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Spinosauro: il più grande dinosauro carnivoro

Lo spinosauro è il predatore terrestre più grande mai esistito e con i suoi circa 15 metri di lunghezza e la sua enorme vela dorsale superava in dimensioni ogni altro grande dinosauro carnivoro[1, 2]. Fin dalla sua scoperta, lo spinosauro (Spinosaurus aegyptiacus) è stato indicato come uno dei dinosauri più peculiari mai scoperti e ha destato scalpore nella comunità scientifica per le numerose evidenze scientifiche che dimostrano come fosse l’unico dinosauro conosciuto a presentare degli inequivocabili adattamenti alla vita semi-acquatica[2, 3]. Le ricerche paleontologiche sui fossili di spinosauro, anche se difficoltose, hanno gettato nuova luce su aspetti finora oscuri dell’evoluzione dei dinosauri.

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Fossili di spinosauro e bombardamenti

Il primo fossile di spinosauro è stato descritto dal paleontologo tedesco Ernest Freiherr Stromer Van Reichenbach, partendo da alcuni resti rinvenuti nel deserto del Sahara nei primi del Novecento[1, 4].

I frammenti erano in gran parte incompleti e comprendevano:

  • parte della mascella inferiore, con alcuni denti che misuravano più di 70 cm;
  • vertebre cervicali, dorsali e sacrali e una sola vertebra caudale;
  • coste toraciche;
  • gastralia, cioè ossa presenti nella porzione ventrale di alcuni dinosauri e di qualche rettile odierno;
  • nove caratteristiche spine neurali che hanno dato il nome alla specie, con la più lunga che misurava addirittura 1,65 metri[4]!

Di questo primo esemplare scoperto, però, ad oggi non rimane nulla, in quanto fu distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale: nella notte tra il 24 e il 25 aprile 1944, gli aerei britannici bombardarono Monaco di Baviera, distruggendo la città e il museo in cui erano conservati questi e molti altri reperti paleontologici[3, 4].

Per questo motivo, dei primi resti scoperti dello spinosauro rimangono soltanto una fotografia e dei dettagliati disegni fatti da Stromer a corredo della prima descrizione dell’esemplare[3, 4].

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spinosauro spine
Riproduzione dei resti fossili di spinosauro scoperti da Stromer. (di Ryan Somma, Wikimedia Commons, CC BY 2.0)

Che aspetto aveva lo spinosauro?

La ricostruzione dell’aspetto dello spinosauro è risultata molto complessa fin dai suoi primi ritrovamenti a causa della scarsità dei resti disponibili. Apparve però chiaro fin da subito che si era di fronte ad un grande dinosauro predatore unico nel suo genere.

All’inizio, Stromer descrisse l’esemplare sulla base di conoscenze derivanti da altri grandi teropodi (ossia dinosauri bipedi predatori) e ottenne un enorme dinosauro, simile ad esempio al Tyrannosaurus rex, ma dotato di una caratteristica vela dorsale[3, 4].

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Le prime stime sulle dimensioni furono sensazionali e si calcolò una lunghezza complessiva di addirittura 18 metri[5]! Oggi sappiamo però che questi dati furono fin troppo esagerati e, grazie alle attuali e più complete conoscenze, siamo stati in grado di capire che lo spinosauro adulto raggiungesse i 14/15 metri di lunghezza, superando di poco altri teropodi come il T. rex[1, 2].

La nostra comprensione dello spinosauro è andata via via aumentando nel corso degli anni, grazie agli studi svolti su esemplari più completi di questa specie, scoperti tra Egitto, Marocco, Algeria e Tunisia. Questi reperti hanno aggiunto un crescente numero di tasselli alla ricostruzione di quello che si è rivelato essere uno dei dinosauri più atipici in assoluto.

Forma del cranio e degli arti

Dall’analisi di resti fossili del muso scoperti recentemente si è capito che lo spinosauro era molto diverso dalla prima rappresentazione fatta da Stromer, che nel 1915 ne descrisse il cranio come corto e massiccio, simile a quello di altri dinosauri predatori. Adesso, invece, sappiamo che il cranio dello spinosauro era di forma allungata e sottile[5].

L’enorme predatore possedeva inoltre denti conici non seghettati e narici poste in posizione molto arretrata rispetto alla punta del rostro, verosimilmente per consentire all’animale di immergere il muso mantenendo le vie respiratorie a contatto con l’aria[6]. Inoltre, sul muso c’era un gran numero di forami, ossia strutture simili a quelle che negli odierni coccodrilli ospitano terminazioni nervose per la percezione del movimento delle prede in acqua[7].

Le zampe posteriori erano molto corte rispetto alle dimensioni del corpo, a differenza di quelle degli altri teropodi. La postura dello spinosauro è ancora oggetto di dibattito, anche se si pensa che fosse comunque bipede[8]. Le falangi delle dita erano larghe e piatte come nei palmati moderni (ad esempio cigni e anatre), così da permettere agili movimenti in ambienti acquatici[8]. Gli arti anteriori erano grandi e robusti, con mani a tre dita dotate di artigli che servivano probabilmente per trattenere gli scivolosi pesci di cui si nutriva[8].

La grande vela dorsale

La caratteristica forse più distintiva dello spinosauro è probabilmente la presenza delle lunghe spine neurali. Nel tempo sono state avanzate varie ipotesi per spiegarne la funzione. Ad oggi, secondo la teoria più accreditata, queste strutture ossee erano ricoperte strettamente dalla pelle a formare una grande vela dorsale che serviva per la termoregolazione[8, 9]. L’ampia superficie della struttura, infatti, avrebbe potuto essere utilizzata per regolare l’assorbimento e il rilascio di calore e, di conseguenza, la temperatura corporea dell’animale[8, 9].

Tuttavia, questa vela poteva anche essere usata per la comunicazione tra gli spinosauri, ad esempio durante la stagione degli amori, oppure poteva servire a stabilizzare l’animale in acqua[8, 9]. Numerosi indizi hanno inoltre portato a pensare che Spinosaurus aegyptiacus avesse abitudini semi-acquatiche, ma quella che potrebbe essere la prova definitiva a conferma di questa ipotesi è arrivata solo di recente, grazie a un’altra rivoluzionaria ricerca.

La coda dello spinosauro e la vita semi-acquatica

Uno studio svolto nel corso di diversi anni e che si è guadagnato la copertina del numero di Nature del 7 maggio 2020 ha confermato la natura semi-acquatica dello spinosauro. Questo articolo descrive le analisi svolte su nuovi fossili della specie venuti alla luce dalle sabbie del deserto nordafricano[8, 10].

Di particolare importanza si rivelarono i resti della coda dell’animale: per la prima volta si sono infatti avuti a disposizione numerosi frammenti di questa parte del corpo, che fino a quel momento era stata immaginata come identica a quella degli altri dinosauri.

Dopo una meticolosa opera di ricomposizione dello scheletro da parte dei paleontologi, si scoprì che le vertebre della coda possedevano anch’esse delle spine neurali allungate, più sottili rispetto a quelle del dorso[2, 8, 10]. Si capì dunque che la coda dello spinosauro era pinnata e veniva utilizzata dal dinosauro come una sorta di remo che gli permetteva di nuotare attivamente, forse anche in immersione[2, 8, 10].

Questo studio sembrerebbe quindi confermare tutte le speculazioni fatte nel corso degli anni riguardo alla doppia vita, terrestre e acquatica, dello spinosauro, che sarebbe dunque il primo dinosauro in cui si siano osservati tali adattamenti.

spinosauro coda
Rappresentazione artistica di S. aegyptiacus (di Gustavo Monroy-Becerril, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0)

Paleoecologia dello spinosauro

L’abbondanza di fossili di animali acquatici provenienti dalle formazioni cretaciche del deserto nordafricano suggerisce che l’ambiente in cui viveva S. aegyptiacus fosse in gran parte costituito da aree ricche di fiumi[1, 2, 12]. Nel tardo Cretaceo, più di 100 milioni di anni fa, lo spinosauro popolava vasti ambienti fluviali ed era in grado di spostarsi sia a terra che in acqua, un po’ come i coccodrilli moderni[11, 12].

Un fatto ormai acclarato è che lo spinosauro si cibasse prevalentemente di pesci. Un’importante prova paleontologica a supporto di tale ipotesi è la scoperta di un cranio parziale di S. aegyptiacus con incastonata tra i denti una vertebra appartenuta ad un pesce a lui contemporaneo[5].

La tecnica di pesca dello spinosauro era forse simile a quella di alcuni uccelli odierni, come gli aironi[5]: il dinosauro immergeva il muso in acqua lasciando fuori le narici e attendeva che un pesce passasse nelle sue vicinanze; a quel punto lo catturava con le lunghe fauci e lo tratteneva con i grandi artigli delle zampe anteriori[8, 11, 13].

Il fatto che la sua dieta comprendesse soprattutto animali acquatici permetteva allo spinosauro di non entrare in competizione con gli altri grandi carnivori, che invece cacciavano prevalentemente prede terrestri. È comunque provato che, almeno occasionalmente, lo spinosauro si nutrisse anche di creature terrestri[8, 11, 13].

spinosauro acquatico
Ricostruzione paleo-artistica di S. aegyptiacus nel suo ambiente insieme ad altri grandi carnivori dell’epoca (di Andrew McAfee, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)

Conclusioni

Lo spinosauro è, sulla base delle attuali conoscenze, il carnivoro più grande che sia mai comparso sulla Terra e le sue caratteristiche uniche ne fanno il solo dinosauro conosciuto perfettamente adattato ad una vita semi-acquatica. La nostra percezione di questo straordinario animale è cambiata varie volte nel corso degli anni, andando di pari passo con le nuove e sempre più numerose scoperte che lo riguardano, ed è probabile che altri rinvenimenti futuri modificheranno ancora l’immagine che abbiamo di questo dinosauro unico nel suo genere.

Referenze

  1. Wedel, M. (2022). Spinosaurus. Encyclopedia Britannica;
  2. Lo spinosauro: il primo vero dinosauro nuotatore. Museo di storia naturale di Milano;
  3. Greshko, M. (2020). Bizarre spinosaurus makes history as first known swimming dinosaur. National Geographic;
  4. Smith, J. B., et al. (2006). New information regarding the holotype of Spinosaurus aegyptiacus Stromer, 1915. Journal of Paleontology80(2), 400-406;
  5. Sasso, C. D., et al. (2005). New information on the skull of the enigmatic theropod Spinosaurus, with remarks on its size and affinities. Journal of Vertebrate Paleontology25(4), 888-896;
  6. Arden, T. M., et al. (2019). Aquatic adaptation in the skull of carnivorous dinosaurs (Theropoda: Spinosauridae) and the evolution of aquatic habits in spinosaurids. Cretaceous Research93, 275-284;
  7. Dal Sasso, C., Maganuco, S., & Cioffi, A. (2009). A neurovascular cavity within the snout of the predatory dinosaur Spinosaurus. In: First International Congress on North African Palaeontology, Program and Abstract Volume (pp. 30-31). Marrakech: Cadi Ayyad University;
  8. Hone, D. W. E., & Holtz, T.R. (2021). Evaluating the ecology of Spinosaurus: shoreline generalist of aquatic pursuit specialist?. Palaeontologia Electronica, 24(1), a03;
  9. Gimsa, J., Sleigh, R., & Gimsa, U. (2016). The riddle of Spinosaurus aegyptiacus’ dorsal sailGeological Magazine153(3), 544-547;
  10. Ibrahim, N., et al. (2020). Tail-propelled aquatic locomotion in a theropod dinosaur. Nature581(7806), 67-70;
  11. Hone, D. W. E., & Holtz Jr, T. R. (2017). A century of spinosaurs‐a review and revision of the Spinosauridae with comments on their ecologyActa Geologica Sinica‐English Edition91(3), 1120-1132;
  12. Ibrahim, N., et al. (2020). Geology and paleontology of the upper cretaceous Kem Kem group of eastern Morocco. ZooKeys928, 1;
  13. Cuff, A. R., & Rayfield, E. J. (2013). Feeding mechanics in spinosaurid theropods and extant crocodiliansPLoS One8(5), e65295.

Immagine di copertina di Didier Descouens (Wikimedia Commons; CC BY-SA 4.0)

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