Microbiota intestinale: tra virtù e inganno

Il microbiota intestinale è una comunità batterica che vive in nicchie specifiche nel nostro tubo digerente. Lo ritroviamo nel colon e in minor misura nel tenue. I batteri che fanno parte di questa comunità non sono quelli che possiamo determinare facendo un esame delle feci perché con questa metodica possiamo determinare soltanto 5-6 specie batteriche, le quali compaiono quando siamo in presenza di una patologia. In questo caso, quindi, il microbiota è distrutto e queste hanno valore diagnostico perché quel germe si associa a una malattia. Il microbiota è una comunità molto più complessa per la quale non esiste ancora una metodica di determinazione specifica e una correlazione diretta a qualche patologia.

Un’alterazione qualitativa e quantitativa della composizione del microbiota definisce uno stato di disbiosi. Non si tratta di una patologia ma solamente di un’alterazione del microbiota alla quale si spera di trovare negli anni una correlazione con patologie specifiche. Questa può essere indotta da molti fattori: alimenti, farmaci, alcune patologie, ecc.

Funzioni del microbiota intestinale

Il microbiota intestinale:

  • istruisce e attiva il sistema immunitario
  • manda segnali al sistema nervoso centrale (SNC)
  • regola il metabolismo lipidico ed epatico, l’attività del tessuto adiposo e la sensibilità all’insulina
  • svolge attività di struttura

È stato condotto uno studio a dimostrazione del fatto che il microbiota è coinvolto in maniera interessante nella regolazione del metabolismo lipidico e glucidico. Sono stati reclutati due gemelli (geneticamente identici) che però differivano perché uno obeso e l’altro magro. È stato prelevato il microbiota dalle feci di questi soggetti e in seguito trapiantato in topi da laboratorio. Il topo nel quale sono state trapiantate le feci dell’obeso è diventato obeso pur seguendo la stessa dieta del topo nel quale sono state trapiantate le feci del magro. Questo spiega il fatto che il microbiota effettivamente determina insieme ad altri fattori il fenotipo dell’obeso. Quindi il microbiota trasmesso dalla madre o comunque dalla famiglia impatta sul metabolismo del bambino. Questo dipende comunque principalmente dalla dieta. È la dieta che condiziona le caratteristiche del microbiota come abbiamo visto.

Modificazione del microbiota nel corso della vita

Il microbiota intestinale non rimane costante durante il corso della vita. Al momento della nascita abbiamo due popolazioni prevalenti: Firmicutes e Bacteroidetes che rappresentano l’80-90% delle 5 totali presenti nel nostro corpo. Nell’età adulta, i bifidobatteri che fanno parte dei Bacteroidetes diminuiscono mentre i lattobacilli aumentano. Ovviamente, lo stile di vita e lo stato di benessere hanno un forte impatto ma conta anche ciò che mangiamo. Infatti, il microbiota si modifica rapidamente in risposta al cambio di alimentazione, per esempio alimenti che contengono fibra tendono a far crescere Bacteroidetes, mentre gli alimenti che contengono zuccheri, invece, tendono a fare crescere i Firmicutes.

Microbiota e IBD

Lo studio del microbiota si inserisce in tutto quello che è lo studio delle malattie infiammatorie intestinali (IBD → Inflammatory Bowel Disease), la cui incidenza sta aumentando negli ultimi anni soprattutto nei paesi industrializzati. Si tratta di un gruppo di malattie croniche che possono colpire tutto il tratto gastrointestinale e caratterizzate da delle fasi di malattia intervallate a periodi più o meno lunghi di remissione. I sintomi sono molto vari e sono sia sintomi più caratteristici sia manifestazioni esterne al tratto gastrointestinale. Si distinguono essenzialmente 3 grandi patologie che rientrano nelle IBD:

  1. colite ulcerative
  2. colite indeterminate
  3. morbo di Crohn

Alla base di queste malattie troviamo una disregolazione del sistema immunitario che può essere dovuta ad un aumento della produzione di citochine pro-infiammatorie, o ad una riduzione nella produzione di citochine anti-infiammatorie. Fattori che contribuiscono all’eziologia di queste patologie sono:

  1. la componente genetica
  2. il sistema immunitario
  3. il microbiota intestinale e l’ambiente (strettamente connessi tra di loro)

Microbiota e immunità

Abbiamo un microbiota specifico sulle superfici del nostro organismo che si trovano a contatto con l’esterno. Questo enorme numero di microrganismi simbionti che vivono con noi per tutta la vita è in costante interazione con il nostro sistema immunitario. Infatti, dal momento della nascita il nostro sistema immunitario viene ad essere settato dall’interazione con il nostro microbiota ed è anche il nostro sistema immunitario che va a calibrare e a regolare il nostro microbiota. È un’interazione costante e continua e ovviamente un aumento del livello infiammatorio del nostro sistema immunitario impatterà sulla composizione del nostro microbiota e viceversa. Una condizione di disbiosi può prevedere: un incremento nel nostro microbiota di quei microbi che sono pro-infiammatori e quindi potenzialmente patogeni oppure un decremento dei batteri anti-infiammatori e quindi avremo ancora una volta lo svilupparsi della malattia dovuta però ad una riduzione di tutti quegli stimoli che sono anti-infiammatori.

Probiotici

Cos’è un probiotico? Un probiotico è un microrganismo che quando somministrato a una dose non inferiore a qualche miliardo esercita un effetto benefico sulla saluta umana. Solo per alcune specie si può parlare di effetto benefico. I lattobacilli ad esempio che troviamo negli yogurt producono acido lattico, benefico perché funge da precursore per la formazione di acidi grassi a catena corta quali propionato, butirrato e acetato, ma bisogna però considerare anche gli effetti negativi. Infatti, quando viene assorbito questo ha effetti metabolici negativi perché attiva il metabolismo lipidico, aumenta la sintesi di glucosio tramite gluconeogenesi.

Quindi da questo punto di vista un probiotico non deve essere considerato come un qualcosa che ha un effetto esclusivamente benefico per il nostro organismo. La definizione di probiotico è infatti una di quelle definizioni ancora in corso di discussione. Attenzione a non confondere probiotici e prebiotici in quanto in questo caso non abbiamo a che fare con microrganismi vivi e vitali ma con componenti non digeribili che vanno comunque  a stimolare la crescita dei batteri commensali.

Probiotici e IBD

Tra i Firmicutes troviamo Faecalibacterium che è il prototipo di quelli che vengono chiamati “probiotici di seconda generazione”. Si è visto che questo si riduce in numero in alcune patologie come il morbo di Crohn e si deduce che risomministrandolo si dovrebbe recuperare il microbiota originale. Naturalmente in questo caso non parliamo di probiotici, ma di un bioterapeutico vivente. Per cui la regolazione che c’è su questi probiotici di seconda generazione è analoga a quella dei farmaci. Oltre alla somministrazione di probiotici un’altra opzione terapeutica per il paziente è rappresentata dal trapianto fecale. In Italia, questo si può fare solamente quando c’è un infezione da Clostridium difficile. Questa tecnica (alcuni studi hanno mostrato risultati interessanti su individui obesi) presenta comunque molte limitazioni:

  • non è facile capire quanto microbiota trasferire
  • stabilire il donatore, poiché ci sono grandi differenze interindividuali per quanto riguarda le specie batteriche. Il problema è stato bypassato attraverso la donazione da parenti (vivendo nella stessa casa, mangiando le stesse cose più o meno abbiamo lo stesso microbiota di partenza)

Conclusioni

Alla luce di quello che abbiamo detto possiamo capire quanto il microbiota intestinale, che alcuni addirittura definiscono come un vero e proprio “organo” del nostro organismo, sia importante. Quando abbiamo una diminuzione della varietà di famiglie  che costituiscono questa comunità non è mai un bene, perché se diminuisce la varietà il nostro sistema immunitario è meno stimolato e meno tenuto sotto controllo, questo può favorire lo sviluppo da parte del nostro sistema immunitario di una risposta infiammatoria non adeguata e quindi diventa causa di patologie.

Oltre al ruolo fondamentale dell’alimentazione nella modulazione del microbiota dobbiamo prestare attenzione anche ad alcuni comportamenti sbagliati che contraddistinguono la nostra società come l’abuso di antibiotici. Questo non concorre solamente alla circolazione e trasmissione di ceppi batterici resistenti ma anche alla determinazione di quadri di disbiosi con tutte le conseguenze che ne derivano.

Fonti

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