Specie aliene e biodiversità in pericolo: le coste calabresi punto d’osservazione strategico

Con il termine Biodiversità si intende la varietà esistente in ambito ecologico, di tutti gli organismi viventi e dei sistemi ad essi correlati; si include quindi sia la diversità in termini di specie, sia la diversità a livello genetico, che la diversità in termini di ambienti, vegetazione e clima. La sua tutela è uno degli argomenti chiave ogni qualvolta si parli di conservazione ambientale. Tuttavia non è l’elevato numero di specie di per sé, e quindi la ricchezza faunistica complessiva a dare garanzia di buono stato di salute degli ambienti. Ciò a cui dobbiamo fare riferimento infatti, è il grado di naturalità di un ecosistema, la sua prossimità alla condizione spontanea in base alla latitudine e al clima. Un po’ come un reparto ortofrutta di un supermercato, non è quello con la maggiore varietà di ortaggi il migliore, ma quello con la maggior proporzione di frutta e verdura di stagione.  In questo contesto si inseriscono gli studi sulla presenza di specie-aliene, ovvero non  naturalmente presenti in un dato ambiente, perché tipiche di altre aree e introdotte, accidentalmente o di proposito in aree alle quali sono estranee.

Occorre precisare che nelle specie aliene non si includono quelle specie il cui areale di distribuzione si stia naturalmente espandendo, ma solo quelle la cui introduzione sia conseguenza di attività umane.

Ricerca

Un recente studio, pubblicato sulla rivista Acta Adriatica, ha esaminato la presenza di specie aliene nei mari Calabresi, basandosi su osservazioni in campo e segnalazioni occasionali lungo un arco temporale di 13 anni, dal 2000 al 2013. La Calabria è costituisce un’area di osservazione privilegiata per la sua posizione centrale nel Mediterraneo: le sue coste, affacciate sia sul mar Ionio che su mar Tirreno, in particolare sullo Stretto di Messina, la rendono un sito strategicamente importantissimo per monitorare gli interscambi tra i bacini orientale ed occidentale del Mediterraneo.

Il Mar Mediterraneo, infatti è suddiviso in occidentale ed orientale proprio dalla Calabria e dalla Sicilia, e i due bacini presentano caratteristiche di salinità e temperature nettamente differenti, per cui la xenofauna introdotta presenta caratteristiche invasive diverse, che possono essere inquadrate osservando il crocevia costituito dai mari calabresi.

La maggior parte delle specie rinvenute deriva da migrazioni cosiddette Lessepsiane, di provenienza dal mar Rosso attraverso il canale di Suez, (da Ferdinand de Lesseps, progettista del canale di Suez), ma alcune specie possono essere state introdotte da attività di spedizioni navali e altre per scopi di acquacoltura.

specie aliene

Specie aliene e biodiversità in pericolo

Le specie aliene rinvenute nel corso dei 13 anni di osservazione sono state complessivamente 18, di cui 1 appartenente al Phylum Cnidaria (meduse), 11 Molluschi, 3 Crostacei e 3 Pesci Ossei.  Non sembrano molte, ma bisogna tenere in considerazione la rispettiva abbondanza e soprattutto la loro adattabilità e l’interazione con le specie autoctone.

Tra le specie osservate, infatti, 6 sono risultate casuali (Fulvia fragilis, Haminoea cyanomarginata, Melibe viridis , Pinctada margaritifera tra i Molluschi; Platycephalus indicus e Stephanolepis diaspros tra i Pesci) ben 11 stabilmente insediate (Clytia hummelinki – Cnidari,Aplysia dactylomela, Brachidonte pharaonis, Bursatella leachii, Cerithium scabridum, Pinctada radiata, Ruditapes philippinarum e Syphonota geographica tra i Molluschi;Callinectes sapidus e Procambarus clarckii tra i Crostacei; Fistularia commersonii, Gymnothorax moringa, Pseunes pellucidus,Spheroides pachygaster e Zenopsis conchifera tra i Pesci ) e 1 invasiva (Percnon gibbesi – Crostacei).f

Vediamo in dettaglio alcuni esempi relativi alle specie di maggiore impatto segnalate nella ricerca di cui scriviamo.

  • Il Pesce flauto 

Fistularia commersonii, è tipicamente presente in Oceano Indiano, Oceano Pacifico e Mar Rosso, quindi si tratta di una tipica migrazione Lessepsiana. Il primo avvistamento risale al 2002, ed in tale breve arco di tempo si è insediato stabilmente nei mari Italiani. In Calabria è presente in entrambi i mari Ionio e Tirreno.  Il pesce flauto è attivo e aggressivo predatore di altri pesci, crostacei e molluschi, pertanto si rivela una minaccia per le specie presenti.

  • Gambero rosso della Louisiana

Procambarus clarckii, come suggerisce il nome,  è originario degli Stati Uniti sud orientali. La sua introduzione e ampia diffusione hanno origine da attività ricreative e commerciali di pesca, ma l’invasione ha avuto successo grazie all’estrema adattabilità, all’elevata fecondità e all’aggressività predatoria. La prima segnalazione risale al 2006 per quanto riguarda i mari Italiani, e in Calabria Procambarus ha colonizzato l’intero corso del fiume Crati, dove nello studio cui ci riferiamo si segnala per la prima volta la sua presenza in acque salmastre, con una popolazione stabile presso la Foce del fiume Crati.

Percnon gibbesi è un granchio costiero originario di Oceano Atlantico e Pacifico, probabilmente introdotto in Mediterraneo in maniera accidentale trasportato nelle stive di navi. Non si è tuttavia mai sentito spaesato, in quanto è l’unica specie invasiva della Calabria, essendo diffuso praticamente ovunque lungo le coste.

Nel corso del monitoraggio, il team di ricerca ha per la prima volta nella letteratura segnalato la presenza di Gymnothorax moringa, una murena naturalmente presente nella parte centro meridionale dell’ Oceano Atlantico, incluso il Golfo del Messico. La sua introduzione potrebbe essere dovuta a pratiche acquacolturali, e la specie è stata classificata come stanziale in quanto l’individuo avvistato era una femmina gravida, per cui se ne deduce un insediamento ormai regolare.

Il motivo per cui le specie aliene sono considerate una minaccia per la Biodiversità è legato all’ecologia delle singole specie e alla “anzianità di permanenza”.

Nulla impedisce che una data specie oggi semplicemente stanziale diventi presto invasiva e dannosa per le specie autoctone, come abbiamo visto per il pesce flauto e per il gambero rosso della Louisiana. Specie aggressive e adattabili, come quelle descritte, si sostituiscono nella nicchia ecologica alle corrispondenti specie autoctone, ne abbattono le prede più rapidamente, anche  in considerazione del fatto che queste ultime, non identificando la xenofauna tra i naturali predatori, non hanno, nel corso dell’evoluzione, sviluppato strategie difensive adatte. Sono in tutto e per tutto paragonabili ai Proci nella casa di Ulisse, laddove non tutte le specie autoctone sono scaltre come Penelope.

Vale la pena spendere due parole per una specie, non segnalata nel lavoro di Sperone et al, solo perchè di avvistamento successivo al termine dei monitoraggi, anch’essa aliena, e anch’essa con impatto e conseguenze sia sull’ecosistema che per l’uomo: si tratta del pesce palla maculato, Lagocephalus sceleratus. E’ facilmente identificabile in quanto non ha squame e la pelle del dorso  presenta le macchie nere diffuse da cui prende il nome.

Si tratta di una specie tossica al consumo, potenzialmente letale, e le cui tossine non si disattivano con la cottura. La sua comparsa è dovuta principalmente al passaggio attraverso il canale di Suez. Si raccomanda l’astensione dalla cattura o  dall’eventuale acquisto e se ne può segnalare la presenza sul sito dedicato alle segnalazioni di specie aliene nei nostri mari  www.seawatchers.org e attraverso la casella si posta elettronica dedicata da parte dell’ISPRA: [email protected]