Reflusso: sintomi, cause e rimedi

La malattia da reflusso gastro-esofageo è una patologia tipica della popolazione occidentale. I sintomi sono molto frequenti, soprattutto nella popolazione in sovrappeso, motivo per cui l’incidenza di questa malattia sta via via aumentando anche in paesi come la Cina e l’India, dove alla malnutrizione si associa anche l’obesità. Ci possono essere delle complicanze ma nel 98% dei casi ha un esito benigno. Tuttavia, quando il bruciore e il rigurgito diventano frequenti possono danneggiare la mucosa dell’esofago e allora il quadro assume la condizione da esofagite da reflusso. La percentuale dei pazienti che possono lamentare, con una frequenza almeno mensile, una manifestazione da reflusso è molto alta: 44% circa una volta al mese, 14% una volta a settimana, 7% tutti i giorni. Solo una percentuale di questi soggetti ha un’esofagite da reflusso però i sintomi sono molto frequenti poiché dipendono anche molto da ciò che si mangia.

Sintomi

I sintomi cardine della malattia da reflusso sono:

  • Rigurgito: ritorno degli alimenti all’interno della bocca (sia alimenti che succo gastrico). La presenza di succo gastrico all’interno della bocca dà origine ad un sapore amaro e soprattutto, se molto frequente, può danneggiare la struttura della dentina, dare origine a tutta una serie di sintomi (quali raucedine con la necessità di schiarirsi continuamente la voce), sensazione di globo e laringiti ricorrenti
  • Pirosi: bruciore retro-sternale, generalmente dovuto al rigurgito. È più comune quando il soggetto si piega in avanti oppure si trova in posizione orizzontale (poiché viene a mancare l’effetto della gravità)

Altro sintomo correlabile alle malattie dell’esofago è il dolore retro-sternale. Questo si sovrappone molto al dolore cardiaco, ma il dolore simil-anginoso esofageo viene percepito a riposo mentre il dolore cardiaco generalmente sotto sforzo. In alcuni casi. possiamo avere anche disfagia (deglutizione difficoltosa) che può presentarsi nella parte bassa (tra esofago e stomaco) o alta dell’esofago (in questo caso è frequente il dolore durante la deglutizione  chiamato “odinofagia”).

Eziologia

La malattia da reflusso gastro-esofageo riconosce varie cause:

  • Alterazione dello svuotamento gastrico: le diete ad alto tenore lipidico prolungano il tempo di svuotamento gastrico
  • Alterazione dello sfintere esofageo inferiore (LES): questo possiede una pressione di circa 30 mmHg e ovviamente tutto ciò che compromette questa pressione causa o favorisce il reflusso. Quali sono i fattori che possono alterare la pressione del LES? Fattori anatomici, primo tra tutti l’ernia iatale, obesità (maggiore è il BMI maggiore è la possibilità di sviluppare reflusso), farmaci calcio antagonisti e nitro-derivati (i muscoli si contraggono grazie al calcio, un farmaco calcio-antagonista può interferire con l’attività contrattile dei muscoli striati lisci, lo stesso fanno i nitro-derivati che vengono presi per patologie cardiache). Infine, ci sono anche alcuni alimenti che alterano la pressione dello sfintere esofageo inferiore come cioccolato e caffè e altri che scatenano il bruciore soprattutto alimenti acidi (es. pomodoro, bevande carbonate, ecc.)
  • Assenza di secrezione salivare (non abbiamo possibilità di tamponare l’acido)

Approccio terapeutico

Nella maggior parte dei casi, i sintomi sono dovuti ad un utilizzo scorretto degli alimenti o ad un BMI eccessivo. Intervenendo, quindi, con una correzione dello stile di vita possiamo aiutare il soggetto ad evolvere verso la guarigione. La perdita di peso migliora i sintomi e in alcuni casi può portare anche alla guarigione. Si deve evitare di andare a letto subito dopo aver mangiato poiché quando il soggetto si mette in posizione orizzontale perde l’effetto della gravità e il cibo può refluire (eventualmente si può alzare la testata del letto).

Ai soggetti fumatori si deve consigliare di smettere di fumare. La nicotina riduce, infatti, la secrezione salivare, la secrezione di bicarbonati da parte dell’esofago e abbassa la pressione dello sfintere esofageo inferiore. Il consumo di alcol deve essere moderato poiché questo porta ad una minore produzione di bicarbonato per atrofia delle parotidi e in più danneggia la mucosa esofagea favorendo il passaggio alla forma ulcerata. Infine, si devono evitare alcuni cibi quali il cioccolato e bevande stimolanti come il caffè poiché questi hanno impatto sullo sfintere esofageo inferiore. Si deve limitare il consumo di cibi speziati in quanto possiedono un pH tale che favorisce la comparsa dei sintomi come le bevande carbonate (la CO2 acidifica), e gli agrumi.

Terapia farmacologica

Qualora l’intervento sullo stile di vita non dovesse essere efficace si valuta il ricorso alla terapia farmacologica. Fondamentalmente vengono utilizzati due tipi di farmaci:

  • Farmaci anti-acidi → neutralizzano l’acido una volta che questo è stato prodotto, hanno un effetto immediato ma una durata d’azione molto breve (assunzione raccomandata nel periodo post-prandiale in presenza di sintomi)
  • Farmaci anti-secretivi, anti-H2 (antagonisti dei recettori H2 dell’istamina) e inibitori di pompa protonica (PPIs) vanno ad agire sulle cellule parietali e impediscono la secrezione dell’acido (valori di pH all’interno dello stomaco al di sopra di 4 per un periodo che va dalle 8 alle 14 ore)

Nel caso in cui anche la terapia farmacologica dovesse fallire, si può ricorrere alla chirurgia allo scopo di ricostruire una barriera efficace tra stomaco ed esofago. Questa sarà in grado di consentire il passaggio in senso oro-aborale impedendo però il passaggio inverso dallo stomaco all’esofago (questa barriera viene ottenuta avvolgendo parte dello stomaco attorno alla giunzione esofago-gastrica). L’intervento si attua in pochissimi soggetti in quanto generalmente la terapia farmacologica risulta efficace nel trattamento della patologia.

Complicanze

  • Stenosi: il lume dell’esofago si riduce progressivamente per produzione di un anello fibrotico. Si può trattare per via endoscopica anche se spesso bisogna ricorrere ad intervento chirurgico
  • Esofago di Barrett (interessa la porzione distale dell’esofago): strano epitelio con uno strano colore → area di metaplasia intestinale. L’esofago, a causa del reflusso continuo e delle ulcere, prolifera e comincia a produrre epitelio intestinale. La prevalenza del Barrett purtroppo è alta e colpisce all’incirca 1-2% dei pazienti che hanno malattia da reflusso. Non dà origine a particolari sintomi e questo è uno dei motivi per cui la malattia da reflusso deve essere prevenuta. La complicanza più grave, che presenta circa l’1% dei pazienti con esofago di Barrett, è il cancro all’esofago. Si tratta di un adenocarcinoma, ma come fa a svilupparsi un adenocarcinoma a livello esofageo dove non abbiamo la presenza di ghiandole? Questo si sviluppa conseguentemente ad una lesione della mucosa esofagea che tende a dar origine allo sviluppo di ghiandole.
  • Terapia del Barrett: inibitori di pompa protonica in alte dosi, non lo fanno regredire ma contengono il possibile sviluppo verso la forma neoplastica.

Conclusioni

Alla luce di quanto detto possiamo comprendere quanto il nostro stile di vita possa influenzare il nostro stato di salute ma anche il margine di miglioramento che possiamo raggiungere semplicemente con dei piccoli accorgimenti. Per questa, come per moltissime altre malattie, la prevenzione gioca un ruolo fondamentale. Ecco perché dovremmo prediligere uno stile di vita sano e abbandonare tutte quelle cattive abitudini che a lungo termine possano provocarci un danno anche grave.

Collegamenti esterni

Referenze

  • Dent J, El-Serag HB, Wallander MA, Johansson S. Epidemiology of gastro-oesophageal reflux disease: a systematic review. Gut. 2005;54:710–717.
  • Mousa H, Hassan M. Gastroesophageal reflux disease. Pediatr Clin North Am. 2017;64(3):487–505. doi: 10.1016/j.pcl.2017.01.003.
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  • Sethi & Richter (2017) Sethi S, Richter JE. Diet and gastroesophageal reflux disease: role in pathogenesis and management. Current Opinion in Gastroenterology. 2017;33:107–111.
  • Dewan KR, Patowary BS, Bhattarai S, Shrestha G. Barrett’s esophagus in patients with gastroesophageal reflux disease. J Nepal Health Res Counc. 2018;16:144–148.
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