L’ultima frontiera nella cura dell’ AIDS

Trentacinque milioni di persone nel mondo sono malate di AIDS ma con lo sviluppo della terapia anti-retrovirale combinata (cART) si è di molto abbassato il tasso di mortalità causato dalle infezioni con il virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Ciò nonostante la cura definitiva per i malati di AIDS è ancora assai difficile dall’essere raggiunta perché appena viene interrotta la terapia che tiene sotto controllo il virus quest’ultimo torna alla carica aggredendo il paziente.

Ciò si verifica perché come tutti i retrovirus l’HIV agisce integrandosi nel DNA delle cellule ospiti: i leucociti attaccati dal virus (linfociti T CD4 e macrofagi) vengono di fatto riprogrammati e una volta venuta meno la terapia cominciano a produrre milioni di unità virali che attaccano altre cellule e indeboliscono il sistema immunitario fino a causare il decesso della vittima.

L’ultima frontiera nella cura dell’ AIDS

Al momento la cART è il trattamento più efficace che esista. La terapia riduce notevolmente il quantitativo di virus nel sangue sebbene non sia possibile disinfestare completamente il sistema circolatorio. Ripulendo buona parte del plasma dagli agenti virali si consegna al paziente una qualità della vita molto vicina a quella degli individui sani. I limiti della terapia risiedono nei suoi stessi effetti collaterali e nel fatto che non sia possibile eliminare il virus che risiede all’interno delle cellule ospiti. Di conseguenza non solo la cART non è una cura ma consiste in una terapia da seguire per tutta la vita. Nella migliore delle ipotesi l’AIDS è una malattia cronica.

Uno degli elementi più micidiali dell’HIV è la sua capacità di latenza, vale a dire la capacità di rimanere inserito nel DNA delle cellule ospiti, zitto zitto, finché non si presenta l’occasione giusta per attaccare. Possono trascorrere anche diversi anni dal momento dell’infezione prima che i sintomi si manifestino. Gli studi più recenti si sono concentrati appunto sulle modalità genetiche ed epigenetiche con le quali il virus controlla la sua fase di latenza indisturbata.

Definire il concetto di epigenetica non è facile.

Il virus regola la sua latenza in diversi modi rivolti a cambiare la leggibilità del DNA senza modificare la sequenza nucleotidica che lo compone. Immaginiamo per un momento che la sequenza di DNA sia composta di lettere e prendiamo ad esempio la parola “Sara”.

Ora immaginiamo di truccare la parola inserendo un accento sull’ultima vocale: la parola cambia e diventa “sarà”, ma le lettere sono sempre le stesse. In termini biologici il virus può agire alterando il livello di avvolgimento del DNA nei cromosomi, oppure legando dei gruppi chimici come il metile o l’acetile al genoma virale integrato nell’ospite. La comprensione profonda di queste modalità di regolazione permetterebbe forse di sradicare il virus più micidiale che sia mai esistito. L’unica vera cura esistente, oggi, rimane ancora la prevenzione.

  • Articolo redatto da Flavio Alunni.
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