Pertosse: sintomatologia, trattamento e prevenzione

Tutto quello che dobbiamo sapere sulla tosse convulsa

Quella che tutti conosciamo come pertosse non è altro che una tosse molto forte caratterizzata dal manifestarsi delle convulsioni. Il principale responsabile si chiama Bordetella pertussis ed è un batterio che colonizza il tratto respiratorio dell’uomo. La pertosse causa circa 200.000 morti ogni anno e solo nel 2014 si sono contati 24 milioni di nuovi casi nei bambini al di sotto dei 5 anni. Se è vero che la diffusione del vaccino abbia ridotto drasticamente l’incidenza della pertosse, questi numeri continuano ad essere molto alti. Ma prima di analizzarne le cause è bene fare una panoramica sui molteplici aspetti dell’infezione.

Bordetella pertussis

Bordetella pertussis è considerata la specie principalmente responsabile della pertosse ma anche altre specie come Bordetella parapertussis e Bordetella holmesii possono causare una tosse molto simile a quella convulsa. Tutte appartengono alla famiglia Alcaligenaceae che comprende circa 10 specie Bordetella geneticamente distinte. Bordetella pertussis è un coccobacillo pleomorfo (con la capacità di modificare la propria morfologia), Gram negativo aerobico (cresce in presenza di ossigeno).

Fig.1: Colonie di Bordetella pertussis su charcoal agar (www.microbiologypictures.com)

Questo coccobacillo aderisce alle cellule epiteliali ciliate del tratto respiratorio e rilascia tossine quali:

 

  • tossina della pertosse
  • tossina dermonecrotica
  • tossina adenilato ciclasi
  • citotossina tracheale

Nonostante il microrganismo non penetri completamente nel tratto respiratorio e venga raramente ritrovato nelle emocolture, le tossine rilasciate agiscono sia a livello locale che sistemico. Inoltre, i riarrangiamenti strutturali, che si verificano a livello del cromosoma con una frequenza molto alta, contribuiscono alla diffusione sempre più virulenta della malattia. Infatti, le variazioni genomiche incrementano l’evoluzione e la circolazione di ceppi batterici “virulenti”, spesso resistenti e quindi difficili da combattere con le terapie antibiotiche disponibili. Questo si traduce in una maggiore difficoltà nell’applicazione delle attività di controllo da parte della sanità pubblica.

L’infezione e i sintomi

Trascorso il periodo di incubazione, che varia da una a tre settimane, l’infezione si sviluppa seguendo tre fasi:

  1. catarrale
  2. parossistica
  3. convalescenza

La prima è caratterizzata da febbre, affaticamento, rinorrea (naso che cola) e congiuntivite. Questa fase ha una durata di una o due settimane ed è quella con un rischio di contagio maggiore.

La fase parossistica, invece, si manifesta con attacchi di tosse molto frequenti seguiti da inspirazione che genera il caratteristico “grido” della pertosse. Nonostante la febbre si abbassi migliorando lo stato di salute del soggetto infetto, i colpi di tosse tendono a comparire soprattutto di notte e sono accompagnati da un forte raffreddore. Mentre tossiscono, i pazienti diventano cianotici, respirano con fatica e iniziano a sudare esageratamente (diaforesi). La difficoltà nel respirare può condurre alla perdita temporanea di coscienza (sincope), a episodi di vomito e apnea.

La tosse persiste anche nello stadio finale della convalescenza ma è molto più debole e spesso innescata dall’esposizione a sostanze irritanti o in presenza di altri disturbi del tratto respiratorio.

La parapertosse

La parapertosse, causata dal microrganismo Bordetella parapertussis, è un’infezione molto simile alla pertosse. A differenza di questa, però, la parapertosse si manifesta con sintomi molto più lievi. Infatti, la parapertosse è meno grave e i casi fulminanti sono piuttosto rari.

Complicanze

Le complicanze della pertosse sono ovviamente legate al tratto respiratorio e includono:

  • asfissia
  • otite media
  • broncopolmonite
  • convulsioni frequenti con gravi conseguenze cerebrali

Sempre a livello cerebrale si può andare incontro a stati di anossia cioè all’insufficiente quantità di ossigeno che raggiunge i tessuti. In conseguenza di ciò si possono verificare emorragie cerebrali, edema cerebrale ed encefaliti che a loro volta possono causare paralisi, disabilità e altri disturbi neurologici.

Queste complicanze hanno effetti molto più gravi nei neonati, negli anziani e nei soggetti in condizioni di salute aggravate da altri stati patologici.

Diagnosi

I test diagnostici per la pertosse si basano principalmente sulle colture rinofaringee e la PCR (reazione a catena della polimerasi) e svolgono un ruolo importante nella conferma dell’infezione. Tuttavia, B. pertussis è un microrganismo che per crescere necessita di particolari terreni di coltura e di un lungo periodo di incubazione. Infatti, la positività sui terreni di coltura non può essere confermata prima di 3-7 giorni. Al momento, la PCR eseguita sui campioni rinofaringei rappresenta il test diagnostico più specifico e sensibile ma, purtroppo, non è sempre disponibile.

Fig. 2: neonato a cui è stata diagnosticata la pertosse (https://www.historyofvaccines.org/index.php/content/infant-pertussis)

Prendere in considerazione il numero dei globuli bianchi può essere di supporto in fase di diagnosi. Durante la fase catarrale e quella parossistica, l’elevato numero dei linfociti (da 25.000 a 60.000 per mL) può far crescere i sospetti di pertosse anche se in alcuni casi può essere confuso con la leucemia. Nel caso della pertosse, la diagnosi differenziale si basa sull’analisi dei sintomi che inizialmente possono essere equivocati con quelli di altre infezioni respiratorie come quelle virali, la tubercolosi e la bronchite. La progressione nei tipici tre stadi e la tosse persistente senza comparsa di eventi febbrili confermano l’insorgenza della pertosse.

Il trattamento farmacologico

Generalmente la pertosse si gestisce con terapie di supporto che prevedono:

  • idratazione
  • ossigenazione
  • aspirazione per rimuovere l’accumulo di muco
  • evitare di respirare sostanze irritanti che possono complicare la funzionalità del tratto respiratorio.

Il ricovero in ospedale si rende necessario quando i soggetti presentano stati patologici complicati come disturbi del sistema nervoso centrale, polmoniti e ipossia che rendono particolarmente difficile sia l’idratazione che l’ossigenazione per bocca. In particolare, i neonati o comunque i bambini al di sotto di un anno di età vengono ricoverati e sottoposti a cure mirate dato che non sono ancora vaccinati. Per loro è immediato il ricovero in isolamento respiratorio per ben cinque giorni, tempo di somministrazione di una prima terapia antibiotica a base di:

  • eritromicina (massimo 2 g al giorno per 14 giorni)
  • azitromicina (1 volta al giorno per 5 giorni)
  • claritromicina (15 mg/Kg al giorno in due dosi)
  • trimetoprim/sulfametossazolo è un’alternativa nei casi di antibiotico-resistenza ai macrolidi oppure nei pazienti allergici

Gli antibiotici vengono somministrati soprattutto durante il primo stadio della pertosse e ne migliorano il decorso mentre la somministrazione nelle fasi successive è importante per impedire la diffusione dell’infezione.

La prevenzione

Il vaccino contro la pertosse fa parte dei protocolli standard di vaccinazione e ne esistono due tipi:

  • vaccino a cellula intera (whole-cell pertussis, wP)
  • vaccino acellulare (acellular pertussis, aP)

Entrambi mostrano sicurezza ed efficacia ma nessuno dei due fornisce immunizzazione per lungo tempo. In media, la protezione si riduce dopo 5-10 anni dall’ultima dose di vaccino somministrata. L’immunità derivata dall’infezione naturale ha una durata di circa 20 anni mentre quella passiva non è raccomandata.

Attualmente è il vaccino acellulare ad essere disponibile perché la preparazione a base di componenti cellulari, invece, è meno tollerata. Sono previste cinque dosi di somministrazione del vaccino acellulare in combinazione con quello per il tetano e la difterite. La vaccinazione è prevista dal secondo mese di età fino al sesto per poi essere seguita da richiami tra 15-18 mesi fino a 4-6 anni.

Referenze

  • Solans L. and Locht C. (2019) The role of mucosal immunity in pertussis. Front. Immunol. 9:3068. doi: 10.3389/fimmu.2018.03068
  • Kilgore PE, Salim AM, Zervos MJ, Schmitt H-J. 2016. Pertussis: microbiology, disease, treatment, and prevention. Clin Microbiol Rev 29:449–486
  • Akinola F, et al. BMJ Open 2019;9:e028109. doi:10.1136/bmjopen-2018-028109

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