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La memoria dei pesci è davvero di breve durata?

Come fanno i pesci a vivere per mesi in ambienti tanto ristretti come le bocce di vetro? Gli scienziati se lo spiegarono con una memoria a breve scadenza: pochi minuti e puff, scomparsa, e il pesce pronto per una nuova esplorazione. Così si diffuse il falso mito secondo cui tutti i pesci avrebbero una scarsa memoria, come Dory, la sbadata pesce chirurgo di Alla ricerca di Nemo[1,2].

La verità è che, in generale, i pesci sono molto adattabili, quindi tollerano situazioni di stress come quella che deriva da un ambiente troppo piccolo[1]. Ma vivrebbero molto meglio e più a lungo in acquari ampi[3]. Infatti, i pesci (rossi e molti altri) sono dotati di un’ottima memoria, talvolta superiore a quella dei mammiferi[2, 4]. Leggere per credere!

La strada di casa… e quella per il cibo

Molti pesci ricordano bene le vie di fuga dai pericoli, anche a più di un anno dal loro ultimo utilizzo[3]. Alcuni pesci migratori, come i merluzzi, fanno affidamento anche sulla memoria per percorrere le giuste rotte migratorie[2].

Pesci appartenenti a molte specie diverse mostrano un comportamento anticipatorio se vengono abituati a essere nutriti in una certa parte dell’acquario e a un certo orario. Quando si avvicina l’ora nella quale gli danno solitamente il mangime, infatti, si presentano spontaneamente in quell’angolo dell’acquario aspettandosi di ricevere il cibo. Per imparare luogo e orario del pasto, alcune famiglie di pesci (come i Poeciliidi e i Galaxidi) impiegano 14 giorni, contro i 19 giorni dei ratti, le cui capacità cognitive sono spesso ritenute superiori[2].

Possono anche associare il momento del pasto a un suono, come i cani di Pavlov, ricordandolo a distanza di mesi. Lo stesso si può osservare insegnando loro a schiacciare una leva per ottenere il cibo a determinati orari[4].

Ma non occorre una motivazione come il cibo perché i pesci memorizzino i percorsi. Un pesce arcobaleno che aveva appreso un itinerario all’interno di un acquario lo ricordava ancora a distanza di un anno. Un periodo notevole, considerato che in ambiente selvatico queste specie vivono circa due anni[2]!

Il pesce arcobaleno ha un'ottima memoria
I pesci arcobaleno hanno un’ottima memoria. Foto di un Melanotaenia boesemani. Crediti: marcoverch condivisa secondo la licenza CC BY 2.0

Me lo lego alla pinna!

Un altro esempio dell’eccellente memoria dei pesci lo troviamo in alcuni casi di cooperazione. In alcune specie, se dei pesci individuano un predatore, nuotano avanti e indietro, mettendosi di fronte a esso a turno. Se uno imbroglia o si dà alla fuga, gli altri si rifiuteranno di collaborare con lui negli incontri successivi. Questo significa che i pesci si riconoscono tra loro e ricordano eventi specifici legati a quell’individuo. Oltre al fatto che lo puniscono, un comportamento cognitivamente piuttosto complesso[2, 5]!

Caracide
I caracidi come Astyanax bimaculatus ricordano l’identità degli individui che non cooperano e li puniscono[5]. Foto: “Astyanax cf. bimaculatus” di Wolfram Sondermann condivisa secondo la licenza CC BY-ND 2.0

Mi ricordo bene di te

Molti pesci sono in grado di ricordare l’identità dei membri del proprio gruppo. Ad esempio, i guppy ricordano l’identità di 15 individui senza problemi[2]. Ma non solo: alcuni pesci rossi sono capaci di riconoscere anche gli esseri umani. Ad esempio, ricordano bene la mano e la voce di chi li nutre frequentemente. In presenza di estranei, invece, spesso si nascondono[5].

Leggi anche: Tipi di memoria

Pesce rosso cervellone
Pesce rosso “cervellone”, detto lionhead. I pesci rossi (Carassius auratus) sono stati domesticati circa 2000 anni fa in Cina. Oggi ne esistono centinaia di varietà; nessuna di queste ha memoria breve[6]. Foto di dominio pubblico.

Perché le capacità cognitive dei pesci sono così sottovalutate?

I pesci non possiedono la corteccia cerebrale, la struttura del cervello che nell’uomo racchiude le funzioni cognitive più complesse come l’attenzione, la modulazione dei comportamenti sociali e il linguaggio. Questo ha indotto molti a pensare che i pesci non fossero capaci di comportamenti complessi; anche alcuni scienziati ne sono tuttora convinti. Tuttavia, la mancanza di una struttura che in altri organismi è deputata a una funzione non implica che non possa esservi una struttura analoga, cioè diversa ma che ha la stessa funzione[2].

Questo pregiudizio è rafforzato da una concezione sbagliata dell’evoluzione, già sfatata dalla teoria della selezione naturale di Darwin ma ancora dura a morire. Notoriamente, infatti, si pensa all’evoluzione come a un processo lineare, che porta da forme di vita più semplici a forme di vita più complesse e intelligenti, alla cui sommità starebbe l’uomo[2].

In realtà, ogni organismo deriva da milioni di anni di evoluzione separata. La linea evolutiva che ha condotto ai primati si è divisa da quella che ha condotto ai pesci odierni circa 400 milioni di anni fa[2]. Per avere un’idea di quanto sia grande questa separazione, basti sapere che la linea evolutiva che divide noi dalle grandi scimmie risale a circa 5-7 milioni di anni fa.

Alcuni pesci abitano la Terra da oltre 500 milioni di anni, portando ad adattamenti ed evoluzioni che hanno condotto alla massiccia diversità che possiamo osservare oggi. Infatti, le specie di pesci conosciute sono oltre 32mila[2], più che di tutti gli altri vertebrati messi insieme.

Perché studiare l’intelligenza dei pesci?

Sebbene questo interesse possa sembrare “inutile”, può avere due importanti risvolti pratici. In primo luogo, lo studio di un’altra specie ci consente di capire noi stessi. La semplicità del cervello dei pesci ci consente di studiare alcune funzioni cerebrali comuni a noi (come alcune abilità numeriche) con uno sforzo relativamente basso[2].

In secondo luogo, la nostra opinione di un animale incide sul modo in cui lo trattiamo e ci interagiamo; anche le legislazioni in materia di benessere animale dipendono molto dall’opinione pubblica. Poiché interagiamo con i pesci in molti modi (nella pesca e negli allevamenti, per fini di ricerca scientifica, tenendoli come animali da compagnia), questo aspetto è di grande importanza[3].

Anche coloro che studiano l’apprendimento negli animali sottostimano le abilità cognitive dei pesci. È molto importante che facciamo capire alle persone che i pesci sono tanto intelligenti quanto gli animali terrestri.

Culum Brown

Referenze

  1. Graziano Ciocca (2021) Bufale Bestiali: perché gli animali non sono quello che crediamo. DeAgostini.
  2. Brown C. (2015) Fish intelligence, sentience and ethics. Animal cognition, 18 (1), 1-1.
  3. Hipspley A. (2008) Goldfish three-second memory myth busted. ABCNews.
  4. The University of Melbourne blog (2019) How long is a goldfish’s memory?
  5. Marshall M. (2013) Zoologger: Traitorous fish throw friends to the wolves. New Scientist.
  6. Mohr K. (2019) Goldfish aren’t the ho-hum fish you thought they were. National Geographic.
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