Mirtilli: proprietà, benefici e controindicazioni

I mirtilli sono dei frutti dolci e molto apprezzati non solo per i loro pregi alimentari ma anche salutistici; vantano infatti un’azione disinfettante, tonico-astringente, antidiabetica e diuretica. L’industria fitoterapica ha subito sfruttato queste proprietà impiegando attivamente gli estratti dei mirtilli per la preparazione di disinfettanti per le vie urinarie, di antidiarroici e di composti ad azione antimicrobica verso streptococchi, bacilli ed Escherichia coli.

I meriti dei mirtilli non finiscono qui. Infatti, essi contengono anche acido tannico, pectine e una glucochinina che ha rivelato un buon potere antiglicemico ossia antidiabetico. Proprio in virtù di questi numerosi benefici, i mirtilli non possono mancare sulla tavola di chi è attento alla dieta e al consumo di cibi sani e nutrienti.

Classificazione e distribuzione

La pianta del mirtillo è un arbusto da frutto appartenente alla famiglia delle Ericaceae e al genere dei Vaccinium, che cresce in modo spontaneo in Europa, Nord America e Asia. Il genere Vaccinium comprende circa centotrenta specie. In Italia, solo due sono le specie autoctone:

  1. il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus)
  2. il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea)

Il mirtillo nero non deve essere però confuso con il mirtillo gigante americano (Vaccinium corymbosum), ottenuto da ibridatori americani. La pianta di mirtillo cresce bene nei terreni silicei, ombreggiati da conifere o in radure non eccessivamente assolate. Il Vaccinium, infatti, forma vasti tappeti nel sottobosco della montagna, in macchie di minuscole foglioline verde vivo: caduche nel Vaccinium myrtillus, persistenti, coriacee e lucide nel Vaccinium vitis-idaea.

I fiori dei mirtilli hanno una forma singolare, tipica delle Ericacee che ricorda quella di un minuscolo orcio pendulo; il colore è rossastro con bordo giallo nel Vaccinium myrtillus, bianco appena sfumato di rosa nel Vaccinium vitis-idaea. La fioritura comincia a maggio e si prolunga sino a luglio, a seconda dell’altitudine. I frutti hanno l’aspetto di bacche, ma in realtà sono false bacche, come le banane e i cocomeri, perché si originano, oltre che dall’ovario, da sepali, petali e stami. Il colore delle bacche dipende dalla presenza, nella buccia, di vari tipi di glucosidi (antocianidine) e varia dal blu-nero al rosso.

Il mirtillo nero ha un sapore dolce e gradevole quando ha raggiunto la perfetta maturazione mentre le bacche del Vaccinium vitis-idaea hanno un sapore leggermente acidulo e amarognolo, non sgradevole. Sono infatti utilizzate per confetture e gelatine, caramelle e sciroppi dissetanti oltre che in farmacia per le loro notevoli proprietà astringenti e disinfettanti dell’intestino. In virtù dei potenziali economici che nel tempo ha assunto il mirtillo, sebbene in alcune vallate alpine e appenniniche la raccolta delle preziose bacche da piante spontanee sia ancora attuata per diletto e svago, oggi si preferisce coltivarli in impianti specializzati. Tra le varie specie esistenti, quella che ha maggiore rilevanza colturale è il mirtillo gigante americano (Vaccinium corymbosum), diffuso in numerosi areali della nostra Penisola.

Cenni storici

La raccolta e il consumo di mirtilli hanno tradizioni antichissime: i primi riferimenti li ritroviamo in alcuni versi di Publio Virgilio Marone (70 a.C. – 19 a.C.), che parla di queste bacche e del loro potere curativo. Nelle società arcaiche, dove la caccia e la raccolta assumevano un ruolo fondamentale nella vita dell’intera comunità ed erano necessarie alla loro sopravvivenza, questi frutti erano tenuti in grande considerazione, sia per le riconosciute proprietà fitoterapiche sia come importante fonte di integrazione alimentare.

I mirtilli sono spesso citati nei testi di fitoterapia per le loro virtù astringenti, toniche, dissetanti, depurative, battericide e, addirittura, per la profilassi contro la peste. Pietro de Monte da Bairo, docente all’Università di Torino dal 1494 al 1540, pubblicò un trattato (prima in latino poi, nel 1524, in volgare) dal titolo: “Secreti medicinali di Pietro Bairo da Taurino”, nel quale sono riportati i rimedi che si possono usare in tutte l’infermità che colpiscono l’uomo. In questo testo, l’autore sostiene la bontà salutistica del mirtillo e ne consiglia l’uso come bevanda: il syrupus mirtillorum.

Nell’epoca dell’Impero Romano e anche presso le popolazioni galliche e settentrionali, i mirtilli venivano impiegati come coloranti. Le bacche si usavano per tingere le tuniche degli schiavi di un particolare colore rossastro. Dalle foglie, invece, si otteneva un colorante verde. Con l’avvento della carta, le bacche del frutto servivano a tingere le pagine su cui scrivere, come racconta Pier Andrea Mattioli nei suoi “Discorsi sull’opera di Dioscoride” (1567). L’autore descrive l’utilizzo del mirtillo nero presso le popolazioni nordiche, senza fare menzione di alcun uso terapeutico della pianta. Sappiamo anche che fusti e foglie di mirtillo trovavano utilizzo nella concia di determinati pellami e che in Toscana, già in epoca Rinascimentale, fosse uso aggiungere le bacche all’arrosto.

Nel XVIII secolo, i medici cominciarono a consigliare il mirtillo per “moderare l’ardore di una bile infiammata” cioè attenuare il dolore del fegato infiammato. Vecchi studi clinici affermavano che il mirtillo potesse essere utile nel migliorare la visione notturna, proprio per questo si narra che durante la seconda guerra mondiale, i piloti dell’aviazione inglese della RAF, per poter attaccare con più precisione durante le ore con scarsa visibilità, mangiavano grandi quantità di frutti o di marmellata di mirtilli.

Caratteristiche nutrizionali

Le bacche del mirtillo nero hanno un sapore molto gradevole e assai dolce quando hanno raggiunto la perfetta maturazione. I mirtilli rossi, al contrario, hanno una polpa densa e ricca di semi, di gusto acidulo e astringente per l’elevato contenuto di tannini che conferiscono al mirtillo rosso proprietà antiossidanti. Dal punto di vista nutrizionale, i mirtilli hanno un basso potere calorico: solo 25 chilocalorie ogni cento grammi di bacche; sono composti per lo più di acqua (85 %) e gli zuccheri sono pochissimi, solo 5,1%.

Le vitamine sono presenti in buona percentuale e appartengono ai gruppi A, B e C; i sali minerali di maggiore interesse sono: calcio (41 mg), potassio (160mg) e fosforo (31 mg). La caratteristica più significativa dei mirtilli è il loro alto contenuto di nutrienti benefici e sostanze fitochimiche bioattive quali: proantocianidine (delfinidina, cianidina, petunidina, peonidina e malvidina), antocianosidi o antocianine, acido ascorbico, flavonoidi glicosidici (quercitrina, asperuloside, isoquercitrina, astragalina), acidi organici (succinico, malico, citrico, chinico, lattico, ossalico), pectine, triterpeni. Le proprietà farmacologiche del mirtillo nero sono da riferire perlopiù all’alto contenuto in antocianosidi.

Questi ultimi hanno, infatti, proprietà:

  • antiaggreganti
  • antiossidanti
  • vasocostrittrici
  • emostatiche
  • antiflogistiche
  • antibatteriche (il frutto del mirtillo contiene mirtillina, pigmento in grado di penetrare nei batteri riducendone o danneggiandone la vitalità)
  • antidiarroica (grazie all’alto contenuto di tannini)

Come sfruttare le proprietà dei mirtilli

Ad oggi sono a disposizione tre principali vie di utilizzo di questo prezioso “tesoro vegetale”:

  1. stato fresco: le bacche sono, infatti, un ottimo “alimento funzionale”, se assunte con regolarità migliorano la circolazione periferica e l’acuità visiva;
  2. prodotto nutraceutico: quale succo concentrato o altri preparati in polvere che, seppur non siano farmaci, permettono un dosaggio giornaliero di antociani piuttosto regolare;
  3. come fitofarmaci: estratto secco standardizzato ad alto titolo in antociani (23 – 26,3 %)

Mirtilli: “alimenti funzionali”

I mirtilli rispondono alle attuali esigenze dei consumatori orientati verso cibi naturali e genuini che apportano sostanze biologicamente attive fondamentali per una sana alimentazione. Sono infatti considerati dei veri e propri “alimenti funzionali”, se assunti con regolarità possono contribuire al mantenimento di buone condizioni di salute e prevenire varie patologie. Grazie alle proprietà antiossidanti favoriscono la capacità visiva crepuscolare e notturna e migliorano la circolazione periferica. L’attività benefica svolta sulla retina è da attribuire agli antocianosidi presenti in grandi quantità nelle bacche. Gli antociani del mirtillo dimostrano, infatti, un’attività vasoprotettrice e antiedematosa costante.

Manifestano la loro attività a livello della microcircolazione, ove aumentano la resistenza e diminuiscono la permeabilità capillare (proprietà vitaminoP-simili). Studi clinici hanno dimostrato l’efficacia terapeutica del Vaccinium myrtillus in soggetti con retinopatia diabetica (malattia caratterizzata da un aumento di formazione di capillari e tessuto interstiziale). L’esperimento prevedeva la somministrazione orale di un estratto standardizzato del frutto di mirtillo a 480 mg/die per 180 giorni in 10 pazienti con diabete mellito di tipo 2. Al termine del trattamento, i soggetti hanno mostrato una ridotta sintesi di collagene nella retina e un miglioramento del quadro clinico, con riduzione o scomparsa di emorragie retiniche.

Gli antocianosidi hanno inoltre un’azione benefica sul microcircolo: regolano la funzionalità del microcircolo e la contrazione ritmica (apertura – chiusura) della muscolatura liscia delle arteriole, che controlla il flusso ematico attraverso i vari distretti circolatori. È stato provato, in modelli in vitro, che l’estratto del frutto del mirtillo, ricco di antocianine, è in grado di inibire enzimi proteolitici quali l’elastasi e la collagenasi, due enzimi proteolitici deputati alla distruzione del collagene, rendendo il tessuto connettivo più stabile ed elastico. Gli antociani sono quindi in grado di aumentare la resistenza e diminuire la permeabilità dei microvasi.

Per queste proprietà, il Vaccinium myrtillus, da un punto di vista terapeutico, può risultare altamente indicato nel trattamento dell’insufficienza venosa cronica e delle sue complicanze quali: varici, varico-flebiti, tromboflebiti ed edemi. I frutti non presentano tossicità o effetti secondari se assunti in dosi contenute. Le bacche di mirtillo, dopo somministrazione orale, mostrano un assorbimento rapido, raggiungendo il picco ematico in circa 15 minuti, anche se la biodisponibilità risulta essere modesta. Gli antocianosidi sono eliminati sia per via epatica sia per via renale. Il tempo di eliminazione dal plasma degli antocianosidi è di circa 2 ore.

Pertanto la persistenza degli antocianosidi nella cute e nella retina è decisamente prolungata, il che giustifica la loro azione capillare-protettiva sia a livello cutaneo che a livello retinico. In 100 g di mirtilli sono infatti presenti solo 20-30 mg di antocianine, dunque solo per dosaggi elevati (antocianine: >120mg/die) si possono correre dei rischi, soprattutto nei pazienti con disordini della coagulazione e in quelli che assumono warfarin o farmaci antiaggreganti.

Integratori e farmaci a base di mirtillo

Gli integratori e i farmaci a base di mirtillo nero contengono l’estratto secco standardizzato e titolato (ESST). L’ESST di mirtillo è iscritto alla Farmacopea Ufficiale Italiana, ciò significa che il mirtillo nero è a tutti gli effetti una pianta medicinale. L’estratto secco standardizzato e titolato è una preparazione solida ottenuta per evaporazione del solvente usato nella preparazione. Il materiale vegetale è messo a contatto con un solvente, il metanolo, per un certo tempo (macerazione, percolazione, ecc).

Tale preparato è poi filtrato e concentrato mediante evaporazione completa del solvente, cioè fino a secchezza (= E.S.). Tutto l’E.S. viene “uniformato” per avere lo stesso contenuto di principi attivi dichiarato (antocianine) e quindi per garantire le stesse proprietà. La titolazione dell’E.S.S. consiste quindi nel dosaggio quantitativo (controllo analitico) dei principi attivi (antocianine) La titolazione si attua sull’E.S.S. e non sul materiale vegetale di partenza, che peraltro deve essere di qualità. L’estratto secco di mirtillo deve essere titolato al 25% circa di antocianosidi totali espressi come antocianidine (min 23% e max titolazione consentita 26,2% secondo la Farmacopea Italiana); di questo estratto se ne possono utilizzare dagli 80-160 mg per 3 volte al giorno.

I valori usualmente suggeriti per attività salutistiche, calcolati in base al contenuto di antociani, sono in linea di massima:

  • quantità giornaliera : 60-120 mg di antocianosidi, lontano dai pasti; per 2-3 mesi, con intervalli di 20 gg

Tra i “claims nutrizionali” proposti nei fitoterapici a base di mirtillo nero ritroviamo:

Attività antisettica e antidiarroica: gli estratti di Vaccinium myrtillus inibiscono l’adesione di colibacilli a livello intestinale e della vescica, inibendo l’adesività dell’Escherichia coli all’epitelio vescicale mediata da alcune lectine note ai più con il nome di adesine. È possibile che il Vaccinium myrtillus eserciti un’attività antidiarroica attraverso questo meccanismo. Per gli stessi motivi, il Vaccinium myrtillus è utilizzato nel trattamento delle cistiti e delle cistopieliti recidivanti. Grazie alla presenza di composti fenolici, l’estratto di mirtillo possiede una buona attività antimicrobica ed è indicato anche nei confronti di infezioni da Giardia duodenalis e Cryptosporidium parvum, parassiti della famiglia dei protozoi e causa di forme diarroiche nel mondo.

Attività antiossidante e antimutagena: in analogia con altri fitocomplessi, anche per il Vaccinium myrtillus è descritta un’attività antiossidante, antimutagena e preventiva della formazione di tumori sperimentali e spontanei. In modelli sperimentali in vitro ha mostrato indurre anche l’apoptosi. Per quanto concerne l’attività antiossidante, è stata dimostrato in modelli sperimentali in vivo che un pretrattamento orale in topi con 250 o 500 mg/kg di un estratto del frutto di mirtillo ricco di antocianine inibisca la perossidazione lipidica epatica stimolata da una miscela di FeCl2, acido ascorbico e ADP.

Attività antiaterogena e ipolipidico: è stato dimostrato, in un modello in vivo, che un estratto del frutto di mirtillo, ricco di antocianine, somministrato per via intraperitoneale in dosi di 100 mg/kg per 45 giorni a conigli alimentati con una dieta iperlipidica, riduca la proliferazione della tonaca intima e il deposito di calcio e lipidi sulla parete dell’aorta. Questa attività sembra essere legata al contenuto ricco in antocianine attraverso un meccanismo non ancora del tutto chiarito. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che il consumo quotidiano di mirtillo nero abbia un effetto benefico sui livelli dei lipidi sierici. Sembra infatti determinare una riduzione dei livelli di “colesterolo cattivo” LDL e un incremento dei livelli di “colesterolo buono” HDL.

Altre proprietà: dati sperimentali dimostrano che gli antocianosidi inibiscano sia in vitro sia in vivo l’aggregazione piastrinica indotta dall’ADP, collagene e dall’acido arachidonico, mediante un’induzione della prostaglandina I2 (PGI2) a livello delle pareti dei capillari. Secondo uno studio effettuato nel 2003, gli antocianosidi sembrano prevenire i calcoli renali. In questo studio randomizzato in doppio cieco, sono stati coinvolti 20 uomini con nessun precedente di calcoli renali. Al primo gruppo, di 10 soggetti, è stato prescritto di bere 500 mL di succo di mirtillo diluito in 1500 mL di acqua di rubinetto al giorno per due settimane.

Al secondo gruppo è stato invece prescritto di bere 2000 mL di acqua di rubinetto al giorno per lo stesso periodo di tempo. Delle urine raccolte è stato misurato il grado di saturazione in ossalato di calcio, acido urico e fosfato di calcio. Nei soggetti che avevano aggiunto il succo di mirtillo, si è notata una riduzione dell’escrezione di ossalato e fosfato di calcio con un aumento dell’escrezione di citrato. Gli autori hanno pertanto concluso che gli estratti di mirtillo possono essere una valida alternativa naturale per il trattamento dell’urolitiasi da ossalato di calcio. Secondo un recente studio, i mirtilli sembrano avere attività anti-diabetica.

Due gruppi di pazienti affetti da diabete mellito sono stati invitati ad assumere per 2 settimane una capsula al giorno di un integratore contenente un quantitativo di antocianine >36% (Mirtoselect) o un placebo e si sottoponevano poi a un test orale di tolleranza al glucosio. Il procedimento è stato poi nuovamente condotto invertendo i due gruppi dopo due settimane di intervallo. Lo studio ha dimostrato che la somministrazione di antocianidine del mirtillo nero sono in grado di ridurre la glicemia postprandiale e l’insulinemia in soggetti con diabete mellito o prediabete.

Controindicazioni

Quella del mirtillo è considerata una pianta abbastanza sicura se utilizzata alle dosi consigliate. Tuttavia l’uso prolungato delle foglie di mirtillo può causare gravi effetti tossici, con una sintomatologia caratterizzata da ittero, anemia e cachessia. L’uso dei frutti (bacche) freschi, se consumati in grandi quantità, può provocare diarrea o irritazione intestinale.

Ad ogni modo prima di iniziare un trattamento con integratori a base di mirtillo, si consiglia di consultare il proprio medico soprattutto se ci si trova in una delle seguenti condizioni fisiologiche:

  • anemia (può interferire con l’assorbimento del ferro);
  • gravidanza;
  • se si sta programmando di procreare;
  • in età pediatrica
  • in terapia con anti-coagulanti

Referenze

  1. Nigel Hoggard et al. A single supplement of a standardised bilberry (Vaccinium myrtillus L.) extract (36 % wet weight anthocyanins) modifies glycaemic response in individuals with type 2 diabetes controlled by diet and lifestyle. Journal of Nutritional Science (2013), vol. 2, e22, page 1 of 9.
  2. Rolf Nestby et al. The European Blueberry (Vaccinium myrtillus L.) and the Potential for Cultivation. A Review. The European Journal of Plant Science and Biotechnology. Global Science Books. 2011.
  3. Giancarlo Bounous. Mirtilli sul balcone, in terrazzo,  in giardino. 2018. Edagricole – Edizioni Agricole di New Business Media Srl.
  4. Il mirtillo nero del Frignano. Risorsa da conoscere e valorizzare e difendere. Atti della Società dei Naturalisti e Matematici di Modena. Supplemento 138. 2007.

Collegamenti esterni

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