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Switch cerebrale: Il cervello può supplire alle sue stesse mancanze?

Switch cerebrale: “Si tratta di un caso unico nel suo genere”, spiega Andrea Marini. Ma andiamo per ordine. Il cervello può supplire alle sue stesse mancanze? Possono cambiare la vita di un individuo in un istante a seconda della loro gravità e delle loro conseguenze e sono definibili con varie espressioni, da lesione o danno cerebrale, fino a trauma cranico e costituiscono uno dei problemi maggiori per la sanità. Non è infatti un caso che le cifre di incidenza siano allarmanti, tanto che negli Stati Uniti ogni anno l’intervallo delle persone colpite è tra le 80000 e le 90000 unità.

Dal momento che è molto improbabile uscire completamente indenni dall’impatto di un trauma neurologico, il range dei possibili deficit cognitivi conseguenti si articola tra quelli attentivi, mnestici o linguistici, oppure riguardanti movimento, funzioni esecutive o percezione.
È però possibile che il cervello possa riorganizzarsi quando deve fronteggiare problematiche di questo tipo?

La ricerca ipotizza un meccanismo compensatorio cerebrale

I ricercatori dell’Università di Udine, di Torino e del Centro per il recupero cognitivo Puzzle possono offrire una risposta a questo quesito attraverso uno specifico caso clinico di switch cerebrale. Il paziente analizzato è un ragazzo di ventiquattro anni di origini rumene, giunto all’età di sette in Italia, dove ha imparato l’italiano divenendo così bilingue.

All’età di diciannove anni è stato coinvolto in un incidente stradale a seguito del quale è stato in coma per venti giorni; l’accaduto gli aveva infatti causato un edema, un’emorragia subaracnoidea e una compressione del ventricolo laterale nell’emisfero cerebrale sinistro. Il paziente era dunque afasico vista la specifica zona lesionata e aveva una netta compromissione motoria.

Grazie al trasferimento al centro di riabilitazione cognitiva Puzzle, egli ha effettuato una terapia verbale con lo scopo di recuperare competenze linguistiche di natura semantica, sintattica e morfologica tramite compiti di fluenza verbale o descrizione di immagini, sia oralmente che in forma scritta.

Dalla riabilitazione alla scoperta: lo switch cerebrale

I risultati della terapia dimostrano un incompleto ma significativo recupero di entrambe le lingue, nonostante le lesioni cerebrali con una successiva dilatazione ventricolare.
Ciò suggerisce che sia possibile un recupero linguistico successivo all’ampliamento dei ventricoli, impossibile a livelli ottimali però col solo utilizzo dell’emisfero sinistro, se lesionato.
La lentezza, comunque efficace, di tale ripristino segnala una progressiva conferma dell’ipotesi che l’emisfero destro abbia la possibilità di condurre a una padronanza non totale, ma comunque di buon livello del linguaggio.

Attraverso l’uso della risonanza magnetica funzionale è stato anche possibile notare l’attivazione della aree implicate in compiti linguistici, trovando quindi riscontro di questo particolare switch di competenze da un emisfero malato a un sano.

Una ricerca che indirizza verso una nuova riabilitazione

Sembra dunque che il cervello abbia la capacità di riorganizzarsi per compensare danni e mancanze. In particolare, nel caso di afasia dovuta a danno dell’emisfero sinistro, il destro, se stimolato, può fungere da strumento per recuperare il linguaggio altrimenti perso.

Tale scoperta non ha un potere solo teorico, ma potrebbe migliorare i percorsi riabilitativi neurali legati alle facoltà cognitive: la maggiore conoscenza delle potenzialità del cervello potrebbe infatti indirizzare in modo sempre più personalizzato le tecniche di riabilitazione, concentrandole sugli specifici circuiti implicati nelle lesioni o sulle modalità di sviluppare abilità compensatorie per quelle perse.

Fonti: Marini A., Galetto V. Tatu K., Duca S., Geminiani G., Sacco K., Zettin M., (2016), Recovering two languages with the right hemisphere, Brain and Language, vol. 159, pp. 35-44.

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