Salute

Mutismo selettivo: il silenzio che nasce dall’ansia

Vi è mai capitato di fare una domanda a un bambino e di non ricevere alcuna risposta? Per anni, davanti a quel silenzio, molti adulti hanno pensato: “Forse non sa la risposta”, oppure “È solo molto timido”. Oggi sappiamo che, in alcuni casi, quel silenzio può avere un nome preciso: mutismo selettivo.

Cos’è il mutismo selettivo?

Si tratta di un disturbo d’ansia dell’età evolutiva in cui il bambino è perfettamente capace di parlare, ma non riesce a farlo in determinate situazioni sociali, come a scuola o con persone con cui ha poca confidenza. A casa o in presenza di persone familiari, invece, la comunicazione è spesso normale.

Secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), il mutismo selettivo è caratterizzato da:

  • incapacità persistente di parlare in specifiche situazioni sociali (es. scuola);
  • capacità di parlare normalmente in contesti percepiti come sicuri (es. casa);
  • durata di almeno un mese (non limitata al primo periodo di inserimento scolastico).

È importante sottolineare che il mutismo selettivo non dipende da un deficit linguistico o cognitivo. Il bambino sa parlare, ma l’ansia blocca l’atto comunicativo.

La prevalenza stimata è intorno all’1–2% della popolazione infantile. Spesso l’esordio coincide con l’ingresso alla scuola dell’infanzia o primaria, quando aumentano le richieste sociali e comunicative.

Cause e fattori scatenanti

Non esiste una causa unica. Le evidenze scientifiche suggeriscono un’interazione tra:

  • predisposizione genetica;
  • temperamento inibito o particolarmente timido;
  • fattori ambientali;
  • esperienze stressanti o traumatiche.

Dal punto di vista neurobiologico, la predisposizione genetica si manifesta spesso attraverso un temperamento inibito. Studi di neuroimaging suggeriscono che alla base vi sia una iper-reattività dell’amigdala: questa struttura, deputata alla gestione delle emozioni e della paura, presenterebbe una soglia di attivazione ridotta. Di fronte a stimoli sociali nuovi, l’amigdala invia segnali di allarme sproporzionati, innescando una risposta di freezing (congelamento) che paralizza l’iniziativa verbale del bambino.

L’associazione più solida in letteratura è quella con il disturbo d’ansia sociale (SAD). Infatti, i bambini con mutismo selettivo mostrano spesso:

  • marcato timore del giudizio;
  • evitamento delle interazioni;
  • elevata ansia da performance.

In questo senso, il mutismo può essere visto come l’espressione più estrema dell’ansia sociale in età evolutiva.

Mutismo selettivo e autismo

Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato che, in alcuni bambini con mutismo selettivo, possono essere presenti anche tratti riconducibili al disturbo dello spettro autistico (ASD). Questo non significa che tutti i bambini con mutismo selettivo siano autistici, ma che in una sottopopolazione possono essere presenti:

  • difficoltà nella cognizione sociale;
  • problemi nell’interazione reciproca;
  • rigidità comportamentale e interessi ristretti.

La visione più recente propone quindi un continuum tra mutismo selettivo, ansia sociale e autismo, con possibili aree di sovrapposizione piuttosto che categorie rigidamente separate.

Sintomi e comportamenti di un bambino con mutismo selettivo

Segnali precoci di mutismo selettivo possono comparire già nei primi anni di scuola. Il bambino può evitare il contatto visivo, comunicare solo attraverso gesti o annuire con la testa, parlare esclusivamente con un solo compagno oppure mostrare un forte disagio quando viene invitato a parlare davanti agli altri.
Questi comportamenti non devono essere interpretati come opposizione o maleducazione, ma come possibili manifestazioni di ansia intensa.

Il sintomo principale del mutismo selettivo è l’assenza di linguaggio in contesti specifici. Tuttavia, i bambini possono mostrare una varietà di comportamenti a seconda della situazione e del livello di ansia. Alcuni potrebbero rimanere completamente immobili e silenziosi, mentre altri potrebbero sussurrare o usare gesti per comunicare. In alcune situazioni, il bambino può mostrare segni di disturbo d’ansia sociale, come rossore, sudorazione o tremori quando viene sollecitato a parlare.

Impatto sulla vita quotidiana

Le conseguenze del mutismo selettivo possono essere significative e ricadere in difficoltà di partecipazione scolastica, limitazioni nell’apprendimento e problemi nella costruzione di amicizie; con conseguente rischio di isolamento sociale. Nell’ambiente scolastico il bambino rischia di essere percepito come disattento, con conseguente rischio di sottostima delle sue reali competenze cognitive.

Intervenire precocemente è cruciale per prevenire effetti a lungo termine sull’autostima e sul benessere psicologico del bambino.

Diagnosi

La diagnosi richiede una valutazione clinica approfondita da parte di un’equipe di specialisti composta da neuropsichiatra infantile, psicologo dell’età evolutiva e logopedista. Il processo di diagnosi include:

  • colloquio con i genitori;
  • osservazione del bambino;
  • raccolta di informazioni dagli insegnanti.

La diagnosi differenziale è la sfida principale del clinico, per evitare che l’ansia venga scambiata per mancanza di competenza sociale (e viceversa).

Nonostante l’aumento degli studi scientifici, la standardizzazione diagnostica è ancora limitata. Infatti, molti strumenti utilizzati nella pratica clinica non sono adeguatamente validati, variano tra studi e Paesi e mancano di osservazioni strutturate in contesti reali.

Le raccomandazioni più recenti suggeriscono di:

  • utilizzare misure multi-informanti (genitori, insegnanti, clinici);
  • combinare questionari, interviste e osservazione diretta;
  • migliorare la validazione psicometrica degli strumenti.

Una diagnosi accurata è fondamentale non solo per identificare il disturbo, ma anche per monitorare i progressi terapeutici.

Interventi psicologici

Il trattamento di prima linea è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che mira a:

  • ridurre l’ansia;
  • modificare i pensieri disfunzionali;
  • favorire l’esposizione graduale alle situazioni temute.

Attraverso tecniche di esposizione progressiva, il bambino viene accompagnato a parlare in modo sempre più spontaneo in contesti sociali.

Nei casi con tratti autistici, può essere utile integrare strategie per la gestione della rigidità comportamentale e training sulle abilità sociali.

Il ruolo della famiglia e della scuola

Gli insegnanti svolgono un ruolo chiave nell’intervento. Strategie utili includono evitare di forzare il bambino a parlare davanti alla classe, favorire modalità comunicative alternative (gesti, scrittura, sussurri) e introdurre gradualmente attività che aumentino il senso di sicurezza nell’esprimersi nel contesto scolastico.

Il coinvolgimento dei genitori è essenziale. La famiglia può:

  • creare un ambiente comunicativo sicuro;
  • evitare pressioni eccessive;
  • rinforzare i piccoli progressi;
  • collaborare con scuola e terapeuti.

Un approccio multidisciplinare — che includa psicologi, insegnanti e famiglia — aumenta significativamente le probabilità di miglioramento. Con un intervento precoce, la prognosi è generalmente favorevole. Tuttavia, se non trattato, il mutismo selettivo può evolvere in disturbo d’ansia sociale persistente in adolescenza.

In conclusione, il mutismo selettivo è un disturbo complesso, situato all’incrocio tra ansia sociale, temperamento e, in alcuni casi, tratti dello spettro autistico. Riconoscerlo precocemente e intervenire in modo mirato può fare la differenza nel percorso di crescita del bambino, restituendogli ciò che l’ansia temporaneamente sottrae: la possibilità di esprimersi.

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Ricercatrice laureata in Biologia Sperimentale e Applicata, unisco passione e curiosità per raccontare la scienza in modo semplice e accessibile a tutti.

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