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Che cos’è la rivoluzione verde?

Tecnologie e innovazioni per la lotta contro la fame

Con l’espressione rivoluzione verde (o green revolution, in inglese) si fa riferimento a quanto accaduto nel settore agricolo tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta del secolo scorso. Come la parola rivoluzione lascia intendere, non fu un semplice cambiamento nel campo dell’agricoltura, ma fu un vero e proprio stravolgimento che si estese a tutte le discipline e le pratiche connesse a questo settore: dalle tecniche di irrigazione fino alla genetica. Il risultato di questa rivoluzione fu un sostanziale aumento delle resa delle coltivazioni. Il motore apparente della rivoluzione verde fu la lotta contro la fame nei Paesi in via di sviluppo, ma la vera spinta fu data da obiettivi politici.

Storia della rivoluzione verde

L’espressione rivoluzione verde fu utilizzata per la prima volta da William Gaud nel 1968[1], per definire la trasformazione e le migliorie agricole in atto in quegli anni nei Paesi in via di sviluppo dell’America latina e dell’Asia. L’introduzione di tali tecniche innovative si fa solitamente risalire al 1944, ma probabilmente dei passi decisivi erano stati mossi già prima.

Infatti, già agli inizi del 1900, il ricercatore italiano Nazareno Strampelli iniziò degli studi di genetica per migliorare la resa del frumento: le sue varietà ibride di frumento furono uno degli elementi decisivi che consentirono di vincere la cosiddetta battaglia del grano lanciata in quegli anni dal regime fascista[2]. La battaglia del grano aveva lo scopo di rendere l’Italia autosufficiente nella produzione cerealicola, attraverso l’incremento della produzione per ettaro (aumento del rendimento).

Quest’obiettivo poteva essere raggiunto attraverso tre interventi: la selezione dei semi; il perfezionamento della tecnica e dei concimi; l’abbassamento dei prezzi. Nazareno Strampelli, con le sue scoperte scientifiche, contribuì sostanzialmente alla risoluzione del primo punto, ossia la selezione delle sementi, il che gli valse la nomina di Senatore del Regno. Il principale progetto del ricercatore era quello di ibridare specie diverse di grano per produrre una varietà resistente sia alle ruggini (causate dai funghi) che all’allettamento (il ripiegarsi al suolo delle spighe per opera degli agenti atmosferici). Strampelli sviluppò numerosi ibridi scegliendo poi tra questi le sementi migliori, ossia le varietà con le caratteristiche genetiche più performanti[2].

L’inizio vero e proprio della rivoluzione verde si fa risalire però al 1944 perché in quell’anno la Rockfeller Foundation – un’organizzazione filantropica statunitense, nata nel 1913 ad opera di John Davison Rockefeller – fondò un istituto dedicato all’aumento della produzione agricola nelle fattorie messicane[1]. In quegli anni, infatti, la domanda di frumento da parte della classe media era in aumento e costringeva il Messico ad importare metà del proprio fabbisogno. L’organizzazione statunitense, appoggiata dal governo statunitense e messicano, avviò allora il MAP, il Mexican Agricultural Programme. L’obiettivo del MAP era di risolvere i problemi interni allo stato Messicano – quali le agitazioni della classe contadina per la profonda crisi alimentare – attraverso l’aumento della produzione del mais e del frumento. Nel 1962 venne commercializzato per la prima volta il frumento ad alta resa coltivato in Messico: in soli due anni, il Messico divenne esportatore di mezzo milione di tonnellate di frumento[3].

Oltre al Messico, la Rivoluzione Verde si estese poi anche in altri Paesi: in India venne avviato il IADP (Intensive Agricultural Development Programme) e, negli anni Ottanta, nel continente africano venne istituito il Sasakawa-Global 2000 Agricultural Programme. Entrambi questi programmi di sviluppo possono essere considerati equivalenti al MAP messicano[3].

Applicazioni e metodiche della rivoluzione verde

La genetica

Una delle spinte più grandi della rivoluzione verde fu data dalla genetica. Lo studio del genoma del frumento e la sua manipolazione portarono infatti alla selezione di ibridi più performanti, o ad alto rendimento (in inglese indicati con l’acronimo HYV, High Yield Variety). Effettivamente, le nuove varietà ottenute con incroci controllati presentavano un adattamento migliore al clima, maggiore resistenza ai patogeni e reagivano meglio ai fertilizzanti.

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I nuovi ibridi furono realizzati con la tecnica dell’impollinazione incrociata tra le linee pure selezionate. I primi incroci di frumento furono prodotti a partire dalle varietà messicane e da quelle giapponesi definite nane, le quali erano caratterizzate da un’altezza ridotta rispetto alla media[3]. Gli ibridi così ottenuti risultarono avere una resa maggiore, frutto del fenomeno genetico dell’eterosi. L’eterosi, in particolare, è il fenomeno per cui gli ibridi per uno o più caratteri sono più vigorosi, più resistenti, rispetto alle linee pure per gli stessi caratteri[4].

Le tecniche agricole

Anche se erano già note le mietitrici meccanizzate ed altre macchine agricole, con la rivoluzione verde fu ridotto drasticamente il lavoro umano, dando spazio a nuovi mezzi e tecniche. La meccanizzazione dell’agricoltura portò ad un aumento del consumo dei combustibili fossili, in conseguenza all’incremento dei mezzi agricoli, che risultarono fondamentali nel nuovo panorama: essi permettevano di creare, più facilmente e su aree più estese, delle condizioni ottimali per la crescita degli ibridi[4].

I nuovi sistemi di irrigazione e l’utilizzo di fertilizzanti rappresentarono anch’essi importanti punti di svolta. L’utilizzo di fertilizzanti chimici (come nitrati e fosfati) fu fondamentale per aumentare la quantità di nutrienti nel suolo e per rendere quindi più rapida la crescita del frumento. La giusta quantità di nutrienti, accompagnata dalla valutazione e manipolazione del pH del suolo, permisero agli ibridi selezionati di avere alte rese di biomassa[4]. Oltre ai fertilizzanti, si fecero largo anche i pesticidi, che permisero di ridurre l’impatto di parassiti e malattie[3].

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rivoluzione verde produzione cibo
Il grafico mostra la produzione alimentare mondiale tra il 1961 ed il 2009 secondo i dati del Popultaion Study Center, Institute for Social Research (2011). È possibile distinguere l’andamento della produzione totale di cibo (linea arancione), della produzione pro-capite (linea viola) e della popolazione (linea blu). (da [4])

Critiche alla Rivoluzione Verde

La rivoluzione verde ha accompagnato la transizione dalla produzione agricola di sussistenza alla produzione agricola intensiva. Questo introdusse alcuni cambiamenti sociali che furono protagonisti di numerose critiche[5].

Sebbene le innovazioni apportate con la rivoluzione verde aumentarono indiscutibilmente le rese e le biomasse dei prodotti agricoli, infatti, non ne migliorarono però le proprietà nutritive. Di fatti, la malnutrizione continuò ad essere un grave problema per le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo.

Oltre a questo, a completare il risvolto della medaglia, si aggiunge un impatto ambientale non trascurabile. L’utilizzo massiccio di mezzi (come trattori) a base di combustibili fossili, di fertilizzanti e pesticidi, la costruzione di dighe e sistemi di irrigazione hanno sì arricchito le economie dei Paesi produttori, ma hanno anche gravato sull’ambiente[4].

I critici sostengono non a caso che la rivoluzione verde abbia dato l’inizio ai fenomeni di degradazione del suolo e di perdita della biodiversità.

La degradazione del suolo è necessaria conseguenza della manipolazione della sua composizione, in termini di nutrienti e pH. Inoltre, i pesticidi impediscono la proliferazione di microrganismi che invece sono benefici sia per il suolo che per le piante. Ad impoverirsi non è però soltanto il suolo, ma anche le specie presenti: selezionando artificialmente le specie da coltivare sono diminuite di conseguenza le varietà di sementi, e con esse la biodiversità[4].

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La perdita di biodiversità causa a sua volta una maggiore fragilità dell’ecosistema: se infatti in un ecosistema con un’alta biodiversità, una stessa funzione può essere svolta da tante specie diverse, in un ecosistema con biodiversità ridotta, invece, quella stessa funzione dipenderà da poche specie presenti.

Conclusioni: il futuro della rivoluzione verde

L’attenzione per il futuro è puntata soprattutto sullo sviluppo di nuove varietà transgeniche capaci di mantenere le alte rese ma con minori costi ambientali, e pratiche per evitare il deterioramento ambientale[5].

È però da tenere presente che, più passa il tempo, più la popolazione mondiale cresce: attualmente, la popolazione mondiale conta circa 7,7 miliardi di persone. L’Organizzazione delle Nazioni Unite stima che tale numero arriverà a 10,5 miliardi entro il 2070: per sfamare i 2,8 miliardi di persone previste in più, abbiamo bisogno di nuove aree coltivabili. Aree ad oggi non disponibili, considerando anche lo stato di sovrasfruttamento della risorsa suolo.

Bisogna quindi pensare l’agricoltura in modo diverso e ottimizzare l’utilizzo di acqua e terra. Attraverso tecniche di agricoltura urbana si può dare il via ad una Seconda Rivoluzione Verde e stabilire un metodo per soddisfare le esigenze alimentari della crescente popolazione mondiale. Esempi di tipologie di agricoltura urbana sono l’idrocoltura, l’acquaponica, l’acquacoltura e l’agricoltura verticale[6].

Che sia una spinta verso l’agricoltura urbana o un ritorno alla ruralità, la rivoluzione sarà necessaria. Si intravede quindi necessariamente una transizione ecologica, dove la tecnologia è a sostegno dell’agricoltura per un futuro più verde.

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Referenze

  1. AgbioWorld – The Green Revolution: Accomplishments and Apprehensions;
  2. Bressanini, D. (2010). Il Senatore Cappelli e gli altri grani di Nazareno Strampelli. Le Scienze;
  3. Ricoveri, G. (Ed.). (2006). Capitalismo, natura, socialismo. Jaca Book;
  4. Nanni Annalisa (2016). Le sfide dell’agricoltura. Agorà Scienza – Centro Interuniversitario per la Diffusione e Comunicazione della Cultura Scientifica. Scienza Attiva, edizione 2015-2016;
  5. Treccani – Rivoluzione Verde;
  6. Rob Simm (2021). Sostieni il futuro: il mondo dipende dal successo della Seconda Rivoluzione Verde. Stantec.

Immagine di copertina di pikist.com.

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