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Singapore sarà il primo paese al mondo a mettere nel piatto la carne sintetica

Correva l’anno 1930 quando Frederick Edwin Smith scrisse nel suo libro “Il mondo nel 2030 DC” che cento anni dopo non avremmo più mangiato carne da allevamento quanto piuttosto carne “replicata” da quella di un’altra bistecca. Quanto accaduto il 2 dicembre scorso rende quasi verosimile questa predizione. Per la prima volta infatti nella storia dell’umanità un’ente sanitario, per la precisione la Singapore Food Agency, ha dato il via libera ad una start up californiana, la Eat Just, per la commercializzazione della propria carne coltivata. Non si tratta della trama di un nuovo film di fantascienza quanto del coronamento di un percorso durato oltre un secolo verso il consumo di carne ecosostenibile.

Un iter lungo due anni

Eat Just era già nota al pubblico per le sue Just Eggs, un’alternativa alle uova di origine vegetale. L’azienda si è spinta oltre e per circa due anni ha lavorato per ottenere le certificazioni necessarie per produrre e vendere la propria sintocarne. L’azienda ha dovuto documentare la purezza e stabilità delle cellule di pollo durante tutto il processo produttivo per superare tutti i controlli di qualità necessari. Ora l’azienda potrà vendere la sua carne prodotta in laboratorio in tutto lo stato.

Un progetto ambizioso

Il pollo sintetico è stato prodotto presso il Singapore Food Innovation and Resource Centre, un polo dedicato alla ricerca sul cibo e gestito dal Politecnico di Singapore e dall’ente governativo per lo sviluppo industriale Enterprise Singapore. Josh Tetrick, co-fondatore e CEO di Eat Just, ha spiegato che è proprio per questa sua spinta verso l’innovazione in vari campi, dalla tecnologia alla biologia, che Singapore è stato scelto come il paese dove lanciare questa novità. Non solo: questo paese al momento importa oltre il 90% delle proprie risorse alimentari da più 170 paesi. Questa strategia ha funzionato fino all’esplosione della pandemia da Covid19, che ne ha evidenziato i limiti logistici. Il governo ha così avviato il progetto “30 by 30“, con l’obiettivo ambizioso di portare il paese a soddisfare autonomamente fino al 30% del proprio fabbisogno alimentare entro il 2030.

La carne sintetica viene prodotta a partire da cellule staminali ricavate da tessuto muscolare o tessuto adiposo, poste in un mezzo di coltura all’interno di un bioreattore insieme a nutrienti di origine vegetale. Questo metodo garantisce tra l’altro una carica microbica veramente bassa e ciò può costituire un grande vantaggio per la commercializzazione in paesi come gli Stati Uniti, dove le tossinfezioni da E. coli o da Salmonella dovute a cotture scorrette della carne sono molto diffuse. Per lo stesso motivo in questa carne non vi sono tracce di antibiotici, diversamente dalla carne tradizionale. Le analisi effettuate sulla carne ne hanno rilevato l’alto contenuto proteico con una composizione diversificata di aminoacidi essenziali, la presenza di grassi monoinsaturi, nonché sali minerali.

Verso la grande distribuzione

Allo stato attuale il processo produttivo è troppo costoso per poter essere concorrenziale rispetto alla carne tradizionale. Inoltre la carne sintetica incontra le (ovvie) resistenze delle associazioni di coltivatori di tutto il mondo. Al momento i chicken nuggets contenenti il pollo sintetico della Eat Just verranno serviti da un solo ristorante, ma l’obiettivo finale è la grande distribuzione.

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