Auto elettriche – Il futuro incubo del pianeta

Lo scandio e l’ittrio, insieme a 15 lantanoidi, compongono quell’insieme di elementi che definiamo terre rare, tutti elementi mediamente radioattivi e tossici. Il disprosio è uno dei più importanti tra essi ed è stato scoperto nel lontano 1886 come impurità e fino al 1950 non esisteva neanche un campione di disprosio puro. Il suo nome, derivante dal greco, significa “difficile da raggiungere“ e la dice lunga circa la sua rarità. Il suo impiego principale è nei magneti a base di neodimio, anche chiamati supermagneti. Questo tipo di magneti è indispensabile per i motori e i generatori delle turbine eoliche e dei veicoli elettrici nonché utile nei reattori nucleari. L’approvvigionamento alle terre rare sta diventando sempre più difficile soprattutto a causa della forte domanda e della loro, appunto, rarità.

Intervistato dal quotidiano Le Monde, il direttore dell’Observatoire du nucléaire Stéphane Lhomme ha dichiarato che “Certo, l’auto elettrica non inquina mentre si muove, ma inquina prima e dopo, e soprattutto sposta solo l’inquinamento.

Sempre in Francia, l’Agenzia per l’ambiente e l’energia Ademe ha pubblicato, lo scorso dicembre, un rapporto che paragona le emissioni complessive di un’auto elettrica con batteria agli ioni di litio a quelle di un’auto a benzina e di una diesel di segmento B (vale a dire vetture delle dimensioni della Fiat Punto o della Ford Fiesta).

Ebbene, stanti le tecnologie del 2012, l’auto elettrica esce dalla fabbrica avendo prodotto più CO2 di un’auto tradizionale, soprattutto a causa dell’estrazione dei metalli che compongono la batteria (la quale, da sola, causa il 35% delle emissioni complessive di gas serra nel ciclo di vita dell’auto).

Poi però recupera se alimentata con la corrente diffusa in Francia, derivante principalmente da centrali nucleari (che producono scorie radioattive, ma poca CO2). Immaginando un ciclo di vita di 150.000 km, una vetture elettrica a batteria produce nel complesso circa 10 tonnellate di CO2, una diesel 23 tonnellate e un’auto a benzina 27.

Se però si considera la corrente in uso in Germania, prodotta principalmente da combustibili fossili, le emissioni di CO2 dell’auto elettrica arrivano a circa 22 tonnellate, poco meno di quelle dell’auto diesel.

Ancora più sorprendente il paragone fra auto elettriche e termiche quando, invece della sola CO2, lo studio considera il consumo complessivo di energia primaria: in questo caso, “il consumo di energia primaria del veicolo elettrico, nell’intero ciclo di vita, è inferiore a quello di un veicolo a benzina ma leggermente superiore a quello di un veicolo a gasolio”, qualunque tipo di corrente si consideri (francese o tedesca, grafico in basso).

Meglio muoversi con un caro, vecchio diesel, allora?

Non proprio: lo studio della Ademe precisa che “il veicolo elettrico presenta un netto vantaggio su quello termico se si considera la qualità dell’aria locale”, per esempio in città, perché come detto l’inquinamento è “delocalizzato”.

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Cina e miniere – l’inquinamento esportato

Il mondo ha accusato la Cina di comportarsi come una potenza neo-coloniale, sfruttando le risorse africane, e di slealtà, quando ha diminuito l’esportazione di terre rare, ma Pechino ha davvero problemi di grave inquinamento e di eccessivo sfruttamento delle riserve. La Cina ha sfruttato le miniere producendo il 97% delle terre rare utilizzate nel mondo (la Mongolia interna ha circa l’87% dei giacimenti conosciuti di terre rare in Cina.).

Ora deve rendere la produzione eco-compatibile.

Una distesa di polvere nera, dove una volta c’erano campi di grano e granturco. Un lago di rifiuti liquidi bruni e inquinati, ampio 10 chilometri, che rischia di avvelenare il Fiume Giallo. Diffusa radioattività e la gente che si ammala di cancro e muore.

La “nuova corsa all’Africa”

Nella corsa per trovare nuove fonti di “terre rare” alternative alla Cina le ricerche di fonti alternative si stanno concentrando in Brasile, in alcuni Paesi asiatici, come il Vietnam, e in Australia.
L’Africa, continente che dispone di ricchezze minerarie ancora in gran parte inesplorate o non sfruttate, non poteva non rientrare in questa nuova corsa, che ha implicazione ecologiche, sociali, economiche e strategiche molto importanti per i futuri assetti geopolitici mondiali.

Al momento le ricerche si concentrano in Sudafrica, a Zandkopsdrift, nella regione di Namaqualand, nella provincia del Northern Cape. In Mozambico è stata annunciata la scoperta di un importante giacimento di disprosio. In Tanzania il deposito minerario di Wigu Hill.
Antimonio, berillio, cobalto, fluorite, gallio, germanio, grafite, indio, magnesio, niobio, metalli del gruppo del platino (MGP), tantalio e tungsteno vengono estratti dal Coltan della Repubblica Democratica del Congo.
Il coltan ha l’aspetto i sabbia nera ed è una combinazione tra colombite e tantalite. La percentuale di quest’ultima è quella che determina il prezzo: un prezzo decisamente troppo alto…

L’energia pulita’ al 100% non esiste e mai esisterà

Possiamo allora pensare a fonti davvero alternative e rinnovabili (perlomeno in differenza di fattori di grandezza)?

Anche se è difficile rispondere quando, è facile prevedere che un giorno Ci riusciremo. E’ la volontà politica che sposta il ‘quando’, non investendo nella ricerca e soprattutto disincentivando le tecnologie alternative già esistenti (anche se è giusto normarle rigidamente per evitare obbrobri) incentivando ancora le combustioni di carbone e di idrocarburi.

Di certo non possiamo e vogliamo chiudere dall’oggi al domani migliaia di stabilimenti o milioni di industrie dell’indotto degli idrocarburi o del settore minerario ma già non incentivare tali piani industriali, destinando quei fondi sulla ricerca e sulla detassazione per le energie rinnovabili, già non sarebbe poco. Per come è strutturata la rete energetica oggi nessun grosso impianto di produzione da rinnovabile (non in maniera significativa) può essere collegato in rete senza evitare picchi di accumulo di corrente elettrica deleteri per la rete fisica.

I lavori più promettenti al momento sono i motori a combustione d’idrogeno (da rinnovabili o biomasse) e le LERN (low energy nuclear reaction) con celle elettrolitiche.

La combustione di idrogeno (non di HHO) permette di non avere emissioni nocive e, cosa importantissima, di stoccare energia: cosa oggi possibile solo con batterie o altri artifici raramente convenienti(grandi quantità d’acqua, molto sole).

Anche rivedere il concetto di mobilità, di spazi e di città alla luce delle nuove esigenze sarebbe utile.

Parlando di batterie e di auto elettriche non abbiamo neanche approfondito su come poi la corrente debba essere prodotta per non incidere ulteriormente sull’impatto ambientale, abbiamo ‘solo’ parlato dell’ impatto della produzione, delle batterie e della meccanica: un’auto che inquina da ferma qualcuno ha osato dire, riassumendo il pensiero di certa greeneconomy.

Anche ammesso di usare energia nucleare, e di non voler tener conto delle scorie nucleari, l’impatto ecologico di un auto a batterie è forse superiore a quello di una vettura diesel.
Ricordatevi di questi dati la prossima volta che sentirete qualcuno parlare di auto elettriche e di futuro.

….e lo smaltimento?

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