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Mescolate contadini, mescolate – Salvatore Ceccarelli

Cos'è e come si fa il miglioramento genetico partecipativo

Salvatore Ceccarelli è un esperto di genetica agraria, autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche. Ha conseguito la laurea in scienze agrarie presso l’università di Perugia e la specializzazione in genetica applicata presso l’università di Milano. Dal 1984 al 2008 è stato responsabile del programma di miglioramento genetico dell’orzo presso l’ICARDA (International Centre for Agricultural Research in Dry Areas) dove ha prodotto nuove varietà ad oggi coltivate in 24 paesi. “Mescolate contadini, mescolate” è frutto di 36 anni di collaborazioni con ricercatori e contadini di paesi come Algeria, Brasile, Bhutan, Ecuador, Egitto, Etiopia, Iran, Iraq, Libia, Pakistan, Siria e tanti altri compresa l’Italia. Questa serie di collaborazioni hanno permesso di elaborare e mettere in pratica una strategia di miglioramento genetico basata sulla selezione di piante adatte all’ambiente in cui debbono essere coltivate.

L’idea, in netto contrasto con il miglioramento genetico convenzionale che si basa sulla produzione di varietà “viziate” dall’uso di concimi, pesticidi e diserbanti, ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione chiamata selezione partecipativa ed evolutiva con la quale gli agricoltori sfruttano i vantaggi della selezione naturale per adattare le colture ai cambiamenti climatici.

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Sapete come l’uomo ha cominciato a coltivare le piante? Cominciò quando fu trovata una pianta (forse di orzo) che non aveva lasciato cadere i semi nonostante questi fossero completamente maturi. Questo cambiamento, avvenuto spontaneamente per un fenomeno detto mutazione, diede inizio alla domesticazione delle piante e all’agricoltura così come la conosciamo. L’uomo cominciò a controllare le piante coltivate decidendo quale seme utilizzare come cibo per le persone o come mangime per il bestiame e quale invece conservare per le semine successive, scegliendo (selezionando) le piante più desiderabili, robuste, sane e tenere.

All’interno del libro è quindi possibile ripercorrere passo dopo passo la nascita del miglioramento genetico, un’arte nata nelle mani dei contadini e delle contadine. Ceccarelli descrive minuziosamente ogni passaggio riuscendo ad evitare parole e linguaggi chiusi e settoriali tipici della comunità scientifica, con lo scopo di essere quanto più comprensibile a tutti e soprattutto ai contadini.

Il motto è: siete pronti per una nuova rivoluzione?

Catapultati in Medio Oriente, Ceccarelli vi spiega il grande problema dell’aridità: in Iran, per esempio, l’80% dell’agricoltura è condotta “in asciutto”. Quando, intorno al 1960, iniziò la cosiddetta rivoluzione verde, ovvero una strategia di sviluppo agricolo basata su nuove varietà, ampia irrigazione, uso di fertilizzanti e pesticidi ed elevata meccanizzazione, nell’ambito del miglioramento genetico si diede vita a nuove varietà di piante capaci di adattarsi a più ambienti, geograficamente molto distanti, grazie però al necessario apporto degli input agricoli.

L’effetto fu positivo perché di fatto portò ad un veloce aumento delle produzioni ma di conseguenza cominciarono anche i gravi problemi ambientali (inquinamento, perdita di biodiversità, aumento delle malattie delle piante, cambiamenti climatici, ecc.), a cui oggi cerchiamo di far fronte. Un effetto ancor più importante riguardò il mondo dei piccoli contadini delle zone aride o semi-aride del pianeta che non potevano permettersi di acquistare i prodotti necessari per creare l’ambiente giusto per le nuove varietà.

La nuova rivoluzione che Ceccarelli propone negli anni ’90 e di cui spiega i metodi e i benefici in questo lavoro ha come punto di partenza il concetto di miglioramento genetico partecipativo. Lo scopo è sostanzialmente quello di tornare a fare ricerca in campo, direttamente nel campo del contadino e non esclusivamente nelle stazioni sperimentali permettendo inoltre a contadini e contadine di partecipare attivamente alla ricerca. Nel libro è descritto come avvenivano le riunioni e il modo pratico che permetteva a contadini e ricercatori insieme, di selezionare le piante più adatte ad un determinato luogo, terreno e indirizzo produttivo.

La rivoluzione verde, infatti, aveva insegnato ai ricercatori a selezionare tipi bassi, con paglia molto robusta che potessero sopportare forti concimazioni azotate senza allettare; ma questo contadino, probabilmente semi-analfabeta, sceglieva i tipi più alti e con la paglia molto morbida.
Non resistetti e gli chiesi: “Ma perché mai ti piacciono proprio questi?”
“È semplice”, disse lui, “in un anno siccitoso l’altezza delle piante si riduce, in certi casi così tanto che, anche a causa dei terreni sassosi, non è possibile raccogliere con la mietitrebbia e bisogna farlo a mano. Gli operai costano cari e spesso il raccolto è così scarso da non coprire le spese per la raccolta a mano. Se coltivo una varietà molto alta, questa anche se in un anno siccitoso diventa più bassa, non sarà mai tanto bassa da non poter essere raccolta con la mietitrebbia.” “E la paglia?”, continuai. “La paglia per noi è come il fieno per voi. Le pecore mangiano paglia per gran parte dell’estate dopo il raccolto, e se non è abbastanza morbida non ne mangiano abbastanza, perdono peso e io perdo soldi.”

Con il passare degli anni e i così tanti paesi raggiunti con questo nuovo metodo, ci si rese conto di un punto debole: il miglioramento genetico partecipativo era condizionato dal sostegno di un istituto di ricerca che fornisse i semi di partenza. In molti casi e per svariati motivi, questo sostegno venne a mancare e fu allora che la necessità di superare questo limite si unì a quella di trovare soluzioni rapide ed economiche al problema dell’adattamento delle colture al cambiamento climatico.

Nacque l’idea del miglioramento genetico partecipativo ed evolutivo. Il miglioramento genetico evolutivo consiste nella creazione di miscugli ottenuti mescolando il seme di vecchie e nuove varietà (la composizione del miscuglio dev’essere discussa con i contadini o decisa autonomamente da loro), nella loro semina e nel lasciarli evolvere: grazie alla diversità del miscuglio e agli incroci spontanei che naturalmente avvengono, il seme che verrà raccolto non sarà mai uguale a quello che è stato seminato; naturalmente si selezioneranno, all’interno del miscuglio, le varietà più adatte alle condizioni in cui il contadino desidera coltivare (secondo il metodo organico, biodinamico, convenzionale, in ambienti aridi, in terreni poco fertili, in irriguo ma con meno acqua, ecc.).

Le popolazioni evolutive rappresentano una risposta ai cambiamenti climatici, forse più lenta all’inizio, ma destinata a migliorare continuamente nel tempo, perché la popolazione si adatta progressivamente, avvantaggiandosi della propria diversità. Uno dei vantaggi del seme delle generazioni evolutive è il fatto che questo possa essere auto-prodotto; a questo proposito può essere utile che tutti i contadini che coltivano popolazioni evolutive entro una regione o un paese, costituiscano una rete, formale o informale, per lo scambio di semi, così come avveniva una volta. In Italia due associazioni: la Rete Semi Rurali e l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica hanno cominciato a fare questo.

Commento

L’importanza di questo libro e di tutto il lavoro di ricerca descritto è racchiusa nella capacità che l’autore ha dimostrato nel saper ascoltare i contadini. Non importa in che paese fosse, quale fosse la religione, il colore della pelle o la lingua parlata, in ogni pagina sono racchiusi piccoli ma significativi insegnamenti che aiutano a prendere consapevolezza del mondo che ci circonda. Se pensiamo al declino della biodiversità agricola, si può affermare che: si conoscono più di 250.000 specie vegetali, 50.000 di queste sono commestibili, solo 250 vengono utilizzate e 15 di queste sono alla base della dieta mondiale.

La sicurezza alimentare è in pericolo e il lavoro di Ceccarelli sembra dare un’importante scossa alle fondamenta di questo sistema. Ci fa aprire gli occhi, ci mette in guardia e ci ricorda costantemente l’importanza dei semi, fonti di vita e non di mero profitto. Il tutto è fantasticamente condito da descrizioni e racconti emozionanti. Tra le pagine che scorrono, così, d’un fiato, ci si immagina di camminare tra i bazar di Aleppo e di percepire l’odore del té offerto dai contadini durante le visite nei campi.

Ceccarelli è riuscito ad ottenere il rispetto delle donne e degli uomini con cui ha collaborato, a capire i loro problemi e a condividere le loro speranze fino a diventare “uno di famiglia”. Un capitolo del libro, particolarmente interessante e quasi inaspettato, parla del ruolo delle donne, delle contadine. In molti casi le contadine hanno avuto un ruolo fondamentale negli esperimenti; per esempio, in Eritrea erano loro a giudicare la bontà della farina di frumento in base alla quantità di acqua che questa assorbiva. Dal canto loro erano felicissime di poter riuscire ad esprimere così apertamente, per la prima volta, il loro parere.

Conclusioni

Consigliamo questo libro a tutti coloro che vogliono interrogarsi e comprendere al meglio alcuni dei grandi problemi del mondo moderno quali il cambiamento climatico, la povertà, la fame, la malnutrizione, l’acqua che scarseggia e la diminuzione della biodiversità dal punto di vista della produzione di semi. Il legame tra seme e cambiamento climatico è evidente dal momento che, con il tempo, ai contadini serviranno piante capaci di produrre anche con temperature più alte e meno pioggia. Mescolare potrebbe aiutare ad affrontare questo problema e la partecipazione garantire ai contadini e alle contadine che il riconoscimento delle varietà passi attraverso di loro che, assai meglio di altri, sanno quali sono le caratteristiche giuste per le loro necessità.

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mescolate contadiniTitolo: Mescolate contadini, mescolate. Cos’è e come si fa il miglioramento genetico partecipativo

Autore: Salvatore Ceccarelli

Genere: Saggistica

Casa Editrice: Pentagora Edizioni

Anno di pubblicazione: 2016

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