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Nautilus: un fossile vivente

Il genere Nautilus non identifica una sola specie, bensì diversi molluschi appartenenti alla classe dei cefalopodi, sia viventi che estinti. In questo articolo parleremo dei nautili e delle particolari strategie adottate da questi fossili viventi per sopravvivere nell’ambiente marino.

Anatomia e morfologia del Nautilus

I nautili presentano due paia di branchie e fino a 47 paia di appendici, chiamate tentacoli, ciascuna delle quali ha una guaina dalla quale viene estrusa o ritirata. Le appendici sono disposte intorno alla bocca e sono prive di ventose, ma hanno delle fessure attraverso le quali vengono secrete delle sostanze appiccicose che servono per catturare la preda o per aderire al partner durante l’accoppiamento. All’interno della bocca ci sono una paio di fauci molto grosse che ricordano il becco di un pappagallo: questa è l’unica arma offensiva posseduta dal nautilus[3].

Il nautilus presenta sui tentacoli dei recettori in grado di percepire sostanze chimiche disciolte nell’acqua. Questa capacità è fondamentale per l’animale perché gli permette di orientarsi nell’ambiente in assenza di luce verso una potenziale fonte di cibo, rappresentata principalmente da carcasse di animali (strategia di alimentazione chiamata saprofagia). La saprofagia è uno degli aspetti fondamentali che permette al nautilus di sopravvivere in ambienti profondi dove il cibo vivo scarseggia[2].

Gli occhi sono grossi e semplici, uno per ogni lato della testa, ma la vista non è acuta come quella degli altri molluschi cefalopodi a causa dell’assenza della lente[2]. Altra differenza tra i molluschi cefalopodi ed il nautilus è che questo non ha il sacco dell’inchiostro e non può cambiare colore a seconda dell’ambiente in cui si trova[1].

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Conchiglia

Il nautilus presenta una conchiglia esterna che ha colorazione diversa a seconda della specie. Solitamente assume gradazioni di colore comprese tra il rosso/giallo e il marrone. La conchiglia del nautilus è una struttura molto particolare ed ha contribuito alla sopravvivenza dell’animale per milioni di anni e a cinque estinzioni di massa. Secondo alcuni ritrovamenti fossili, organismi simili al nautilus esistono da più di 500 milioni di anni[4].

Osservandolo dall’esterno, il nautilus potrebbe sembrare tozzo e con scarse capacità di nuoto ma in realtà non è così. Come tutti i molluschi cefalopodi anche il nautilus è dotato di un sifone che gli permette di muoversi a propulsione semplicemente attraverso l’espulsione di acqua.

La conchiglia è molto dura perché deve sopportare grandi pressioni. Contrariamente alla sua apparenza, la conchiglia non è formata da un unico pezzo ma è divisa in diverse camere e l’animale occupa soltanto l’ultima di queste. Alla nascita, la conchiglia del nautilus è formata da solo quattro cavità. Man mano che cresce, l’animale deve passare in una camera più grande e lo spazio dietro di lui si chiude con un setto. In questo modo si viene a formare una nuova camera. La conchiglia cresce seguendo la forma di una spirale e può essere formata in media da trenta camere[5].

nautilus
Fig. 1 – Sezione trasversale di una conchiglia di Nautilus (da: flickr, Jitze Couperus)

Le camere della conchiglia non sono completamente separate tra loro come dei compartimenti stagni, ma sono comunicanti attraverso un canaletto calcareo, all’interno del quale è contenuto uno strato di tessuto vivente chiamato sifuncolo.

Il nautilus rimane sospeso in acqua per tutta la sua vita con un galleggiamento neutro: ciò significa che la sua densità deve essere uguale a quella dell’acqua in quel punto. Quando una nuova camera si forma, essa non è vuota, ma contiene del liquido chiamato liquido della camera. Questo ha una concentrazione salina più bassa rispetto a quella del sangue.

Se il liquido della camera dovesse appesantire troppo l’animale questo può rimuoverlo attraverso un complesso e lento meccanismo che prevede lo svuotamento della camera dal liquido. Lo svuotamento avviene per osmosi: l’acqua passa da dove la concentrazione di sali è più bassa a dove essa è più alta; in questo caso, l’acqua passa dalla camera della conchiglia al sangue. I gas presenti nel sangue possono, in un secondo momento, fuoriuscire dal sifuncolo e andare a riempire la camera, ma ciò non avviene sempre. Da alcuni esperimenti risulta che all’interno della camera si crei una sorta di vuoto.

Il galleggiamento viene quindi controllato attraverso il controllo della quantità di liquidi e gas presenti nelle camere[7]. Il processo di galleggiamento del nautilus è uguale a quello che viene messo in atto dai sottomarini. Questi regolano la quantità di acqua marina e gas presente in delle apposite camere che permettono di regolare la densità del mezzo. Quando lo scafo deve riemergere le camere vengono riempite di aria, mentre quando il sottomarino deve andare in immersione le camere sono riempite di acqua.

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Distribuzione ed habitat del nautilus

I nautilus sono organismi esclusivamente marini che vivono associati alle barriere coralline. Gli esemplari raggiungono i 500 m di profondità quando si immergono. Comunemente, si trovano a profondità comprese tra i 150 e 300 m. Vivono nell’Oceano Pacifico Occidentale.

Questi animali effettuano migrazioni giornaliere: passano le ore diurne vicino al fondale delle barriere coralline mentre di notte migrano verso la superficie per catturare le prede. Questa strategia è adottata anche per evitare l’incontro con predatori[6].

Riproduzione

I nautili hanno sessi separati ed i maschi sono leggermente più grandi delle femmine (dimorfismo sessuale). In questi animali non esiste un vero e proprio organo copulatore. I tentacoli servono al maschio sia per rimanere attaccato alla femmina durante l’atto copulatorio, sia per il trasferimento del seme all’interno della femmina.

La femmina depone poche uova, una alla volta, e le attacca alle rocce dove rimarranno per diversi mesi. Al momento della schiusa i piccoli sono larghi circa 3 cm e cominciano la propria vita in totale autonomia[6].

Conservazione del nautilus

Il nautilus è un organismo tanto bello quanto fragile ed è esposto a moltissimi rischi; primo tra tutti è la pesca poco o per nulla regolata.  Essa ha luogo non per fini alimentari (in quanto il nautilus non viene mangiato) ma per vendere la conchiglia per fini puramente estetici. Questa è una pratica diffusa soprattutto in Indonesia e nelle Filippine[2].

I nautilus sono animali piuttosto longevi che presentano una vita media compresa tra i 10 e 15 anni. Lo sviluppo è molto lento e la maturazione sessuale avviene a circa un anno di vita. La fecondità (numero di uova prodotte) è molto bassa: fino a dieci uova per ogni deposizione. Ciò rappresenta un grave problema, soprattutto in relazione alla pesca massiva degli individui, in quanto la popolazione si rinnova molto lentamente[2].

Il nautilus raschia e scava sul fondale marino alla ricerca di carcasse. Questa pratica lo espone a diversi rischi: sul fondale marino si accumulano molte sostanze tossiche provenienti dal dilavamento della terra ferma. Smuovendo i sedimenti anche i composti nocivi finiscono per essere ingeriti dall’animale e vengono accumulati all’interno dell’organismo rendendo il nautilus un organismo bioaccumulatore[2].

Conclusione

Il nautilus è un organismo affascinante che è presente sulla terra da milioni di anni ed è triste che anno dopo anno la sua popolazione venga decimata a causa dell’avidità dell’uomo. La sesta estinzione di massa è ormai alle porte e se non si farà nulla per proteggerlo, il nautilus (così come molte altre specie) è destinato a scomparire per sempre. Un buon punto di inizio potrebbe essere la regolamentazione della pesca e la protezione delle aree in cui l’animale vive e si riproduce per riuscire ad incrementare il numero di esemplari presenti in natura.

Referenze

  1. Sea life base – Nautilus;
  2. Barord, G. J. (2015). On the Biology, Behavior, and Conservation of the Chambered Nautilus, Nautilus sp. Tesi di dottorato, City University of New York;
  3. Ward, P., Greenwald, L., & Greenwald, O. (1980). The Buoyancy of the Chambered NautilusScientific American, 243(4), 190-203;
  4. NOAA Ocean Service – Nautilus;
  5. New England Aquarium – Nautilus buoyancy;
  6. Aquarium of Pacific – Chambered Nautilus.
  7. Ward, Peter (1988). In Search Of Nautilus: Three Centuries of Scientific Adventures in the Deep Pacific to Capture a Prehistoric, Living Fossil. New York, Simon and Schuster, Print.

Immagine di copertina di Hans Hillewaert, Wikimedia Commons.

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