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Nepenthes: biologia di una pianta carnivora

Nel regno vegetale le piante carnivore occupano un posto di rilevo, se non altro per lo stupore che da sempre hanno suscitato sia negli studiosi che nelle persone comuni. La più conosciuta è senz’altro la venere acchiappamosche (Dionaea muscipula) le cui foglie, simili alle fauci di uno squalo, si serrano velocemente se stimolate. Esistono circa 700 specie di piante carnivore nel mondo le cui tecniche di caccia possono essere molto diverse: dalla trappola a scatto della Dionaea alla trappola collante, sino alla trappola a caduta presente ad esempio nel genere Nepenthes.

Morfologia della Nepenthes

Il genere Nepenthes comprende più di 140 specie di piante carnivore, tutte accomunate dal presentare, al termine di un lungo viticcio, una foglia modificata a forma di calice, chiamata ascidio, che rappresenta la trappola con cui queste piante catturano le prede.

La forma e il colore degli ascidi possono essere quanto mai vari: in N. ampullaria sono ad esempio piccoli e globosi, punteggiati di rosso, mentre in N. ventrata sono allungati e di colore rosso vivo. Non è un caso che le Nepenthes siano piante di alto valore ornamentale, ormai facilmente reperibili nei vivai, benché la loro coltivazione richieda attenzioni e cure particolari.

I fiori sono verdognoli, piccoli e piuttosto insignificanti, e sono riuniti lungo una spiga simile a una pannocchia. Le Nepenthes hanno la particolarità di essere piante dioiche, ovvero che alcuni esemplari sviluppano solo il fiore maschile con gli stami, mentre altri solo il fiore femminile con l’ovario.

Le Nepenthes sono infine piante rampicanti, che vivono sugli alberi (si definiscono per questo epifite), di conseguenza sono alla ricerca di luce che catturano attraverso le loro foglie allungate dalla lamina espansa.

Tecniche di caccia della Nepenthes

Per attirare le loro prede, le Nepenthes rilasciano sul bordo dell’ascidio (peristoma) delle sostanze zuccherine che attirano gli insetti. Questi scivolano all’interno della trappola, in fondo alla quale è presente un liquido acido ricco di enzimi digestivi. Sfuggire dall’ascidio è pressoché impossibile in quanto le sue pareti sono liscissime e, in alcune specie, addirittura ricoperte di peletti rivolti verso il basso, i quali impediscono alle prede di arrampicarsi.

Non mancano casi molto particolari, come la Nepenthes rafflesiana, originaria del Borneo, che riesce a riflettere gli ultrasuoni dei pipistrelli attirandoli in prossimità dell’ascidio. L’obiettivo è ricevere i preziosi escrementi dell’animale, ricchi di azoto.

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La Nepenthes bicalcarata, anch’essa del Borneo, si comporta invece come una pianta mirmecofila: attrae infatti le formiche della specie Camponotus schmitzi che, in cambio di zuccheri, la proteggono da eventuali erbivori, ripuliscono l’ascidio dai residui di insetti non digeriti e rilasciano escrementi azotati. C’è da stupirsi di come queste formiche riescano a muoversi agilmente sulle superfici lisce dell’ascidio senza cadervi all’interno.

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La Nepenthes attenboroughii, scoperta nelle Filippine solo nel 2009 e dedicata al famosissimo divulgatore scientifico David Attenborough (il Piero Angela inglese), ha un ascidio di un litro e mezzo! Quanto basta per catturare anche piccoli roditori e anfibi.

Per ultimo, la Nepenthes iowii, sempre delle foreste del Borneo, ha una strana forma a WC. In effetti, la tupaia montana (Tupaia montana, un cugino di roditori, conigli e lepri) la usa spesso come vespasiano per i propri bisogni, utili alla pianta per ricavare azoto. È proprio il caso di dire: “cosa non si fa per portare a casa la pagnotta”!

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Ascidio di Nepenthes iowii (di Dick Culbert, Wikimedia Commons)

Distribuzione ed habitat

Le Nepenthes sono piante tipicamente tropicali, vegetano nelle foreste del Borneo, Malesia, Indonesia, Madagascar, Nuova Guinea, sebbene alcune specie vivano anche in Cina e in Australia.

Le Nepenthes prediligono gli spazi aperti e i margini di foresta in quanto necessitano di molta luce. Vivono su terreni torbosi/sabbiosi, poveri di nutrienti. È proprio per questo motivo che si sono adattate a catturare e digerire animali, in particolare insetti, da cui ricavano l’azoto, indispensabile per costruire i tessuti vegetali.

Conservazione

La conservazione di queste piante sorprendenti dipende dalla tutela delle foreste tropicali. Molte specie di Nepenthes di recente scoperta sono infatti già a rischio di estinzione! Probabilmente ce ne sono tante altre ancora da scoprire e classificare.

Le foreste tropicali sono non a caso il principale serbatoio di biodiversità: si calcola che più della metà di tutte le specie viventi sulla Terra abiti in questi ecosistemi straordinari. Purtroppo, il ritmo con cui distruggiamo le foreste tropicali è pari ad un campo di calcio ogni minuto e determina dei danni incalcolabili. Secondo alcuni scienziati, molte specie si estingueranno ancor prima ancora di essere scoperte con  ricadute gravissime sulla biodiversità e sugli equilibri dell’ecosistema.

Per fortuna, la coltivazione delle Nepenthes a scopo ornamentale consente di preservarne le principali specie. Purtroppo, però, in vivaio si sta diffondendo sempre più la pratica di ibridarle con la conseguente perdita del genotipo originario.

Coltivazione delle Nepenthes

La coltivazione delle piante carnivore, e in particolare delle Nepenthes, richiede una serie di accorgimenti. Innanzitutto l’annaffiatura necessita di acqua demineralizzata, in modo da non alterare il pH e la disponibilità di microelementi nel terriccio. Quest’ultimo deve essere povero di nutrienti e  specifico per piante carnivore, tendenzialmente torba e perlite in pari quantità. Infine le Nepenthes vogliono una buona esposizione e generalmente temperature intorno ai 20 °C, anche se dipende molto dalla specie di appartenenza e dall’habitat di origine.

Conclusioni

Le piante carnivore, e in particolare le Nepenthes con i loro ascidi penduli, continuano a stupirci per la loro straordinarietà e bellezza. Sempre più persone si avvicinano a questo mondo affascinante attraverso l’acquisto di piante in vendita presso fiere, mostre e vivai. Se da un lato ciò accresce la consapevolezza riguardo l’esigenza di tutelare queste piante così delicate, dall’altro è però necessario mettere in atto tutti gli accorgimenti descritti per garantire il loro benessere.

Referenze

  1. Anaclerio N.; Rodio M. E. (2020). Piante e Insetti. Alleanze, ostilità, inganni orchestrati dall’evoluzione. ORME;
  2. Catalano M. (2005). Coltivare le piante carnivore. WOW;
  3. Clarke, C. M., et al. (2009). Tree shrew lavatories: a novel nitrogen sequestration strategy in a tropical pitcher plantBiology letters5(5), 632-635.
  4. Sito dell’Associazione Italiana Piante Carnivore

Immagine in evidenza di tngmarketing35, Pixabay.

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