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Smalto per le unghie: può essere tossico?

Un cosmetico è un qualsiasi prodotto che abbia come scopo quello di migliorare l’estetica della persona che ne fa utilizzo. Tra i più venduti troviamo lo smalto per le unghie. Infatti, al contrario di rossetti, rimmel e via discorrendo, gli smalti vengono utilizzati fin dai più piccini senza limitazioni d’età. Essendo prodotti che vengono applicati a contatto diretto con l’organismo, prima di essere messi in commercio subiscono una sperimentazione simile a quella di un qualsiasi farmaco. Determinarne la sicurezza biologica risulta fondamentale. Vediamo quindi se e in che entità possano esserci effetti collaterali.

Istologia dell’unghia

Per capire come molecole contenute negli smalti riescano ad entrare in circolo bisogna comprendere dapprima la struttura delle unghie[1]. Queste sono derivati cutanei: sono strutture che derivano dalla cute a seguito di trasformazioni delle cellule cutanee che formano uno strato di cheratina (citomorfosi cornea). La base del dito su cui poggiano le unghie è detta letto ungueale. La porzione invece da cui partono è formata da un ispessimento dello strato corneo dell’epitelio del dito detta matrice ungueale. Le unghie crescono in media 0,5 mm a settimana con però differenze sia anatomiche, quelle delle mani crescono più rapidamente di quelle dei piedi, che individuali, le tempistiche variano da persona a persona.

La porzione dell’unghia più vicina al dito è detta radice mentre quella più lontana margine libero. Le unghie sono quindi composte di cellule trasparenti ricche di cheratine. Esse sono proteine fibrillari che formano un filtro tra interno ed esterno del nostro organismo. Questo rappresenta una buona barriera fisica contro eventuali agenti esterni. Se però delle molecole, ad esempio le componenti degli smalti, risultano di dimensioni minori rispetto agli spazi tra le cheratine possono superarla. Risulta fondamentale capirne quindi la composizione.

Composizione chimica

Con composizione chimica intendiamo gli ingredienti che costituiscono il cosmetico. Questi sono molto importanti perché determinano le caratteristiche peculiari del prodotto.

In generale le preparazioni che caratterizzano i prodotti per le unghie sono classificate in[2]:

  1. Smalti: sono quelli che conosciamo e che vengono venduti in tutti i negozi. Il loro scopo è quello di colorare le unghie tramite pigmenti che si fissano sulle stesse;
  2. Undercoats: sono i prodotti usati al di sotto dello smalto per favorirne l’adesione. Tra questi troviamo ad esempio resine, agenti plasticizzanti od oli che favoriscono l’attaccamento dello smalto. Possono anche essere compresi direttamente in una formulazione unica con gli smalti;
  3. Topcoats: sono sostanze applicate sopra lo smalto per ritardarne la degradazione e proteggere l’unghia da raggi UV e intemperie. Questi possono essere resine od oli che rendono il prodotto impermeabile e più duraturo.

Infine, troviamo tutte quelle sostanze utilizzate per rimuovere i precedenti. Il più utilizzato è l’acetone. Questo ha infatti la proprietà di sciogliere lo smalto e favorirne la rimozione.

Possiamo raccogliere le componenti che in via generale compongono uno smalto nei seguenti gruppi[2]:

  • Sostanze che formano film: questi servono a rendere lo smalto gelatinoso e favorirne quindi l’adesione sull’unghia. La più utilizzata è la nitrocellulosa. Questa è caratterizzata da polimeri (catene) di cellulosa con gruppi nitrosi legati. Forma un gel solido e resistente;
  • Resine termoplastiche: servono a conferire resistenza, adesione e brillantezza. Le più usate sono le resine di toluene-sulfonamide/formaldeide. In quelle ipo-allergeniche troviamo invece poliesteri alchilici;
  • Plasticizzanti: i più rappresentativi sono il dibutil-ftalato e canfore. Servono ad ammorbidire e stabilizzare la nitrocellulosa nonché prolungare l’integrità del prodotto;
  • Solventi: sono i “liquidi” in cui si trovano tutti gli altri, i solventi appunto. Costituiscono il 75% del prodotto circa (ovviamente può variare a seconda delle formule). Alcuni esempio sono alcool isopropilico, etil-acetato e toluene;
  • Pigmenti/coloranti: questi molecole possono venir estratte da piante oppure essere il risultato di sintesi industriale. Determinano il colore del cosmetico e rappresentano il parametro principale per il loro acquisto. Ne esistono ad oggi tantissimi e generalmente coperti da brevetto per preservare la produzione dell’azienda.

Ogni ingrediente deve essere ritenuto sicuro per il consumatore. Spesso non ci sono indicazioni specifiche per ogni molecola,  ma viene richiesta la garanzia di sicurezza sul prodotto generale. Rimane comunque importante testare la tossicità dei singoli composti per prevedere qualsiasi eventuale risposta avversa.

Tossicità degli ingredienti

Alcune delle componenti presenti negli smalti per le unghie possono essere tossiche per l’uomo. Ovviamente le dosi utilizzate sono state sperimentate per garantire la sicurezza del consumatore, ma un uso frequente e continuo degli smalti potrebbe favorire l’insorgenza di effetti collaterali. Vediamo quali.

Effetti allergizzanti

Una delle conseguenze più importanti è l’insorgenza di allergie ad una o più componenti del prodotto[2]. Ad esempio troviamo il toluene-sulfonamide o la formaldeide. Questi possono portare a irritazioni e a dermatiti da contatto. La formaldeide infatti può non solo legare le cheratine, ma date le sue ridotte dimensioni, superarle e penetrare nell’organismo, causando anche emorragie sub-ungueali[3]. Tali reazioni si hanno solo allo stato liquido e non solido. Utilizzando lo smalto stando attenti a non toccare la pelle possono comunque essere applicati.

Effetti sulla riproduzione

I plasticizzanti sono le componenti ritenute più dannose degli smalti per le unghie. Essi non sono impiegati solo in ambito cosmetico, ma anche nei materiali plastici. Quello storicamente più utilizzato è il dibutil-ftalato, bandito dal 2004[4]. Si è infatti visto che questo è in grado di indurre atrofia testicolare nei ratti [5], riduzione del peso degli embrioni di ratti femmine gravide trattate e mortalità degli stessi del 5-10%[6].

Il dibutil-ftalato è stato quindi sostituito con il trifenil-fosfato (TPHP), ad oggi largamente utilizzato[7]. Nonostante venga molto adoperato, gli studi tossicologici su questa sostanza sono ad oggi pochi. In generale si suppone che la molecola possa ridurre la capacità dei tessuti di utilizzare le riserve adipose con conseguente aumento dei depositi di grasso e di peso oltre che ridotta qualità del liquido seminale maschile[7]. Sono studi che però non devono preoccupare perché non indirizzati a determinare gli effetti del trifenil-fosfato in maniera specifica, ma di miscele di plasticizzanti e ritardanti di fiamma. Negli studi quindi non hanno usato solo la molecola, ma un mix di varie specie chimiche.

Esposizione al trifenil-fosfato

In tossicologia, nelle fasi sperimentali, ci si ferma agli animali dato che non si può somministrare volontariamente una sostanza ritenuta tossica ad un essere umano. L’unico modo per capirne davvero gli effetti, oltre che estrapolare i risultati dagli animali e cercare di applicarli all’uomo, è quello di valutare le dosi cui siamo esposti e tenere sotto controllo eventuali effetti collaterali.

In un recente studio[7] si è valutata la presenza di trifenil-fosfato e dei composti risultanti dal suo metabolismo, ad esempio il difenil-fosfato, nelle urine di alcune coorti di volontari. Ciò serve proprio per determinarne la quantità assorbita nell’organismo.

Sono stati presi due gruppi di donne: il primo di 16 studentesse della Duke University, il secondo di 10 donne neolaureate alla medesima università. Hanno chiesto loro di usare lo stesso smalto contenente lo 0,97% di TPHP eccetto due di loro, presenti come controllo, con smalti senza la molecola.

I risultati hanno mostrato che in 87 campioni di urina su 101, comprese i controlli, erano presenti tracce misurabili di TPHP. Si è concluso dalle misurazioni che circa lo 0,5% del TPHP presente sull’unghia è stato assorbito e metabolizzato con l’escrezione entro le 48 ore.  Il fatto di trovarli seppure in concentrazioni molto basse anche nei controlli ne dimostra l’ampio utilizzo che ormai se ne fa anche per altri scopi (ad esempio nei prodotti plastici).

Ciò che ad oggi ancora manca è la presenza di studi che utilizzino tali dosi per effettuare test di tossicità verosimili con cui determinare gli effetti soprattutto cronici.

Smalti “3-Free”

Data la messa al bando del dibutil-ftalato e la presenza di studi che avvalorino la tossicità di toluene e formaldeide, dal 2006 si sono messi in commercio smalti “3-Free” ovvero liberi da toluene, formaldeide e ftalati.

In uno studio[6] si è cercato di capire se tale “assenza” fosse davvero messa in atto dalle aziende cosmetiche. Infatti ad oggi non esiste una precisa legislazione a riguardo, se non per alcuni coloranti.

I ricercatori hanno selezionato 40 marche e ne hanno misurato le concentrazioni delle tre molecole. In tutti i campioni non sono trovate tracce degli stessi, e anche  le concentrazioni dei loro sostituti come il trifenil-fosfato erano molto minori rispetto al passato. Questo indica un concreto interesse nella messa a punto di alternative che siano il più sicure possibili, nonostante la carenza legislativa a riguardo.

Discussione e conclusioni

Gli smalti per le unghie sono cosmetici finalizzati a migliorare l’estetica delle persone che ne fanno uso colorando le unghie delle stesse. Venendo a contatto con l’organismo umano per tempi più o meno prolungati risulta fondamentale capire se alcune sue componenti possano essere tossiche. Ad oggi le normative a riguardo sono scarse e non complete. Infatti troviamo indicazioni generali solo sui coloranti e su qualche molecola, come gli ftalati. C’è quindi la necessità di ampliare la sperimentazione per completare al meglio tali buchi normativi. Tra gli effetti avversi principali troviamo reazioni irritanti e allergiche sopratutto a formaldeide e toluene. Queste però dipendono dalle predisposizioni individuali e comunque esistono ad oggi prodotti ipoallergenici che ne permettono l’utilizzo in sicurezza.

I plasticizzanti sono le componenti più discusse dal punto di vista della bio-sicurezza. Sono necessari allo smalto per garantirne la stabilità quindi è importante conoscerne gli effetti. Quello ad oggi più  utilizzato, il trifenil-fosfato, non è normato in maniera specifica. In studi epidemiologici è stato trovato come tale o come prodotto del metabolismo nelle urine dei volontari coinvolti negli studi. Questo indica che venga assorbito nell’organismo umano e che quindi entri in contatto con le sue componenti. Capirne gli effetti è quindi importante. Nonostante ciò possiamo affermare che gli smalti di per se sono sicuri: anche se non sono state testate le singole componenti comunque prima di essere messe in commercio deve esserne garantita la sicurezza generale del prodotto. In futuro si raccomandano quindi studi più completi che permettano di avere più dati su cui basare normative che completino quella vigente.

Referenze

  1. Colombo R, Olmo E – Biologia – cellula e tessuti – cap. 7, pagg. 178-183, cap. 12, pag. 375, 2014, Edi.Ermes s.r.l, Milano.
  2. Richard KS – Cosmetics and ancillary preparations for the care of nails – 1982, J AM ACAD DERMATOL 6:523-528.
  3. Centro regionale di farmacovigilanza e farmacoepidemiologia della regione Campania
  4. Regulation (EC) No 1223/2009 of the European Parliament and of the Council of 30 November 2009 on Cosmetic Products.
  5. Foster P. M.D.Thomas L. V. , Cook M. W. , Gangolli S. D., “Study of the Testicular Effects and Changes in Zinc Excretion Produced by Some n-Alkyl Phthalates in the Rat, 1980, Toxicology and applied pharmacology 54, 392-398.
  6. Young AS et Al. –  Phthalate and Organophosphate Plasticizers in Nail Polish: Evaluation of Labels and Ingredients – 2018, Environ. Sci. Technol., 52, 12841−12850
  7. Mendelsohn E et Al. – Nail Polish as a Source of Exposure to Triphenyl Phosphate – 2016 January, Environ Int., 86: 45–51.

Approfondimento

  • Regolamento FDA sui coloranti – fda.gov
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