Plicometria: a cosa serve e come si applica

Intervenire sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari di una persona è molto importante nell’ottica della prevenzione e promozione della salute. Ma dobbiamo fare attenzione perché non esiste un intervento che vada bene per tutti. Ogni individuo ha infatti il suo patrimonio genetico di partenza, il suo assetto metabolico e il suo stato nutrizionale che deve essere valutato attentamente. Proprio da qui dovremo partire per comprendere come impostare al meglio l’intervento nutrizionale. In questo articolo andremo a vedere in che modo possiamo studiare la composizione corporea. In particolare, ci soffermeremo sulla plicometria, vedremo i principi alla base di questa metodica, a cosa serve e come si applica.

Metodi di valutazione dello stato nutrizionale

Come possiamo valutare lo stato nutrizionale di un individuo? Andando a studiare la sua composizione corporea. Lo studio della composizione corporea prevede la compartimentalizzazione del peso secondo un modello:

  • BICOMPARTIMENTALE (massa corporea lipidica e alipidica)
    FM = Fat mass = Massa lipidica → tessuto adiposo sottocutaneo, viscerale, depositi (strettamente legato al sesso), FFM = Fat-Free Mass = Massa lipidica → acqua, proteine, glicogeno e minerali (per lo più ossei). Acqua e lipidi sono le variabili più varie tra i diversi individui (da questi valori ottengo un quadro sulla composizione corporea), in linea generale se aumenta la FM, diminuisce la FFM;
  • MULTICOMPARTIMENTALE: possiamo arrivare fino al livello molecolare e addirittura atomico. A livello molecolare si può misurare l’acqua totale, intra ed extra-cellulare con la dilutometria, i lipidi con la densitometria, le proteine con l’azoto totale corporeo. A livello atomico si usa l’attivazione neutronica per misurare le componenti atomiche.

La densitometria

Il corpo umano è costituito da diversi componenti. Ipotizzando una componente lipidica e una alipidica possiamo lavorare sulla densità per determinare il contenuto in grasso (dalla densità totale corporea possiamo determinare quella lipidica). Il metodo ufficiale per determinare la densità totale corporea è la pesata idrostatica che sfrutta il principio di Archimede. Quello che otteniamo è il volume corporeo (bisognerebbe sottrarre il volume polmonare e intestinale), a questo punto possiamo calcolare la densità perché la massa la conosciamo.

Conoscendo la densità totale si può determinare la massa lipidica utilizzando l’equazione di Siri: FM = 4950/d TOT – 4,50

Negli anni ’70 Durnin e Womersley (due ricercatori scozzesi) misurarono la percentuale di lipidi corporei di circa 500 persone (dai 16 ai 72 anni) a partire dalla pesata idrostatica. Questi valori furono poi correlati  a quelli ottenuti con precise misurazioni di plicometria. Si tratta di una tecnica molto attendibile, poco costosa e sicuramente più semplice rispetto alla pesata idrostatica che permette di misurare i lipidi dall’esterno.

La plicometria

Il tessuto adiposo sottocutaneo rappresenta nell’uomo circa la metà di tutto il tessuto adiposo corporeo (con una variabilità interindividuale e a seconda dell’età e del sesso). La misura delle pliche cutanee serve per caratterizzarne la distribuzione in siti particolari e dallo spessore di alcune di queste sono state ricavate equazioni per calcolare la percentuale di grasso corporeo. L’apparecchio utilizzato per la misurazione è il plicometro. Si tratta di una sorta di “calibro” costituito da una molla calibrata la cui compressione/estensione determina lo spostamento di un indice su una scala lineare circolare.

La pressione esercitata è costante (10 g/mm2) e la lettura si esegue direttamente in millimetri. Su ogni sito devono essere prese 3 letture (la lettura deve essere veloce) e queste devono essere comunque simili tra loro.

Le pliche cutanee

Generalmente le pliche cutanee prese in esame sono 4:

  • bicipitale (b): si misura sulla linea mediana anteriore del braccio, all’altezza della sede in cui si rileva la plica tricipitale in corrispondenza del muscolo bicipite. Il soggetto è in posizione eretta con le braccia ai lati del corpo e il palmo delle mani rivolto anteriormente;
  • tricipitale (tr): si misura sulla superficie posteriore del braccio sopra il muscolo tricipite, in corrispondenza del punto medio di una linea tracciata tra il processo acromiale della scapola e il margine inferiore olecranico dell’ulna (misurazione a gomito esteso);
  • sottoscapolare (sc): soggetto in posizione eretta con le braccia rilassate ai lati del tronco. La plica è sollevata immediatamente al di sotto del margine inferiore della scapola (ha un’inclinazione infero-laterale e forma un angolo di 45° col piano orizzontale);
  • soprailiaca (si): soggetto in posizione eretta con le braccia ai lati del tronco. Dopo aver localizzato la cresta iliaca, si solleva la plica appena al di sopra di questa con un’inclinazione infero-laterale di 45° rispetto al piano orizzontale.

Dalle pliche alla massa grassa

In base all’età e al sesso dell’individuo esistono delle equazioni che ci permettono di calcolare la densità totale corporea a partire dalla somma delle 4 pliche che abbiamo appena descritto. Una volta ottenuta la densità, possiamo applicare l’equazione di Siri per ricavare la percentuale di lipidi corporei (FM).

Vediamo un esempio per capire come si passa dalle pliche alla massa grassa.

Uomo (45 anni), Peso 85 kg, Altezza 181 cm
Spessore pliche cutanee in mm (media 3 letture) b = 3,2 ; tr = 14 ; sc = 22,8 ; si = 16, 3
x1 = 3,2 + 14 + 22,8 + 16,3 = 56,3 mm (somma 4 pliche)
d TOT = 1162 – 70 log x1 (equazione per ♂ dai 40 ai 49 anni)
d TOT = 1162 – 70 log 56,3 = 1039,46 kg/m3
d FM = 900 kg/m3 – d FFM = 1100 kg/m3 (più la densità si avvicina a 900 più sarà elevata la massa grassa)
FM = (4950/d TOT – 4,50) x 100 = 26,21 % lipidi 
26,21 : 100 = x = 85
x = (26,21 x 85)/100 = 22,3 kg/lipidi (massa magra = 85 – 22,3 = 62,7 kg)

Conclusioni

In apertura abbiamo detto che prima di qualsiasi intervento nutrizionale dobbiamo andare a valutare la composizione corporea dell’individuo. Questo è il punto di partenza, una fotografia che ci descrive la situazione che abbiamo di fronte. Ma può essere utile ragionare anche sul come cambia questa composizione dopo il nostro intervento. Per esempio, abbiamo di fronte un soggetto che deve perdere peso?

Dobbiamo impostare un intervento nutrizionalmente adeguato e bilanciato che faccia in modo che questa persona perda peso, ma in termini di composizione corporea vada a ridurre l’entità della FM. La FFM non dobbiamo perderla, anzi per quanto possibile dovremmo tentare di aumentare questa componente ed è qui che entra in gioco l’attività fisica. Si tratta di un ottimo espediente poiché:

  1. aumenta il dispendio calorico giornaliero, questo è importante perché ci permette di elaborare un piano alimentare che non sia troppo restrittivo dal punto di vista calorico;
  2. favorisce il trofismo muscolare: il muscolo è un tessuto metabolicamente attivo quindi, a lungo termine, avremo un aumento del metabolismo basale.

Referenze

  • Heymsfield S et al. Human body composition. Champaign, IL, USA: Human Kinetics; 2005. pp. 89-108.
  • Hume P, Marfell-Jones M. The importance of accurate site location for skinfold measurement. J Sport Sci. 2008;26:1333-40.
  • Durnin JVGA, Womersley J. Body fat assessed from total body density and its estimation from skinfold thickness: Measurements on 481 men and women aged from 16 to 72 years. Br J Nutr. 1974;32:77-97.
  • Peterson MJ et al. Development and validation of skinfold-thickness prediction equations with a 4-compartment model. Am J Clin Nutr. 2003;77:186- 91.
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