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Taxa Lazzaro: la ricomparsa di specie estinte

Capita che una specie ritenuta estinta ricompaia nei record fossili di un’era più recente rispetto a quella della sua estinzione. La ricomparsa delle specie è detta “effetto Lazzaro” [1-2].

Cos’è un taxon Lazzaro

Un taxon (taxa al plurale) è una categoria tassonomica o entità biologica di qualsiasi livello, come ad esempio Apis mellifera (specie) o Mammalia (classe). Quando ci si riferisce ad un taxon con l’appellativo di “Lazzaro” si indicano due possibili situazioni. Dal punto di vista paleontologico un taxon Lazzaro è un’entità che scompare dai fossili per poi riapparire in strati più recenti. Tuttavia, è frequente trovare dei gap all’interno dei record fossili, ossia delle lacune temporali più o meno ampie tra fossili appartenenti allo stesso taxon. Queste solitamente si riferiscono ad alcune migliaia di anni. Quando si parla di “effetto Lazzaro” si intendono ricomparse in record fossili di alcuni milioni di anni successivi al primo rilevamento.

Per quanto riguarda l’ecologia, un taxon Lazzaro è una specie che si credeva essere estinta per poi essere riscoperta. Il termine è stato coniato da Karl Flessa e David Jablonski nel 1983 e si rifà al passo biblico in cui Gesù riportò in vita Lazzaro. L’esigenza di coniare questo termine deriva dalla difficoltà di attestare l’effettiva scomparsa di una specie o la sua scomparsa da una determinata area, soprattutto se quella specie occupa una nicchia effimera o è di per sé rara.

Ovviamente, non si tratta realmente della ricomparsa di una specie estinta, bensì di un errore interpretativo umano. Ci sono due possibili spiegazioni di questo fenomeno, l’estinzione locale e il campionamento insufficiente.

Estinzione locale

Con estinzione locale si intende la scomparsa di un taxon dall’area geografica di studio. Un taxon può essere considerato estinto dalla comunità scientifica poiché, nei siti dove vengono spesso rinvenuti fossili dell’organismo in questione, ad un certo punto della storia geologica i resti scompaiono. Successivamente però, si ritrovano fossili dello stesso organismo in un sito diverso e in una stratificazione più recente.

Questo indica che quel taxon si è estinto solo localmente ma non completamente in quanto sopravvissuto nel tempo in una zona geografica diversa. Questo discorso è applicabile non solo ad organismi antichi ma anche moderni. Infatti, la scomparsa di una specie dal suo habitat, a maggior ragione se rara, può decretarne l’estinzione nonostante essa sopravviva ancora in ambienti inesplorati o poco conosciuti. Solo in un secondo momento, esplorando queste nuove aree si ritroveranno gli organismi dati per estinti.

Campionamento insufficiente

Questo è il secondo motivo che porta alla riscoperta di un taxon considerato estinto. La formazione dei fossili è infatti un fenomeno molto particolare e molto spesso le condizioni ambientali a cui l’organismo è esposto non ne permettono la corretta fossilizzazione. In generale, affinché un organismo vada incontro al processo di fossilizzazione c’è la necessità che i resti vengano fin da subito protetti da agenti bio-fisici che ne comprometterebbero l’integrità.

Può dunque essere che dalla data dell’ipotetica estinzione a quella della ricomparsa si siano verificate una serie di condizioni per le quali il processo di fossilizzazione non si è potuto sviluppare provocando un gap nei record fossili per il taxon studiato. Gli organismi hanno quindi continuato ad esistere senza tuttavia lasciarci tracce sotto forma di fossili [4]. Il campionamento insufficiente può anche essere riferito alle specie odierne, laddove la specie è composta da un numero esiguo di individui o occupa habitat poco accessibili all’uomo.

Infine, durante l’estinzione di massa del Permiano-Triassico, avvenuta 252 milioni di anni fa e che portò all’estinzione del 96% della biodiversità marina e del 70% dei vertebrati terrestri, si è verificato un diffuso effetto Lazzaro [5]. Infatti, molti taxa ritenuti estinti durante questo evento sono poi stati riscoperti in fossili più recenti. Questo può essere spiegato dall’estrema esiguità di individui sopravvissuti all’estinzione; la scarsità di organismi ha dunque abbassato notevolmente la probabilità di lasciare tracce fossili.

Riscoperta di specie odierne

Rana di vetro

rana di vetro
Rana della famiglia Centrolenidae

Queste rane, appartenenti alla famiglia delle Centrolenidae, hanno la caratteristica di avere la pelle ventrale traslucida, il che permette di vedere gli organi dell’anfibio. L’8 Gennaio 2020, sui pendii boliviani delle Ande, un team di ricercatori ha avvistato un esemplare appartenente alla specie Nymphargus bejaranoi [6] dopo circa 18 anni dall’ultimo avvistamento. Questa rana, nota con il nome di Rana boliviana di Cochran, come altre specie della famiglia Centrolenidae, è ormai diventata molto rara e a rischio di estinzione.

I tre esemplari rivenuti saranno ora al centro di un progetto di conservazione della biodiversità con la speranza di far riprodurre queste rane per aumentarne la popolazione. N. bejaranoi rappresenta quindi un caso in cui la specie era considerata estinta, quantomeno localmente, a causa della sua rarità che non ha permesso ai ricercatori di avvistarla per quasi due decenni.

Takahē

Il takahē, Porphyrio hochstetteri, è un uccello appartenente all’ampio ordine dei gruiformi tipico della Nuova Zelanda. Questa specie è attualmente a rischio di estinzione (IUCN, Red List of Threatened Species) ma era stata considerata definitivamente estinta già nel 1898. Tuttavia, un’attenta ricerca condotta nelle Murchison Mountains (Isola del Sud, Nuova Zelanda) nel 1948 ha fatto sì che questa specie venisse riscoperta. In questo caso, la presunta estinzione del 1898 è stata causata dalla cattura e dalla caccia che l’uomo ha condotto verso questi uccelli.

Riscoperta di specie fossili

Monoplacofori

Quella dei monoplacofori è una classe di molluschi inizialmente conosciuta solo attraverso i fossili del Cambriano e del Devoniano e dunque ritenuta estinta da circa 380 milioni di anni; essa fu tuttavia riscoperta nel 1957 [7]. Nell’occasione furono rinvenuti alcuni esemplari nei mari della Costa Rica a circa 3370 m di profondità. Attualmente si conoscono una trentina di specie piuttosto ubiquitarie delle profondità marine. Nel Mediterraneo, anche se molto raro, è presente il genere Veneropilina.

Disegno di un placoforo

Schinderhannes bartelsi

Si tratta di una specie di artropode estinta inizialmente nota solo grazie a fossili del basso Devoniano (400 milioni di anni fa). In un secondo momento però, si sono trovati resti di S. bartelsi [8] in rocce del Cambriano (540-480 milioni di anni fa). Ciò ha anticipato la comparsa di questi organismi di quasi 100 milioni di anni. Questi artropodi ancestrali avevano una morfologia poco presente oggi, con un esoscheletro segmentato, arti adatti al nuoto e occhi composti fissati su appendici. Questo caso rappresenta comunque un esempio di effetto Lazzaro, seppur in qualche modo ribaltato, in quanto si è scoperto un enorme gap nei record fossili anche se essi precedono e non seguono la scoperta originale.

Conclusione

L’effetto Lazzaro è dunque un fenomeno ricorrente e come detto è dovuto ad una fondamentale mancanza di documentazione. Ciò deve essere uno stimolo per la continua ricerca ed esplorazione di aree geografiche ancora poco conosciute e per il continuo studio dei reperti fossili.

Referenze

1. D. Jablonski (1986). Background and Mass Extinctions: The Alternation of Macroevolutionary Regimes, Science
2. M. Dowson (2006). Laonastes and the “Lazarus Effect” in Recent Mammals, Science
3. R. Ladle, R. J. Whittaker (2011). Conservation Biogeography. John Wiley & Sons. [p. 61]
4. P. Wignall, M. Benton (1999). Lazarus Taxa and Fossil Abundance at Times of Biotic Crisis, Journal of the Geological Society
5. S. Sahney, M. Benton (2008). Recovery from the most profound mass extinction of all time, Proceeding of  the Royal Society B
6. Glass frogs reappear in Bolivia after 18 years, Phys.org
7. H. Lemche (1957). A New Living Deep-Sea Mollusc of the Cambro-Devonian Class Monoplacophora, Nature
8. G. Kühl, D. Briggs, J. Rust (2009). A Great-Appendage Arthropod with a Radial Mouth from the Lower Devonian Hunsrück Slate, Germany. Science

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