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Salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae)

Un gioiello da proteggere

Con un areale di distribuzione inferiore a 20 km², la salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae), che prende il nome (Aurora, per l’appunto) dalla moglie del primo descrittore, è, a tutti gli effetti, uno dei vertebrati più rari d’Italia. Un gioiello da proteggere, endemica delle foreste a cavallo tra l’Altopiano dei Sette Comuni e la provincia di Trento, la salamandra di Aurora è sempre più minacciata, soprattutto a causa di cattive pratiche di gestione forestale che non tengono minimamente conto delle sue necessità.

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Morfologia della salamandra di Aurora

La salamandra di Aurora è un piccolo anfibio urodelo (supera di poco i 10 cm negli adulti) caratterizzato da una peculiare pezzatura giallastra, che la distingue dalle altre sottospecie di Salamandra atra. Questa sottospecie, infatti, possiede sempre delle ampie macchie dorsali (talvolta presenti anche su fianchi e ventre), variabili per forma e colore (da tinte tenui del giallo fino al marrone). Tali macchie descrivono un pattern unico per ogni individuo (pattern individuo-specifico), che resta pressoché inalterato nell’intero ciclo vitale. Tuttavia, in alcuni individui tenuti in cattività è stata osservata una variazione nella colorazione delle macchie.

Al di là della sua colorazione (livrea) inconfondibile, la salamandra di Aurora è molto simile alle altre sottospecie di S. atra, per quanto riguarda almeno i principali tratti morfologici, come forma del capo, proporzione fra tronco e zampe e lunghezza e forma della coda[1].

salamandra di aurora morfologia
Individuo adulto di salamandra di Aurora. (di Lucio Bonato, Wikimedia Commons; CC BY-SA 4.0)

Riproduzione e ciclo biologico

Anche il comportamento riproduttivo e il ciclo biologico della salamandra di Aurora non variano rispetto alle altre salamandre alpine (“salamandra alpina” è il nome volgare di Salamandra atra). 

In tutte le sottospecie si ritrova infatti l’ovoviviparità, ossia il fatto che le uova vengono incubate e si schiudono nel corpo materno. In particolare, la fecondazione è interna ed è seguita dallo sviluppo di diverse uova nel corpo della femmina, ma soltanto una o due di queste arrivano allo stadio larvale. Al termine della gestazione, in genere della durata di due anni, nascono i giovani, che possono essere considerati delle versioni in miniatura degli adulti, lunghi 4-5 cm.

Questa modalità di riproduzione e sviluppo, probabilmente, è venuta a crearsi come adattamento ai climi freddi durante i periodi glaciali, nei quali le salamandre vennero a trovarsi in aree frequentemente prive di acque di superficie. Gli anfibi, infatti, sono solitamente legati visceralmente all’acqua (dove depongono uova o larve), in virtù del loro ciclo vitale a due fasi (a cui devono anche il loro nome, che in greco significa “doppia vita”). Normalmente, in questi animali si possono distinguere una fase strettamente acquatica (quella larvale) ed una fase terrestre (adulta), separate da una metamorfosi che prevede una profonda riorganizzazione di tutti i sistemi corporei.

Distribuzione ed habitat della salamandra di Aurora

La salamandra di Aurora è endemica (ossia è presente solo in una data zona) di una ristretta area compresa tra l’Altopiano di Asiago (VI) e quello di Vezzena (TN), principalmente in aree boscose esposte a sud

Proprio la struttura delle foreste è un aspetto fondamentale per la vita di questo animale, che necessita di foreste vecchie e strutturate, con un cospicuo numero di rifugi (quindi con abbondante lettiera e ricche di zone coperte di muschio). Un altro parametro importante è rappresentato dalla copertura vegetale, che dev’essere intatta, così da mantenere un microclima fresco e umido all’interno delle foreste.

Ovviamente, le caratteristiche di umidità e temperatura dell’ambiente in cui vive sono in stretta correlazione con l’ecologia di questo anfibio, la cui pelle permeabile in entrambe le direzioni pone dei limiti ai periodi di attività. La salamandra di Aurora è infatti un animale stenoidrico, ossia tollerante solo di precisi e ristretti range di umidità: è infatti possibile incontrare individui fuori dai rifugi solo durante o dopo le piogge, o comunque in condizioni di umidità relativa dell’aria superiore all’80%[2]. Una volta raggiunti i limiti di tolleranza per quanto riguarda sia l’umidità che la temperatura corporea, le salamandre si ritraggono in profondità nel terreno, soprattutto in fessure carsiche.

Pertanto, risulta evidente come le componenti abiotiche dell’ambiente (ad esempio l’idrologia, la geologia e la presenza di aree di riparo) siano di vitale importanza per questo animale.

salamandra di aurora habitat
Habitat tipico della salamandra di Aurora. (di Lucio Bonato, Wikimedia Commons; CC BY-SA 4.0)

Conservazione della salamandra di Aurora

Minacce alle popolazioni

Il suo areale piccolissimo è alla base delle criticità di conservazione della salamandra di Aurora, tanto che essa rientra tra le specie vulnerabili secondo la IUCN[3]. Nello specifico, le preoccupazioni maggiori in questo senso derivano dalla perdita e della frammentazione degli habitat, largamente collegate alla crescente pressione antropica e principalmente all’incremento dell’urbanizzazione, in seguito all’esplosione del turismo di massa. Di fatti, la perdita e la frammentazione dell’habitat di Salamandra atra aurorae rispecchiano l’aumentato numero degli insediamenti umani e le modifiche di sviluppo, sempre più orientate verso il turismo di massa, nella sua regione prealpina.

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La foresta naturale delle zone in cui è presente questo urodelo consiste in un bosco misto, con faggio e abete bianco come specie dominanti. Come già anticipato, la struttura e il microclima di queste foreste sono il fattore cruciale per la sopravvivenza di questa salamandra completamente terrestre. Spesso, però, la diversità di queste comunità vegetali è andata diminuendo, con conseguente semplificazione (o banalizzazione) della struttura forestale. In generale, discutibili pratiche selvicolturali hanno portato ad un aumento della presenza di abeti rossi piantati (e ripiantati) per produrre legname, in seguito al taglio delle piante indigene[1].

Questi programmi di gestione forestale, che risultano in un alterato piano organizzativo degli ecosistemi, espongono le salamandre a regimi microclimatici drasticamente modificati, con conseguente essiccazione e compattazione del suolo. Sarebbe quindi auspicabile un abbandono delle monocolture di peccio (abete rosso), in un’ottica di ripristino delle foreste naturali di queste zone.

Inoltre, la costruzione di strade per esportare il legno spesso si traduce in una distruzione dei rifugi rocciosi e di superficie, in seguito all’azione diretta dei mezzi meccanici, oltre ad un’ulteriore frammentazione dell’habitat. Nei casi più gravi, l’impatto può estendersi anche ai rigagnoli e ruscelli che scorrono nel sottobosco, la cui alterazione porta all’essiccazione dell’habitat, costituendo una grave minaccia per la sopravvivenza della salamandra di Aurora[1].

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Come se non bastasse, i recenti fatti della tempesta Vaia (2018) hanno aggiunto ulteriore pressione alle popolazioni di salamandra di Aurora: la distruzione delle foreste che ospitano questo raro endemismo per effetto delle raffiche di vento e, soprattutto, le operazioni di esbosco (che nella maggior parte dei casi non prendono in considerazione le necessità di questo anfibio) aumentano i rischi per la sua sopravvivenza.

Un altro motivo che desta preoccupazione per la conservazione è il traffico illegale di individui prelevati in natura: non è difficile immaginare quanto potrebbe valere tra gli appassionati di terraristica un individuo di questo splendido caudato!

Opere di tutela

Tenuto conto di quanto elencato, si può tranquillamente affermare che la tutela di questo animale debba necessariamente passare per un ulteriore sforzo di ricerca, così da comprendere al meglio come muoversi. Inoltre, paiono più che mai importanti il cambiamento delle pratiche forestali e la creazione di aree protette (cercando di coprire al massimo le località di presenza attuale). Stando alle attuali normative, infatti, sarebbe possibile istituire zone speciali di conservazione (ZSC) nell’ambito della rete Natura 2000, ai sensi della direttiva Habitat[1].

Nella fattispecie, a causa delle lacune nella conoscenza della salamandra di Aurora è difficile valutare le reali condizioni delle popolazioni e quindi anche individuare efficaci metodi di conservazione. Tuttavia, le ricerche condotte a proposito di questo argomento suggeriscono la necessità di elaborare piani di gestione forestale non limitanti per la sopravvivenza di questa sottospecie. Partendo dall’utilizzo di metodi meno impattanti, magari nel tentativo di riportare le foreste alle condizioni naturali, e possibilmente riducendo l’attività antropica nei pressi delle aree che ospitano le popolazioni. Tutto questo potrebbe essere assicurato dall’istituzione di aree protette.

In ultimo, la conservazione della salamandra di Aurora passa attraverso la sensibilizzazione pubblica, poiché le azioni descritte pocanzi potrebbero comportare la perdita di terreno utilizzabile dalla popolazione locale, che dovrebbe però comprendere di avere a pochi passi da casa un essere vivente rarissimo e unico, che potrebbe addirittura essere presentato come il fiore all’occhiello dell’intera zona.

Sistematica ed evoluzione

All’interno del genere Salamandra ci sono due specie di salamandre alpine , entrambe melaniche (completamente nere): Salamandra lanzai, diffusa solamente in una limitata zona della Alpi Cozie sud-occidentali, e Salamandra atra, con un areale decisamente più ampio, ma comunque endemica delle Alpi e delle catene dinariche[2].

Fino a non troppo tempo fa, si riteneva che ci fosse un’elevata affinità tra queste specie, ma analisi molecolari più recenti pongono S. atra più vicina a Salamandra corsica, che vive esclusivamente sull’isola a cui deve il suo nome. Questo fenomeno potrebbe trovare spiegazione in un corridoio formatosi durante la crisi di salinità del Messiniano, quando il Mediterraneo si prosciugò quasi completamente collegando territori oggi separati dal mare (in questo caso la Corsica e l’Italia). 

S. lanzai, invece, sarebbe rimasta isolata per un lungo periodo, probabilmente passando anche attraverso una drastica diminuzione del numero di individui (fenomeno noto come collo di bottiglia, o bottleneck in inglese), vista l’elevatissima uniformità genetica riscontrata anche tra individui di popolazioni separate. Alla luce di quanto detto, una caratteristica interessante è il probabile sviluppo in due eventi separati e indipendenti del melanismo nelle due specie salamandre alpine, in uno splendido caso di convergenza evolutiva[1].

Ponendo ora il focus su Salamandra atra, questa è una specie politipica, ossia di cui esistono diverse sottospecie. Troviamo infatti:

  • Salamandra atra prenjensis, diffusa nelle catene dinariche;
  • Salamandra atra atra, diffusa lungo tutto l’arco alpino ad eccezione delle zone di presenza delle due sottospecie di cui sotto;
  • Salamandra atra pasubiensis, di recentissima descrizione ed esclusiva del versante meridionale del massiccio del Pasubio (dunque endemica dell’Italia);
  • Salamandra atra aurorae (descritta nel 1982 e che prende il nome, Aurora per l’appunto, della moglie del primo descrittore), anch’essa endemica dell’Italia e oggetto di questa breve descrizione.

Conclusioni

La salamandra di Aurora è uno dei vertebrati più localizzati d’Italia e d’Europa. Un gioiello della nostra fauna, che rischia l’estinzione a causa della crescente pressione antropica e di piani di gestione forestale scellerati, che alterano profondamente la struttura delle foreste a cui è legato questo anfibio. La tutela di questo animale, oltre ad essere un dovere morale, potrebbe trovare anche dei risvolti pratici, vista la sua valenza come indicatore di buona qualità ambientale ed il potenziale attrattivo nell’ambito dell’ecoturismo.

Referenze

  1. Brakels, P., Beukema, W., Filacorda, F. (2004), Relazione tecnica-scientefica finale sull’ecologia e distribuzione di Salamandra atra aurorae e Salamandra atra pasubiensis;
  2. Di Nicola, M. R., Cavigioli, L., Luiselli, L. e Andreone, F. (2019). Anfibi e rettili d’Italia. Latina: Edizioni Belvedere, Le Scienze (31): 568-ss;
  3. IUCN Italia – Salamandra atra aurorae.

Immagine di copertina di Lucio Bonato, Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0).

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