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Recenti scoperte sui siti riproduttivi di Caretta caretta in Calabria

La tartaruga marina Caretta caretta (L., 1758) è tra le specie di vertebrati maggiormente a rischio di estinzione e la sua tutela è prevista in diverse normative nazionali, internazionali e comunitarie (Convenzione di Berna, Convenzione di Bonn, CITES). Questo accade perché molte attività antropiche sia in mare che lungo le spiagge hanno un notevole impatto sulla vita e la biologia di questo delicato animale. Le principali minacce sono infatti le catture accidentali nelle reti da pesca o ai palamiti e la profonda alterazione delle spiagge lungo le quali esse nidificano. Prese d’assalto dai turisti, occupate quasi per l’intera superficie dai lidi attrezzati, non rimane più spazio ne tranquillità per la deposizione delle uova e la sicura incubazione che dura circa due mesi.

Le nidificazioni nel Mediterraneo avvengono di solito all’inizio di giugno quando ancora le spiagge sono scarsamente frequentate di giorno e non illuminate di notte. Quando però ignari bagnanti affollano le spiagge nei mesi di luglio ed agosto, i nidi deposti nella parte alta della spiaggia rischiano di essere involontariamente distrutti.

Le schiuse avvengono verso la fine di agosto, ed in una notte ideale la spiaggia è assolutamente deserta, l’unica luce che guida i piccoli nella loro affannosa corsa verso il mare è quella della luna e gli unici pericoli sono quelli che la natura gli pone da milioni di anni, i predatori . Falò, discoteche e ostacoli costituiti da ombrelloni e sedie possono impedire ai piccoli appena emersi dalle uova di raggiungere la riva sani e salvi e di proseguire la vita in mare.

Per questo motivo le spiagge adatte al perpetuarsi della specie sono sempre di meno e questo è uno dei fattori di rischio di estinzione per la specie.

caretta caretta Il primo passo da fare è conoscere quindi se vi sono ancora delle spiagge dove avviene la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta

E’ stato questo, sin dal 2000, lo scopo del progetto” TARTACare Calabria”, condotto dal Dipartimento di Biologia Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria, progetto che ha portato alla scoperta di una area di nidificazione regolare lungo la costa meridionale jonica.

Fino all’avvio del progetto erano note in Italia pochissime spiagge di nidificazione regolari, di cui nessuna peninsulare, e i due/tre nidi l’anno presenti sulle isole di Linosa e Lampedusa erano tutto ciò che l’Italia potesse contare nell’ambito dell’intero bacino del Mediterraneo, dove le zone di maggiore densità riproduttiva sono Grecia Turchia e Cipro. La “costa delle tartarughe” come viene denominata ora dai ricercatori del progetto TartaCare, invece, conta 15-20 nidi l’anno, circa il 60-80% del totale dei nidi nazionali.

Si inserisce, a 16 anni dall’ipotesi iniziale, seppur con modestia rispetto ai complessivi 7200 nidi circa, con maggiore autorevolezza nell’ambito del Mediterraneo.

Si tratta di una buona notizia, ma non bisogna abbassare la guardia, tutt’altro. E’ necessario prestare molta attenzione ed imparare ad accogliere una nuova visione del rapporto uomo/natura, non antitetica ma di condivisione dei medesimi habitat e trasformare un apparente conflitto in una risorsa ed un’occasione di sviluppo, dove la parola guida è una sola: rispetto.

caretta caretta

Curiosità sulla Caretta caretta

  • Può deporre fino a 120 uova per nido e fino a 240 uova per stagione
  • Può pesare fino a 160 kg
  • Le femmine che raggiungono le spiagge dove depongono le uova tendono a tornare sulla spiagge dove sono nate
  • La maturità sessuale si raggiunge solo verso i 20-25 anni
  • Solo il 5% dei piccoli che emergono dalle uova e raggiunge il mare sopravvive fino all’età adulta
  • Il sesso dei piccoli non è determinato geneticamente ma dipende dalla temperatura di incubazione del nido; temperatura più basse daranno una percentuale di nuovi nati maschi maggiore rispetto alle femmine e viceversa.
Link utile: http://www.wwf.it