Scabbia: contagio, sintomi e terapia

Molti ritengono che la scabbia sia una malattia quasi estinta ed è per questo motivo che incute timore ogni volta che compare. Al contrario di quanto si pensi, la scabbia è un’infestazione della pelle molto diffusa. Le aree endemiche sono quelle tropicali con una prevalenza che varia dallo 0,2% al 71,4%. Tuttavia, l’aumentata frequenza con cui si effettuano viaggi internazionali ne ha consentito la diffusione anche in altre parti del mondo. A differenza di altre infestazioni “nascoste”, la scabbia si manifesta sulla cute con arrossamenti e vescicole che causano un intenso e fastidiosissimo prurito.

A cosa si riferisce il termine “infestazione”? All’invasione del corpo umano da parte di un parassita che, a differenza dei batteri, non si riproduce nell’ospite. L’uomo, infatti, viene infestato tramite un altro organismo animale e può essere un ospite definitivo oppure intermedio.

Sarcoptes scabiei var. hominis

Micrografie elettroniche a scansione della femmina di Sarcoptes scabiei var. hominis
Figura 1. Micrografie elettroniche a scansione della femmina di Sarcoptes scabiei var. hominis (a), S. scabiei var. suis (b) e S. scabiei var. canis (c, d) che mostra la spina dorsale, le striature della cuticola e le setole scapolari interne (sci), setole dorsali (d1) e scudo dorsale (DS). Scala: a, 100 μm; b, 10 μm; c, 100 μm; d, 10 μm (Arlian et al., 2017)

È questo il nome del parassita responsabile della scabbia ad oggi riconosciuto appartenere alla famiglia Sarcoptidae insieme a molti altri acari ectoparassiti dei mammiferi (Figura 1). Morfologicamente, S. scabiei si presenta ventralmente piatto e dorsalmente convesso proprio come il corpo di una tartaruga.

La parte dorsale mostra delle setole laterali (l) e dorsali (d), spine cuticolari e grossolane, appare trasversalmente rigata e con striature cuticolari. Le setole dorsali indicate con sci, l1 e d1 sono lamellate. Sia i maschi che le femmine presentano zampe corte e tozze e dotate di artigli.

Il ciclo vitale

S. scabiei ha un ciclo vitale (Figura 2) che si suddivide in quattro stadi di sviluppo:

    1. uova
    2. larva
    3. ninfa
    4. adulto
Ciclo vitale dell'acaro S. scabiei
Figura 2. Ciclo vitale dell’acaro S. scabiei (Currie and McCarthy, 2010)

Le femmine depositano 2-3 uova al giorno mentre scavano sotto la pelle. Queste uova hanno forma ovale con una lunghezza che varia da 0.1 a 0.15 mm e generalmente si schiudono nel giro di 3-4 giorni.

Lo stadio larvale dura 3-4 giorni e le larve, che presentano tre paia di zampe, migrano verso la superficie della pelle per insediarsi nello strato corneo intatto. Durante questa migrazione costruiscono dei veri e propri cunicoli che prendono il nome di “sacche di muta”.

È all’interno di queste sacche che le larve mutano in ninfee con quattro paia di zampe. Gli acari adulti sono sferici e simili a sacchi. Le femmine hanno una lunghezza da 0.30 a 0.45 mm e una larghezza da 0.25 a 0.35 mm. Invece, le dimensioni dei maschi sono poco più della metà di quelle delle femmine.

L’accoppiamento, che avviene quando il maschio penetra nella tasca di muta della femmina, si verifica una sola volta lasciando la femmina fertile per il resto della sua vita. L’acaro riesce a vivere fino a 1 o 2 mesi se è a contatto con l’essere umano o con un animale a sangue caldo, ma non sopravvive più di 48-72 ore se lontano dall’uomo.

Le femmine fecondate lasciano i loro sacchetti di muta e vanno alla ricerca di un sito adatto sulla superficie della pelle per costruirsi una tana dove deporre le uova e passare il resto dei loro giorni (1-2 mesi). In condizioni favorevoli, circa il 10% delle uova darà origine ad acari adulti.

Trasmissione e Sintomi

Il contatto cutaneo tra le persone favorisce il trasferimento delle femmine fecondate che è la causa di trasmissione dell’infestazione. Un soggetto infestato per la prima volta dagli acari può non manifestare sintomi prima di 2-6 settimane, ma può comunque trasmettere l’infestazione. Se una persona ha già avuto un caso di scabbia, alla seconda infestazione manifesta i sintomi molto prima (da 1 a 4 giorni). La trasmissione cessa nel momento in cui gli acari e le uova vengono distrutti con gli opportuni trattamenti.

Altre fonti di trasmissione, seppur a basso rischio, sono rappresentate da biancheria da letto, giocattoli, mobili così come gli animali sia domestici che selvatici a stretto contatto con l’uomo. Tra i fattori che ne favoriscono la diffusione si elencano la scarsa igiene e la vita in comunità. Infatti, diversi casi di scabbia sono stati spesso osservati nelle case di riposo, nei dormitori e nelle scuole materne.

I sintomi più comuni sono il prurito e l’eruzione cutanea causati da una sensibilizzazione di tipo allergica alle proteine ​​e alle feci del parassita. Sia il prurito che l’eruzione cutanea possono interessare gran parte del corpo oppure essere limitati ai seguenti siti:

  • tra un dito e l’altro
  • polso
  • gomito
  • ascella
  • pene
  • capezzolo
  • vita
  • natiche
  • scapole

Nei bambini molto piccoli anche la testa, il viso, il collo, le mani e i piedi sono interessati da prurito, aree non colpite in età adulta (Figura 3).

Bambino con tipica eruzione cutanea di scabbia sui piedi
Figura 3. Bambino con tipica eruzione cutanea di scabbia sui piedi (Engelman et al., 2018)

A volte, è possibile scorgere sulla pelle le piccole tane scavate dalla femmina che appaiono come piccole rughe serpeggianti dal colore bianco-grigiastro. Il fatto che una persona venga infestata solo (si fa per dire) da 10-15 acari riduce la possibilità di riscontrare le tane sulla cute.

Le complicazioni non mancano e si verificano a causa dell’intenso prurito che può dare origine a delle vere e proprie piaghe della pelle. Queste, a loro volta, possono infettarsi con i batteri che normalmente colonizzano la cute umana, ad esempio lo Staphylococcus aureus.

La scabbia incrostata

È una forma grave che può colpire:

  • gli anziani
  • le persone immunocompromesse
  • le persone che hanno condizioni che impediscono loro di grattarsi (lesioni del midollo spinale, paralisi, perdita di sensibilità, debolezza mentale)

Il prurito può essere assente se il soggetto ha uno stato immunitario alterato o particolari condizioni neurologiche. Le vescicole e le croste spesse sulla pelle possono contenere molti acari (fino a 2 milioni) ed è per questo motivo che le persone con scabbia incrostata sono molto contagiose (Figura 4).

Scabbia incrostata: placche ipercheratosiche prominenti e noduli sui palmi dei pazienti
Figura 4. Scabbia incrostata: placche ipercheratosiche prominenti e noduli sui palmi dei pazienti (Jaramillo-Ayerbe and Berrío-Muñoz, 1998)

La diagnosi e il trattamento

Solitamente, la diagnosi è basata sull’osservazione della pelle su cui si distribuiscono le tane e l’eruzione. All’osservazione segue la conferma tramite l’identificazione dell’acaro, delle uova o delle feci attraverso la rimozione dell’acaro dalla tana con un ago oppure raschiando la pelle per esaminarla al microscopio.

Da notare che un soggetto può essere infestato anche se non sono stati ritrovati acari, uova o materiale fecale. Infatti, come descritto precedentemente, una persona può essere infestata da 10-15 acari e non manifestare la presenza di tane sulla pelle.

L’acaro, se sta in contatto con l’uomo o con un animale a sangue caldo, riesce a vivere anche per 2 mesi altrimenti sopravvive lontano dall’ospite per non più di 72 ore.

Il trattamento è raccomandato anche ai familiari della persona infestata e al partner sessuale anche se il contatto diretto con la cute non è stato recente. Al fine di prevenire casi di re-infestazione, tutte le persone dovrebbero essere trattate nello stesso periodo.

La biancheria da letto, i vestiti e gli asciugamani usati dalle persone infestate e/o dai loro familiari durante i tre giorni precedenti la terapia devono essere decontaminati. La decontaminazione viene effettuata lavandoli in acqua calda e asciugandoli, successivamente, in un essiccatore caldo. Per tutti gli oggetti che non possono essere lavati si raccomanda di riporli in un sacchetto di plastica chiuso per qualche giorno consentendo al parassita di andare incontro a morte certa.

I prodotti medicali usati per trattare la scabbia sono chiamati scabicidi perché uccidono gli acari della scabbia e alcuni anche le uova. Tutti gli scabicidi sono disponibili solo con la prescrizione del medico.

Nella prescrizione è opportuno considerare l’efficacia, la sicurezza e la modalità di somministrazione. I farmaci più facili da somministrare sono (in ordine decrescente):

  • quelli per via orale
  • le lozioni
  • le creme
  • gli unguenti

Generalmente, la terapia si basa su:

  • permetrina al 5% in crema da applicare su tutto il corpo e rimuovere con acqua dopo 8-14 ore. In genere la terapia viene ripetuta a distanza di una settimana
  • oppure una terapia per bocca a base di ivermectina

Si raccomanda di non fare un bagno caldo prima di applicare le creme perché il calore favorisce la vasodilatazione e quindi l’assorbimento del farmaco. Questo non solo provocherebbe l’assenza dell’acaricida sulla cute cioè il sito in cui dovrebbe agire ma aumenterebbe i rischi di effetti sistemici indesiderati dovuti alla presenza del farmaco in circolo.

Referenze

  • Arlian L.G., Morgan M.S., 2017. A review of Sarcoptes scabiei: past, present and future. Parasites & Vectors, 10:297 doi 10.1186/s13071-017-2234-1
  • Thadanipon K, Anothaisintawee T, Rattanasiri S, Thakkinstian A, Attia J, Efficacy and safety of antiscabietic agents: A systematic review and network meta-analysis of randomized controlled trials, Journal of the American Academy of Dermatology (2019), doi: https://doi.org/10.1016/j.jaad.2019.01.004
  • Chandler D. J., Fuller L.C., 2018. A Review of scabies: an infestation more than skin deep. Dermatology, 235:79-90
  • Engelman D., Steer A.C., 2018. Control strategies for scabies. Tropical Medicine and infectious disease 3:98, doi:10.3390/tropicalmed3030098
  • Currie B.J., McCarthy J.S., 2010. The New England journal of medicine. DOI:10.1056/NEJMct0910329
  • Jaramillo-Ayerbe F., Berrío-Muñoz J., 1998. Ivermectin for crusted norwegian scabies induced by use of topical steroids. Archives of Dermatology, 134:143-145 doi:10.1001/archderm.134.2.143

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