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Record di temperature e deforestazione: ci stiamo bruciando il futuro?

Pessime notizie sul fronte ambientale. Come rimediare alla situazione?

Il gennaio 2020 è risultato estremamente caldo, con un record di: temperature, scioglimento dei ghiacci polari e deforestazione amazzonica. Ecco un riassunto della situazione e delle potenziali conseguenze sulla Terra.

Il gennaio più caldo mai registrato

Il mese appena trascorso è stato il gennaio più caldo dal 1880, con una temperatura media mondiale di 1,14 °C più alta di quella del Ventesimo secolo[1]. Gli esperti ritengono che il 2020 sarà l’anno più caldo mai registrato con una probabilità di quasi il 50%. Sicuramente rientrerà fra i primi dieci anni più caldi[2]La maggiore anomalia nelle temperature si è avuta in Russia, Scandinavia e Canada occidentale, dove si è osservato un aumento di 5 °C rispetto al normale. Altri paesi hanno visto una diminuzione nella temperatura media, ma in nessuno c’è stato un record di temperature basse[1].

Record di alta temperatura in Antartide

Un altro primato è stato raggiunto in Antartide, dove il servizio metereologico nazionale dell’Argentina ha rilevato 18,3 °C questo 6 febbraio. Si tratterebbe della temperatura più calda mai registrata nel continente. L’informazione è però da verificare, in quanto potrebbe trattarsi di un innalzamento di temperatura temporaneo dato da fenomeni metereologici transienti. Lo stesso vale per l’indicazione di oltre 20 °C riportata da alcune testate: la World Metereological Organization deve ancora confermare il dato[3].

A prescindere da questa rilevazione, la regione antartica è una delle zone in cui il riscaldamento globale cresce più velocemente. Questo continente si estende per circa 14 milioni di chilometri quadrati ed è coperto da uno strato di quasi 5 chilometri di ghiaccio. In esso è racchiuso circa il 90% dell’acqua dolce del mondo: se fondesse completamente innalzerebbe il livello degli oceani di ben 60 metri[3]. Responsabile del discioglimento dei ghiacci antartici è, principalmente, l’alta temperatura dell’acqua oceanica. Questa, infatti, s’incontra con gli strati inferiori dei ghiacciai determinandone la fusione. Purtroppo, a causa dell’aumento delle temperature marine, la quantità di ghiaccio antartico discioltosi è aumentata di sei volte dagli anni Ottanta[3].

Record di scioglimento in Artide

L’estensione della superficie del ghiaccio artico è la seconda minore mai registrata e la sua temperatura la seconda più alta mai misurata sin dal 1900. L’assottigliamento che consegue al riscaldamento dei ghiacci, inoltre, li espone ulteriormente all’effetto del calore dell’atmosfera e degli oceani[4]. Soltanto lo strato di ghiaccio della Groenlandia contribuisce di quasi un millimetro l’anno all’innalzamento del livello del mare[4]. Va considerato anche che lo scioglimento dei ghiacciai artici determina l’aumento di gas serra atmosferici. Questi vengono rilasciati da microrganismi presenti nel terreno che producono reazioni biochimiche con le sostanze organiche del suolo.

Il permafrost, zona di ghiacciai perenni che stanno però iniziando a sciogliersi, ritene una quantità di gas serra doppia rispetto a quella presente attualmente nell’atmosfera[5]. Lo scioglimento dei ghiacciai determina anche l’erosione dei suoli. In conseguenza del riscaldamento della zona artica, però, aumenta la colonizzazione da parte di piante, che stabilizzano in parte il terreno e producono ossigeno e nutrienti[5]. L’estensione della tundra si ha principalmente in Canada, Alaska del nord ed Est della Russia[4].

Record di deforestazione amazzonica

“È molto preoccupante l’incremento registrato nel gennaio del 2020. Indica che i fattori che causavano l’aumento della deforestazione nel 2019 continuano attivamente”. Questa è la dichiarazione di Carlos Nobre, climatologo dell’Università di San Paolo (BR) in riferimento agli ultimi rilevamenti del progetto PRODES, che monitora lo stato della foresta Amazzonica grazie all’ausilio di satelliti[6]. La deforestazione è responsabile del 10% delle emissioni di gas serra di origine antropica. Le modificazioni artificiali alle foreste tropicali, infatti, rendono queste zone produttrici di anidride carbonica, così che incentivano l’effetto serra anziché ridurlo[7].

Conseguenze sulla biodiversità

Cambiamento climatico significa alterazione delle stagioni, degli ambienti e dei fenomeni atmosferici. L’innalzamento del livello del mare è un esempio di questi effetti. Piante e animali si adattano, migrando e cambiando i propri ritmi vitali, tuttavia sono molti i fattori in gioco, così che molte specie, adattate ad ambienti che stanno scomparendo, fronteggiano l’estinzione[8].

Un esempio è il Pagophila eburnea, il gabbiano d’avorio, la cui presenza nell’artico è diminuita del 70% dagli anni Ottanta[4]. Altre specie a rischio sono alcuni rettili come la Caretta caretta che hanno una determinazione sessuale temperatura-dipendente: a seconda di quanto è calda la sabbia in cui le uova vengono incubate, dall’uovo nasceranno maschi o femmine. Con il riscaldamento globale si stanno osservando covate con un rapporto maschi-femmine sempre più squilibrati. È sufficiente una differenza di pochi gradi per determinare la nascita di covate monosessuali, con conseguenze devastanti per la sopravvivenza di una popolazione[9].

In risposta ai cambiamenti climatici si hanno anche alterazioni nella distribuzione di alcune specie, come nel caso dei pesci artici e subartici che si spostano sempre più a nord. Questo ha conseguenze anche su alcune popolazioni umane, ad esempio quelle dello stretto di Bering, che trovano sempre più difficoltà nel procacciarsi il cibo[4]. Anche la distribuzione di specie vegetali sta subendo alterazioni, con conseguenze negative sia per la fauna sia per la Terra stessa.

Questi sono soltanto alcuni esempi delle conseguenze del cambiamento climatico e della deforestazione sull’ecologia del pianeta Terra. Su BioPills troverete molti approfondimenti sull’argomento.

Come rimediare

La biodiversità è un bene prezioso non soltanto di per sé ma anche per l’uomo. Fortunatamente i governi di tutto il mondo stanno prendendo provvedimenti per contrastare il fenomeno, finanziando la ricerca e spingendo verso fonti di energia sostenibili. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa.

Referenze

  1. NOAA National Centers for Environmental Information, 2020 – Global Climate Report – January 2020.
  2. NOAA National Centers for Environmental Information, 2020 – Global Climate Report – January 2020. 2020 year-to-date temperatures versus previous years.
  3. World Metereological Organization, 2020 – New record for Antarctic continent reported.
  4. NOAA National Centers for Environmental Information, 2019 – Arctic Report Card: update for 2019.
  5. Turetsky M. R. et al., 2019. Permafrost collapse is accelerating carbon release. Nature 569, pp. 32-34. doi: 10.1038/d41586-019-01313-4.
  6. G1, 2020 – Áreas sob alerta de desmatamento na Amazônia batem recorde em janeiro, aponta Inpe.
  7. Mendes de Mours Y. et al., 2020. Carbon Dynamics in a Human-Modified Tropical Forest: A Case Study Using Multi-Temporal LiDAR Data. Remote Sens., 12(3), 430; doi: 10.3390/rs12030430.
  8. Cotton P. A., 2003. Avian migration phenology and global climate change. PNAS October 14, 2003 100 (21) 12219-12222; doi: 10.1073/pnas.1930548100.
  9. Jensen et al., 2018. Environmental Warming and Feminization of One of the Largest Sea Turtle Populations in the World. Current Biology 28, 154–159. Elsevier Ltd. doi: 10.1016/j.cub.2017.11.057.
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