Notizie Scientifiche: Articoli, Review e attualità - BioPills https://www.biopills.net/news-e-curiosita/attualita/ Il vostro portale scientifico Sat, 13 Aug 2022 14:57:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.1.1 È morto Piero Angela, padre della divulgazione scientifica italiana https://www.biopills.net/e-morto-piero-angela-padre-della-divulgazione-scientifica-italiana/ https://www.biopills.net/e-morto-piero-angela-padre-della-divulgazione-scientifica-italiana/#respond Sat, 13 Aug 2022 14:32:10 +0000 https://www.biopills.net/?p=50994 è morto piero angelaNe ha annunciato il decesso il figlio Alberto Angela sul proprio profilo Twitter: “Buon viaggio papà“. Il grande giornalista e divulgatore scientifico Piero Angela è morto a 93 anni, dopo aver portato la scienza nelle case e nei cuori di milioni di italiani e aver ispirato centinaia di divulgatori della scienza e scienziati[1-3]. La Rai […]]]> è morto piero angela

Ne ha annunciato il decesso il figlio Alberto Angela sul proprio profilo Twitter: “Buon viaggio papà“. Il grande giornalista e divulgatore scientifico Piero Angela è morto a 93 anni, dopo aver portato la scienza nelle case e nei cuori di milioni di italiani e aver ispirato centinaia di divulgatori della scienza e scienziati[1-3].

La Rai ne ha pubblicato un messaggio postumo in cui il suo volto familiare ci saluta: “Cari amici, mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi. […] Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana. Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano. Malgrado una lunga malattia sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti”[2].

Biografia di Piero Angela

Nato a Torino il 22 dicembre del 1928, Piero Angela era figlio del medico Carlo Angela, che fu nominato “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato numerosi ebrei grazie a cartelle cliniche falsificate che ne evitarono la deportazione. Dal padre prese la passione per la scienza, mentre la madre, Maria Luigia Maglia, gli trasmise l’ottimismo e il senso dell’umorismo[3, 4].

Frequentò il liceo classico, dove aveva buoni voti anche se era poco studioso. Era però molto curioso e appassionato di scacchi e di musica. Studiò al conservatorio; in particolare, amava la musica jazz, sulla quale realizzò un programma televisivo (oltre a un disco musicale), e le composizioni di Bach. Non a caso proprio l’Aria sulla quarta corda, di Bach, è la celebre colonna sonora delle sigle delle trasmissioni di Piero Angela. Nel 1956 Piero Angela si sposò con Margherita Pastore, dalla quale ha avuto due figli: Christine (1958) e Alberto (1962)[2, 3].

Nella sua carriera di giornalista, saggista, scrittore, conduttore televisivo e divulgatore scientifico, Piero Angela ha rivoluzionato la televisione italiana dando vita a un filone di programmi di comunicazione della scienza e toccando argomenti vastissimi, dalla preistoria alla contraccezione, dalla parapsicologia all’astronomia[1-3].

Il contributo di Piero Angela: una vita per la conoscenza

Negli anni Cinquanta, Piero Angela iniziò la sua carriera di giornalista come cronista radiofonico in Rai. Dal 1955 al 1968 fu corrispondente all’estero per il Telegiornale, da Parigi e poi da Bruxelles e fu anche inviato in Israele, Yemen, Vietnam e Iraq (dove, nel 1967, fu arrestato e interrogato per spionaggio). Appassionato di documentari, nel 1968 girò una serie di pellicole dedicate al programma spaziale di voli umani Apollo. Divenne conduttore e curatore di programmi televisivi dedicati all’informazione[1-4].

Nel 1981 realizzò “Quark“, prima trasmissione televisiva italiana di divulgazione della scienza, che attingeva a diverse modalità di comunicazione (interviste, documentari della BBC e di David Attenborough, cartoni animati) per dare dinamicità e trasmettere i concetti più complessi. Il grande successo del programma diede vita a trasmissioni e contenuti simili a tema scientifico (“Quark speciale”, “Il mondo di Quark”, “Pillole di Quark”, “Quark italiani”, “Superquark”, “Speciali di Superquark”) e non solo (“Quark Economia”, “Quark Europa”). Dal 2001 al 2006 fu diffusa anche la rivista mensile “Quark”[1-4].

Nel 1976 Piero Angela divenne il primo conduttore del TG2, ma proseguiva con la sua attività di divulgazione della scienza con nuovi format: programmi in diretta con il pubblico, serie che consentono allo spettatore di viaggiare nel corpo umano, nello spazio e nella preistoria. Fu anche autore del programma documentaristico “Ulisse” (condotto dal figlio Alberto Angela, paleontologo) e di numerosi articoli, conferenze e libri di divulgazione della scienza; i suoi programmi e libri sono stati tradotti in diverse lingue[3-5].

Inoltre, Piero Angela lottava contro le pseudoscienze. A questo scopo, nel 1989 fondò il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), associazione no profit che si occupa di approfondire la credibilità di affermazioni e teorie e diffondere una corretta informazione[3, 4].

I riconoscimenti

Per la sua attività nell’ambito dell’informazione, Piero Angela ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui 8 lauree honoris causa, il premio internazionale “Kalinga” dell’UNESCO per la divulgazione scientifica, il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Inoltre, alcuni scienziati lo hanno celebrato dando il suo nome a un mollusco (Babylonia pieroangelai) e a un asteroide (Pieroangela) ed è comparso diverse volte sui fumetti Topolino[3-5].

La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire.

– Piero Angela

La morte di Piero Angela

Piero Angela è morto nella notte fra il 12 e il 13 agosto 2022. Non è ancora nota la causa del suo decesso, dal momento che nel suo saluto Piero Angela ha menzionato una “lunga malattia” ma in passato aveva parlato soltanto di una discopatia, un disturbo dei cuscinetti che separano le vertebre che gli dava dolore quando era in piedi. Quel che è certo è che i suoi contributi alla cultura gli sopravviveranno per sempre e così il nostro affetto per lui[1, 2].

Grazie di tutto.

Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese. Un grande abbraccio.

– Piero Angela

Referenze

  1. Il Sole 24 Ore, 2022. È morto Piero Angela, patriarca della divulgazione italiana.
  2. AGI, 2022. L’addio di Piero Angela: “Fate la vostra parte per questo nostro difficile Paese”.
  3. Il Post, 2018. 90 cose sui 90 anni di Piero Angela.
  4. Biografie. Piero Angela.
  5. Treccani. Angela, Piero.

 

Foto di copertina di Paolo Attivissimo, condivisa e modificata secondo la licenza CC BY 2.0.

]]>
https://www.biopills.net/e-morto-piero-angela-padre-della-divulgazione-scientifica-italiana/feed/ 0
Individuate microplastiche nel sangue umano: è la prima volta https://www.biopills.net/individuate-microplastiche-nel-sangue-umano-e-la-prima-volta/ https://www.biopills.net/individuate-microplastiche-nel-sangue-umano-e-la-prima-volta/#respond Sat, 26 Mar 2022 09:17:04 +0000 https://www.biopills.net/?p=49863 microplastiche nel sangue umanoPurtroppo è ufficiale, ci sono microplastiche nel sangue umano. Le microplastiche, frammenti di plastica grandi meno di 1 millimetro, sono uno dei problemi ambientali e sanitari più dibattuti del terzo millennio. Derivate dalla disgregazione dei rifiuti plastici prodotti dall’uomo, per esempio imballaggi e packaging usa e getta, per molte vie diverse le microplastiche finiscono per […]]]> microplastiche nel sangue umano

Purtroppo è ufficiale, ci sono microplastiche nel sangue umano.

Le microplastiche, frammenti di plastica grandi meno di 1 millimetro, sono uno dei problemi ambientali e sanitari più dibattuti del terzo millennio. Derivate dalla disgregazione dei rifiuti plastici prodotti dall’uomo, per esempio imballaggi e packaging usa e getta, per molte vie diverse le microplastiche finiscono per diffondersi nell’ambiente.

Sono ormai diffusissime: ci sono grandi quantità di microplastiche in mare, ritroviamo microplastiche nel sale da cucina e ci sono persino tracce di microplastiche nei cosmetici.

Le microplastiche sono anche capaci di entrare nel nostro organismo. Già un anno fa un gruppo di ricerca italiano aveva trovato tracce di microplastiche nella placenta di alcune gestanti[1] e, ora, abbiamo un’ulteriore conferma data dal recente ritrovamento di microplastiche nel sangue degli esseri umani.

Il primo ritrovamento di microplastiche nel sangue

La ricerca, pubblicata sulla rivista Environment International[3] è stata condotta un team di ricercatori della Vrije Univeriteit di Amsterdam. Ventidue volontari sani hanno messo a disposizione campioni del proprio sangue affinché i ricercatori sviluppassero un metodo affidabile per la ricerca delle microplastiche.

Tre quarti dei partecipanti ha mostrato di avere tracce di plastica nelle proprie vene, in particolare polietilene tereftalato (PET), polietilene, polimeri dello stirene e poli-metil-metilacrilato.

La concentrazione complessiva di particelle di plastica nel sangue dei 22 donatori ammontava a una media di 1,6 µg/ml, che è paragonabile a un cucchiaino di plastica in 1.000 litri d’acqua (dieci grandi vasche da bagno)[3]

Questo ritrovamento apre la strada a una serie di domande, per rispondere alle quali saranno necessarie ulteriori ricerche. In che modo i materiali plastici riescono a penetrare il nostro organismo? E a quali livelli, eventualmente, possono costituire un rischio per la nostra salute?

Referenze

  1. Ragusa A. et Al. – Plasticenta: First evidence of microplastics in human placenta – Environment International, Volume 146, January 2021, 106274
  2. Leslie H.A. et Al. – Discovery and quantification of plastic particle pollution in human blood – Environment International, In press, Journal pre-proof, Available online 24 March 2022, 107199
  3. Vrije Universiteit Amsterdam – Microplastics found in human bloodstream – 24/03/2022
]]>
https://www.biopills.net/individuate-microplastiche-nel-sangue-umano-e-la-prima-volta/feed/ 0
Per la prima volta l’antibiotico-resistenza fa più vittime dell’AIDS https://www.biopills.net/antibiotico-resistenza-fa-piu-vittime-aids/ https://www.biopills.net/antibiotico-resistenza-fa-piu-vittime-aids/#respond Fri, 18 Feb 2022 16:06:17 +0000 https://www.biopills.net/?p=49187 Antibiotico resistenza AIDSA oggi l’AIDS è la pandemia virale più diffusa e quella con un numero di morti maggiore nella storia dell’uomo; per questi motivi è stata sempre considerata come riferimento per altre patologie infettive[2]. Nel 2019 per la prima volta nella storia è stata battuta: le morti per antibiotico resistenza hanno superato quelle per AIDS[3]. Entro […]]]> Antibiotico resistenza AIDS

A oggi l’AIDS è la pandemia virale più diffusa e quella con un numero di morti maggiore nella storia dell’uomo; per questi motivi è stata sempre considerata come riferimento per altre patologie infettive[2]. Nel 2019 per la prima volta nella storia è stata battuta: le morti per antibiotico resistenza hanno superato quelle per AIDS[3].

Entro il 2050 i morti per antibiotico-resistenza (AMR) saranno 10 milioni. Questa è la conclusione della commissione formata dal Governo del Regno Unito per determinare il rischio sanitario dell’antibiotico-resistenza[1]. Per allora l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un aumento della spesa sanitaria per ricoveri e assistenza medica per un valore di 1,2 trilioni di dollari[a].

In assenza di adeguati provvedimenti, si prospetta uno scenario complesso, nel quale gli ospedali non riusciranno a far fronte a tutte le richieste di ricovero e anche le conseguenze sociali saranno difficilmente gestibili.

Cos’è l’antibiotico-resistenza?

L’antibiotico-resistenza è la capacità dei batteri di resistere ai farmaci appositamente pensati per combatterli, gli antibiotici. Ogni antibiotico si distingue dagli altri per caratteristiche come il suo meccanismo d’azione e per i microrganismi contro i quali è maggiormente efficace.

Alexander Fleming fu il famoso scopritore di alcuni tra i primi antibiotici, tra i quali il primo chiaramente identificato fu la penicillina. Negli esperimenti che gli valsero la pubblicazione della scoperta della pennicillina, Fleming osservò che la molecola, prodotta da una muffa del genere Penicillium, inibiva la crescita degli stafilococchi[4].

Oggi sappiamo che le penicilline fanno parte dei beta-lattamici, antibiotici capaci di inibire l’attività di un enzima chiave nella sintesi della parete cellulare batterica, la transpeptidasi. Grazie al loro meccanismo di azione, le pennicilline danneggiano la membrana che riveste il batterio, portandolo alla morte[5].

Nel discorso di accettazione del premio Nobel, nel 1945, fu lo stesso Fleming a introdurre il concetto di antibioticoresistenza. Egli infatti rivelò che, in laboratorio, esporre i batteri a concentrazioni di antibiotici insufficienti a ucciderli, a lungo termine ne diminuisce l’efficacia[4].

Dal laboratorio agli ospedali

Gli antibiotici cominciarono a essere utilizzati su larga scala durate la seconda guerra mondiale diventando così uno strumento terapeutico di prassi[6].

Questo periodo fu l’anticamera di quella che viene definita l’età dell’oro degli antibiotici, tra gli anni ’50 e ’60, per il gran numero di nuovi principi attivi identificati[6]. Attualmente vengono scoperti tra i 5 e i 10 antibiotici ogni 10 anni. Parallelamente, ogni 5-10 anni dopo la messa in commercio di un nuovo antibiotico cominciano a comparire i primi casi di antibiotico-resistenza. Il primo mai registrato risale al 1947[6].

Le cause dell’antibiotico-resistenza sono tendenzialmente due, tra loro strettamente collegate, di cui una scientifica e l’altra sociale. La causa scientifica è la selezione naturale. Alcuni batteri presentano casualmente mutazioni vantaggiose che permettono loro di identificare la molecola antibiotica e di metabolizzarla. Altre modificano le loro strutture, come i recettori, così da renderli non più riconoscibili dal farmaco. Questi vantaggi costituiscono le basi dell’antibiotico-resistenza e i batteri resistenti prosperano nonostante le cure antibiotiche[6].

La causa sociale riguarda le dosi di assunzione. Maggiore è l’utilizzo di un antibiotico e maggiore sarà la probabilità di favorire un fenomeno di resistenza. Questa probabilità cresce ulteriormente se, come già suggeriva Fleming, si usano dosi inferiori a quelle consigliate per debellare l’infezione.

Nel 2010 in media negli Stati Uniti sono state assunte 22 pillole di antibiotici per persona[7]. In molti casi si tratta di autodiagnosi o di utilizzo improprio: è infatti diffusa l’idea che gli antibiotici possano essere utilizzati anche per i virus.

A ulteriore riprova, dal 2020 in Italia si registra una carenza di Azitromicina per via della diffusa credenza che possa essere utile per trattare la Covid-19. L’AIFA ha dovuto pubblicare una nota in cui ne sconsiglia vivamente la prescrizione impropria[b].

Le prescrizioni errate possono contribuire alla diffusione dell’antibiotico-resistenza. Nel decennio 2000/2010 tra il 30% e il 50% delle terapie antibiotiche sono risultate inadatte ai singoli casi portando talvolta anche a un peggioramento del quadro clinico[7, 8].

Anche l’abuso di antibiotici negli allevamenti porta i consumatori di carne ad assumerne costantemente, favorendo fenomeni di resistenza[9].

La domanda che sorge quindi spontanea è: perché non vengono identificati più principi attivi che compensino l’aumentare dei fenomeni di resistenza?

La risposta più immediata è quella economica. Alle aziende farmaceutiche non conviene investire ingenti somme in un farmaco che resterà in commercio per massimo 10 anni, a causa della resistenza, senza riuscire a guadagnare almeno quanto investito nella sua realizzazione[6]. I principi attivi con proprietà antibiotiche che riescono a ottenere il via libera alla commercializzazione da parte delle autorità regolatorie, come la Food and Drug Administration, sono solo una minima parte di tutti quelli che vengono scoperti dal mondo accademico[3, 11].

Distribuzione delle resistenze agli antibiotici

Uno studio pubblicato a gennaio 2022[3] ha indagato la distribuzione mondiale dell’antibiotico-resistenza e della mortalità correlata.

Nel 2019 sono state circa 1,27 milioni le morti direttamente dovute all’antibiotico-resistenza e oltre 4 milioni quelle associate in modo indiretto. Particolarmente colpita è stata l’Africa sub-sahariana mentre l’Australia è stata la regione più risparmiata. Le sindromi più diffuse sono state infezioni toraciche e delle basse vie respiratorie, del circolo sanguigno e intra-addominali.

I batteri che più di tutti sono responsabili di questi casi sono 6: E. coli, S. aureus, K. pneumoniae, S. pneumoniae, A. baumannii e P. aeruginosa. Insieme sono la causa di quasi un milione di morti sui 1,27 milioni totali. La resistenza più diffusa è quella di S. aureus nei confronti della meticillina, localizzata soprattutto in Mongolia, Siria e Iraq, ma i casi sono in aumento anche negli Stati Uniti, in Brasile, Cina, India e Nord-Africa.

La resistenza principale di E. coli è alle cefalosporine. I paesi maggiormente colpiti sono India, Filippine, Siria, Iraq e Messico. Lo stesso batterio può risultare resistente anche ai fluorochinoloni in particolare in Yemen, Nepal e Bangladesh.  Anche K. pneumoniae mostra una diffusa capacità di resistenza alle cefalosporine dall’Asia al Sud America. In Africa presenta degli hotspots in Mali, Egitto, Chad ed Etiopia con un rischio in aumento anche in Italia.

Interessante è la diffusa resistenza ai carbapenemi di A. baumannii in Russia, India, Turchia, Argentina e Italia. In quest’ultimo la variante ICLII risulta essere la più diffusa nel periodo tra il 2002 e il 2018. La sindrome conseguente è quasi sempre infezione delle basse vie respiratorie[12].

AIDS vs Antibiotico-resistenza

L’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) è una malattia indotta dall’HIV (Virus da immunodeficienza). Ancora oggi la diffusione del virus resta un’emergenza difficile da contenere. Le terapie antivirali hanno abbassato la mortalità e la PreP ne diminuisce la trasmissibilità. Essa consiste di pillole da rendere ogni giorni anche in assenza di rapporti sessuali per prevenire l’infezione. Nonostante ciò non è ancora in commercio un vaccino, sia per motivi scientifici che culturali. Inoltre, soprattutto per la seconda motivazione, le diagnosi sottostimano le reali infezioni. Effettuare un test ancora oggi può essere un argomento tabù. Una corretta divulgazione scientifica potrebbe aiutare a superare gli ostacoli sia culturali che tecnici promuovendo una corretta cultura della prevenzione[c].

Lo studio[3] riporta come le morti per AIDS nel 2019 siano state circa 680.000 contro i 1,27 milioni per la resistenza agli antibiotici. Questi dati vanno ben contestualizzati. Infatti abbiamo visto come le morti per la seconda causa siano dovuta ad almeno 6 specie batteriche più tante altre che per ora sono meno rilevanti numericamente. L’AIDS è causato invece da un singolo virus, che presenta però decine di varianti e sottovarianti.

All’apparenza potrebbe sembrare strano comparare una pandemia causata da un solo patogeno con un fenomeno diffuso indotto da almeno 6. In realtà la resistenza agli antibiotici, se pur con eziologia differente, porta allo stesso risultato: assenza di trattamento farmacologico adeguato. Poco importa se i microrganismi sono differenti il risultato sarà che non avremo farmaci idonei da utilizzare per contrastarli. L’unica arma è una comunicazione scientifica che educhi all’utilizzo degli antibiotici e una ricerca che non solo identifichi la distribuzione delle resistenze già presenti, ma che porti alla scoperta di nuovi principi. Il tutto dovrebbe essere accompagnato da una consapevolezza politica che la pandemia da Covid dovrebbe aver per lo meno introdotto.

Referenze

  1. Temkin E et al. Estimating the number of infections caused by antibiotic-resistant Escherichia coli and Klebsiella pneumoniae in 2014:a modelling study. Lancet Glob Health 2018; 6: e969–79.
  2. Whiteside A, Wilson D. Health and AIDS in 2019 and beyond. Afr J AIDS Res. 2018 Dec;17(4):iii-v. doi: 10.2989/16085906.2018.1550202. PMID: 30560731.
  3. Antimicrobial Resistance Collaborators. Global burden of bacterial antimicrobial resistance in 2019: a systematic analysis. Lancet. 2022 Jan 18:S0140-6736(21)02724-0. doi: 10.1016/S0140-6736(21)02724-0. Epub ahead of print. PMID: 35065702.
  4. A. Fleming, Nobel lecture, 1945.
  5. Tooke CL et al. β-Lactamases and β-Lactamase Inhibitors in the 21st Century. J Mol Biol. 2019 Aug 23;431(18):3472-3500. doi: 10.1016/j.jmb.2019.04.002. Epub 2019 Apr 5. PMID: 30959050; PMCID: PMC6723624.
  6. Ventola CL. The antibiotic resistance crisis: part 1: causes and threats. P T. 2015 Apr;40(4):277-83. PMID: 25859123; PMCID: PMC4378521.
  7. Van Boeckel TP et al. Global antibiotic consumption 2000 to 2010: an analysis of national pharmaceutical sales data. Lancet Infect Dis. 2014 Aug;14(8):742-750. doi: 10.1016/S1473-3099(14)70780-7. Epub 2014 Jul 9. Erratum in: Lancet Infect Dis. 2017 Sep;17(9):897. PMID: 25022435.
  8. Lushniak BD. Antibiotic resistance: a public health crisis. Public Health Rep. 2014 Jul-Aug;129(4):314-6. doi: 10.1177/003335491412900402. PMID: 24982528; PMCID: PMC4037453.
  9. The antibiotic alarm. Nature. 2013 Mar 14;495(7440):141. doi: 10.1038/495141a. PMID: 23495392.
  10. Bartlett JG, Gilbert DN, Spellberg B. Seven ways to preserve the miracle of antibiotics. Clin Infect Dis. 2013 May;56(10):1445-50. doi: 10.1093/cid/cit070. Epub 2013 Feb 12. PMID: 23403172.
  11. Piddock LJ. The crisis of no new antibiotics–what is the way forward? Lancet Infect Dis. 2012 Mar;12(3):249-53. doi: 10.1016/S1473-3099(11)70316-4. Epub 2011 Nov 17. PMID: 22101066.
  12. Zarrilli R et al. Molecular epidemiology of carbapenem-resistant Acinetobacter baumannii in Italy. Ann Ig. 2021 Sep-Oct;33(5):401-409. doi: 10.7416/ai.2020.2395. Epub 2020 Dec 4. PMID: 33270079.

Sitografia

]]>
https://www.biopills.net/antibiotico-resistenza-fa-piu-vittime-aids/feed/ 0
I mufloni saranno eradicati dall’isola del Giglio https://www.biopills.net/mufloni-saranno-eradicati-isola-del-giglio/ https://www.biopills.net/mufloni-saranno-eradicati-isola-del-giglio/#respond Thu, 25 Nov 2021 11:07:27 +0000 https://www.biopills.net/?p=48585 Mufloni isola del GiglioÈ ormai partito il progetto Life LETSGO Giglio, che vuole promuovere la biodiversità dell’isola del Giglio nell’arcipelago toscano. Il progetto è coordinato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e supportato da Unione Europea e il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Firenze. Attivo già dal luglio 2019, è però diventato sempre più conosciuto a partire […]]]> Mufloni isola del Giglio

È ormai partito il progetto Life LETSGO Giglio, che vuole promuovere la biodiversità dell’isola del Giglio nell’arcipelago toscano. Il progetto è coordinato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e supportato da Unione Europea e il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Firenze. Attivo già dal luglio 2019, è però diventato sempre più conosciuto a partire dal 22 novembre 2021, in quanto prevede l’eradicazione di mufloni. Il motivo? Trattandosi di una specie aliena e invasiva sono pericolosi per l’ecosistema dell’isola, minacciandone l’habitat e la biodiversità presente.

Leggi anche: Programma LIFE: lo strumento finanziario per l’ambiente

Cosa sono i mufloni e come sono arrivati sull’isola del Giglio?

Il muflone (Ovis aries musimon) è un mammifero della famiglia degli ungulati. In realtà non è altro che un parente stretto delle pecore, Ovis aries, appunto. Al momento la parentela esatta è oggetto di dibattito tra gli esperti, ma una delle ipotesi è che si tratti di una sottospecie delle pecore domestiche che è tornata a inselvatichirsi migliaia di anni fa. Il muflone come varietà distinta dagli ovini domestici sembra nascere appunto in tempi antichi sulle grosse isole del Mediterraneo, in particolare Corsica e Sardegna. Successivamente il suo areale si è ampliato andando a occupare quasi tutta l’Europa.

Presente anche nelle altre isole dell’arcipelago toscano, come l’isola d’Elba, i mufloni sono arrivati sull’isola del Giglio perché importati da un privato, successivamente autorizzato ad avviare un allevamento per popolare l’isola a scopo venatorio. A causa della fuga di questi esemplari i mufloni si sono successivamente diffusi in tutta l’isola[1].

Cos’è una specie aliena?

Le specie aliene, anche dette alloctone, sono delle popolazioni di esemplari che per un qualsiasi motivo vengono a trovarsi in un habitat nuovo, diverso da quello di origine. Può capitare che queste specie riescano a integrarsi nel nuovo ambiente, tanto da riprodursi fino a minacciare gli organismi preesistenti. In genere questo succede quando i nuovi esemplari non hanno predatori naturali, trovano un clima favorevole e abbondanza di cibo. In questo caso diremo che una specie, oltre ad essere aliena, è anche invasiva.

Sono molti i motivi per cui una specie, animale o vegetale, può ritrovarsi in un ambiente diverso da quello a cui è abituata. Se nel corso della storia del Pianeta la maggiore causa sono stati eventi naturali come l’originarsi di connessioni tra continenti o mutamenti climatici ed ecologici, negli ultimi anni l’uomo non ha fatto altro che accelerare artificialmente questo processo.

L’inserimento di una nuova specie da parte dell’uomo può essere intenzionale, come nel caso dei mufloni all’isola del Giglio, o anche accidentale. È il caso ad esempio delle acque di zavorra immagazzinate nella stiva delle navi e rilasciate una volta arrivati a destinazione. In queste acque sono spesso presenti esseri viventi, come alghe o fasi larvali di organismi animali, che possono quindi proliferare in zone anche molto distanti da quella di origine.

Quali sono i danni causati da una specie aliena all’ecosistema?

Le isole molto piccole, tra cui appunto l’isola del Giglio (24 km2), hanno ecosistemi veramente molto fragili. Una specie alloctona e invasiva come il muflone può causare quindi un danno elevato alla biodiversità dell’ambiente. Più un habitat è piccolo e più sarà facile per una specie aliena alterare gli equilibri presenti. Queste modifiche sono la causa della perdita di biodiversità e della scomparsa di specie preesistenti.

Il muflone è considerato un organismo pericoloso per 103 diverse altre specie[2], molte delle quali endemiche a livello delle piccole isole. Nello specifico il progetto ha l’obiettivo di proteggere diverse specie che rischiano di scomparire dall’arcipelago toscano: si tratta di 7 specie animali e 3 vegetali. La salvaguardia di queste popolazioni passa quindi dall’eradicazione delle specie aliene che hanno alterato un equilibrio molto delicato come quello dell’isola.

Le specie alloctone non vengono infatti eradicate senza motivo, ma perché sono particolarmente impattanti sulle popolazioni preesistenti[3].

A causa dei danni causati all’ecosistema, il progetto Life LetsGo Giglio si è proposto di eradicare i mufloni dall’isola del Giglio. Il progetto prevede, in realtà, anche l’eradicazione di altre specie animali, come la tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemys scripta elegans), e vegetali, come il fico di mare (Carpobrotus edulis) e il pino di Aleppo (Pinus halepensis), ma è stato proprio il caso dei mufloni a far notizia, originando accese critiche.

In che modo saranno eradicati i mufloni?

La principale critica che viene mossa a questo progetto di salvaguardia della biodiversità riguarda la modalità di eradicazione dei mufloni. Gli esemplari presenti sull’isola verranno infatti abbattuti. Perché quindi non si è deciso per un loro trasferimento in altre aree dove è presente, come ad esempio la Sardegna o la Corsica?

Trasferire una specie aliena e invasiva non è mai semplice: non si può infatti catturare e spostare in toto gli esemplari presenti. Gli animali prima di essere trasferiti devono essere attentamente selezionati secondo vari criteri: adeguata composizione della popolazione per sesso ed età, idoneità genetica e assenza di microrganismi patogeni. In questo caso verrebbe trasferita soltanto una piccola percentuale dei mufloni presenti sull’isola, irrilevante ai fini del progetto di salvaguardia dell’habitat. Oltre ad essere un lavoro molto lungo e costoso sarebbe quindi anche decisamente inutile[4]. La cattura e il trasloco di questa popolazione, seppur meno cruenta, causerebbe inoltre traumi stress correlati agli esemplari trasferiti[5].

L’abbattimento risulta invece essere una pratica decisamente più accessibile e incisiva. Inoltre secondo le linee guida dell’IUCN, le traslocazioni di popolazioni a scopi di conservazione sono necessarie solo nei casi in cui non vi siano interventi alternativi, sia necessario salvaguardare la specie e non vi sia alcun rischio di conseguenze non desiderate, ad esempio dal punto di vista sanitario[6].

Come si può contenere l’invasione da parte di specie aliene?

Bisognerebbe sempre agire alla base per evitare che specie invasive si stabiliscano in un habitat diverso da quello originario. La lotta alle specie aliene passa quindi attraverso un comportamento consapevole che può essere così sintetizzato:

  • conoscere e saper riconoscere quali sono le specie aliene e quali quelle autoctone
  • evitare l’uso e la vendita di specie aliene, nonché privilegiare l’impiego di specie autoctone
  • evitare comportamenti che possono favorire la diffusione delle specie aliene
  • fare divulgazione ed educazione sul tema, sensibilizzando la popolazione sul tema della biodiversità
  • segnalare la presenza ed il ritrovamento di una specie aliena, anche se soltanto presunta
  • evitare di importare e detenere esemplari di qualsivoglia specie aliena.

Referenze

  1. Life LETSGO Giglio – Protocollo Muflone
  2. IUCN Global Invasive Species Database – Ovis aries
  3. Valutazioni dell’ISPRA sul piano di controllo del muflone nel Parco nazionale dell’arcipelago toscano
  4. IUCN – Linee guida per le reintroduzioni ed altre traslocazioni a scopo di conservazione
  5. Genovesi P., Shine C. European strategy on invasive alien species Convention on the Conservation of European Wildlife and Habitats (Bern Convention). 2004
  6. Marco I et al. The stress response to repeated capture in mouflon (Ovis ammon): physiological, haematological and biochemical parameters. Zentralbl Veterinarmed A, 1998 May;45(4):243-53.
]]>
https://www.biopills.net/mufloni-saranno-eradicati-isola-del-giglio/feed/ 0
Metanfetamina: da farmaco a sostanza d’abuso https://www.biopills.net/metanfetamina-farmaco-sostanza-abuso/ https://www.biopills.net/metanfetamina-farmaco-sostanza-abuso/#respond Wed, 07 Apr 2021 08:21:01 +0000 https://www.biopills.net/?p=45417 Storia La metanfetamina nacque nel 1919 in Giappone grazie al chimico Akira Ogata che la sintetizzò per la prima volta dalla pianta Ephedra vulgaris. Nel 1920 la metanfetamina fu brevettata e commercializzata come farmaco con il nome di Methedrine[1]. Tuttavia ha un uso terapeutico limitato e la maggior parte della metanfetamina è prodotta in laboratori […]]]>

Storia

La metanfetamina nacque nel 1919 in Giappone grazie al chimico Akira Ogata che la sintetizzò per la prima volta dalla pianta Ephedra vulgaris. Nel 1920 la metanfetamina fu brevettata e commercializzata come farmaco con il nome di Methedrine[1]. Tuttavia ha un uso terapeutico limitato e la maggior parte della metanfetamina è prodotta in laboratori clandestini degli Stati Uniti e in Estremo Oriente. Rispetto ad altre sostanze, quali ad esempio la cocaina, la sensazione di benessere che deriva dall’utilizzo di metanfetamina dura più a lungo. Questo spiegherebbe perché in pochi anni la questa sostanza è divenuta una tra le nuove droghe più consumate.

Produzione

La metanfetamina può essere ottenuta attraverso tecniche differenti che dipendono dal reagente chimico di partenza, chiamato precursore. Le tecniche più utilizzate in Europa sono quelle che prevedono l’utilizzo di efedrina e pseudoefedrina, sostanze che possono essere estratte da alcuni medicinali. Per questo motivo molti paesi europei hanno aumentato la restrizione nella vendita di alcuni medicinali a base di queste sostanze. Per questo motivo il 13 dicembre 2020, è stato pubblicato il nuovo regolamento delegato (UE) n. 2020/1737, per l’inclusione di tutta una determinata serie di precursori di sostanze che poi possono dar vita alla produzione della metanfetamina. Comunque la qualità finale del prodotto dipende fortemente dall’abilità e dall’esperienza di chi la produce, non solo dal precursore di partenza[2].

Sintesi di Nagai

Da dove proviene la metanfetamina che troviamo in Europa?

In un rapporto stilato nel 2017 dall’ EMCDDA (Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze), si evidenzia come la metanfetamina sia tra le dominatrici del nuovo mercato delle nuove droghe sintetiche. Soltanto nel 2015, infatti, le forze dell’ordine hanno trovato e distrutto in Europa circa 291 laboratori clandestini per la produzione di metanfetamina, di cui 263 in Repubblica Ceca. 8000 è il numero di sequestri di metanfetamina nel 2015 per un ammontare di circa 0,5 tonnellate di sostanza sequestrata. In base al numero dei laboratori trovati e ai sequestri sia di metanfetamina che dei suoi precursori, si capisce come la Repubblica Ceca rappresenta il maggior produttore di metanfetamina in Europa.

Effetti farmacologici della metanfetamina

Da un punto di vista farmacologico, la metanfetamina porta a una forte sensazione di energia e benessere in quanto incide sui normali livelli di dopamina. Gli effetti dopo un’assunzione per via orale si hanno dopo circa trenta minuti e possono durare diverse ore. Inoltre può essere utilizzata soprattutto come inibitore dell’appetito, quindi utile in caso di problemi di obesità ma anche come sostanza dopante per aumentare l’aggressività e la resistenza alla fatica in molte discipline sportive. La metanfetamina può creare facilmente dipendenza in chi l’assume quotidianamente. Chi fa spesso utilizzo di questa sostanza spesso ha problemi di concentrazione, ansia, ipertensione, irritabilità, schizofrenia, e nei casi più gravi, problemi cardiovascolari che possono portare alla morte (in alcuni decessi la concentrazione nel plasma era superiore a 0,5 mg/L)[3].

Referenze

  1. Meth mania: A history of methamphetamine, N. L. Parsons, 2014.
  2. Shulka RK, Crump JL, Chrisco ES – An evolving problem: Methmphetamine production and trafficking in the United States – International Journal of Drug Policy, 23, 2012, 426-435.
  3. Kaye S, Mcketin R, Duflou J, Darke S – Methmphetamine and cardiovascular pathology: a review of the evidenceAddiction, 102, 2007, 1204-12011.
]]>
https://www.biopills.net/metanfetamina-farmaco-sostanza-abuso/feed/ 0
Singapore sarà il primo paese al mondo a mettere nel piatto la carne sintetica https://www.biopills.net/singapore-primo-paese-commercializzare-carne-sintetica/ https://www.biopills.net/singapore-primo-paese-commercializzare-carne-sintetica/#respond Mon, 07 Dec 2020 10:28:45 +0000 https://www.biopills.net/?p=41875 carne sinteticaCorreva l’anno 1930 quando Frederick Edwin Smith scrisse nel suo libro “Il mondo nel 2030 DC” che cento anni dopo non avremmo più mangiato carne da allevamento quanto piuttosto carne “replicata” da quella di un’altra bistecca. Quanto accaduto il 2 dicembre scorso rende quasi verosimile questa predizione. Per la prima volta infatti nella storia dell’umanità […]]]> carne sintetica

Correva l’anno 1930 quando Frederick Edwin Smith scrisse nel suo libro “Il mondo nel 2030 DC” che cento anni dopo non avremmo più mangiato carne da allevamento quanto piuttosto carne “replicata” da quella di un’altra bistecca. Quanto accaduto il 2 dicembre scorso rende quasi verosimile questa predizione. Per la prima volta infatti nella storia dell’umanità un’ente sanitario, per la precisione la Singapore Food Agency, ha dato il via libera ad una start up californiana, la Eat Just, per la commercializzazione della propria carne coltivata. Non si tratta della trama di un nuovo film di fantascienza quanto del coronamento di un percorso durato oltre un secolo verso il consumo di carne ecosostenibile.

Un iter lungo due anni

Eat Just era già nota al pubblico per le sue Just Eggs, un’alternativa alle uova di origine vegetale. L’azienda si è spinta oltre e per circa due anni ha lavorato per ottenere le certificazioni necessarie per produrre e vendere la propria sintocarne. L’azienda ha dovuto documentare la purezza e stabilità delle cellule di pollo durante tutto il processo produttivo per superare tutti i controlli di qualità necessari. Ora l’azienda potrà vendere la sua carne prodotta in laboratorio in tutto lo stato.

Un progetto ambizioso

Il pollo sintetico è stato prodotto presso il Singapore Food Innovation and Resource Centre, un polo dedicato alla ricerca sul cibo e gestito dal Politecnico di Singapore e dall’ente governativo per lo sviluppo industriale Enterprise Singapore. Josh Tetrick, co-fondatore e CEO di Eat Just, ha spiegato che è proprio per questa sua spinta verso l’innovazione in vari campi, dalla tecnologia alla biologia, che Singapore è stato scelto come il paese dove lanciare questa novità. Non solo: questo paese al momento importa oltre il 90% delle proprie risorse alimentari da più 170 paesi. Questa strategia ha funzionato fino all’esplosione della pandemia da Covid19, che ne ha evidenziato i limiti logistici. Il governo ha così avviato il progetto “30 by 30“, con l’obiettivo ambizioso di portare il paese a soddisfare autonomamente fino al 30% del proprio fabbisogno alimentare entro il 2030.

La carne sintetica viene prodotta a partire da cellule staminali ricavate da tessuto muscolare o tessuto adiposo, poste in un mezzo di coltura all’interno di un bioreattore insieme a nutrienti di origine vegetale. Questo metodo garantisce tra l’altro una carica microbica veramente bassa e ciò può costituire un grande vantaggio per la commercializzazione in paesi come gli Stati Uniti, dove le tossinfezioni da E. coli o da Salmonella dovute a cotture scorrette della carne sono molto diffuse. Per lo stesso motivo in questa carne non vi sono tracce di antibiotici, diversamente dalla carne tradizionale. Le analisi effettuate sulla carne ne hanno rilevato l’alto contenuto proteico con una composizione diversificata di aminoacidi essenziali, la presenza di grassi monoinsaturi, nonché sali minerali.

Verso la grande distribuzione

Allo stato attuale il processo produttivo è troppo costoso per poter essere concorrenziale rispetto alla carne tradizionale. Inoltre la carne sintetica incontra le (ovvie) resistenze delle associazioni di coltivatori di tutto il mondo. Al momento i chicken nuggets contenenti il pollo sintetico della Eat Just verranno serviti da un solo ristorante, ma l’obiettivo finale è la grande distribuzione.

Fonti:

]]>
https://www.biopills.net/singapore-primo-paese-commercializzare-carne-sintetica/feed/ 0
Premio Nobel per la Chimica 2020 a CRISPR/Cas9 https://www.biopills.net/premio-nobel-per-la-chimica-2020-a-crispr-cas9/ https://www.biopills.net/premio-nobel-per-la-chimica-2020-a-crispr-cas9/#respond Thu, 08 Oct 2020 12:43:27 +0000 https://www.biopills.net/?p=39880 nobel chimicaLo sviluppo di CRISPR/Cas9, metodo di editing genetico di ultima generazione, è valso a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna il Premio Nobel per la Chimica più rapido degli ultimi anni. La loro scoperta, soprannominata “forbice molecolare”, consente di modificare il DNA con altissima precisione, trovando applicazione in ambito biomedico, agricolo e industriale[1]. La scoperta della […]]]> nobel chimica

Lo sviluppo di CRISPR/Cas9, metodo di editing genetico di ultima generazione, è valso a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna il Premio Nobel per la Chimica più rapido degli ultimi anni. La loro scoperta, soprannominata “forbice molecolare”, consente di modificare il DNA con altissima precisione, trovando applicazione in ambito biomedico, agricolo e industriale[1].

La scoperta della tecnologia CRISPR/Cas9

La fortuna favorisce la mente preparata.

Louis Pasteur

Nel 2011 la microbiologa Emmanuelle Marie Charpentier, specializzata in batteri patogeni, stava studiando Streptococcus pyogenes[2].

Questo batterio infetta ogni anno milioni di persone causando infezioni di diverso tipo, dalle più facilmente curabili come la faringite o la scarlattina, a quelle più pericolose come la fascite necrotizzante e la sindrome da shock tossico (TSS)[3], talvolta letali. L’obiettivo della ricercatrice era indagare meglio sulla natura del batterio per poter sviluppare una cura contro di esso ma si imbatté in una molecola, tracrRNA, che avrebbe portato a tutt’altra applicazione[3].

TracrRNA, che significa trans-activating crispr RNA, è un elemento del “sistema immunitario dei batteri“. Questo, chiamato CRISPR (che sta per “Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats“), è un insieme di sequenze genetiche che si trovano nel DNA di diversi batteri e Archaea, molto simili al codice genetico di alcuni virus. Funziona un po’ come la nostra immunità acquisita, la capacità del nostro organismo di memorizzare alcune caratteristiche dei patogeni (gli antigeni) in modo da produrre i giusti anticorpi quando li incontriamo nuovamente. Nei microrganismi, al posto degli anticorpi, vengono prodotte delle proteine che “rompono” il DNA dei virus, rendendoli così innocui[3].

Dopo aver pubblicato, nel marzo 2011, un articolo sulla sua scoperta, la microbiologa francese incontrò Jennifer Anne Doudna, biochimica esperta di RNA. Lavorando insieme, nell’arco di un anno le due scienziate scoprirono il meccanismo di funzionamento del sistema CRISPR e successivamente riuscirono anche a sintetizzarlo. In tal modo resero possibile modificarlo, così che potesse tagliare un punto specifico del DNA. Una biotecnologia utilizzabile con il DNA di qualsiasi essere vivente e che nel giro di meno di 10 anni[3] ha reso possibili moltissime applicazioni pratiche.

Leggi anche: CRISPR Cas9 e l’editing genetico su cellule embrionali umane

Alcune applicazioni della tecnologia CRISPR/Cas9

Poter modificare il DNA significa poter sostituire geni malfunzionanti o inserire nuovi geni all’interno del genoma di un microrganismo, di una pianta, di un fungo o di un animale. Questo consente ad esempio di curare o studiare malattie, di conferire nuove proprietà ad alimenti e altri prodotti. Nel farlo, la biotecnologia CRISPR/Cas9 è particolarmente efficace perché è più precisa e “pulita” delle precedenti. Negli organismi così geneticamente modificati, infatti, non resta traccia dell’uso della CRISPR/Cas9: risulta una mutazione del tutto simile a una spontanea, di quelle che avvengono normalmente in natura.

La tecnologia CRISPR-Cas9 presenta anche altre due qualità: è particolarmente economica e semplice da applicare. Ciò spiega come si diventata rapidamente una delle tecnologie più usate in ambito di editing genetico[1, 3].

Grazie alla CRISPR/Cas9 è stato possibile creare piante capaci di resistere alla siccità, alle muffe e ai parassiti. Con questa metodica gli scienziati hanno realizzato un riso che assorbe meno metalli pesanti dal terreno rispetto alle varietà tradizionali. In campo medico si sta cercando di applicarla per creare delle cure per alcuni tipi di cancro, per patologie ereditarie come l’anemia falciforme e per danni presenti in tessuti specifici come nella distrofia muscolare di Duchenne. Si stima che potrebbe curare circa 10mila patologie genetiche[1, 3].

Un Nobel assegnato in tempi brevi

Generalmente l’Accademia Svedese delle Scienze assegna i Nobel a una distanza di circa 20-30 anni dalle scoperte effettuate, anche se Alfred Nobel desiderava che fossero conferiti entro un anno dai risultati ottenuti. Questo perché il prestigioso premio non può essere revocato, dunque è molto importante che la comunità scientifica abbia il tempo di verificare le teorie, le scoperte e la funzionalità delle invenzioni[4, 5]. Si guardino ad esempio i Nobel per la Chimica assegnati negli anni scorsi:

  • nel 2019 a vincerlo è stata la batteria al litio, il cui primo prototipo risale al 1985;
  • nel 2018 il premio è stato diviso a metà. Una delle tecniche vincitrici è stata quella del phage display, dove si sfrutta un batterio per la produzione di proteine, risalente al 1985. L’altra tecnologia premiata è stata quella dell’evoluzione diretta degli enzimi, un processo che porta al miglioramento delle proteine, datata 1993.
  • Nel 2017 è stata premiata la crio-microscopia elettronica, tecnica che consente di ricostruire molecole con risoluzione atomica, risalente addirittura agli anni Settanta e presentata negli anni Novanta[6].

La scoperta della CRISPR/Cas9 è stata pubblicata nel 2012: soltanto dopo 8 anni, quindi, ha ricevuto il più importante e famoso riconoscimento scientifico a livello mondiale. Come mai? Il suo campo di applicazione si è dimostrato enorme ed è diventata una biotecnologia standard in alcuni campi. Come scrive la Commissione Nobel dell’Accademia delle Scienze svedese, «Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna hanno sviluppato uno strumento chimico che ha portato le scienze della vita in una nuova epoca». La descrivono come una scoperta dall’enorme potenziale, che sicuramente «contribuirà a risolvere molte delle sfide che si presentano all’umanità»[3].

Leggi anche: CRISPR/Cas si “evolve”: nasce evoCas9

 

Referenze

  1. The Nobel Prize in Chemistry 2020. NobelPrize.org. Nobel Media AB 2020. Wed. 7 Oct 2020.
  2. Patterson MJ. Streptococcus. In: Baron S, editor. Medical Microbiology. 4th edition. Galveston (TX): University of Texas Medical Branch at Galveston; 1996. Chapter 13.
  3. Popular information. NobelPrize.org. Nobel Media AB 2020. Wed. 7 Oct 2020.
  4. Vincenzo Barone. La Tempistica dei Nobel. Il Sole 24 ore.
  5. Frequently Asked Questions. NobelPrize.org. Nobel Media AB 2020. Wed. 7 Oct 2020.
  6. The Nobel Prize in Chemistry. NobelPrize.org.
]]>
https://www.biopills.net/premio-nobel-per-la-chimica-2020-a-crispr-cas9/feed/ 0
Segni di vita su Venere https://www.biopills.net/segni-di-vita-su-venere/ https://www.biopills.net/segni-di-vita-su-venere/#comments Wed, 16 Sep 2020 09:12:11 +0000 https://www.biopills.net/?p=39485 vita su venereVenere, il secondo pianeta del Sistema Solare, è molto simile alla Terra, tanto da meritare il titolo di suo gemello: ha simili densità, dimensioni, massa e attrazione gravitazionale in superficie[1, 2]. E a quanto pare con il nostro pianeta potrebbe condividere un’altra qualità, una caratteristica che credevamo praticamente unica: la presenza della vita[3]. Un indizio […]]]> vita su venere

Venere, il secondo pianeta del Sistema Solare, è molto simile alla Terra, tanto da meritare il titolo di suo gemello: ha simili densità, dimensioni, massa e attrazione gravitazionale in superficie[1, 2]. E a quanto pare con il nostro pianeta potrebbe condividere un’altra qualità, una caratteristica che credevamo praticamente unica: la presenza della vita[3].

Un indizio di vita tra le nuvole

Un gruppo di ricerca capitanato dall’astrofisica Jane Greaves ha individuato la fosfina nell’atmosfera di Venere. Questo gas si trova a una concentrazione elevata, che gli scienziati non sono riusciti a spiegare. Tramite le loro analisi, infatti, hanno escluso che tale molecola potesse derivare da attività vulcanica, da processi chimici presenti sulla superficie o nell’atmosfera del pianeta, dall’azione dei fulmini o dalla caduta di meteoriti. Gli scienziati hanno quindi dedotto che possa essersi formata tramite processi chimici ancora sconosciuti o grazie all’azione di batteri venusiani[2, 3].

Che cos’è la fosfina e perché indicherebbe la presenza di vita?

La fosfina, che ha come formula chimica PH3 (un atomo di fosforo legato a tre atomi di idrogeno), è un gas incolore. Sul nostro pianeta risulta raro, perché viene facilmente ossidato all’aria e richiede una grande energia per essere prodotto. Di solito viene ottenuto artificialmente, per essere impiegato come pesticida, poiché è altamente tossico, o in ambito industriale. In natura si trova nell’atmosfera, a piccole concentrazioni, e nel suolo, dove viene prodotto da batteri anaerobi (che cioè vivono in condizioni di carenza di ossigeno). Questi, infatti, trasformano molecole contenenti fosforo dando come prodotto anche la fosfina. Durante questi processi si possono osservare fenomeni luminosi che hanno ispirato le leggende dei fuochi fatui, dell’autocombustione umana e del fiato di fuoco dei draghi[4, 5].

La fosfina era già stata individuata, negli anni Settanta, su altri pianeti del Sistema Solare: Giove e Saturno. Qui, però, la sua presenza è dovuta alla forte pressione a cui sono soggetti tutti gli elementi e all’alta concentrazione di idrogeno e fosforo nell’atmosfera[5]. Se la fosfina nell’atmosfera di Venere non deriva da processi geochimici noti, si può ipotizzare che sul pianeta esistano batteri che, come i nostri, riducono composti producendo di conseguenza questo gas[4].

Un’ipotesi non così assurda, perché anche se Venere attualmente è piuttosto inospitale, con il suo ambiente acido e la sua temperatura di 500°C[1], circa 2 miliardi di anni fa aveva un clima temperato e potenzialmente abitabile[6]. Ora gli scienziati ritengono che i batteri potrebbero essere presenti nell’atmosfera, che presenta condizioni potenzialmente adatte alla vita[7]. Inoltre, in uno studio pubblicato nel gennaio di quest’anno, la presenza di fosfina nell’atmosfera di un pianeta roccioso – come la Terra e, appunto, Venere – era stata segnalata come sicuramente indicativa di attività biologica, che non può dare falsi positivi[8]. È importante, però, non escludere che possano esistere fenomeni che ancora non conosciamo.

Come possiamo essere sicuri che su Venere ci sia davvero la vita?

La fosfina nell’atmosfera venusiana è stata individuata grazie al JCMT (James Clerk Maxwell Telescope), situato alle Hawaii, e il radiotelescopio Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), in Cile. Queste osservazioni hanno permesso l’analisi dello spettro luminoso restituito dalle molecole presenti nell’atmosfera: in tal modo se ne può dedurre la composizione. Per confermare le osservazioni e le relative ipotesi saranno effettuati altri studi simili, per mappare la presenza di fosfina nell’atmosfera e vedere se esistono variazioni stagionali, che potrebbero indicare cicli di attività biologica. Saranno necessari anche studi sperimentali e che fanno uso di modelli matematici per confermare la presenza di forme di vita su Venere[2, 3].

Una scoperta sensazionale

Se davvero la fosfina nell’atmosfera di Venere derivasse da forme di vita aliene si tratterebbe di una scoperta eccezionale per diversi motivi. Non sarebbe soltanto la risposta a una domanda che l’uomo si pone da migliaia di anni – siamo soli nell’universo? -; non soltanto la prova definitiva che la vita può esistere su pianeti diversi dalla Terra. Questa scoperta sarebbe utile anche a capire in quali condizioni si può originare la vita. E in tal modo potremmo anche risolvere un altro quesito: com’è nata la vita sul nostro pianeta?[8]

Leggi anche:

Referenze

  1. AstronomiAmo, 2020 — Il Pianeta Venere.
  2. MIT News, 2020 — Astronomers may have found a signature of life on Venus.
  3. Greaves, J.S., Richards, A.M.S., Bains, W. et al. (2020). Phosphine gas in the cloud decks of Venus. Nat Astron. https://doi.org/10.1038/s41550-020-1174-4
  4. Glindemann D., Edwards M., Liu J. and Kuschk P. (2005). Phosphine in soils, sludges, biogases and atmospheric implications—a review. Ecological Engineering 24, pp. 457–463. https://doi:10.1016/j.ecoleng.2005.01.002
  5. Pasek M. A. (2019). Phosphorus Volatility in the Early Solar Nebula. Icarus, 317, 59–65. https://doi.org/10.1016/j.icarus.2018.07.011
  6. Space.com, 2018 — Life on Venus? Why it’s not an absurd thought.
  7. Sousa-Silva C., Seager S., Ranjan S. et al. (2020). Phosphine as a Biosignature Gas in Exoplanet Atmospheres. Astrobiology (2)20. pp. 235-268. http://doi.org/10.1089/ast.2018.1954
  8. Stephen Webb (2015) — “If the Universe Is Teeming with Aliens… where is everybody?: Seventy-Five Solutions to the Fermi Paradox and the Problem of Extraterrestrial Life.”. 2nd edition. Springer Science & Business Media.
]]>
https://www.biopills.net/segni-di-vita-su-venere/feed/ 2
Nuovi nomi per Bacillus e Lactobacillus: nascono 30 nuovi generi https://www.biopills.net/nuovi-nomi-bacillus-lactobacillus/ https://www.biopills.net/nuovi-nomi-bacillus-lactobacillus/#respond Wed, 08 Jul 2020 10:00:08 +0000 https://www.biopills.net/?p=38573 bacillus e lactobacillusDue lavori pubblicati di recente stanno rivoluzionando la microbiologia industriale. Partendo dai dati genetici oggi disponibili, i ricercatori hanno infatti rianalizzato due dei generi batterici più utilizzati dall’industria, Bacillus e Lactobacillus, riorganizzandoli e riclassificandoli. Il risultato? I generi da 2 sono diventati oggi 30. Un cambiamento che mette finalmente ordine tra le centinaia di specie che tra loro […]]]> bacillus e lactobacillus

Due lavori pubblicati di recente stanno rivoluzionando la microbiologia industriale. Partendo dai dati genetici oggi disponibili, i ricercatori hanno infatti rianalizzato due dei generi batterici più utilizzati dall’industria, Bacillus e Lactobacillus, riorganizzandoli e riclassificandoli. Il risultato? I generi da 2 sono diventati oggi 30. Un cambiamento che mette finalmente ordine tra le centinaia di specie che tra loro avevano davvero poco in comune, ma che allo stesso tempo richiede un importante aggiornamento della documentazione per le aziende. Un aggiornamento che in diversi casi arriva fino all’etichetta del prodotto finito.

L’uso di microrganismi risale a migliaia di anni fa, ma è solo negli ultimi due secoli, dopo Pasteur, che abbiamo imparato a riconoscerli e dar loro un nome. La tassonomia, la scienza che si occupa proprio di dare un nome a tutte le cose e ad organizzarle in modo gerarchico, ha così permesso di orientarci tra la biodiversità esistente e di distinguere generi e specie sicure e utili da generi e specie potenzialmente pericolose, così come di usarne altre come indicatori di salute o di qualità. Tra i generi batterici, due sono diventati particolarmente famosi per le loro applicazioni: Bacillus Lactobacillus. Ceppi che vi appartengono vengono diffusamente utilizzati in probiotici, in alimenti fermentati (yogurt, formaggi, salumi), prodotti per l’agricoltura e per l’ambiente.

Negli anni questi due generi si sono via via arricchiti di sempre nuove specie, superando complessivamente le 170 per Bacillus e le 270 per Lactobacillus. Nel frattempo si sono accumulate informazioni sul loro DNA che hanno evidenziato come in questi generi esista una variabilità molto più ampia di quella inizialmente ipotizzata, con specie tra loro molto diverse.

Nei mesi scorsi, per cercare di mettere un po’ d’ordine, sono stati pubblicati due lavori:

  •  Bacillus (Patel and Gupta (2020) Int. J. Syst. Evol. Microbiol. 2020;70:406–438)
  • Lactobacillus (Zheng et al (2020) Int. J. Syst. Evol. Microbiol. 2020;70:2782–2858)

In essi, i ricercatori hanno quindi provveduto a riorganizzare le varie specie, riclassificandole alla luce delle conoscenze più recenti. Questo ha portato così alla nascita di 6 nuovi generi per Bacillus e ben 22 per Lactobacillus.

Se da un lato la riclassificazione consente di descrivere meglio la biodiversità microbica e aiuta a comprendere meglio le caratteristiche di questi microrganismi, dall’altro richiede però di adottare qualche accortezza in più da parte di chi li utilizza.

L’aggiornamento richiede infatti di identificare correttamente i nuovi nomi dei ceppi in uso e aggiornarli sulla documentazione tecnica, scientifica, legale e commerciale, a partire dalle etichette e i documenti di controllo qualità per arrivare fino alla rianalisi dei dati metagenomici.

Per aiutare ad orientarsi in questa rivoluzione, Microbion, start-up italiana che si occupa di microbiologia industriale, ha sviluppato delle schede di conversione tra vecchi e nuovi nomi, che ha reso disponibili gratuitamente a questo indirizzo.

Articolo di Davide Ederle – Microbion srl.

]]>
https://www.biopills.net/nuovi-nomi-bacillus-lactobacillus/feed/ 0
Le nuove droghe a portata di mouse https://www.biopills.net/le-nuove-droghe-a-portata-di-mouse/ https://www.biopills.net/le-nuove-droghe-a-portata-di-mouse/#respond Wed, 27 May 2020 08:40:10 +0000 https://www.biopills.net/?p=37350 nuove droghe onlineCannabinoidi, catinoni, fenetilammine e ketamine, queste sono le nuove droghe che, a differenza di quelle tradizionali, vengono vendute anche su internet, rendendole pericolosamente facili da acquistare. Vendita delle nuove droghe online Basta digitare in un motore di ricerca su internet “chemicals research shop” ed ecco che all’improvviso compare un mondo di tante molecole psicoattive. Insomma, […]]]> nuove droghe online

Cannabinoidi, catinoni, fenetilammine e ketamine, queste sono le nuove droghe che, a differenza di quelle tradizionali, vengono vendute anche su internet, rendendole pericolosamente facili da acquistare.

Vendita delle nuove droghe online

Basta digitare in un motore di ricerca su internet “chemicals research shop” ed ecco che all’improvviso compare un mondo di tante molecole psicoattive. Insomma, uno spacciatore a portata di mouse, che si fa pagare online ma che consegna la merce direttamente a casa tua. Purtroppo il sistema di controllo che le classifica come “illegali” è ancora troppo lento rispetto alla rapidità con cui le nuove droghe vengono immesse sul mercato. Questo permette ai produttori di venderle facilmente per un certo periodo di tempo anche su internet. Molte di queste, come spiegano numerosi tossicologi, producono effetti ben più gravi e permanenti rispetto alle droghe tradizionali, come cannabis e cocaina, e anche un sovradosaggio minimo può essere fatale.

In un rapporto stilato nel 2017 dall’EMCDDA (Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze), si evidenzia come il mercato delle nuove droghe in Europa è in continua espansione, permettendo così il passaggio da una produzione di nicchia a una più simile a quella della cocaina ed eroina. Con un basso investimento, vista la facilità di produzione e la domanda sempre più crescente, si possono avere alti guadagni. A farne le spese sono soprattutto i più giovani che attratti da un qualcosa di “sballante” e di facile reperibilità, fanno uso di queste sostanze senza conoscerne però i veri effetti[1].

Origine sintetica

Le nuove droghe sono di origine sintetica, vengono cioè prodotte a partire da sostanze chimiche artificiali anziché estratte dalle piante. Una nuova droga rappresenta una versione modificata di una droga già nota. Perché modificare chimicamente una “vecchia” droga? Per evitare che la “nuova” venga classificata subito come illegale. Ad esempio i cannabinoidi sintetici sono sostanze chimicamente affini al delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis. L’aspetto è molto simile alla classica “erba” e possono quindi essere fumati con tabacco o direttamente con utensili per fumatori. Esistono diversi nomi con la quale vengono commercializzati, in internet e non solo: Spice, K2, Mary joy, Black Mamba, Blue cheese, Clockwork orange[2].

Come combattere le nuove droghe?

Molte delle nuove droghe sono invisibili ai vecchi esami anti droga soprattutto quando vengono miscelate con altre sostanze psicoattive. Per questo motivo vi è la necessità di nuove analisi che permettano di trovarle e riconoscerle man mano che queste vengono prodotte. Inoltre è necessario aggiornare continuamente le banche dati dove vengono raccolte tutte le informazioni sulle nuove sostanze d’abuso. L’aggiornamento continuo sia delle analisi che delle banche dati, permette di diminuire il lasso di tempo che i produttori hanno a disposizione per vendere il loro prodotto anche su internet. Ad oggi le autorità giudiziarie e l’opinione pubblica presentano ancora un buco conoscitivo troppo grande sulle nuove droghe, non avendo a disposizione tutte le informazioni utili sull’argomento.

Leggi anche: Metanfetamina: da farmaco a sostanza d’abuso

Informare, Prevenire, Educare

Queste sono le azioni svolte da numerose campagne che ogni anno vengono svolte in tutto il mondo per contrastare l’utilizzo droghe, qualunque esse siano, vecchie o nuove. Fermo restando che le “vecchie” droghe come cannabis e cocaina restano tra le sostanze d’abuso più utilizzate, non si può negare il fatto che le nuove droghe si stiano facendo strada nel mercato dell’illegalità. Queste hanno contribuito alla nascita di un mondo di molecole psicoattive raggiungibile grazie anche alla rete telematica e che per essere smontato richiede un aggiornamento continuo sull’argomento.

Le nuove droghe sono un mondo ancora tutto da scoprire, forse perché ancora non si è capito quanto grande esso possa essere.

Referenze

  1. Country Drug Reports, 2017; new psychoactive substances in Europe. An update from the EU Early Warming System, Technical reports, 2015; Synthetic drug production in Europe, Perspectives on Drugs, 2013.
  2. Pharmacology, toxicology, and adverse effects of synthetic cannabinoid drugs, B. K. Logan, Forensic Sci Rew, 23, 2014, 53-78; The adverse  health effects of synthetic cannabinoids with emphasis on psychosis-like effects, J. Van Amsterdam, Journal of Psychopharmacology, 29, 2015, 254-263.
]]>
https://www.biopills.net/le-nuove-droghe-a-portata-di-mouse/feed/ 0