Ragno violino (Loxosceles rufescens)

Tra gli animali della fauna italiana noti per essere potenzialmente nocivi per l’uomo, il ragno violino gode sicuramente di una posizione di rilievo. Questo piccolo aracnide sembra infatti avere tutte le caratteristiche necessarie a terrorizzare le nostre vite: abita gli spazi angusti delle case, si nasconde tra le pieghe dei vestiti e nelle nostre scarpe e non vede l’ora di aggredirci per sfoderare le sue temibili zanne ricolme di veleno mortale. La realtà dei fatti è però ben diversa e di raccapricciante ci sono solo certi articoli web di dubbia credibilità scientifica in cui titoli come “Allarme ragno violino, l’estate degli insetti” diffondono solo allarmismo e nozioni errate (scopri perché i ragni non sono insetti).

In questo articolo capiremo perché il ragno violino è in realtà ben lontano dall’essere il protagonista di un qualche film splatter trash degli anni Duemila: indagheremo la sua biologia e le sue abitudini comportamentali, per poi analizzare nel dettaglio il loxoscelismo, ossia l’avvelenamento dal morso del ragno.

Caratteri morfologici

Fig. 1 – Dettaglio del prosoma di un ragno eremita, “Loxosceles reclusa”. Si notano sia la macchia caratteristica a forma di violino che la disposizione delle tre paia di occhi. (Foto di Matt Britt)

Il ragno violino, scientificamente noto come Loxosceles rufescens, si presenta con una colorazione piuttosto anonima, o comunque poco appariscente, tendente al bruno-giallo. Il nome con cui è comunemente conosciuto fa riferimento ad una macchia di colore scuro che ricorda la sagoma di un violino e che si trova sul dorso della regione anteriore del corpo (il prosoma). Tale pigmentazione viene non a caso spesso indicata come carattere diagnostico della specie e più in generale della maggior parte delle specie appartenenti al genere Loxosceles; l’identificazione basata esclusivamente su tale carattere può tuttavia essere talvolta difficoltosa, soprattutto agli occhi dei meno esperti. Altra peculiarità del ragno violino e delle specie affini è la presenza di soli sei occhi (invece che degli otto tipici della maggior parte degli altri ragni) organizzati in tre paia e disposti ad U lungo il margine anteriore del prosoma.

Il dimorfismo sessuale (ossia la differenza nella morfologia tra individui maschi e femmine) è poco evidente e si riflette prevalentemente nella lunghezza corporea, con maschi sui 5-8 mm e femmine sui 7-9 mm. I maschi presentano in genere anche il secondo paio di appendici (i pedipalpi) più pronunciato rispetto alle femmine. Il prosoma è generalmente appiattito e più largo dell’opistosoma (la porzione posteriore del corpo); le zampe sono piuttosto allungate ma poco arcuate e vengono spesso tenute inclinate lateralmente a riposo (vedi immagine di copertina).

Comportamento e habitat

Il ragno violino ha abitudini prettamente notturne e di giorno preferisce rimanere nascosto all’interno di fessure e intercapedini nelle quali costruisce piccole ragnatele a foglio dal colore bluastro. In natura, dove predilige le zone a clima Mediterraneo (caldo e poco umido), il ragno violino tende non a caso a rifugiarsi generalmente sotto ai sassi o all’interno di tane di altri animali; allo stesso modo in ambiente antropico, dove trova un clima ideale tutto l’anno, il ragno è rinvenibile all’interno di scatole di cartone (soprattutto tra i lembi ripiegati), dietro ai mobili, nella spazzatura e talvolta anche all’interno di scarpe e vestiti lasciati in garage, cantine e soffitte. I ragni violino sono cacciatori attivi e non utilizzano direttamente la tela come trappola per le prede; queste possono tuttavia rimanere aggrovigliate in fili di seta tessuti dal ragno fuori dalla tana.

Distribuzione geografica

Origine e diffusione del ragno violino

L’areale di origine di Loxosceles rufescens copre l’intero bacino del Mediterraneo e si estende ad ovest fino alle Isole Canarie e ad est fino al Medio Oriente. La specie risulta tuttavia ubiquitaria e la sua presenza è stata registrata sporadicamente dall’Australia fino alle Americhe, dove coabita con i lontani cugini originari di questi territori. L’essere una specie sinantropica (ossia adattata a vivere in ambienti urbanizzati o comunque a stretto contatto con l’uomo) è stata probabilmente la caratteristica cruciale che ha determinato una così vasta espansione dell’areale geografico del ragno violino; negli Stati Uniti, non a caso, sono molto più comuni le infestazioni da Loxosceles rufescens che non dalla specie originaria del Nord America, Loxosceles reclusa.

A riprova della sua dispersione strettamente mediata dall’uomo, va notato che nei territori in cui è stato introdotto, il ragno violino sembra essere presente solamente all’interno degli stabilimenti umani dove costituisce popolazioni fortemente circoscritte, spesso ascrivibili a singoli edifici. A causa delle sue abitudini e del clima particolarmente favorevole, in Italia il ragno violino è presente lungo tutto il territorio, dove colonizza spesso anche le zone più densamente urbanizzate.

Altri ragni del genere Loxosceles

Il genere di ragni Loxosceles appartiene alla famiglia Sicariidae e contiene ad oggi 139 specie prevalentemente distribuite nelle zone tropicali e temperate di America, Africa ed Europa. La maggior parte della diversità di specie (circa l’80%) è localizzata nel continente americano, con circa 50 specie originarie del Nord America e 30 del Sud America, dove quelle ad importanza medica maggiore sono Loxosceles reclusa in Nord America e Loxosceles laetaL. intermedia L. gaucho in Sud America.

L’areale di distribuzione delle più importanti specie americane si presenta in genere molto vasto: L. reclusa ha un range che va ad esempio dai confini settentrionali del Messico fino alla Georgia ad ovest e all’Iowa a nord, mentre L. laeta ha un range che va dall’Ecuador al Brasile fino all’Argentina. Va tuttavia sottolineato che gli areali di distribuzione sono spesso sovrastimati in quanto anche i ritrovamenti di singoli esemplari all’interno delle abitazioni (magari accidentalmente trasportati durante un viaggio) possono talvolta concorrere a modificare e ad espandere la mappa biogeografica della specie.

In Sud Africa, la sola specie considerata di importanza medica è Loxosceles parrami. Loxosceles rufescens era considerata l’unica specie del genere presente nel bacino del Mediterraneo, finché nel 2009 non fu scoperta una seconda specie in Tunisia, Loxosceles mrazig, morfologicamente molto simile alle specie del Sud America. Le analisi del DNA suggerirebbero tra l’altro che L. rufescens non sia in realtà una specie unica, bensì un gruppo di due o più specie non ancora identificate; gli studi in merito sono tuttavia ancora in corso.

Non solo ragno violino. Il nome comune di “ragno violino” (violin spider o fiddleback spider in inglese) è solo uno degli epiteti con cui sono conosciuti i ragni del genere Loxosceles. In Italia, in particolare, con “ragno violino” si fa riferimento all’unica specie presente nel territorio, L. rufescens. Negli Stati Uniti, la specie più diffusa e clinicamente rilevante, L. reclusa, è invece comunemente chiamata “ragno eremita marrone” (brown recluse spider), in riferimento alle sue abitudini schive e solitarie. In Sud America, al contrario, dove le due principali specie L. intermedia L. laeta sembrano essere presenti solo all’interno delle abitazioni, sono molto diffusi i nomi di “ragno dietro ai quadri” (araña de detrás de los cuadros) e “ragno degli angoli” (araña de los rincones).

Il veleno del ragno violino

La sfingomielinasi D

Il veleno dei ragni del genere Loxosceles è noto per avere un effetto necrotico (ossia causare la morte cellulare) nei dintorni del sito di inoculo, soprattutto in alcuni mammiferi come il coniglio, la cavia da laboratorio e l’uomo (topo e ratto sembrano al contrario immuni). Le cellule principalmente soggette all’azione del veleno sono quelle del tegumento (si parla infatti di dermonecrosi) e i globuli rossi del sangue (emolisi).

Sebbene il veleno sia costituito da un cocktail di diverse tossine ognuna con una specifica azione catalitica, quella maggiormente coinvolta nei processi di lisi cellulare sembra essere la sfingomielina-fosfodiesterasi D (o sfingomielinasi D, SMD), un enzima piuttosto raro presente solo nel veleno di alcuni ragni (generi Loxosceles Sicarius, entrambi Sicariidae) e in alcuni batteri patogeni (ad esempio Corynebacteria). Test di laboratorio hanno infatti dimostrato che la SMD, da sola, è in grado di indurre in vitro l’emolisi e di generare su modelli animali una necrosi simile a quella causata dal veleno in toto; analogamente, la necrosi tissutale è totalmente bloccata in seguito all’utilizzo di anticorpi specifici contro l’enzima.

Fig. 2 – Rappresentazione a nastro della struttura terziaria della SMD di “Latrodectus laeta”. I foglietti β sono indicati con una lettera progressiva A-H, mentre le α-eliche con un numero progressivo 1-8; il centro catalitico (loop B) è indicato in blu. (da Murakami et al., 2005)

L’attività catalitica della SMD consiste nell’idrolisi di una sfingomielina nei suoi componenti, il ceramide-1-fosfato e la colina. Considerando che le sfingomieline rappresentano uno dei principali lipidi strutturali delle membrane cellulari dei mammiferi, risulta chiaro come il processo necrotico ed emolitico possa essere facilmente avviato dalla sola SMD.

Attività enzimatica complessiva

Accanto alla SMD, numerosi altri enzimi sono stati identificati nel veleno del ragno violino, come fosfatasi alcaline, ialuronoglucosaminidiasi (o ialuronidasi), lipasi e proteasi; sebbene da soli non siano in grado di causare la necrosi e l’emolisi, sicuramente tali enzimi concorrono in qualche modo ad aumentare la tossicità del veleno. Le ialuronidasi sono ad esempio componenti enzimatici di molti altri veleni di ragni e si ritiene che, almeno in Loxosceles, contribuiscano alla diffusione del veleno nei tessuti; tali enzimi catalizzano infatti l’idrolisi dell’acido ialuronico, un polisaccaride molto abbondante nella matrice extracellulare dei tessuti connettivi.

Delle molte proteasi presenti nel veleno, solamente due sono state individuate come possibili promotrici della manifestazione clinica del morso: una ad attività fibrinolitica (loxolisina A), probabilmente coinvolta negli effetti emorragici del veleno, l’altra ad attività gelatinolitica (loxolisina B), probabilmente coinvolta nella dermonecrosi.

Il loxoscelismo

Sintomi e decorso

Il loxoscelismo è l’avvelenamento indotto dal morso dei ragni del genere Loxosceles. Nei casi più lievi si riscontra in genere solamente un’eruzione cutanea nei dintorni del morso che si risolve senza particolari complicazioni. Nei casi più gravi, al contrario, al morso indolore segue dopo qualche ora una sensazione di dolore penetrante e intenso e di bruciore, con lo sviluppo di una ristretta zona livida o biancastra e di un’area eritematosa più estesa. Il sito del morso può talvolta presentare anche due piccoli segni sulla pelle simili a punture cutanee. Une vescicola colma di liquido e di materiale emorragico può formarsi al centro della zona avvelenata e può talvolta dare origine nell’arco di qualche giorno ad un’ulcera necrotica di 1-2cm di diametro (loxoscelismo cutaneo).

Talvolta possono presentarsi sintomi quali malessere generale, nausea, cefalea e mialgia, soprattutto in soggetti di età infantile che possono sviluppare anche febbre e vomito; in rari casi, possono manifestarsi persino insufficienza renale e coagulazione intravascolare disseminata (loxoscelismo sistemico). La morte è stata registrata per lo più in bambini in seguito al morso di Loxosceles laeta in Sud America. In Nord America, sebbene siano stati registrati casi fatali di loxoscelismo, nessun decesso è stato in realtà confermato. In Europa i casi documentati in letteratura di loxoscelismo sono piuttosto rari; in Italia è stata registrata solamente una presunta morte nel 2015.

Terapia

Ad oggi il trattamento dei casi più gravi di loxoscelismo risulta piuttosto controverso. Il dapsone, un potente antibiotico utilizzato nella cura della lebbra, veniva largamente utilizzato in passato per curare il loxoscelismo in quanto è in grado di ridurre la dimensione delle ulcere dermonecrotiche nelle cavie da laboratorio. Nell’uomo, tuttavia, non è stato dimostrato alcun effetto curativo del dapsone nei confronti del loxoscelismo e si sono al contrario registrati vari effetti collaterali. Analogamente, l’efficacia di altri trattamenti comunemente somministrati (ad esempio corticosteroidi, ossigeno iperbarico, cerotti di nitroglicerina ed elettroshock) risulta non provata.

In Sud America l’antidoto al veleno di Loxosceles laeta viene comunemente utilizzato nei casi di loxoscelismo; gli antidoti contro i veleni delle altre specie americane più diffuse sembrerebbero a loro volta efficaci. In Nord America l’antidoto non è tuttavia disponibile. Nella maggior parte dei casi il loxoscelismo risulta di lieve entità e il decorso verso la forma dermonecrotica è piuttosto raro. In ogni caso occorre comunque allertare il pronto intervento sanitario o un centro antiveleni.

Tra verità e falsi miti

La maggior parte degli attacchi del ragno violino all’uomo tende a non essere accompagnata all’inoculo del veleno, così come in generale avviene anche per gli altri ragni. Difficilmente un aracnide ci vedrà mai come una preda abbordabile e, piuttosto di sprecare il prezioso veleno, tenderà a fuggire e a nascondersi se minacciato. I ragni violino, nondimeno, mordono l’uomo solamente se necessario, ad esempio quando vengono schiacciati contro la pelle mentre se ne stanno nascosti tra i vestiti o dentro le scarpe. Di tutti i morsi inferti, inoltre, solamente una piccola parte sarà associata all’inoculo di veleno, ma la maggior parte di essi risulterà comunque indolore. Dei casi di loxoscelismo in cui si sviluppa una lesione cutanea necrotica, tra l’altro, la maggior parte di essi (2/3) guarisce senza particolari complicazioni.

Senza dubbio il ragno violino e il suo veleno hanno un’importanza medica, ma da dove deriva  tutta la preoccupazione pubblica nei confronti del ragno violino e del loxoscelismo? Un fatto interessante che potrebbe in parte chiarire tali dinamiche è quello delle diagnosi errate.

A partire dalla prima metà del secolo scorso, quando è stata dimostrata l’associazione tra le ulcere dermonecrotiche e il morso dei ragni Loxosceles, il numero di casi riportati di loxoscelismo è aumentato incredibilmente, soprattutto negli Stati Uniti. A posteriori, molte di queste diagnosi sembrerebbero però dubbie: il dr. Findlay Russell, nel 1986, notò ad esempio che il 60% delle segnalazioni di loxoscelismo che riceveva provenivano da aree in cui la presenza dei ragni responsabili non era mai stata provata; sempre Russell, insieme al collega Willis Gertsch, aveva tra l’altro già notato nel 1983 che dei circa 600 casi di presunto loxoscelismo ispezionati, l’80% erano in realtà stati causati da altri artropodi o agenti lesivi.

Esistono in effetti vari patogeni e varie malattie in grado di provocare lesioni cutanee simili a quelle del loxoscelismo: basti pensare ad esempio alla malattia di Lyme (con la quale il loxoscelismo condivide il particolare eritema a bersaglio), all’antrace o, prima fra tutti, all’infezione emergente da Staphylococcus aureus. Se si pensa poi a come i casi di loxoscelismo comprovato siano ironicamente assenti nelle aree in cui il ragno violino è più abbondante, risulta ancora più evidente l’importanza delle diagnosi errate nella percezione del fenomeno. Di fronte a un numero così crescente di (presunti) casi di loxoscelismo, i media non possono poi far altro che reagire ingigantendo ancora di più la portata dei fatti, fino a distorcere inevitabilmente la realtà.

Bibliografia

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Collegamenti esterni

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