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Singhiozzo: cause e rimedi

Tutti noi abbiamo avuto il singhiozzo almeno una volta nella vita. Si tratta fondamentalmente di una contrazione improvvisa, involontaria e simultanea di tutto il diaframma, generalmente dovuta ad un arco riflesso che prende origine dai nervi laringei e dal nervo frenico. Nella maggior parte dei casi, il singhiozzo non ha cause riferibili, è un fenomeno transitorio che passa rapidamente.

Può dipendere ad esempio dalla presenza di gas all’interno dello stomaco che non riescono a risalire verso l’alto ed essere eliminati sotto forma di eruttazione. Esistono situazioni in cui il singhiozzo può presentarsi in maniera cronica, durare giorni o addirittura settimane andando a impattare drammaticamente sulla qualità della vita.

La causa più comune di un singhiozzo come questo è la malattia da reflusso gastro-esofageo, ma può anche essere manifestazione di una neoplasia polmonare, del diaframma o del mediastino, di pericardite (infiammazione dell’involucro del cuore) o ancora di ernia iatale.

Cause scatenanti e anamnesi 

Parecchie situazioni possono favorire la comparsa del singhiozzo:

  • rapida o eccessiva ingestione di cibo o liquidi con dilatazione dello stomaco che può irritare il diaframma;
  • ingestione di alimenti troppo caldi o troppo freddi (per gli sbalzi di temperatura);
  • ingestione di bevande gassate (anche in questo caso abbiamo dilatazione dello stomaco causata dall’anidride carbonica contenuta in queste bevande), alcool o cibi piccanti che hanno azione irritante sulla mucosa dello stomaco;
  • situazioni psicologiche particolari, come momenti di forte emotività che ci portano ad ingerire più aria del solito.

Al momento dell’anamnesi è importante stabilire quanto tempo è passato dall’insorgenza del singhiozzo, i rimedi tentati dal paziente ed eventuali malattie o interventi chirurgici recenti. Inoltre, il medico deve interrogare il paziente in merito a possibili sintomi di reflusso gastro-esofageo, disfagia (difficoltà nella deglutizione), tosse, febbre o dolore toracico e sintomi neurologici (come cefalee, difficoltà a deglutire, parlare, ecc.).

Trattamento

Nell’ambito del trattamento del singhiozzo di breve durata sono stati tentati diversi rimedi casalinghi. La maggior parte di questi non sempre funziona o ha soltanto un’efficacia minima. Trattandosi di rimedi generalmente sicuri e semplici ci si affida al detto “tentar non nuoce“. Alcuni metodi coinvolgono un aumento dei livelli di anidride carbonica nel sangue (ad esempio trattenere il respiro). Altre strategie prevedono la stimolazione del nervo vago che decorre dal cervello allo stomaco attraverso il tentativo di bere acqua velocemente.

Nel caso del singhiozzo persistente è necessario un trattamento farmacologico. Qualora questo non dovesse funzionare si può optare per il blocco dei nervi frenici, responsabili del controllo delle contrazioni del diaframma. Il nervo può essere bloccato iniettando piccole quantità di procaina, un anestetico locale. Se il blocco nervoso funziona ma il singhiozzo ricompare, il nervo può essere reciso chirurgicamente (frenicotomia) anche se non è sempre risolutivo.

Singhiozzo e reflusso gastro-esofageo

Il reflusso gastro-esofageo è un disturbo che interessa il 10-20% della popolazione europea e può colpire sia adulti che bambini. Si verifica quando il cardias, regione anatomica di congiunzione tra esofago e stomaco, non si chiude come dovrebbe. Di conseguenza i succhi gastrici presenti nello stomaco possono risalire verso l’esofago irritandone la mucosa interna (molto spesso questo avviene dopo aver mangiato). Il reflusso gastroesofageo presenta sintomi tipici (bruciore retrosternale e rigurgito possono persistere durante tutta la giornata oppure manifestarsi in maniera intermittente) e atipici tra cui:

  • sensazione di nodo alla gola con difficoltà nella deglutizione;
  • problemi di digestione e nausea;
  • laringite cronica, tosse, raucedine, abbassamento della voce ed asma;
  • singhiozzo.

Il singhiozzo associato a questo disturbo può essere trattato con antiacidi e soprattutto inibitori di pompa protonica (decisamente più efficaci nella maggior parte dei casi). In alcune situazioni tuttavia questo può non essere sufficiente, ad esempio in presenza di quadri più gravi come l’esofago di Barrett, tipica complicanza del reflusso gastro-esofageo. Si tratta fondamentalmente di una metaplasia dell’epitelio esofageo che si riscontra nel 15-20% dei pazienti affetti da questa malattia (soprattutto negli uomini caucasici e con età pari o superiore ai 50 anni).

Leggi anche: Alimentazione e Reflusso Gastroesofageo: cosa mangiare?

Singhiozzo e infanzia

I bambini tendono a mangiare più spesso rispetto agli adulti e ingeriscono più aria quando lo fanno, questo spiega perché siano “vittime” più frequenti del singhiozzo. Questo si verifica già dal terzo mese di vita fetale, diventando più evidente nell’ultimo trimestre di gravidanza, tanto che le mamme riescono a percepirlo chiaramente. Nei lattanti che hanno spesso il singhiozzo bisogna evitare che ingurgitino troppa aria, per esempio riducendo la durata delle poppate o restringendo il foro del biberon.

Per i bambini più grandi è importante insegnare a non mangiare di fretta, ingoiando pezzi grossi di cibo. Tradizionalmente per la terapia del singhiozzo vengono messi in atto i più svariati interventi anche se nessuno di questi si è dimostrato veramente efficace. Far deglutire un cucchiaino d’acqua o attaccare il bimbo al seno favorisce il rilassamento del muscolo diaframma e non presenza effetti collaterali. Nei casi più gravi il pediatra può prescrivere farmaci specifici.

Conclusioni

Il singhiozzo è uno dei sintomi più comuni dei disturbi che provengono dal tratto gastrointestinale. Generalmente dura pochi minuti, ma in alcuni casi può diventare fastidioso. Per questo motivo è importante evitare tutti quei comportamenti che possono favorirne l’insorgenza. Nel caso in cui, invece, questo sintomo si associ ad altri come ad esempio quelli tipici della malattia da reflusso è opportuno fare un’analisi approfondita e se c’è un problema di base risolverlo. Per quanto riguarda la possibilità di intervenire farmacologicamente è sconsigliato il cosiddetto “fai-da-te”. Andrebbe sempre consultato il medico prima di intraprendere una terapia farmacologica di qualsiasi tipo.

Referenze

  • Cole JA, Plewa MC. Singultus (Hiccups) StatPearls Publishing; 2019 Jan.
  • Steger M, Schneemann M, Fox M. The pathogenesis and pharmacological treatment of hiccups. Aliment Pharmacol Ther. 2015;42(9):1037–1050.
  • Howard RS. Persistent hiccups. BMJ 1992; 305: 1237-8.
  • Shay SS and Myers RL. Hiccups associated with reflux esophagitis. Gastroenterology 1984; 87:204-7.
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