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Osteoporosi: cause, sintomi e trattamento

Fattori di rischio, prevenzione ed alimentazione

L’osteoporosi è una patologia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da alterazioni qualitative nella macro e micro architettura dello scheletro. La fragilità ossea che ne deriva determina un aumento del rischio di frattura, anche per traumi di lieve entità. In Italia è una condizione molto comune e gli individui colpiti sono per la maggior parte ultra sessantacinquenni e donne in post-menopausa.

Cause

L’osteoporosi è una patologia multifattoriale, per cui non dipende soltanto dalla genetica ma anche dal proprio stile di vita e dalla propria alimentazione.

Tra i fattori di rischio figurano:

  • fattori non modificabili;
  • fattori sui quali è possibile intervenire.

Fattori di rischio non modificabili 

Tra i fattori di rischio non modificabili rientrano:

  1. l’età: con l’invecchiamento si assiste in generale ad una riduzione della massa ossea che inizia intorno ai 50 anni, per cui è una patologia che compare molto più comunemente in età avanzata. Tuttavia, esistono anche delle varianti giovanili.
  2. il sesso: generalmente le donne presentano uno scheletro osseo più fragile, ma il vero fattore di rischio del sesso femminile è la menopausa. Durante questo periodo si assiste ad un calo degli estrogeni, ormoni protettivi per il sesso femminile sotto diversi aspetti, e ciò determina un’accelerazione nella perdita di densità ossea. Il rischio aumenta nelle donne che sviluppano una menopausa precoce, ovvero prima dei 45 anni.
  3. familiarità: è un aspetto molto rilevante nello sviluppo dell’osteoporosi.

Fattori di rischio modificabili

Tra i fattori di rischio legati allo stile di vita, sui quali è possibile intervenire, rientrano:

  • una ridotta attività fisica;
  • un’alimentazione insufficiente;
  • un apporto non adeguato di calcio e vitamina D;
  • il consumo eccessivo di alcol;
  • l’esposizione al fumo.

L’intervento nutrizionale, basato su un apporto ottimale di calcio e vitamina D, e l’esercizio fisico rappresentano i pilastri della prevenzione primaria dell’osteoporosi. Su di essi è possibile intervenire e si deve fare in tempi precoci.    Sono diversi gli studi che sottolineano l’importanza dell’attività fisica, come questo pubblicato sulla rivista Nature nel 2019, oppure questo del 2012 più specifico in relazione al ruolo preventivo dell’esercizio fisico nel sesso femminile.

L’osteoporosi si differenzia da un’altra condizione molto simile che è l’osteopenia: condizione sistemica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della densità minerale ossea meno severa di quella che si osserva in una condizione di osteoporosi.

Diagnosi

L’esame di riferimento per la diagnosi di osteoporosi è la Mineralometria Ossea Computerizzata, comunemente indicata con la sigla MOC. Tramite questa metodica è possibile stimare la densità minerale delle ossa, ovvero la quantità di minerali contenuti in un centimetro cubo di osso. La MOC può essere effettuata tramite varie tecniche: al momento la più attendile è la DEXA (Dual X-ray Absorptiometry). Tale esame può essere effettuato a livello della colonna lombare, del femore o dell’intero scheletro.

Prevenzione

Le progressive modifiche strutturali in genere si sviluppano in modo silente, asintomatico, e spesso gli individui non sanno di essere affetti da questa condizione. Per tentare di ridurre l’impatto sanitario di questa patologia è fondamentale quindi sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione e sull’adozione di stili di vita salutari.

In patologie progressive come l’osteoporosi, la prevenzione primaria e la sensibilizzazione della popolazione rivestono un ruolo decisivo permettendo di migliorare la qualità di vita.

Gli obiettivi da perseguire sono:

  • assicurare un introito ottimale di calcio e vitamina D, in una dieta equilibrata;
  • svolgere attività fisica in modo regolare, cercando di mantenere un peso adeguato;
  • evitare un consumo eccessivo di alcol e fumo.

Il calcio 

Il calcio è un minerale fondamentale per lo sviluppo delle ossa e dei denti. Le ossa, nello specifico, sono soggette ad un rimodellamento che prevede una deposizione continua di calcio nel nuovo tessuto osseo. Per cui, un adeguato introito di calcio tramite fonti alimentari incrementa la densità della matrice ossea ovvero la BMD (Bone Mass Density) nei bambini e adolescenti, e la mantiene negli adulti.

La principale fonte alimentare di calcio sono il latte e i suoi derivati, poi in misura minore alcuni vegetali a foglia verde, nei legumi, nei pesci e nella frutta secca in tracce. Facendo riferimento alle tabelle di composizione degli alimenti del CREA i vegetali più ricchi in calcio sono:

  • il tarassaco (con 316 mg di calcio su 100 gr di prodotto);
  • la rucola fresca (con 340 mg di calcio su 100 gr di prodotto);
  • gli spinaci e le foglie di rapa (rispettivamente 170 mg e 169 mg su 100 gr di prodotto).
  • un’importante fonte di calcio, spesso sottovalutata, è l’acqua minerale.

L’idratazione giornaliera è determinante in uno stile di vita salutare per molteplici motivi.

Anche per questo risulta essere fondamentale leggere sempre le etichette alimentari prima di acquistare un prodotto.

Leggi anche: Acqua minerale: caratteristiche, classificazione e legislazione

La vitamina D

Il calcio, tuttavia, nulla può senza l’aiuto fondamentale di un altro micronutriente come la vitamina D. Quest’ultima viene definita come regolatrice del metabolismo del calcio, in quanto aiuta il processo di calcificazione regolando anche i livelli di calcio e fosforo nel sangue. Per cui è necessaria la sinergia fra questi due elementi.

La fonte principale di vitamina D è l’esposizione alla luce solare. Da qui l’importanza di quei famosi 30-45 minuti al giorno di camminata da svolgere durante le ore diurne che vengono consigliati alla popolazione generale, utili non solo al sistema cardiovascolare ma anche a stimolare la sintesi di vitamina D da parte del nostro organismo. Ovviamente è necessario che la parte superiore del busto non sia totalmente coperta per favorire l’esposizione.

L’assorbimento dei micronutrienti dipende anche dalla loro biodisponibilità nell’organismo, ovvero dalla frazione che viene realmente utilizzata per svolgere le funzioni fisiologiche. Un concetto importante è che la biodisponibilità non è direttamente proporzionale alla concentrazione iniziale nell’alimento, ma può diminuire a seguito di processi metabolici.

Ad esempio, il lattosio aumenta la biodisponibilità e l’assorbimento del calcio, ed è un aspetto molto rilevante per i lattanti. I fitati, invece, ne riducono l’assorbimento. Sarebbe utile, quindi, non consumare insieme prodotti ricchi di calcio e prodotti ricchi di acido fitico o acido ossalico. Prodotti che contengono in misura maggiore i fitati sono i cereali integrali, la crusca, i legumi e alcuni semi oleosi.

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Referenze

  1. Gabriel M., et al., 2019, Combatting osteoporosis and obesity with exercise, in Nature Reviews Endocrinology, vol. 15, 339-355
  2. Kerschan-Schindl K., 2016, Prevention and rehabilitation of osteoporosis, in Wiener Medizinische W., 166-22-27
  3. Chen L., et al., 2019, Nutritional support and physical modalities for people with osteoporosis: current opinion, in Nutrients, vol.11. 10.3390/nu11122848
  4. Borer T. K., 2012, Physical Activity in the prevention and amelioration of osteoporosis in women, in Sports Medicine, vol. 35, 779-850
  5. Kanis J.A., et al., 2018, European guidance for diagnosis and management of osteoporosis in post menopausal women, in Osteoporosis Int., 30(1):3-44.
  6. Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS), Linee guida per la diagnosi, prevenzione e trattamento dell’osteoporosi, 2016; 68 (1).
  7. Bohn L, Meyer AS, Rasmussen SK. Phytate: impact on environment and human nutrition. A challenge for molecular breeding. J Zhejiang Univ Sci B. 2008;9(3):165-191. doi:10.1631/jzus.B0710640
  8. Ma G, Jin Y, Piao J, et al. Phytate, calcium, iron, and zinc contents and their molar ratios in foods commonly consumed in China. J Agric Food Chem. 2005;53:10285–10290. doi: 10.1021/jf052051r

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