dalla semplice ansia all’attacco di panico. Queste reazioni psicologiche, insieme alla vertigine, provocano un abbassamento della qualità della vita. È raro che le vertigini siano sintomo di un problema grave. Tuttavia, quando sono accompagnate da forte mal di testa, febbre, visione doppia, perdita della vista o dell’udito, parestesie, dolore toracico e aritmie occorre consultare il medico poiché i sintomi citati possono segnalare la presenza di un problema neurologico o, in alcuni casi, di un infarto.

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