Talassemia: cos’è e come trattarla

Le talassemie sono un gruppo di anemie emolitiche ereditarie caratterizzate da un difetto nella sintesi dell’emoglobina, proteina responsabile del trasporto dell’ossigeno all’interno del nostro organismo. Il nome “talassemia” deriva dal greco “thàlassa” (mare) e “àima” (sangue) ed è stato scelto per via della notevole diffusione di questa patologia nell’area del bacino del mediterraneo. Ne esistono diverse forme ma la più diffusa è la β-talassemia, dovuta ad anomalie quantitative della sintesi della catena β dell’emoglobina. La diagnosi si basa sull’osservazione clinica e la conferma diagnostica si ottiene tramite analisi cliniche e biochimiche della quantità e del tipo di catene globiniche presenti nel sangue (esame emocromocitometrico ed elettroforesi dell’emoglobina) accompagnate poi dalla conferma molecolare mediante l’analisi genetica.

Si stima che in Italia ci siano circa 7.000 pazienti affetti da questa patologia. La regione più colpita è la Sicilia seguita dalla Sardegna, mentre per quanto riguarda le altre regioni italiane la prevalenza è pressoché simile.

Classificazione delle anemie

L’ANEMIA, per definizione, è la condizione in cui abbiamo una diminuzione del valore dell’emoglobina plasmatica (ottenuto con l’emocromo). Possiamo classificare le anemie sulla base di due parametri:

  1. MCV (volume corpuscolare medio)
  2. MCH (contenuto corpuscolare medio di emoglobina)

Andremo a definire “microciti” i globuli rossi più piccoli e “macrociti” quelli più grandi rispetto a quelle che dovrebbero essere le dimensioni fisiologiche mentre con il termine “ipocromico” definiremo un basso contenuto di emoglobina. Analizzando i valori di MCV e MCH possiamo definire la β-talassemia un’anemia ipocromica microcitica, una situazione dove il globulo rosso oltre ad essere più piccolo del normale contiene poca emoglobina.

Indipendentemente dal quadro clinico, quali possono essere le cause di anemia?

  • Alterata eritropoiesi midollare (anemia sideropenica, megaloblastica, aplasia del midollo)
  • Anemie post-emorragiche (da trauma, intervento)
  • Anemie emolitiche (rottura dei globuli rossi per cause intra- o entra-globulari) di cui fanno parte le talassemie

Emoglobina ed emoglobinopatie

L’emoglobina è costituita da due componenti: globina e gruppo eme. La globina è costituita a sua volta da quattro catene polipeptidiche uguali a due a due, ognuna delle quali contiene al suo interno un gruppo eme importante per il legame con l’ossigeno. La sintesi dell’eme, o sintesi porfirinica, avviene a partire da glicina e succinil-CoA ad opera dell’amminolevulinico-sintasi (ALA) che ha localizzazione mitocondriale. Nell’adulto affinché l’emoglobina funzioni, è necessario che la globina possegga due catene α e due β (rimane in piccola concentrazione una catena δ). In alcune patologie non si arriva a formare delle emoglobine normali → emoglobinopatie, di cui la più importante è la talassemia (mutazioni a livello dei geni che codificano per le catene α o le catene β). Si tratta di alterazioni non soltanto qualitative, ma anche quantitative. Può infatti accadere che delle catene non vengano sintetizzate per niente.

Clinica delle anemie

Quali sono i sintomi che possono accendere un campanello d’allarme?

  • Astenia, stanchezza e debolezza fisica (minor apporto di ossigeno ai tessuti, il nostro organismo compensa con l’aumento della frequenza cardiaca, tachicardia, facile affaticamento), difficoltà di concentrazione
  • Pallore (riduzione del normale colorito di cute e mucose)
  • Vertigini, cefalea (molto frequente)
  • Dispnea, sensazione di mancanza di respiro
  • Aumento dell’irritabilità
  • Disturbi del sonno con conseguente sonnolenza, crampi notturni (si potrebbe erroneamente pensare ad un deficit di potassio ma in realtà questi sono determinati da mancanza di ossigeno a livello muscolare)
  • Lesioni della cute e della mucosa del cavo orale
  • Caduta dei capelli

I sintomi possono essere diversi e il quadro clinico variabile. L’entità dei sintomi dipende anche dall’età, nell’anziano con comorbidità o per esempio nel cardiopatico, perdere un punto di emoglobina ha un impatto sicuramente maggiore, nel giovane magari può passare inosservato. Quando i sintomi si presentano, tuttavia, possono anche essere invalidanti nella vita quotidiana.

Talassemia vs Anemia ferro carenziale

Abbiamo detto che sulla base del valore dei parametri MCV ed MCH possiamo definire la β-talassemia un’anemia ipocromica microcitica. Dobbiamo fare però attenzione poiché allo stesso modo possiamo definire ipocromica microcitica anche l’anemia ferro carenziale (anemia sideropenica). In entrambi i casi, troveremo infatti globuli rossi più piccoli del normale e che contengono poca emoglobina, ma mentre nell’anemia sideropenica questo è dovuto ad un deficiente apporto dietetico o assorbimento di ferro, un aumentato fabbisogno o una deficiente utilizzazione (es. ciò che può accadere in seguito ad un’infezione), nella β-talassemia il problema è dato da una mutazione genetica che fa in modo che la catena β dell’emoglobina non sia sintetizzata in maniera fisiologica e questo porta ed emolisi.

Ma allora come possiamo distinguere tra loro queste due forme di anemia? Andando a studiare l’assetto marziale (sideremia, ferritina, transferrina).

  • Anemia sideropenica → basso contenuto di ferro, ferritina bassa
  • Talassemia → alto contenuto di ferro

Trattamento

La β-talassemia è compatibile con la vita. Il problema sorge quando siamo in presenza di un’anemia di tipo omozigote (le catene β non vengono sintetizzate per niente → β-talassemia major o morbo di Cooley). In questo caso bisogna per forza fare delle trasfusioni di sangue. In questo modo trasferiamo però anche ferro che va ad accumularsi a livello tissutale e degli organi causando emosiderosi ed emocromatosi e quindi danni epatici gravi. Per questo oggi si sta cercando un modo per debellare il ferro dal sangue per filtrazione. I globuli rossi vengono sintetizzati nel midollo osseo, ma si tratta di globuli rossi difettosi che non trasportano adeguatamente ossigeno ai tessuti.

Questo fa si che venga attivato il sistema di compensazione dell’eritropoietina (EPO), che va a sua volta a stimolare la produzione di globuli rossi anomali che non portano ossigeno a livello periferico. Questo può comportare un’espansione del midollo osseo, alla base di caratteristiche deformità del cranio e del volto e una condizione di osteopenia grave oltre che un aumentato assorbimento di ferro. L’unica terapia risolutiva è rappresentata dal trapianto di midollo osseo o di cellule staminali da donatori compatibili.

Per concludere

La talassemia è frequente nell’area mediterranea e spesso si manifesta in maniera tranquilla, nel senso che come abbiamo detto la β-talassemia è compatibile con la vita e non necessita di trasfusioni (pur andando ad impattare negativamente sulla qualità della vita del paziente). Diventa un problema nel momento in cui due soggetti β-talassemici concepiscono un figlio perché in questo caso il figlio non avrà una sola catena difettosa ma due. Quindi, quando ci troviamo di fronte ad un quadro di anemia microcitica dobbiamo capire innanzitutto se l’emocromo è alterato da tempo, poi se i due genitori hanno lo stesso problema e possiamo sospettare un problema di tipo genetico e quindi talassemia, altrimenti quello che rende il globulo rosso più piccolo del normale per alterazione della produzione di emoglobina lo potremmo associare ad una carenza di ferro.

Collegamenti esterni

Referenze

  • Olivieri NF The β-talassemias N Engl J Med 341, 99-109, 1999
  • Giardini C Treatment of beta-thalassemia Curr Opin Hematol 4, 79-87, 1997
  • Olivieri NF, Brittenham GM, McLaren CE et al Long-term safety and effectiveness of iron-chelation therapy with deferiprone for thalassemia major N Engl J Med 339, 417-23, 1998
  • Lucarelli G, Giardini C, Angelucci E Bone marrowe transplantation in thalassemia, in JN Winter, Bllod steam cell transplantation, Boston, Kluwer Academic 1997, 305-15
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