La Nutraceutica e i Nutraceutici

Un nuovo modo di concepire il cibo e il suo ruolo nella salute umana sembra voler realizzare quello che Ippocrate suggeriva 2500 anni fa: “lascia che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo”. Si tratta della Nutraceutica, una disciplina che non riduce gli alimenti a semplice fonte di energia o materia prima per costruire biomassa, ma intende valorizzarne le proprietà salutistiche. Il termine “nutraceutico” viene coniato nel 1989 da Stephen De Felice, medico fondatore della “Foundation for Innovation in Medicine”, unendo le parole “nutrizione” e “farmaceutico”. Secondo De Felice, un nutraceutico può essere definito come un alimento o una parte di esso che apporta benefici alla salute, compresi la prevenzione o il trattamento di una malattia.

Negli anni a seguire non si è mai arrivati ad una definizione ufficiale, il che ha creato non pochi fraintendimenti nell’uso di questo termine. Quasi tutti i professionisti che se ne occupano, tuttavia, concordano sul distinguerlo dal “functional food” (o  alimento funzionale). Quest’ultimo va ad indicare un vero e proprio alimento, ricco di un principio attivo (il nutraceutico) che aggiunge proprietà benefiche alla funzione nutrizionale primaria.

Moltissimi alimenti, soprattutto di origine vegetale, contengono molecole a cui è stato riconosciuto un ruolo positivo in una o più funzioni dell’organismo umano. Sono considerati nutraceutici le fibre alimentari, i prebiotici, i probiotici, le vitamine antiossidanti (C ed E), gli acidi grassi polinsaturi omega-3 e i polifenoli.

Queste componenti possono trovarsi naturalmente negli alimenti, essere isolati e formulati come integratori, o ancora andare ad arricchirne “artificialmente” altri che normalmente li contengono in quantità più basse o ne sono privi. Nascono, in quest’ultimo caso, nuove combinazioni, come pasta ai beta-glucani d’orzo, latte arricchito con omega-3 e pomodori biofortificati con antocianine.

Acidi grassi omega-3

Gli omega-3 sono acidi grassi che l’uomo deve necessariamente assumere con la dieta in quanto non riesce a sintetizzarli ex novo (motivo per cui sono definiti essenziali). Si tratta di grassi polinsaturi (PUFA), ovvero che nella loro struttura presentano diversi doppi legami tra unità di carbonio consecutive.

I principali tipi di omega 3 sono l’acido alfalinoleico (EPA), l’acido eicosapentaenoico (ALA) e l’acido docosaesaenoico (DHA). Tutti e tre sono precursori degli eicosanoidi, un gruppo di molecole coinvolte in importanti processi biologici (crescita e sviluppo del cervello, regolazione della pressione sanguigna, funzione renale, coagulazione del sangue, reazioni infiammatorie e immunologiche). Essi possono essere sintetizzati anche a partire da PUFA omega-6 come l’acido arachidonico, ma si ipotizza che questo ne alteri il comportamento, favorendone l’attività pro-infiammatoria. Gli omega-3, quindi, sembrano svolgere un’azione antinfiammatoria competendo con gli omega-6 nella sintesi di eicosanoidi.

L’acido eicosapentaenoico (ALA) è presente ad alte concentrazioni in semi e frutta secca, mentre la fonte più ricca di acido alfalinoleico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) è costituita da pesci grassi come sardine, sgombro e salmone.

La constatazione che nella popolazione eschimese, la cui dieta è basata sul consumo di pesce, si registri una minore incidenza di malattie cardiovascolari, ha portato ad ipotizzare un ruolo protettivo di una qualche loro componente. Numerosi studi epidemiologici, come GISSI Prevenzione (1999), hanno in effetti affermato l’azione preventiva primaria e secondaria degli omega-3 su problemi cardiaci e circolatori. Solo più recentemente questa correlazione è stata messa in discussione da una revisione sistematica pubblicata nella Cohcrane library (2018), che nega un loro effetto protettivo rilevante verso una qualsiasi causa di morte. Sembra solo confermata una lieve efficacia nel ridurre il livello ematico di trigliceridi.

Ma l’industria alimentare aveva già prontamente risposto alle convinzioni diffuse nei decenni scorsi pubblicizzando integratori e alimenti ricchi o arricchiti di omega-3 come cardioprotettivi. Non si discute comunque sul fatto che un’alimentazione bilanciata debba includerli, ma sull’utilità di assumerne da fonti integrative. Il consumo di pesce due volte a settimana garantisce, infatti, il fabbisogno giornaliero medio di 250 mg stimato dall’EFSA.

Beta-glucani

I beta-glucani sono un gruppo di polisaccaridi non amilacei che formano i componenti strutturali della parete di alcuni organismi tra cui lieviti, alghe, protisti, funghi e cereali. Le ricerche degli ultimi quarant’anni concordano sulla loro proprietà di ridurre i livelli ematici di colesterolo totale ed LDL senza compromettere quelli di HDL. Il meccanismo d’azione non è certo, ma si ipotizza che, grazie alla sua natura viscosa, esso interferisca con il riassorbimento dei sali biliari nell’intestino. Questo favorirebbe l’ulteriore produzione di bile nel fegato e quindi il riutilizzo del colesterolo ematico.

Per poter raggiungere questo effetto, però, l’EFSA e la FDA statunitense hanno stimato che è necessario assumerne almeno 3 g al giorno. Dose non facile da raggiungere considerando che solo l’avena e l’orzo ne contengono quantità rilevanti, rispettivamente 2-7% e 2-11%, (a seconda delle cultivar), mentre nel frumento non si arriva all’1%. Da qui l’idea, nata in centri universitari e realizzata da alcune aziende alimentari, di produrre pasta arricchita con beta-lucani d’orzo o d’avena.

Polifenoli

I polifenoli sono una classe di metaboliti secondari, prodotti dai vegetali per attenuare gli effetti dannosi dello stress ossidativo causato dai processi fotosintetici. Le antocianine sono un tipo di polifenoli presenti in molti vegetali, a cui conferiscono una colorazione viola, più o meno intensa, a seconda della concentrazione. Grazie alla loro azione antiossidante, il consumo regolare di antocianine ha un effetto protettivo contro cancro, malattie cardiovascolari e malattie degenerative età-correlate.

La quantità necessaria per ottenere questi benefici è però difficile da raggiungere con il consumo medio di frutta e verdura. Per questo motivo diversi gruppi di ricerca si sono cimentati nello sviluppo di varianti che ne producano una maggiore quantità. Uno dei risultati più sorprendenti è il pomodoro viola, prodotto dalla collaborazione di più centri di ricerca, tra cui l’istituto europeo di oncologia, con sede a Milano. Grazie a due transgeni appartenenti alla bocca di leone, questo OGM, che viene definito biofortificato, produce livelli di antocianine paragonabili a quelli presenti in more e mirtilli.

Scienza o marketing?

Il trend di consumi negli ultimi anni suggerisce una maggiore attenzione verso gli effetti dell’alimentazione sulla propria salute. Lo testimoniano anche i dati sulla costante crescita del mercato mondiale dei nutraceutici, stimata negli Stati Uniti a circa il 7% annuo.

A tutela del numero crescente di consumatori molti studiosi del settore avvertono, quindi, l’esigenza di una regolamentazione specifica e dello sviluppo di studi clinici che dimostrino gli effetti dichiarati in etichetta. Alcuni di questi si basano su pochi studi, che spesso non considerano variabili come la biodisponibilità e l’azione combinata con altre componenti di uno stesso alimento.

Ma il principale motivo di perplessità è la presunta necessità o utilità di assumere nutraceutici da alimenti a cui sono stati addizionati. Nel caso del latte arricchito di omega-3 si discute, ad esempio, sulla possibilità di poter apprezzare un qualsiasi effetto date le dosi piuttosto modeste, più facilmente ricavabili da altre fonti. È opportuno, quindi, valutare in modo critico quanto i claims salutistici siano scientificamente fondati e quanto invece rispondano ad esigenze di marketing.

Referenze

  • Das L, Bhaumik E, Raychaudhuri U, Chakraborty R (2011) Role of nutraceuticals in human health. J Food Sci Technol. doi: 10.1007/s13197-011-0269-4
  • Calder PC. Mechanisms of action of (n-3) fatty acids. J Nutr. 2012;142:592–99S.
  • University of East Anglia. “Omega 3 supplements have little or no heart or vascular health benefit: New health evidence challenges belief that omega 3 supplements reduce risk of heart disease, stroke or death.” ScienceDaily. ScienceDaily, 17 July 2018. <www.sciencedaily.com/releases/2018/07/180717194558.htm>
  • El Khoury D, Cuda C, Luhovyy BL, Anderson GH. Beta glucan: health benefits in obesity and metabolic syndrome. J Nutr Metab. 2011;2012:851362.
  • Butelli E, Titta L, Giorgio M, Mock HP, Matros A, Peterek S et al (2008) Enrichment of tomato fruit with health-promoting anthocyanins by expression of select transcription factors. Nat Biotechnol 26(11):1301–1308
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