Omosessualità: non si cura ciò che non è una malattia

L'influenza dell'ambiente non culturale

Il dibattito sulle cause dell’omosessualità ha poca rilevanza sulla sua legittimità; eppure è ancora aperto, e molti ne parlano senza conoscere le ricerche scientifiche sul tema. Nella comunità scientifica non c’è nessun consenso su quali siano le cause dell’omosessualità, ma c’è consenso sulla grande importanza dei fattori ambientali non sociali, sulla minore importanza dei geni, e sull’irrilevanza dell’ambiente sociale.

Orientamento, identità: i termini giusti

Dell’orientamento sessuale umano fanno parte vari aspetti. Da una parte c’è l’eccitazione sessuale a stimoli erotici maschili o femminili, una risposta fisiologica dell’organismo; dall’altra c’è l’attrazione provata nei confronti delle altre persone. Queste due componenti, nelle giuste circostanze, causano i comportamenti sessuali; e tutti questi aspetti fanno parte del concetto che una persona ha di sé, cioè della identità sessuale [1].

L’omosessualità è una variante normale dell’orientamento sessuale, in cui le persone provano eccitazione e attrazione sessuali nei confronti di persone dello stesso sesso. Non implica nessun disturbo mentale, anzi è del tutto compatibile con uno sviluppo umano sano e positivo [2].

Brevissima storia

Tuttavia per la psichiatria non è sempre stato così. La psichiatria degli inizi (intorno alla metà dell’Ottocento) considerava l’omosessualità una patologia, tanto che fu persino inclusa nel primo saggio scientifico sulle patologie sessuali [3]. Questa posizione rimase per decenni: le prime due edizioni del manuale dei disturbi mentali, il punto di riferimento per la psichiatria, lo elencava tra i disturbi di personalità [4].

Cambiò tutto negli anni ’70 del Novecento. Grazie anche all’attivismo di associazioni gay, il comitato che redigeva il manuale dei disturbi mentali escluse l’omosessualità dalla sua terza edizione, dopo un aspro dibattito con gli psicoanalisti, favorevoli al suo mantenimento. La giustificazione era semplice: l’omosessualità di per sé non provoca sofferenza, e non impedisce il normale funzionamento dell’individuo – i requisiti per decidere cosa è una malattia mentale e cosa no, secondo la definizione adottata nel manuale [4].

Da allora la ricerca ha approfondito diversi temi relativi all’omosessualità, tra cui le sue cause. I motivi di questo interesse sono anche pratici: molti Paesi tuttora considerano l’omosessualità un reato, in alcuni casi punibile con la morte, e spesso la discussione è intorno alle sue supposte cause. Tipicamente, chi si oppone ai diritti degli omosessuali ritiene che a causare l’omosessualità siano le influenze sociali – esperienze con i genitori, o persino “reclutamento” da parte di omosessuali – mentre i favorevoli sostengono che omosessuali si nasce. Questo dibattito dovrebbe essere irrilevante per decidere la legalità dei comportamenti omosessuali – ha molto più senso verificare i loro effetti, non le loro cause. Eppure gli attivisti anti-omosessuali di tutto il mondo cercano supporto alla loro ipotesi [1].

Quindi come stanno le cose?

Le ignote cause dell’omosessualità

Non si sa ancora quale sia la causa dell’omosessualità. Questo non dovrebbe sorprendere, perché non è affatto un campo semplice da studiare. Tuttavia altri metodi hanno cominciato a dare delle risposte.

Le cause non sono sociali

Innanzitutto non ci sono prove scientifiche che le esperienze sociali causino l’omosessualità. Nonostante le parole di alcuni attivisti anti-gay, come le accuse agli insegnanti di educare gli studenti a diventare omosessuali, non c’è nessuna base scientifica a supporto di una cosa del genere. Lo stesso vale per l’ipotesi che la causa dell’omosessualità siano particolari rapporti tra genitori e figlio, o addirittura l’essere cresciuti da genitori omosessuali [1].

Sia chiaro, l’ambiente sociale ha naturalmente degli effetti sulla sessualità; ma solo sulla sua espressione, non sulla sua origine. Un ambiente sociale liberale permette a persone che già sono omosessuali di esprimersi liberamente; non causa la loro omosessualità. Allo stesso modo, un ambiente sociale che consideri l’omosessualità illegale o immorale – come l’Arabia Saudita di oggi, o gli Stati Uniti di sessant’anni fa – ostacola solo l’espressione della propria sessualità, non la sua esistenza. In poche parole influenza l’identità e i comportamenti sessuali, non l’orientamento [1].

Invano alcuni oppositori accusano l’ambiente di creare omosessuali: come l’ex presidente iraniano Ahmadinejad, che dichiarò «In Iran non abbiamo omosessuali come nel vostro Paese» [1]. Non solo mancano le basi scientifiche di queste ipotesi, ma è quasi certo che non sia possibile cambiare l’orientamento sessuale di una persona.

Le “terapie” di conversione non funzionano

Da una parte le cosiddette “terapie di conversione” non hanno mai avuto successi concreti. Anche in questo caso la letteratura è incompleta, poco rigorosa, in buona parte perché le principali associazioni di psicologi e psichiatri oppongono queste pratiche anche per motivi etici [2]: ma qualche studio c’è. Qualche persona dichiara una minore attrazione omosessuale in seguito a queste terapie – negli studi più rigorosi l’effetto è piccolo e vale soprattutto per le persone molto motivate a cambiare [2]. Ma gli studi con misurazioni oggettive non mostrano cambiamenti nell’eccitazione fisiologica [1]. Inoltre, in questi casi l’attrazione per persone del sesso opposto non aumenta, o addirittura diminuisce. Questo vuol dire che le persone si eccitano di meno in generale, non specificamente con persone dello stesso sesso [2].

Cosa ancora più importante, la ricerca non esclude che queste “terapie” possano essere dannose [2].

Naturalmente questi sono solo gli aspetti scientifici. Decidere se queste “terapie” siano etiche o meno è una questione diversa, anche se non indipendente – anzi, la ricerca scientifica segue criteri etici molto stringenti.

Altri casi studio

Dall’altra parte, una sfortunata serie di coincidenze ci permette di raggiungere la stessa conclusione, ma con maggiore certezza scientifica. Tra il 1960 e il 2000 era abitudine, per i chirurghi statunitensi, operare bambini maschi con incidenti o malformazioni genitali per renderli femmine. In poche parole, ai bambini veniva assegnato un nuovo sesso: avevano nuovi organi genitali e venivano cresciuti come femmine, nonostante il loro cervello fosse maschile.

Per fortuna casi del genere non avvengono più, perché la condotta medica è cambiata, ma esistono sette casi studio che indagano proprio queste persone. In tutti e sette gli studi, la persona dichiara un’attrazione per le femmine (“esclusivamente femmine” per sei di loro), cioè il sesso opposto a quello in cui sono nati, non quello che gli è stato dato [1]. I risultati hanno senso solo se li si considera dei maschi eterosessuali: l’altra possibilità è che siano tutti casualmente femmine omosessuali, ma la probabilità è infinitesima (circa l’1% delle donne è omosessuale) [1].

Il ruolo dei geni

D’altra parte ci sono prove che i geni abbiano un ruolo, seppure piccolo, nel causare l’omosessualità. È quello che dicono gli studi sui gemelli. I numeri precisi non si conoscono, ma si stima che gli omosessuali siano meno del 5% della popolazione generale; ogni persona, quindi, ha meno del 5% di probabilità di essere gay [1]. Se una persona omosessuale ha una sorella, però, questa ha una probabilità leggermente più alta; e se ha un gemello omozigote la probabilità aumenta ancora.

Questo perché i geni influenzano, in piccola misura, le tendenze omosessuali. In generale, però, il gemello omozigote di una persona omosessuale è raramente omosessuale a sua volta: se i geni fossero gli unici responsabili, questo dovrebbe invece accadere sempre.

L’ambiente non sociale

A influenzarle maggiormente, però, sembrano essere le influenze non genetiche e non sociali. Quali sono le prove?

Innanzitutto, con il tipo di studi sui gemelli prima menzionato è possibile stimare il ruolo dell’ambiente nel causare un tratto. Nel caso dell’omosessualità, l’ambiente ha un ruolo maggiore dei geni. Tuttavia sappiamo anche che le pressioni sociali hanno effetti nulli o minimi; quello che rimane, perciò, è l’ambiente non sociale.

Un risultato può chiarire questo punto. Si è scoperto che i maschi con un fratello maggiore hanno più probabilità di essere omosessuali. Ma questo vale solo per fratelli nati dalla stessa madre: i fratelli non-biologici, come i figli adottivi, non mostrano questo effetto. In altre parole, più maschi partorisce una donna, più aumenta la probabilità che dia alla luce figli maschi gay. Si stima che tra il 15 e il 28% di maschi omosessuali siano tali per questo motivo, cioè per l’aumentata probabilità dovuta al fatto di avere fratelli maschi maggiori [1].

Anche la causa di questo effetto è ignota, e per ora ci sono solo ipotesi – una delle quali include il ruolo di proteine presenti solo nei maschi, gli antigeni H-Y, presenti sul cromosoma Y.

È da notare che questo riguarda solo i maschi, e quindi non può spiegare tutti i casi di omosessualità. Tuttavia è un esempio di causa non genetica né sociale, che non conosciamo granché – sappiamo solo essere molto importanti.

Collegamenti esterni

  • Psycopathia sexualis, di Richard von Krafft-Ebing – Archive.org

Bibliografia

  1. Bailey JM, Vasey PL, Diamond LM, Breedlove SM, Vilain E & Epprecht M (2016). Sexual Orientation, Controversy, and Science. Psychological Science in the Public Interest, 17(2), 45-101.
  2. American Psychological Association, Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. (2009). Report of the American Psychological Association Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Retrieved from https://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf
  3. Krafft-Ebing R (1965). Psychopathia sexualis with special reference to the antipathic sexual instinct: A medico-forensic study. New York: Paperback Library. (Original work published 1886)
  4. De Block A & Adriaens PR (2013). Pathologizing Sexual Deviance: A History. Journal of Sex Research, 50(3-4), 276-298.
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