La percezione del dolore e l’influenza dei fattori emotivi

Il dolore e la sofferenza fisica e psichica che ne conseguono sono argomento di confronto interdisciplinare tra le differenti branche della medicina. Un aspetto particolarmente rilevante, quando si affronta il tema del dolore, è l’impatto che i fattori emotivi hanno sull’espressività della sintomatologia algica. La percezione del dolore è dovuta non solo alle modificazioni legate al danno fisico, ma anche all’interpretazione personale della gravità di quel quadro. Le esperienze passate, la convinzione di riuscire a far fronte alla situazione, le paure connesse al dolore, il sostegno sociale sono fattori che determinano il modo in cui il dolore viene vissuto.

Come si percepisce il dolore?

Il dolore è definito come “un’esperienza sensitiva ed emotiva spiacevole associata ad un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale” (Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore). Quindi la percezione del dolore non è determinata  soltanto da una semplice attivazione del sistema nervoso, ma corrisponde ad uno stato psicologico sul quale hanno influenza i fattori emozionali, i fattori cognitivi e quelli affettivi.

Le componenti del dolore

Il dolore è un’esperienza soggettiva che si compone di una parte percettiva (la nocicezione) e di una parte esperienziale. La nocicezione costituisce la modalità sensoriale che permette il trasporto e la ricezione al sistema nervoso centrale di stimoli potenzialmente lesivi per l’organismo. La parte esperienziale, cioè la vera e propria esperienza del dolore, è lo stato psichico collegato alla percezione di una sensazione spiacevole. Le due esperienze, sensoriale ed emotiva, si influenzano vicendevolmente.

La sensazione dolorosa registrata dai nocicettori distribuiti in tutto l’organismo raggiunge la corteccia cerebrale passando attraverso il midollo spinale, la corteccia elabora la sensazione dolorosa.  A livello del midollo sono stati descritti due sistemi di modulazione del dolore: quello delle vie inibitorie discendenti ed il sistema del Gate Control.

La corteccia cerebrale, l’ipotalamo, il talamo, la sostanza grigia periacquiduttale, il nucleo del rafe, l’amigdala ed il locus ceruleus inviano assoni discendenti che vanno a prendere connessione, direttamente o tramite interneuroni, con i neuroni delle vie del dolore posti nelle corna posteriori del midollo spinale. Qui, attraverso l’azione di alcuni neurotrasmettitori quali la noradrenalina, la serotonina e le endorfine inibiscono, modulando, la trasmissione del dolore.

Le strutture nervose da cui partono le vie discendenti che intervengono nella modulazione della percezione dolorifica fanno parte del sistema limbico. Questo sistema interviene nell’elaborazione dei comportamenti correlati con la sopravvivenza della specie. Elabora le emozioni e le manifestazioni vegetative che ad esse si accompagnano. Infine, è coinvolto nei processi di memorizzazione. Secondo la teoria del cancello, proposta da Melzak e Wall a livello delle corna dorsali del midollo spinale, esiste un gate control, in grado di modulare la trasmissione delle informazioni dolorose dalla periferia al sistema nervoso centrale.

L’attenzione, la memoria e le emozioni possono aumentare o diminuire il passaggio dei segnali dolorosi, mediando la relazione tra danno fisico e dolore percepito (Fig. 1-2).

La percezione del dolore non è uguale per tutti 

Per quanto esposto precedentemente, la percezione del dolore non è uguale per tutti, l’idea e le aspettative che ogni persona ha sul dolore e sulla possibilità di provarlo influenzano l’effettiva percezione della sofferenza fisica. Spesso, il dolore è legato a tutte quelle emozioni negative che nascono dal pensiero di perdere il controllo sulla propria vita mentre sogni e speranze entrano in crisi. Il dolore, così vissuto, ha un profondo impatto sui livelli di disagio psicologico. Diversi studi hanno dimostrato l’elevata prevalenza di depressione ed ansia associati al dolore cronico.

Recentemente è stato provato che nella depressione e nel dolore esistono alterazioni ormonali comuni, specie nel circuito dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e nella sintesi di ormoni a produzione neuronale. Inoltre, un incremento delle citochine proinfiammatorie è responsabile sia della flessione del tono dell’umore che del dolore collegato ai meccanismi infiammatori. Infine, il deficit di fattori di crescita neuronali e gliali è presente tanto nella depressione quanto nel dolore. Depressione e dolore cronico condividono molti meccanismi patogenetici, a conferma della frequente associazione fra i due quadri clinici.

Conclusioni

Quando si deve trattare la sintomatologia algica, l’ascolto e la comprensione di chi soffre dà la possibilità di accedere ad una realtà complessa, spesso non definibile solo nella prospettiva biomedica tradizionale. “La liberazione dal dolore è da considerarsi un diritto di ogni paziente e l’accesso alla relativa terapia un mezzo per rispettare tale diritto” (OMS 1990). Un corretto approccio al trattamento del dolore non può prescindere dalla considerazione per i fattori psicologici che risultano determinanti nella percezione del dolore.

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