Le microplastiche nel sale da cucina

Il sale, o cloruro di sodio, è molto abbondante in natura. Si trova per la maggior parte sciolto nei mari e nei laghi salati, ma ci sono anche dei giacimenti sulla terraferma. Il sale è fondamentale per numerosi processi fisiologici, come ad esempio la trasmissione degli impulsi nervosi, la regolazione della pressione e lo scambio dei liquidi. Da uno studio condotto dall’Università di Incheon in Corea del Sud in collaborazione con Greenpeace, è stata appurata la presenza di microplastiche nel sale da cucina.

Il sale e la sua importanza

Fig. 1: la raccolta del sale

Chiamato da Omero “la sostanza divina” e dai Romani “l’oro bianco”, nessuno può immaginare quanto il sale sia un elemento indispensabile per la vita e legato alla storia dell’umanità e del suo sviluppo. Utilizzato fin dai tempi antichi per conservare gli alimenti, oggi è presente nella maggior parte dei cibi che consumiamo. Il sale, o cloruro di sodio, è molto abbondante in natura. Si trova per la maggior parte sciolto nei mari e nei laghi salati, ma ci sono anche dei giacimenti sulla terraferma. Il sale è fondamentale per numerosi processi fisiologici, come ad esempio la trasmissione degli impulsi nervosi, la regolazione della pressione e lo scambio dei liquidi.

Cosa è successo al nostro sale?

Ogni volta che mangiamo e trascorriamo momenti felici a tavola con i nostri cari, stiamo (senza esserne a conoscenza) ingerendo della microplastica. Infatti, da uno studio condotto dall’Università di Incheon in Corea del Sud in collaborazione con Greenpeace, è stata appurata la presenza di microplastiche nel sale da cucina. Durante questo studio sono stati analizzati 39 campioni di sale provenienti da diversi paesi nel mondo. Di questi, ben 36 presentavano microplastiche e in concentrazioni elevate.

Cosa stiamo mangiando?

I sali con contaminazione più preoccupante sono quelli provenienti dai mari dell’Indonesia. Ma in tutti i sali analizzati sono stati trovati polietilene, polipropilene (PP) e polietilene tereftalato (PET). Il PET è diventato negli ultimi anni il materiale polimerico più utilizzato nel confezionamento degli alimenti. Il dato più allarmante dello studio è che i sali contaminanti non sono solo quelli marini, ma anche quelli provenienti dai laghi salati e dai giacimenti minerari. Questo ci dà un quadro di quanto l’uomo stia inquinando e contaminando la terra. Tra i 39 campioni analizzati, 3 sono di provenienza italiana, due sono marini e uno di miniera. Questi sali sono risultati tutti contaminati da microplastica con una presenza variabile da 4 a 30 microparticelle per chilo. La probabilità, dunque, di portare sulle nostre tavole sale contaminato è veramente alta.

Quanta microplastica ingeriamo?

Secondo i consigli nutrizionali, una persona dovrebbe consumare massimo 10 grammi di sale al giorno. Seguendo queste linee si è dedotto che un adulto ingerisce in media 2000 frammenti di microplastica all’anno. Ma, come ben sappiamo, noi stiamo diventando sempre più consumatori di sale. I prodotti che mangiamo, specialmente quelli confezionati, hanno una quantità di sale molto elevata. Questi dati, inoltre, considerano l’ingestione di microplastiche solo con il sale. Se ci si sofferma e si analizzano anche quelle contenute in altri prodotti alimentari (come pesci, molluschi, birra, miele)  i dati diventano allarmanti.

Microplastiche e salute

Le microplastiche sono dei frammenti di plastica inferiori a 5 mm e oggi non abbiamo ancora un sistema che ci permette di filtrarle ed eliminarle completamente dai nostri alimenti e dall’acqua. Quello che però ci chiediamo molto spesso è: quali conseguenze possono esserci sul nostro organismo a lungo termine se continuiamo ad ingerirle?

Le indagini su possibili effetti sono aperte e i dati scientifici attualmente disponibili sono ancora pochi per delineare un quadro generale. Non è certo che le particelle ingerite dall’uomo possano essere trasportate nei tessuti. È possibile che la parete intestinale possa impedire alle microplastiche di entrare nei tessuti, ma potrebbero passare le particelle più piccole. Una volta nei tessuti, è teoricamente possibile che le microplastiche interagiscono con i tessuti biologici in modo tossico. Tutto questo è al momento solo teorico poiché le ricerche sono ancora in corso.

Esiste un sale senza microplastiche?

Fig. 2: Sale dell’Himalaya dal tipico colore rosa.

Il sale rosa dell’Himalaya è oggi il solo sale non esposto a contaminazioni da plastiche, almeno per il momento. Il sale rosa è antichissimo e la maggior parte non viene dal famoso monte, ma dall’enorme miniera di Kewhra che si trova a sud della catena himalayana, in Pakistan. Si tratta di un luogo quasi mistico e vengono estratte 325 mila tonnellate all’anno. Il costo di questo sale “plastic-free” è molto più elevato rispetto a quello comune da cucina e, al contrario di quanto si creda, non ha proprietà benefiche particolari. Un obiettivo da porci è quello di mantenere incontaminato almeno questo sale, così da avere un’alternativa nel mentre ci diamo da fare per salvare i nostri oceani dalla plastica.

Cosa fare?

Oltre a limitare l’uso del sale quanto più possibile, il consiglio principale è quello di adottare delle buone norme comportamentali che rispettino l’ambiente. Per diminuire la nostra esposizione alle microplastiche sono necessarie delle misure preventive riguardo l’utilizzo della plastica e di smaltire questi rifiuti in modo adeguato così da limitare la loro immissione nei nostri mari. Grazie alle costanti e ripetute pressioni da parte di Greenpeace, il Consiglio UE ha dato il via libera formale alla direttiva che vieta dal 2021 oggetti di plastica monouso come piatti, posate, aste per i palloncini, bastoncini cotonati e cannucce. Le nuove regole sono un primo passo per voltare pagina e porre le fondamenta per un pianeta più sano.

Bibliografia

  • Microplastics found in 90 percent of table salt. Laura Parker. National Geographic. Oct 17, 2018.
  • Microplastic Pollution in Table Salts from ChinaDongqi Yang et Al. Enviromental Science & Technology 2015.
  • La microplastica nel sale da cucina, Greenpeace: “Più del 90% contaminato”. Greenpeace 18 Ottobre 2018.
  • The presence of microplastics in commercial salts from different countries. Ali Karami et Al. Scientifics Reports 06 April 2017.
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