Medico e paziente: migliori rapporti e migliori cure

Tra le discipline scientifiche sperimentali, la medicina è particolarmente complessa in quanto non costituisce una scienza esatta. Essa è articolata nell’applicazione procedurale di concetti oggettivi come i fondamenti della chimica, della biologia, della fisica e dell’anatomia corporea combinati insieme a due variabili indipendenti: l’individuo e l’ambiente. Talvolta anche il rapporto personale che si instaura tra medico e paziente può risultare fuorviante.

Difficoltà scientifiche in medicina

I fattori come la predisposizione alla malattia e la risposta alle cure, sono i principali elementi che fanno della medicina una scienza non esatta e le conferiscono attendibilità solo all’interno di range di risposta rilevati attraverso la sperimentazione e applicati poi con predizione solamente statistica al contesto di interesse.

Questi fattori soggettivi costituiscono in realtà anche il motore dell’evoluzione della medicina stessa, poiché la variabilità casuale delle mutazioni genetiche e delle situazioni ambientali viste in un’ottica di selezione naturale, rappresentano la possibilità di scoprire soluzioni altrimenti impensabili ad un problema medico.

La maggior parte dei progressi scientifici in medicina, infatti, avvengono ormai sempre più attraverso la ricerca genetica o ambientale, più che alla sperimentazione chimica, studiando il DNA o l’ambiente e le abitudini di vita di individui con caratteristiche sia positivamente che negativamente “diverse” dalla media ossia casualmente immuni o al contrario più colpiti o predisposti alla malattia, per indagare i fattori decisivi che inibiscono o scatenano la stessa.

Oltre a predisposizione e risposta individuali/ambientali, ulteriori elementi contribuiscono a rendere meno oggettivi i processi di diagnosi e cura in medicina.

La forte tendenza attuale alla specializzazione del sapere scientifico e delle rispettive tecniche di applicazione in ogni campo, comporta in medicina anche un’inevitabile frammentazione della conoscenza, che diventando sempre più analitica penalizza una visione interdisciplinare capace di rispondere ai bisogni dell’individuo nella sua globalità, in termini di benessere e prevenzione, collocando così più difficilmente il sintomo all’interno della complessità individuale, per arrivare ad una giusta diagnosi e cura.

Si verifica con sempre maggiore frequenza infatti una tendenza a delegare le problematiche alla diagnosi specialistica di dettaglio e si riscontra una sempre maggiore difficoltà a mantenere le fila del quadro complessivo del paziente nella sua interezza, all’interno della quale si pone il malessere o la malattia.

Inoltre la tendenza all’eccessiva specializzazione impedisce di cogliere gli aspetti del problema trasversali alle varie discipline mediche e quindi quelle interazioni reciproche interdisciplinari degli aspetti della malattia che ne costituiscono la sua complessità scientifica.

Il tutto è molto di più che la somma delle sue parti” è un concetto quanto mai vero in medicina: l’interazione di patologie diverse tra loro oppure incoerenze nell’alimentazione o nei comportamenti abitudinari quotidiani dovuti a disinformazione o a credenze para-scientifiche non sempre veritiere e ancora la combinazione tra patologia e specificità individuale, sono tutti aspetti poco indagati dalla scienza medica.

Altrettanto vero è che la difficoltà della ricerca a trovare fondi economici comporta l’inevitabile scelta di orientare gli studi selezionando i temi in base alla rilevanza epidemiologica o all’emergenza sociale della problematica medica.

Difficoltà applicative in medicina

il rapporto tra medico e paziente

L’applicazione della medicina avviene attraverso il sapere della letteratura medica raccolto in ricettari, procedure e protocolli medici che variano da un sistema sanitario nazionale all’altro e che trovano poi specificità in ogni ospedale in base alle scelte della dirigenza medica.

La diagnosi precoce o per lo meno tempestiva in medicina, si basa in prima istanza sul primo colloquio tra medico e paziente e quindi sia sulla ricettività e capacità medica di fare le domande giuste, sia sulla capacità del paziente di portare all’evidenza del medico i sintomi e qualsiasi altro elemento utile a ricostruire l’origine del problema (comportamenti, avvenimenti, storia, familiarità, traumi, sensazioni, pensieri).

L’attendibilità dei dati portati all’attenzione del medico da parte del paziente o di chi riporta per lui (nel caso di minori o pazienti non in grado di esprimersi), salvo nelle situazioni di pura rianimazione, è fondamentale per avviare la pratica diagnostica e curativa.

Alcuni fattori rischiano di compromettere questo primo gradino della pratica medica quando il rapporto medico-paziente si altera o è difficile a causa delle seguenti possibili situazioni:

  • pregiudizio del medico (poca pazienza o capacità di ascolto, sintomi minimizzati per mancata affidabilità del paziente o non riconosciuti perché fuori dal protocollo)
  • pregiudizio del paziente (poca fiducia nel medico, preconcetti culturali, convinzioni erronee)
  • gap di istruzione (carenza di istruzione che limita capacità di comprensione o di esprimere correttamente il problema)
  • difficoltà di interazione linguistica (mancanza di un mediatore culturale)
  • negazione emotiva (stile comunicativo distaccato, freddo e anaffettivo da parte del medico, incapacità emotiva del paziente a reggere la diagnosi, ad accettare la necessità di affidarsi, di essere bisognoso di cure o di essere malato)
  • distorsioni percettive (finzione inconsapevole del paziente, sindrome di Munchausen, altre dispercezioni)

Elemento ulteriore a rischio di compromissione del rapporto tra medico e paziente può essere la sempre maggiore fruibilità di informazioni e dati scientifici complessi attraverso i mezzi di comunicazione di massa e via internet, che talvolta danno visibilità di informazioni e dati scientifici che se non opportunamente interpretati e collocati all’interno del problema di interesse, possono risultare fuorvianti, fornire un’illusoria percezione di conoscenza, di sovrastimare le possibilità di autocura oppure creare confusione e disorientamento del paziente.

Pratica ecologica della medicina

Il puro atteggiamento scientifico in medicina non è quindi una soluzione esaustiva della pratica medica e per ovviare a tutte le difficoltà sopra esposte, è necessario un cambio di prospettiva di tutte le parti in causa. Un cambio di approccio è necessario, spostando il focus dal problema alla globalità della persona recuperando quindi il significato del malessere o della malattia nell’ambito dell’individuo nella sua interezza.

Questo comporta inevitabilmente l’introduzione di un giusto grado di empatia reciproca nella relazione medico-paziente, tale da massimizzare le potenzialità e la funzione del rapporto medico-paziente. Per “giusto grado” si intende un livello ottimale di sintonia tale da massimizzare la ricettività del medico e l’apertura del paziente alla comunicazione dei sintomi del problema, evitando però un eccessivo coinvolgimento emotivo di entrambi che possa comportare sia una perdita del necessario distacco utile a mantenere una lucidità scientifica da parte del medico, un’eccessiva carica del paziente tale da rendere il suo racconto poco attendibile.

Da parte delle strutture sanitarie sarebbe necessario mettere in atto programmi di coaching e di preparazione psicologica della figura del medico per fornire gli strumenti necessari a gestire in maniera ottimale l’interazione con i pazienti nelle situazioni di emergenza medica o di particolare delicatezza come:

  • la comunicazione della diagnosi patologica o della morte
  • la gestione e il contenimento delle reazioni del paziente e dei parenti
  • la gestione dello stress legato alla responsabilità medica
  • prevenire ed evitare il burn-out medico (esaurimento psico-fisico)

A questi scopi sarebbe necessaria la presenza di due figure, attualmente mancanti, che dovrebbero essere sempre a disposizione negli ospedali (turni h24 anche in pronto soccorso) quali:

il mediatore culturale

traduttore esperto in cultura straniera e particolarmente extracomunitaria per veicolare meglio le informazioni e comprendere le ragioni culturali che motivano il paziente

il supporto psicologico

sostenere il medico nei momenti più delicati dell’interazione con il paziente, prendendo in carico almeno la prima fase della comunicazione e della rielaborazione della notizia relativa alla patologia e alla morte e del cambiamento di vita che ne consegue

Il medico così preparato avrebbe maggiori strumenti per riuscire a:

  • mettere a proprio agio il paziente mettendosi nei suoi panni
  • stimolare il dialogo con le domande appropriate
  • avere un atteggiamento curioso e interessato verso il problema, assertivo ed il più possibile oggettivo
  • cogliere i messaggi non verbali e i segnali che fanno intuire esserci qualcosa di più oltre quello che lo stesso paziente riporta
  • cogliere l’occasione della visita come momento di passaggio di cultura medica ai fini preventivi e di cura, oltre che di diagnosi e cura
  • evitare l’accanimento terapeutico o l’utilizzo del farmaco come soluzione totalizzante suggerendo comportamenti, atteggiamenti e pratiche integrative utili a risolvere il problema
  • motivare il paziente a prendersi cura di sé e a delineare il proprio cammino evolutivo nel raggiungimento o mantenimento del benessere, nella di guarigione, nella malattia.

Un ulteriore importante elemento migliorativo della pratica medica è la possibilità di integrare la medicina tradizionale con le medicine altre (omeopatia, naturopatia, etcc…) ove il problema medico ne consenta i margini di applicazione, sia a scopo curativo nelle fasi lievi del problema, ma anche a scopo preventivo di mantenimento o a scopo palliativo per alleviare sofferenze e disagi.

Da parte del paziente invece è importante fare un cammino di auto-consapevolezza che lo porti a prepararsi correttamente al momento della richiesta di aiuto, ossia:

  • prepararsi alla visita medica concentrandosi, prima dell’interazione, sulla esposizione del problema, dei dettagli da riportare e le domande da fare
  • avere un atteggiamento di fiducia verso il medico
  • prepararsi a gestire momenti di incomprensione continuando a sostenere le ragioni del proprio malessere
  • assicurarsi di avere chiarito ogni dubbio e ogni aspetto della gestione della malattia di cui poi dovrà farsi carico a casa o mediante un programma di indagini e follow-up

Questo atteggiamento del paziente sottende una continua crescita personale che lo porti ad aumentare la propria capacità di autodeterminazione attraverso la costruzione di un percorso di benessere e cura personali, come insegna un approccio ecologico alla medicina.

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