Il caso delle NUS: la biodiversità per l’alimentazione futura

Sfruttare la biodiversità vegetale per migliorare l'alimentazione umana

La continua crescita della popolazione mondiale pone l’uomo davanti ad una nuova sfida: la ricerca di nuove fonti di cibo. Le NUS (Neglected and Underutilized Species) non sono la soluzione, ma potrebbero indicarci la via da seguire.

Le NUS (Neglected and Underutilized Species)

Le NUS sono specie vegetali esotiche, spesso africane, allo stato proto-domestico, ossia non ancora completamente dipendenti dalla mano umana. Esse sono dunque spontanee, occupano habitat di nicchia e sono coltivate allo stato brado, senza l’utilizzo dell’agro-chimica o di macchinari tecnologici. Spesso con il termine NUS si indicano quindi piante che restano ai margini dei mercati globali ma che vengono utilizzate in contesti locali e rurali come fonte primaria di sostentamento. La distribuzione delle NUS è ampia, anche se si concentrano nell’Africa Sub-Sahariana (come in Costa d’Avorio e Ghana), in America Latina e nelle zone sud-orientali dell’Asia. Seppur con minor frequenza, alcune specie sottoutilizzate si ritrovano in Europa: in Polonia, ad esempio, sono usate principalmente come aromi o piante medicinali.

Biodiversità alimentare

Il XXI secolo si trova a fronteggiare un problema che al tempo della Green Revolution in pochi avrebbero potuto prevedere: la perdita di biodiversità alimentare. I dati sull’alimentazione globale riportano che il 75% del cibo consumato proviene da sole 12 piante e 5 animali; mentre, per quanto riguarda i cereali, il 60% dell’alimentazione si basa su frumento, riso e mais. Non solo quella umana, ma anche l’alimentazione degli animali da allevamento è strettamente dipendete da questi cereali. Questa bassa biodiversità mette a serio rischio l’accesso al cibo di una popolazione futura che sarà sempre maggiore. Infatti, l’uniformità delle coltivazione le espone a parassiti nonché ai cambiamenti climatici che stanno già diminuendo le rese medie per ettaro coltivato. Un’agricoltura più diversificata non comporterebbe solo una maggiore scelta, ma costituirebbe anche un efficiente sistema resiliente, capace di garantire il foraggiamento delle generazioni future.

Esempi di NUS

Fanno parte di questa categoria principalmente piante sfruttate per la loro foglia, ma rientrano nelle NUS anche alcune varietà di cereali, frutti e tuberi. Per ciascuna di queste categorie daremo quindi un esempio:

  • Corchorus olitorus: nota anche come “Juta”, di questa pianta si sfruttano le foglie che rientrano nei piatti tipici di cucine dell’Africa del nord fino a spingersi nel profondo oriente.
  • Digitaria exilis: il “Fonio” è un cereale coltivato nell’Africa occidentale. Il WWF l’ha inserito tra i 50 alimenti del futuro.
  • Adansonia digitata: meglio noto come Baobab, diffuso nell’Africa Sub-Sahariana. Il suo frutto ha un alto contenuto di vitamina C, addirittura superiore a quello degli agrumi.
  • Dioscorea sp.: è un genere di piante coltivato per scopi alimentari in quanto presentano tuberi ricchi di amido.

Caratteristiche agro-alimentari delle NUS

Vantaggi agricoli

In questo contesto di bassa agro-biodiversità si inseriscono le NUS, come specie vegetali che si pensa possano essere implementate alle attuali coltivazioni. Soprattutto per quanto riguarda l’ambiente africano, la coltivazione delle NUS porta ad alcuni importanti vantaggi: essendosi adattate a climi caldi, l’apporto idrico richiesto per la loro irrigazione è inferiore rispetto alla consuetudine. La maggior resilienza delle NUS a condizioni avverse, rispetto alle maggiori piantagioni di cereali, rende queste specie perfette per la crescita in un sistema agricolo a basso input, in cui quindi le risorse impiegate per la loro coltivazione sono limitate. Queste caratteristiche le portano inoltre a fronteggiare con successo stress ambientali causati principalmente dai cambiamenti climatici. Inoltre, la loro coltivazione disturba molto poco il suolo evitando così le conseguenze negative che le coltivazioni intensive hanno sugli equilibri ambientali.

Questi adattamenti che la natura ha fornito dovrebbero quindi essere sfruttati dall’uomo. La loro resilienza comporterebbe infatti un minor impiego di acqua, di macchinari per l’aratura dei campi (minore emissione di anidride carbonica) e ridurrebbe inoltre i costi dell’agro-chimica (pesticidi e fertilizzanti).

Vantaggi nutrizionali

Alcune specie NUS del Benin

Il valore di queste piante risiede anche nelle loro proprietà nutrizionali. Esse sono una migliore fonte di macro e micronutrienti rispetto a comuni alimenti. Ne sono esempio la Vigna unguiculata, che contiene più folati del pisello o la Vigna subterranea, che presenta il doppio della quantità di amminoacidi rispetto al fagiolo. L’utilizzo delle NUS permetterebbe quindi di introdurre nell’alimentazione umana fonti proteiche alternative alle classiche animali. La forte dipendenza umana dalle proteine di origine animale, oltre che sollevare importanti questione etiche, ha un grosso impatto sull’effetto serra: gli allevamenti intensivi, soprattutto di carne bovina, emettono infatti in atmosfera quantità di metano addirittura superiori alle aspettative.

Valorizzazione delle specie sottoutilizzate

Il primo step per la valorizzazione delle NUS a livello globale è di sviluppare efficienti sistemi di riconoscimento di queste specie e delle loro caratteristiche nutrizionali. Oltre a questo aspetto, le politiche agricole delle multinazionali hanno giocato un ruolo importante. Nel corso del XX secolo infatti, l’agricoltura si è concentrata sul potenziamento dei valori nutrizionali e della velocità di crescita di poche specie vegetali. Al giorno d’oggi si deve invece mirare ad uno sviluppo di pratiche agricole sostenibili. Il secondo step è mirato alla sensibilizzazione della popolazione e dei mercati nei confronti di queste specie. Campagne di sensibilizzazione pubblica e una migliore informazione possono aiutare gli agricoltori e i consumatori a prendere coscienza dei vantaggi che le NUS portano, incoraggiando le multinazionali a sviluppare efficienti sistemi per la loro produzione e distribuzione sui mercati.

Conclusioni

Le stime parlano di una popolazione mondiale che conterà oltre 9 miliardi di persone. In un mondo in costante crescita, il problema dell’accesso al cibo, soprattutto per le popolazioni povere, sarà un tema sempre più ricorrente. Negli ultimi anni la ricerca si è spinta verso lo studio delle specie sottoutilizzate, un mondo che tuttavia è ancora troppo ignorato. Il futuro alimentare dell’uomo passa anche per queste piante poco conosciute.

Bibliografia

  • Biodiversità a rischio, WWF: il 75% dei cibi da 12 piante e 5 animali. GreenStyle.it
  • Neglected and Underutilized Species Community. Nuscommunity.org
  • Fighting poverty, hunger and malnutrition with neglected and underutilized species (NUS): needs, challenges and the way forward. Bioversityinternational.org
  • DNA barcoding to promote social awareness and identity of neglected,
    underutilized plant species having valuable nutritional properties. Elsevier.com
  • What are “neglected” and “underutilized” species? Plant Breeders Without Borders
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