Restaurare libri antichi grazie ad enzimi e gel

Il fascino dei libri antichi e del loro restauro ha catturato da sempre l’attenzione di intere generazioni fin dai tempi dei monaci benedettini citati nel romanzo “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco. In tempi più recenti questo interesse è stato incarnato dal libraio protagonista della serie Netflix “You”. Fino alla metà del XVIII secolo per ottenere la carta sono stati utilizzati come materiali di partenza stracci di lino, canapa e cotone. Questo perché, come quei tessuti, la carta è costituita principalmente da cellulosa, un polisaccaride lineare e non ramificato composto da migliaia di molecole di glucosio.

Come è noto, la carta è destinata a degradarsi sotto l’azione del tempo, dell’uso e dell’ambiente di conservazione. La pulitura e il restauro della carta antica sono quindi dei processi fondamentali per la conservazione del patrimonio storico, culturale e artistico.

Come avviene il restauro?

Le opere cartacee sono generalmente molto difficili da restaurare a causa della loro fragilità e della presenza di molti altri elementi.

Per esempio su diversi manufatti cartacei a causa degli interventi di restauro effettuati in anni passati sono presenti fodere di legno e cartone. Il collante utilizzato per l’adesione di questo materiale esterno subisce nel tempo delle trasformazioni chimiche che causano l’ingiallimento, perdita in compattezza e aumento di acidità dell’opera.

La rimozione di queste colle dalle opere cartacee è fondamentale per preservarne l’integrità.

Il processo di pulitura tradizionale prevede di immergere i fogli di carta in acqua, così da eliminare inquinanti e prodotti di degrado della cellulosa. Questa tecnica presenta tuttavia diversi svantaggi, come il rigonfiamento delle fibre di cellulosa con conseguente deformazione della carta dopo l’asciugatura. L’immersione in acqua può inoltre portare alla perdita di inchiostri e pigmenti idrosolubili.

Per far fronte a questi problemi, negli anni diversi gruppi di ricerca hanno sviluppato nuove tecniche basate sull’uso di idrogel, sostanze con caratteristiche di viscosità e potere di ritenzione idrica tali da ridurre notevolmente la penetrazione dell’acqua nei fogli di carta, minimizzando così la loro deformazione.

Rimuovere questi gel però è spesso difficile e richiede un’azione meccanica abrasiva o l’utilizzo di solventi che potrebbero mettere a rischio i manufatti di carta.

Come restaurare la carta senza rovinarla?

Recentemente, in uno studio (1) pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata” e dell’Università di Firenze, sono stati utilizzate e studiate combinazioni di enzimi idrolitici e specifici idrogel come valida alternativa alle tecniche finora utilizzate.

Questi gel sono costituiti da catene di polivinilpirrolidone incorporate in una struttura di poli (2-idrossietil metacrilato) e presentano numerosi vantaggi rispetto agli altri gel: hanno un alto potere di ritenzione idrica, sono morbidi, trasparenti e possono essere conservati in acqua per mesi.

Gli enzimi idrolitici sono invece stati mescolati agli idrogel per rimuovere più velocemente le colle dai manufatti. Questi composti infatti eliminano le molecole biologiche, come proteine e polisaccaridi, dividendoli nelle loro unità più semplici.

Nella loro veste di agenti per la pulitura questi enzimi rappresentano un’alternativa interessante e vantaggiosa ai metodi tradizionali perchè riducendo i tempi del procedimento diminuiscono anche il rischio di possibili danni alle opere.

Guglielmo da Baskerville e Joe Goldberg possono stare tranquilli, i libri antichi continueranno a vivere a lungo!

Fonte: Mazzuca C, Poggi G, Bonelli N, Micheli L, Baglioni P, Palleschi A – Innovative chemical gels meet enzymes: A smart combination for cleaning paper artworks – Journal of Colloid and Interface Science, 15 September 2017.

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