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Neuropotenziamento: migliorare le facoltà cognitive

Il 20 febbraio all’università “La Sapienza” di Roma si è svolto un dibattito pubblico sul neuropotenziamento. L’incontro è stato promosso dal progetto Neuro-enhancement Responsible Research and Innovation (NERRI). Il NERRI è un progetto europeo che coinvolge diciotto partner provenienti da undici paesi. Si pone l’obiettivo di promuovere appunto il dibattito sul neuropotenziamento, un campo di ricerca in espansione che studia gli effetti dei farmaci e delle applicazioni mediche sulle capacità cognitive. Il progetto vuole rispondere a due domande cruciali.

Innanzitutto, è possibile il neuropotenziamento? Ed è socialmente auspicabile?

La discussione acquisisce un valore fondamentale su un tema così delicato. Con il termine neuro-enhancement ci si riferisce in linea generale all’incremento delle attività del cervello, soprattutto in termini di memoria e concentrazione. Questo risultato si può raggiungere in diversi modi, per esempio somministrando farmaci o applicando campi elettrici e magnetici.

La ricerca è ancora alle prime fasi e al momento non esistono studi che accertino l’efficacia delle sostanze attualmente in commercio. Molte di esse, infatti, sono in realtà medicine prescritte per trattare disturbi neurologici e non possono essere assunte dalle persone sane.

Ma con internet tutto è possibile: esiste un mercato online di sostanze psico-attive molto difficile da controllare. Dalle vendite illegali sul web, il tema dell’incontro all’università “La Sapienza” si è spostato sulla neuroetica. Da un lato ci sono i conservatori, secondo i quali l’utilizzo di certi farmaci andrebbe contro natura. Dall’altro c’è chi ritiene che il neuropotenziamento sia un inevitabile effetto del progresso.

Il confronto sul tema è comunque ben più complesso e trasversale. Al di là dei discorsi ideologici che vanno dai naturisti puri ai transumanisti, esistono questioni sociali più concrete. Ad esempio la messa sul mercato di certe sostanze potrebbe garantire ai ricchi di essere più intelligenti rispetto ai poveri.

Il futuro del neuropotenziamento è comunque il genome editing, vale a dire la manipolazione genetica.

Una volta individuati i geni che controllano le attività cognitive e il loro sviluppo, si potrebbero applicare delle terapie geniche sugli adulti oppure manipolare gli embrioni per far nascere dei super-uomini. Anche in questo caso le implicazioni etiche sono enormi. Forse nessun paese promulgherà delle leggi per creare degli Einstein in provetta, anche se, dal 1 febbraio, nel Regno Unito è permesso il genome editing sugli embrioni per scopi esclusivamente terapeutici.

Nel dibattito promosso dal progetto NERRI è quindi emerso che la questione del neuro-enhancement non deve essere sottovalutata e, presto o tardi, assumerà un ruolo di grande rilievo. Per evitare di giungere impreparati davanti alla storia è necessario promuovere la discussione sin da oggi.

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