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Un lavoro da Biologo: il Graphic Designer Scientifico

Che prospettive di carriera si aprono ai laureati in Scienze della Vita cioè Biologi, biotecnologi e scienziati naturalisti?

Spesso e volentieri affrontano il proprio percorso di studi senza una reale cognizione di cosa li aspetti una volta ottenuto l’agognato titolo.

Molti sono gli ambiti nei quali possiamo dire la nostra, oltre alla ricerca scientifica. Lo scopo di questa rubrica è proprio quello di mostrarvi il mondo di opportunità che possiamo cogliere “là fuori”.

L’intervistata di oggi è Serena Diana Ghezzi che si occupa di comunicazione scientifica tramite i mezzi delle arti grafiche. Ci racconta della professione del graphic designer scientifico.

In che ambito è inserita questa figura

La scienza moderna è per costituzione legata a doppio filo alla propria comunicazione. Per portare avanti la più corposa e duratura impresa collettiva della storia umana, i ricercatori devono innanzitutto comunicare i propri risultati ai colleghi. Ciò permette di ripetere gli esperimenti per convalidarli, inoltre altri studiosi utilizzeranno le conoscenze condivise come punto di partenza per nuove ricerche. Non da ultimo, comunicare un proprio risultato permette di ottenere il doveroso riconoscimento della proficuità dei propri sforzi.

Comunicare la scienza non è importante solo all’interno della comunità scientifica ma anche verso l’esterno. L’intera società beneficia delle scoperte frutto della ricerca. Se non che i ricercatori non sono necessariamente dei buoni comunicatori e, sorprendentemente, non solo nei confronti del pubblico ma anche verso i loro pari. Ogni gruppo di ricerca, infatti, “parla la propria scienza”. A seconda dell’argomento studiato, della formazione e delle “conoscenze implicite” date dalle expertise tramandate localmente, due gruppi di ricerca possono non capirsi del tutto. Anche se usano gli stessi linguaggi, poiché essi significheranno per ciascuno qualcosa di diverso.

Insomma la mutua comprensione non è così immediata nemmeno tra gruppi di ricercatori. Considerando raggruppamenti di portata e complessità maggiore come centri di ricerca, università, enti e aziende, farsi capire diviene via via più complesso. Di pari passo aumenta però il beneficio in caso di successo. Molte fondazioni mettono, infatti, a disposizione finanziamenti per le linee di ricerca tramite appositi bandi. Per ottenere finanziamenti alla propria ricerca è essenziale riuscire a comunicarne l’importanza, l’originalità, le prospettive e le applicazioni alla commissione valutatrice. Spesso le fondazioni richiedono anche che venga programmato un piano di divulgazione efficace dei risultati per migliorare l’impatto della ricerca sulla società.

Le industrie private, in particolare quelle a carattere scientifico, non hanno certo le medesime difficoltà comunicative che spesso affliggono il mondo della ricerca. Il marketing è l’attività principe tra le funzioni aziendali che coinvolgono la comunicazione poiché essenziale per parlare ai clienti dei propri prodotti.

Anche il technology transfer è un ottimo esempio di come la comunicazione sia essenziale. Trattandosi del trasferimento di tecnologie innovative dall’accademia all’industria, oppure anche di tecnologie già collaudate verso nuovi ambiti di applicazione, permette di raccogliere i dividendi dell’applicazione di ricerche già effettuate.

La comunicazione scientifica può assumere numerose forme e avere diversi obiettivi. Abbiamo già trattato in questa sede di chi si occupa di redigere testi specialistici rivolti da esperti ad altri esperti, di chi in realtà aziendali medio-piccole gestisce la formazione scientifica del personale addetto alle vendite e produce materiale pubblicitario ad elevato contenuto tecnico-scientifico, come anche di chi si occupa invece di impersonare un’istituzione scientifica garantendone la presenza in rete e in luoghi non virtuali come fiere e festival per portarne avanti la missione agli occhi della società.

Se non che il linguaggio ha dei limiti nella capacità di rappresentare situazioni complesse che si possono facilmente superare ricorrendo alle immagini. La comprensione di un’immagine avviene in circa 13 millisecondi. È rapida – almeno 20 volte più veloce rispetto a quella di un testo – e internazionale poiché non ha bisogno di essere tradotta in alcuna lingua.

Un’immagine permette ai ricercatori di raffigurarsi a colpo d’occhio la forma di una proteina, oppure l’interazione tra molecole. Questo consente di risparmiare tempo ed energie mentali per immaginare passaggi mancanti da indagare o modifiche da tentare per ottenere dei risultati voluti.

Il graphic designer scientifico è appunto un professionista al contempo abbastanza versato in una o più discipline scientifiche e abile nell’utilizzo di strumenti di grafica digitale. Questa duplice natura gli consente di supportare le necessità di gruppi di ricerca, enti pubblici e privati di produrre contenuti comunicativi di natura grafica.

Il Graphic Designer Scientifico

Un grafico è chi si occupa di tipografia, impaginazione e packaging utilizzando, nel realizzare la grafica di un progetto, immagini (illustrazioni e fotografie) ma anche figure, colore, testi, forme e spazi.

Chi si occupa di produrre le illustrazioni (“visual”) da utilizzare in un progetto è la figura dell’Illustratore Scientifico, ruolo che sovente viene assunto dagli stessi graphic designer.

A meno che non sia inquadrato all’interno di grandi uffici di comunicazione di aziende biomedicali e farmaceutiche, il graphic designer scientifico è tipicamente un libero professionista che opera per clienti medio-piccoli come PMI, agenzie di comunicazione, start-up, gruppi editoriali, gruppi di ricerca o singoli ricercatori.

Per loro produrrà contenuti grafici per poster, presentazioni o per articoli scientifici, oppure dei “graphical abstract”, formato che viene sempre più richiesto dalle riviste scientifiche per comunicare a colpo d’occhio le principali scoperte contenute in un articolo o una review. Lavorare per questo genere di clientela e con questo tipo di progetti significa per un graphic designer scientifico dover sempre essere attivo nel procacciarsi nuovi incarichi e nuovi clienti. Le public relations sono quindi una parte importante del suo lavoro: mail di auguri per ricorrenze e festività, partecipazione ad eventi e militanza in associazioni sono tutti buoni pretesti per ricordare la propria figura e dare al cliente modo di manifestare le proprie richieste e necessità.

Dal momento che si tratta di una professione ancora non molto conosciuta e affermata è importante per un graphic designer scientifico far capire al cliente quali siano di lui necessità che possono essere risolte ricorrendo, appunto, a grafiche scientifiche. I primi incontri conoscitivi di solito avvengono direttamente dal cliente e servono al professionista soprattutto per spiegarsi e per individuare assieme a lui che tipo di prodotto grafico può servirgli, per fargli un preventivo in base alle ore previste di lavoro e per stabilire le tempistiche di consegna.

Da quel momento la sede del lavoro del graphic designer scientifico sarà casa propria, o dovunque possa portare il pc, e comincerà la parte pratica. Un’immagine vale mille parole, ma devono essere tutte giuste! Il graphic designer dovrà quindi aver chiari, dagli incontri col cliente e dal materiale che questi gli ha consegnato, i dettagli più fini dello specifico contenuto scientifico che deve rappresentare per non veicolare un messaggio errato.

Superato questo scoglio la strada è in discesa: una volta imparato l’utilizzo dei principali programmi di grafica (come Photoshop, Illustrator, InDesign e Power Point), di animazione (come TV Paint) e di animazione 3D (come Maya, Blender, Z-Brush o Rhinoceros) la creazione del contenuto grafico diviene un’operazione relativamente semplice, a patto di conoscere bene le regole della comunicazione in generale e del linguaggio grafico in particolare.

Il lavoro può essere compiuto e consegnato in remoto. Questo dà il vantaggio di poter differenziare la clientela senza riguardo a distanze nè a confini nazionali. Una grande differenza che è possibile notare tra la clientela internazionale e quella italiana è che la seconda è meno portata a esternalizzare la produzione di grafiche scientifiche. Solitamente la affidano a personale interno ai gruppi di ricerca, col risultato di avere minore qualità e tempi di produzione maggiori. Questa situazione permette al graphic designer scientifico di diversificare la clientela puntando, per il mercato italiano, ad altri settori rispetto a quelli della ricerca in ambito pubblico.

Chi lo può fare

Qualunque laureato in materie scientifiche può intraprendere questo percorso di carriera relativamente alla sua materia di interesse. Deve però approfondire le proprie abilità comunicative, grafiche e informatiche. Per evitare di farlo solamente tramite una lunga esperienza sul campo, può essere una scelta vantaggiosa sviluppare queste capacità seguendo percorsi di formazione specifici tenuti da chi, come Serena, questa esperienza l’ha già affinata.

Sicuramente avere un vissuto professionale legato ad ambienti di ricerca è un ottimo punto di partenza. Conferisce una conoscenza approfondita di un determinato ambito e i contatti professionali che diventeranno i futuri primi clienti. Le caratteristiche più necessarie e che più vengono messe in gioco sono l’empatia e l’intelligenza emotiva utili a rapportarsi con la clientela.

Cosa aspettarsi

È un lavoro senza una giornata tipo, molto eclettico. Richiede di essere estremamente mobili per poter incontrare i clienti in svariate occasioni sociali.

Una buona prassi è anche instaurare con loro un dialogo serrato per capire che tipo di persone sono. Con ogni cliente si cerca infatti di mantenere un rapporto il più possibile duraturo e il discrimine è dato sia dalle capacità sociali del professionista, sia da un normalissimo processo di selezione per affinità. “Piacciamo a chi ci piace”.

In ultimo, il dialogo con il cliente è utile anche per capire l’oggetto della loro ricerca che si avrà lo scopo di tradurre in immagine. Per lo stesso motivo è essenziale stare sempre sul pezzo riguardo alla scienza da rappresentare e alla tecnologia software da utilizzare.

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